Al via “Spesa per tutti”, progetto di Regione, grande distribuzione e terzo settore

FIRENZE - Con la firma a sei di oggi si è dato il via all'attuazione del progetto "Spesa per tutti", uno degli interventi nell'ambito delle politiche toscane per la lotta alla povertà e al disagio sociale. Ad apporre la loro sigla sulle pagine dell'accordo di collaborazione sono stati l'assessore regionale al sociale, diritto alla salute e sport Stefania Saccardi, i rappresentanti dell'Associazione Banco alimentare onlus, Leonardo Carrai e della Conferenza episcopale-Caritas Toscana Alessandro Martini, e quelli delle tre maggiori catene della grande distribuzione nel territorio regionale, Luciano Rossetti per Unicoop Firenze, Luca Burroni per Esselunga e Massimo Ciucchi per Conad.

Ma in che cosa consiste il progetto, sociale e solidaristico, suggellato dall'accordo odierno per la durata di un anno? In pratica i soggetti della grande distribuzione si impegnano ad accordare prezzi di favore a Caritas Toscana per l'acquisto di grandi quantità di beni di prima necessità – in particolare tonno, olio e legumi - che verranno stoccati in magazzini del Banco Alimentare e poi distribuiti da Caritas a cittadini e famiglie bisognose, privilegiando nuclei familiari numerosi e con presenza di minori e disabili. La Regione, che coordina il progetto, interviene con una cifra pari a 150.000 euro per un anno.

"Con Spesa per tutti, che si inquadra in una serie di azioni che abbiamo attivato per combattere la povertà e il disagio sociale – ha detto l'assessore Saccardi – riusciamo, grazie ad enti impegnati quotidianamente sul territorio nei confronti di fasce deboli e marginali della popolazione, come Caritas e Banco alimentare, a dare assistenza alimentare a un numero consistente di famiglie toscane bisognose. Le banche dati sulla povertà parlano di 139.000 persone che non sono in grado di garantirsi uno standard di vita minimo".

"Ci sembra importante – ha aggiunto Saccardi - essere riusciti a coinvolgere tre catene della grande distribuzione in Toscana in un'operazione di questo tipo a carattere sociale. Una collaborazione pubblico privato che potrà estendersi anche ad altri interventi in un ambito in cui la grande distribuzione può avere un ruolo di rilievo".

"Abbiamo aderito all'accordo con determinazione – ha detto Alessandro Martini della Caritas perché il bisogno alimentare continua a crescere, come dimostrano anche i dati del nostro rapporto nazionale sulla povertà. Un accordo come quello di oggi, importante di per sè ma anche per il metodo, contribuisce ad far crescere la rete toscana tra soggetti no profit, istituzioni e aziende del commercio". Da parte di Leonardo Carrai del Banco alimentare è stata sottolineata "la sinergia intelligente tra tre categorie di soggetti, e il modello esemplare per un importante obiettivo comune, quello di garantire che ci sia del cibo sul tavolo di tutti".

"Siamo lieti di essere stati coinvolti e di partecipare a questa operazione in sinergia con gli altri soggetti e in sintonia con la filosofia dei nostri interventi sul territorio" ha detto Massimo Ciucchi di Conad Tirreno, seguito da Luca Burroni di Esselunga: "Un esempio importante di collaborazione  e un modo nuovo di sviluppare iniziative nel sociale,  che si affiancano agli altri progetti di aiuto alimentare che abbiamo attivato in maniera autonoma nei nostri punti vendita in Toscana".  "Mi associo al plauso a Spesa per tutti – ha detto Luciano Rossetti di Unicoop Firenze – che va incontro a esigenze crescenti e giornaliere della popolazione. Un bisogno rispetto al quale Coop si è attivata firmando accordi con tante associazioni di volontariato. Con questa nuova collaborazione e mettendoci in rete arriveremo più lontano".

Qualche dato sulla povertà in Toscana (dal "Profilo sociale regionale 2015")

L'incidenza delle famiglie toscane con potenziale disagio economico è quasi la metà di quella che si può riscontrare mediamente in Italia. L'incidenza di povertà relativa è in Toscana tradizionalmente inferiore a quella media italiana ed è identificata al 2014 con un 5,1% di famiglie (quasi 84.000) che hanno una spesa media per consumi al di sotto della soglia di povertà relativa: la metà della percentuale media nazionale e che ha visto una sensibile diminuzione rispetto al 2012 (era il 9,1%).

Le famiglie toscane in condizione di povertà assoluta, pur in quota sensibilmente inferiore alla media italiana, sono aumentate rispetto al 2008 (pre-crisi) dal 1,6 al 3,3%: un universo di circa 54.000 nuclei familiari e 139.000 persone che non riescono ad acquistare beni e servizi essenziali per uno standard di vita minimo.

Anche le famiglie in condizione di deprivazione, che fino al 2012 avevano mostrato un continuo incremento fino al 18,6%, sono diminuite fino a raggiungere il 12,5% nel 2013 (poco più di 204.000 rispetto alle 300.000 del 2012). Un dato dimezzato rispetto al contesto italiano ma che vede comunque un +4,4% rispetto al 2004 e un incremento di 2,5 punti percentuali rispetto all'inizio della crisi economica in atto.

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