Aosta: giovane scandiccese muore in fuoripista con snowboard

Aosta: giovane scandiccese muore in  fuoripista con snowboard

E’ morto precipitando per oltre 100 metri da un salto di roccia Julian Impagliazzo, di 24 anni, originario di Cesena e residente a Scandicci (Firenze). L’amico che era con lui si è salvato fermandosi contro degli alberi. Insieme stavano percorrendo un’area off limits, con tanto di ordinanza del sindaco, dal febbraio del 1996.

Si tratta  uno dei canali del Plan de la Gabba, zona già teatro nel marzo del 2017 di una valanga che travolse 18 sciatori, uccidendone tre e ferendone cinque. Il divieto è segnalato con cartelli ed è anche riportato sullo skirama di Courmayeur (Aosta) : quei fuoripista sono infatti raggiungibili salendo con i normali impianti sciistici.

L’incidente è accaduto  verso le 13,30, nel ‘Canale del bambino’, a 1.800 metri di quota, con  poca neve ma molto giacchio. ed è stato proprio il ghiaccio a tendere la trappola ai due snowborder che sono caduti più volte prima di provare va risalire il pendio. scivolando. “E’ sceso giù, si è tolto la tavola e poi non l’ho più visto”, ha raccontato agli uomini del Soccorso alpino della guardia di finanza di Entrèves, che stanno ricostruendo l’accaduto, lamico di Julian, che è stato miracolosamente salvato da alcuni alberi che ne hanno frenato la  caduta.

E’ stato proprio l’amico a lanciare l’allarme chiamando altri tre membri del gruppo che erano rimasti a monte. Sul anche  l’elicottero della protezione civile, con i tecnici del Soccorso alpino valdostano, i finanzieri e il medico del 118. Per Julian non c’è nulla da fare.

Julian Impagliazzo era uno studente universitario che dalla Romagna si era trasferito a Scandicci con la madre e abitava nel centro del comune, alla periferia di Firenze, con il compagno di quest’ultima e la figlia dell’uomo.

Un “bravissimo ragazzo” lo definisce chi lo conosceva, con una grandissima passione per quella montagna che oggi lo ha tradito. Soccorsi di questo tipo non sono rari, ma il più delle volte i freerider si accorgono in tempo dell’impossibilità di proseguire e danno l’allarme. “Succede – spiega Paolo Comune, direttore del Soccorso alpino valdostano – quando c’è poca neve: si rendono conto di scendere in luoghi dove non c’è via di uscita se non con attrezzatura alpinistica”. Sale così a sette il numero dei decessi per incidenti in montagna in questi primi giorni del 2019: le due bambine a Sauze d’Oulx e al Corno del Renon, due alpinisti sulle Alpi lombarde e altri due scalatori in Val di Susa oltre allo sfortunato snowboarder fiorentino.

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