A pulire il Serchio e non solo. Lucca lancia sei progetti, cittadini e rifugiati. Bugli: “Bel modello”

LUCCA – Integrazione vuol dire anche pulire tutti assieme il luogo dove si vive – stamani bambini e rifugiati, domani cittadini, profughi e rifugiati che hanno richiesto asilo, gomito a gomito a guardarsi negli occhi, parlare e conoscersi – con la speranza, non nascosta, che questo slancio riattivi anche uno spirito civico diffuso che a volte si è perso. Accade a Lucca. "Ed è davvero un bel modello" sottolinea l'assessore alla presidenza della Toscana, Vittorio Bugli, che da prima l'estate si sta occupando dei rifugiati accolti in Toscana, già più di cinquemila seicento dall'anno scorso.

L'accoglienza diffusa, quella scelta e voluta dalla Toscana, può aiutare l'integrazione. I piccoli numeri si gestiscono meglio: i quasi seimila rifugiati accolti sono distribuiti in poco meno di quattrocento strutture diverse, una media di quattordici ospiti per ciascuna, e più di centoventi sono le associazioni e cooperative che ne gestiscono l'accoglienza. Ma da soli i piccoli numeri non basterebbero a fare integrazione. Ben vengano così progetti in cui i rifugiati si prendono cura, volontariamente, di piazze, vie e giardini, dipingono le pareti di una scuola e tengono in ordine e aperto uno spazio pubblico. "Non da soli – sottolinea l'assessore Bugli -, perché altrimenti rischieremmo di farne solo manovalanza, ma assieme ai toscani".

E' quello che è accaduto stamani lungo il parco fluviale del Serchio a Lucca, tra la terrazza Petroni e la passarella: 164 bambini e sette classi di elementari e medie e una sessantina di ragazzi africani che hanno richiesto asilo, arrivati dalla Nigeria e dalla Somalia, dal Senegal o dallo Zambia, arrivati in qualche caso da appena due mesi e che insieme hanno partecipato all'ìniziativa "Puliamo il mondo" di Legambiente.  A due passi da dove sorge, dalla fine degli anni Sessanta, il più antico insediamento Sinti toscano, i cui ospiti sono oramai lucchesi a tutti gli effetti,

Armati di guanti, pertiche e sacchi, pettorina gialla e cappello in testa, rifugiati e bambini hanno raccolto di tutto di più: bottiglie e piatti resti di picnic poco educati, giocattoli, anche vecchi divani e materassi, televisori e forni a micronde, un casco e paraurti di auto. Sul fiume, con il sindaco Tambellini e alcuni componenti della giunta, c'era anche l'assessore Bugli."L'iniziativa di oggi è doppiamente bella – spiega -: per il lavoro concreto fatto, a pulire da scritte e immondizia spazi che ci appartengono, per  l'amore reso ad un fiume, il Serchio, che ha dato molto alla città, ma anche perché ci aiuta ad abbattere muri e paure ingiustificate".

Un percorso, spiega l'amministrazione comunale, che proseguirà: almeno per un anno. Quella di stamani era infatti solo un'anteprima e sono già sei i progetti pronti a partire dalla prossima settimana. Cinquantaquattro dei 126 rifugiati accolti a Lucca hanno già dato la loro adesione volontaria. Assieme a cittadini di altre associazioni, con le parrocchie, la Uisp o gruppi spontanei, si prenderanno ad esempio del tratto lucchese della via Francigena, lungo alcuni chilometri, oppure puliranno giardini e strade di piccole frazioni, come a San Cassiano e Santissima Annunziata. Tutti assieme appunto. Come assieme a chi li accoglie – cinque associazioni e cooperative che diventeranno sei la prossima settimana, sedici le strutture messe a disposizione - vanno ogni giorno a fare la spesa e imparano a gestire il budget assegnato. "E' importante – spiegano gli operatori, che da sempre si occupano di marginalità -. Serve a far conoscere loro il paese che li ha accolti". Fatta la spesa, cucinano da soli quello che mangiano. E a tavola, a volte, iniziano a nascere amicizie.

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