Sri Lanka: “Non possiamo uscire da hotel”

Sri Lanka: “Non possiamo uscire da hotel”

 “Non possiamo uscire: qui c’è il coprifuoco, le autorità vogliono avere la certezza di aver messo tutto il Paese in sicurezza”. E’ quanto dice all’ANSA un avvocato fiorentino, Roberto Mariotti, 46 anni, in vacanza in Sri Lanka con la sua fidanzata.

Quanto successo stamani lo hanno saputo dall’Italia, quando li hanno chiamati i
genitori per avere notizie. “Eravamo in pullman – racconta – stavamo andando verso una struttura turistica sul mare dello Sri Lanka, dove ora siamo arrivati e da dove, almeno fino a domani alle 6.00, ci hanno detto, non potremo muoverci”.

“Non nego che siamo un po’ scossi, ma davvero non sapevamo niente”, aggiunge Roberto. I due sono partiti dall’Italia una settimana fa e dovrebbero rientrare il prossimo 26 aprile. La prima tappa prevedeva qualche giorno di trekking in montagna, e da oggi un po’ di mare: “A Colombo dovevamo andare tra qualche giorno, ma ora non so se ci riusciremo”, aggiunge Roberto che si è già messo in contatto con la Farnesina per segnalare la loro nuova posizione. E’ lui a chiedere se ci sono italiani coinvolti e quando scopre che, al
momento non ne risultano, è ‘sollevato’: “Speriamo. In questi giorni, anche se non molti, qualche italiano lo abbiamo incontrato e il fatto che potessero essere in qualche chiesa per
la Pasqua ci aveva un po’ preoccupato”, conclude Roberto Mariotti.

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Pasqua: Betori ‘tuona’ contro interessi ‘etnici o nazionali’

Pasqua: Betori ‘tuona’ contro interessi ‘etnici o nazionali’

Nella sua omelia il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo edi Firenze, si caglia contro l’egoismo. he ci domina quando mettiamo a tacere le voci dei tanti che soffrono per le guerre, per condizioni di vita inumane, per privazione di diritti e di libertà

DI SEGUITO IL TESTO DELL’OMELIA PRONUNCIATA DAL CARDINALE GIUSPEPPE BETORI

Lasciate che oggi introduca una più profonda comprensione della Pasqua del Signore con le parole di una poesia. Se lo merita, perché quest’anno compie duecento anni. Ci è utile, perché, dopo la parola di Dio, sono i poeti che riescono a dire al meglio gli interrogativi e la ricerca del senso della vita, come l’allora ventenne Giacomo Leopardi. Ascoltiamo:

L’Infinito

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,

E questa siepe, che da tanta parte

Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati

Spazi di là da quella, e sovrumani

Silenzi, e profondissima quiete

Io nel pensier mi fingo; ove per poco

Il cor non si spaura. E come il vento

Odo stormir tra queste piante, io quello

Infinito silenzio a questa voce

Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,

E le morte stagioni, e la presente

E viva, e il suon di lei. Così tra questa

Immensità s’annega il pensier mio:

E il naufragar m’è dolce in questo mare.

Non mi avventuro di certo nell’interpretazione del testo. Non è nelle mie competenze e poi sto qui a fare un’omelia. A me basta ascoltare il poeta per suscitare qualche interrogativo nel nostro intimo, a partire da una constatazione, se si vuole banale, ma che colpisce ogni lettore senza pregiudizi ideologici. Ciò che è in gioco in questi versi è la tensione che si crea tra il nostro limite, che quella siepe misura, e l’attesa, perfino l’impaurirsi, il timore di ciò che è oltre, di ciò che non ha misura, l’infinito, precisamente. Perché è nel far vivere questa tensione, senza perdere i poli da cui essa si crea, che sta il senso di una vita piena, di un mare in cui, secondo la poesia, è dolce naufragare.

Dentro ciò che è circoscritto e misurato ci sono i nostri giorni – le stagioni del poeta –, giorni pieni di fatti, di cose, di persone, di relazioni, esperienze che, se vissute a prescindere dall’altro polo, quello dell’infinito, si finisce per considerarle solo in termini di possibilità, di efficienza, di utilità, di profitto. Si spiegano così la poca considerazione per la vita nella sua fragilità, in specie al suo inizio e al suo termine naturale; la preoccupazione per la salvaguardia di sé, persona, gruppo di interesse, perfino etnia e nazionalità, quasi che la dignità che è di ogni persona umana non basti a giustificare il prendersene cura, in ogni caso, senza distinzioni; la disattenzione con cui ci poniamo nei riguardi dell’ambiente, quasi che esso possa esistere a prescindere da noi, senza una responsabilità verso il futuro e, nel presente, verso i più deboli; l’egoismo che ci domina quando mettiamo a tacere le voci dei tanti che soffrono per le guerre, per condizioni di vita inumane, per privazione di diritti e di libertà; la solitudine che amareggia l’età avanzata e la malattia di uomini e donne che hanno dato tanto nella loro vita e non hanno più nessuno a cui appoggiarsi; aggiungerei anche la sempre più netta linea di demarcazione che poniamo tra i nostri interessi e quelli della comunità, il venir meno dell’impegno per il bene comune. Potemmo continuare, ma ritengo che questi esempi siano sufficienti a descrivere il mondo che limita lo sguardo al di qua della siepe, quando vien meno la forza di pensare oltre, verso l’ultimo orizzonte, gli interminati spazi, i sovrumani silenzi e la profondissima quiete.

Di questo sguardo che vada oltre abbiamo bisogno per non affogare nel quotidiano e per dare slancio e profondità alla nostra vita. E non ci mancano sollecitazioni a questo, perché al di qua della siepe non mancano i segni dell’infinito e dell’eterno, come lo stesso poeta segnala, cogliendo nel vento che stormisce tra le piante dell’ermo colle qualcosa che permette di legare tra loro la voce di quaggiù e il silenzio infinito. L’amico poeta Davide Rondoni ci invita a cogliere in quest’immagine un riflesso di una nota pagina biblica: il manifestarsi di Dio al profeta Elia sull’Oreb nel «sibilus aurae tenuis» – come leggeva Leopardi nella Bibbia, testo per lui di ripetuti e attenti studi nella sua biblioteca –, «il sussurro di una brezza leggera», leggiamo oggi, o, meglio, ancor più alla lettera: «una voce di esile silenzio» (1Re 19,12). L’oltre, il divino c’è, ed è ciò che solo può dare senso alla vita, proiettandola oltre se stessa.

Che quanto si attende possa divenire realtà è l’annuncio della Pasqua. Sì, finalmente sono giunto a parlare della Pasqua, ma il lungo cammino, che ho voluto fare con una poesia di duecento anni fa, era per dirvi che quando proclamiamo che Cristo è risorto non diciamo qualcosa che ci porta fuori dalla vita, ma stiamo annunciando qualcosa che ci deve premere assolutamente, perché in quell’evento accaduto duemila anni fa si è composta per sempre la tensione del cuore dell’uomo tra il limite e l’infinito, il tempo e l’eterno, la carne e lo spirito, l’uomo e Dio, la tensione di cui quella poesia è testimone e denuncia. Perché Pasqua è proprio questo: non solo il chinarsi di Dio sulle miserie dell’uomo – questo lo contempliamo già a Natale! –, ma l’assumere la carne dell’uomo, quella ferita, martoriata, crocifissa, e portarla nel cuore eterno di Dio. Quel che in Giacomo Leopardi, e nel cuore dell’uomo, è una tensione, diventa realtà compiuta nel corpo risorto di Cristo e, per chi si unisce a lui, diventa promessa di un compimento che si manifesterà alla sua venuta, ma che intanto già fiorisce nei segni di amore di cui siamo resi capaci. È quanto l’apostolo Paolo ci ha rammentato nel testo della lettera ai cristiani di Colossi.

Per nutrire questo legame dobbiamo saper cogliere i segni che il Signore ci offre nel cammino della vita, esili impronte di lui, l’Infinito: i gesti di amore che pur non mancano attorno a noi, i sentimenti di speranza che animano la vita di tanti e aiutano ad andare avanti pur tra sofferenze e difficoltà, la fede salda della nostra gente che non si lascia travolgere dal pensiero unico che tende tutto a materializzare. Questa gente, magari di una fede semplice e che fatica a dirsi, non si lascia turbare da venti forti, fuochi divoranti e terremoti devastanti, per usare le immagini della storia di Elia, cioè le tante manifestazioni di forza con cui i poteri di questo mondo vorrebbero farci credere che, in cambio di una presunta illusoria felicità, possiamo cedere loro la chiave del nostro cuore. Non è così Dio, perché egli si fa spazio nella nostra vita in quella tensione tra limite e infinito che ogni giorno ci interroga, e, attraverso la fragilità dei segni, si mostra e si propone, discretamente, nel pieno rispetto di una coscienza libera.

Di segni da cogliere è intessuto anche il cammino della fede nel Risorto. Lo vediamo nella pagina evangelica che è stata proclamata e che riferisce del primo incontro dei discepoli con il mistero della risurrezione del Signore: Maria di Magdala ne esce sconvolta e senza comprendere; Pietro non si sottrae a quanto la donna annuncia, ma giunto al sepolcro vede senza però riconoscere; solo il cuore dell’altro discepolo, colmo dell’amore di Gesù, dal segno dei teli di lino, posti là dove avevano fasciato il corpo di Gesù ma ora senza più quel corpo, e dal segno del sudario, misteriosamente avvolto a parte, giunge alla fede nella risurrezione di Cristo, una fede che la Scrittura confermerà e illuminerà.

Abbiamo bisogno di un cuore colmo d’amore per vedere le tracce del Risorto attorno a noi. Non lasciamoci confondere dai rumori di questo mondo, dalla voci allettanti che vorrebbero soffocare l’attesa del cuore, e prestiamo attenzione al vento leggero, alla voce di esile silenzio con cui Dio si manifesta e ci si rivela come l’infinito che finora ci ha interrogato:

«La risurrezione come un movimento

già iniziato nelle cose»

(Davide Rondoni, “Verso Sansepolcro”, in Avrebbe amato chiunque, Guanda 2003).

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Chiusi (SI), donna accoltellata: convalidato fermo per figlio 32enne

Chiusi (SI), donna accoltellata: convalidato fermo per figlio 32enne

Ci sarebbe un movente ‘economico’ dietro l’accoltellamento della donna di 61 anni avvenuto ieri sera a Chiusi (Siena) e per il quale il figlio rimane il principale indiziato.

È stato convalidato il fermo dell’uomo che nella serata dell’altro ieri ha accoltellato la mamma sessantunenne a Chiusi (Siena). Dopo le prime indagini coordinate dal Pm Silvia Benetti, era stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto per tentato omicidio e portato fin dalla notte di ieri nel carcere Senese di Santo Spirito.
Con la convalida per il trentaduenne è scattata la misura cautelare della detenzione in carcere.

A quanto pare, dietro l’aggressione e l’accoltellamento, ci sarebbe un movente ‘economico’ Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti l’uomo, senza lavoro, avrebbe reagito accoltellando la madre di fronte al suo rifiuto di dargli altri soldi. Le richieste di denaro da parte del figlio sarebbero state numerose negli ultimi tempi.

Sarebbe stato proprio il figlio, incensurato, a chiamare i soccorsi.

La 61enne, che si trova ricovareta in prognosi riservata  è stata colpita più volte al volto, al collo, all’avambraccio che ha opposto per parare i colpi e ha subito anche la perforazione di un polmone. I militari parlano di un’aggressione di rara ferocia. Le indagini hanno consentito di raccogliere tutta una serie di elementi probatori che concordano nel definire come la vicenda
si sia svolta nel ristretto ambito domestico

 

 

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Pasqua: scoppio del carro ok a Firenze

Pasqua: scoppio del carro ok a Firenze

Il congegno trasportato da un razzo innescato dal cero santo acceso dall’arcivescovo, cardinale Giuseppe Betori – è partita dall’altare della cattedrale al momento dell’intonazione del Gloria, ha acceso i mortaretti e i fuochi d’artificio sul carro, ed è tornata al suo posto dando così l’auspicio, secondo la tradizione, per ‘buoni raccolti’.

Tutto bene a Firenze nel tradizionale ‘Scoppio del carro’, il ‘Brindellone’ come lo
chiamano i fiorentini: la colombina – il congegno trasportato da un razzo innescato dal cero santo acceso dall’arcivescovo, cardinale Giuseppe Betori – è partita dall’altare della
cattedrale al momento dell’intonazione del Gloria, ha acceso i mortaretti e i fuochi d’artificio sul carro, ed è tornata al suo posto dando così l’auspicio, secondo la tradizione, per ‘buoni
raccolti’.
In piazza, dietro le transenne poste a distanza di sicurezza dal carro, posizionato tra il sagrato della cattedrale e il Battistero, tantissimi fiorentini e turisti che hanno potuto
assistere alle fontane di fuoco, girandole e botti che si sono susseguiti dalla base fino alla sommità del ‘brindellone’.
Lo Scoppio del carro nel giorno di Pasqua, secondo la tradizione popolare, trae origine dalle gesta dei fiorentini alle Crociate e del loro ritorno in città, nel 1101.
Tra i presenti in piazza anche il sindaco Dario Nardella e il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani, e anche il candidato a sindaco del centrodestra Ubaldo Bocci, con tanto di
stretta di mano in Battistero prima dell’inizio della celebrazione.
Alla fine dello spettacolo, mentre il corteo lasciava la piazza, in cattedrale l’arcivescovo Betori ha proseguito la messa pasquale.

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Amministrative Firenze: 2 liste civiche a sostegno di Bocci

Amministrative Firenze: 2 liste civiche a sostegno di Bocci

Saranno due le liste civiche che sosterranno la candidatura di Ubaldo Bocci a sindaco di Firenze per le elezioni comunali del 26 maggio: “Lista Civica Firenze- Bocci sindaco” e “Popolari & Liberali- Bocci sindaco”. Le due liste si vanno ad aggiungere ai tre partiti della coalizione di centrodestra (Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia).

Le liste non avranno capilista indicati, ma vengono riportati prima i nominativi femminili in ordine alfabetico, quindi quelli maschili in ordine alfabetico. “Per mia formazione e per mia esperienza professionale sono abituato a far valere un solo criterio nelle mie scelte: il merito” spiega Bocci “Visto che in Italia abbiamo purtroppo accumulato un ritardo culturale enorme sul tema, specie rispetto alla questione femminile, abbiamo deciso di evidenziare anche plasticamente il nostro approccio: si parte in condizione di pari opportunità, e si arriva esclusivamente in base al merito individuale”.

“Lista Civica Firenze” è la componente più espressamente legata al profilo e alla rete di Bocci, composta in gran parte da imprenditori, liberi professionisti, lavoratori (contiene anche una rappresentanza del Popolo della Famiglia). ”Popolari & Liberali” mostra nel logo due simboli storici della tradizione politica moderata, come l’Unione di Centro e il Partito Liberale Italiano, e il simbolo di “Attiva Firenze”, gruppo civico che si riconosce nel programma di Bocci.

“Sono orgoglioso di avere al mio fianco nella battaglia per il cambiamento di Firenze queste due liste, e per un motivo tutt’altro che formale. Il mio impegno nasce infatti anzitutto come impegno civico, di fiorentino che vuole riportare Firenze dove merita, tra le capitali europee. E fin da subito tra i miei primi obiettivi c’è stato quello di avere con me quella rappresentanza moderata, cattolica, liberale, quelle energie civiche che chiedono da tempo un cambio di passo nell’amministrazione della città, insomma quel vasto centrodestra di popolo che finalmente si ritrova in una casa comune con i tre partiti dell’area. La stampa nazionale ha parlato al proposito di “modello Firenze”, certo non sta a me confermarlo, ma sono soddisfatto della compattezza e della pluralità della coalizione che mi sostiene. Ora tutti al lavoro, c’è da cambiare Firenze”. È quanto dichiara Ubaldo Bocci.

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