All’Odeon e allo Stensen il capolavoro di S. M. Ejzenstejn: La corazzata Potëmkin

All’Odeon e allo Stensen il capolavoro di S. M. Ejzenstejn: La corazzata Potëmkin

In occasione del centenario della Rivoluzione russa  lunedì 6 Novembre un importante evento speciale al Cinema Odeon (ore 21) e al Cinema Stensen (ore 17 – 18.45 – 20.30, sono previste repliche nelle prossime settimane) di Firenze, che in collaborazione con la Cineteca di Bologna e in occasione del centenario della Rivoluzione russa, presentano La corazzata Potëmkin il capolavoro di S. M. Ejzenstejn del 1925 in versione restaurata

Quanti conoscono La corazzata Potëmkin? Probabilmente tutti. Quanti lo hanno davvero visto? Più difficile a dirsi. E quanto dura davvero? Poco più di un’ora, molto meno dei 92 minuti di applausi conquistati dal ragionier Ugo Fantozzi nella più celebre ribellione della sua lunga saga di soggiogato. Ebbene, La corazzata Potëmkin sfida ora il grande pubblico rischiando, con ogni probabilità, di conquistare sguardo e anima di chi lo vedrà in sala, in versione restaurata ed integrale (dura solo 68 minuti!). Un film segnato in Italia da un destino davvero imprevedibile, che lo ha trasformato in qualcosa di diverso da quel che è, pur rispettandone, con un curioso effetto di metamorfosi, la vocazione rivoluzionaria, quella “lotta al dispotismo” – come dissero i deputati socialdemocratici tedeschi quando negli anni Venti in Germania si volle vietarne la distribuzione – che è in fondo quella tentata da Fantozzi e colleghi. Ma La corazzata Potëmkin va molto al di là della sua parossistica vicenda fantozziana: è chiaro però che parliamo di un cult a tutte le latitudini, ne è quasi un remake inquadratura per inquadratura la sequenza della scalinata girata da Brian De Palma negli Intoccabili. E l’elenco potrebbe continuare a lungo.

Così racconta il film Naum Klejman, storico del cinema russo nonché fondatore del Centro Ejzenštejn di Mosca: “Nella primavera del 1925 il giovane Sergej Ejzenštejn, che aveva appena esordito alla regia con Sciopero!, si vide affidare la direzione di un film che doveva celebrare il ventesimo anniversario della Rivoluzione russa del 1905. Il film, intitolato Bronenosec Potëmkin, fu girato e montato in quattro mesi. Pur limitandosi formalmente all’episodio del 1905 – la rivolta dei marinai di una nave militare alla fonda nel Mar Nero – il film rifletteva i temi fondamentali della Rivoluzione: la crudeltà del regime e la tensione sociale verso la libertà. La prima del film si tenne il 21 dicembre al teatro Bol’šoj, in occasione delle celebrazioni per il giubileo. Nonostante l’accoglienza trionfale, la commissione per la cinematografia decise inizialmente di proiettare la Potëmkin solo nei circoli dei lavoratori, a conclusione di conferenze e riunioni: non si pensava infatti che il pubblico cinematografico sarebbe stato attratto da un film senza star e privo del consueto intreccio amoroso o avventuroso. La leggenda narra che il poeta futurista Vladimir Majakovskij minacciò di picchiare i responsabili con il suo pesante bastone se il film non avesse avuto una distribuzione di massa. I primi giorni di proiezione nelle sale dimostrarono che senza eroi individuali e senza una storia di intrighi il film sapeva competere efficacemente con il maggiore successo commerciale di Hollywood di quell’anno, Robin Hood con Douglas Fairbanks. Nella primavera del 1925 la censura tedesca tentò di impedire l’uscita in sala della Potëmkin temendo che un film sulla Rivoluzione del 1905 in Russia potesse suscitare sentimenti rivoluzionari in Germania con la sua forza emotiva. I deputati socialdemocratici del Reichstag vinsero la causa contro la censura dimostrando che il film non risultava in alcun modo sovversivo. Anzi, esso si fondava non solo sullo slogan democratico “lotta al dispotismo e all’ineguaglianza sociale”, ma anche sull’appello umanistico a “cessare la violenza reciproca”. Ciò nonostante il film dovette subire i tagli della censura, e in alcune zone della Germania fu proibita la magnifica colonna sonora appositamente composta da Edmund Meisel. In gran parte dell’Europa, dell’Asia e dell’America meridionale i censori non si mostrarono meno miopi e timorosi dei colleghi tedeschi, tanto che la Potëmkin fu a lungo interdetta. Solo dopo la Seconda guerra mondiale tornò a circolare. All’esposizione di Bruxelles del 1958 figurava in testa alla classifica dei dodici migliori film di tutti i tempi, e da allora è considerato un capolavoro indiscusso d’importanza mondiale. Negli ultimi anni, grazie all’impegno profuso dagli archivi di Russia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti e al lavoro di storici del cinema, compositori e registi è stato possibile ripristinare la versione originale del film di Ejzenštejn e della colonna sonora di Meisel. Oggi La corazzata Potëmkin ci appare non meno viva e coinvolgente di novant’anni fa”.

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