Sindacati: a rischio chiusura bilanci molti enti locali

Sindacati: a rischio chiusura bilanci molti enti locali

In agenda sciopero Province e Città metropolitane il 6 ottobre.

“Conto alla rovescia: ancora pochi giorni e poi, senza interventi urgenti, è concreto il rischio che molti enti tra Comuni, Province e Città Metropolitane non saranno in grado di chiudere i bilanci”. A denunciare il pericolo sono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl. In una nota unitaria i sindacati del pubblico impiego rilanciano così “le ragioni dello sciopero in programma venerdì 6 ottobre” promosso, spiegano, “per scongiurare il dissesto finanziario”.
Secondo le tre sigle “con la scadenza dei termini per l’approvazione dei bilanci degli enti locali si apre per parte del sistema delle autonomie il grande rebus di come conciliare la crisi finanziaria con la garanzia di servizi ai cittadini”.
Ormai, infatti, aggiungono, “sempre più frequentemente il sistema di Comuni e soprattutto Province e Città metropolitane non riesce a chiudere i bilanci in regola. La violazione di vincoli di bilancio, infatti, comporta per questi enti piani di rientro che colpiscono immediatamente i cittadini attraverso l’incremento della tasse e, nei fatti, una riduzione della garanzia di diritti di cittadinanza fondamentali”.

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Brexit, May: continueremo a collaborare con Ue

Brexit, May: continueremo a collaborare con Ue

La premier britannica a Firenze accolta dal sindaco Nardella. “Firenze possa ispirarla”.

“Primo ministro le do il benvenuto a Firenze, sperando che la bellezza di questa città sia fonte di ispirazione per il suo discorso”: così il sindaco di Firenze Dario Nardella ha accolto la premier Theresa May al suo arrivo nella ex caserma dei marescialli. Il sindaco le ha poi donato un fiorino d’argento, antica moneta fiorentina che circolava in tutta Europa fin dal XIII secolo, una sorta di “euro dell’epoca”.
La premier britannica ha espresso il proprio ottimismo sul conseguimento di un nuovo accordo sulle relazioni tra Gran Bretagna e Ue. May ha rivendicato poi importanti progressi nei negoziati con l’Ue sulla Brexit, pur parlando di colloqui “duri” su alcuni punti. In particolare assicura che c’è intesa con Bruxelles sul rispetto degli accordi di pace di Belfast a proposito dell’Irlanda e che non vi saranno confini fra Irlanda del sud e del nord nemmeno dopo la Brexit.
La cooperazione in materia di sicurezza fra Gran Bretagna e Ue è destinata a continuare anche dopo la Brexit, ha affermato la premier, poiché è basata su “comuni valori” di democrazia, di libertà, di rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto. A tal proposito ha evocato un “coraggioso e strategico accordo” di cooperazione, un accordo “senza precedenti” negli impegni reciproci, “per proteggere i nostri popoli, difendere i nostri valori e garantire la sicurezza di tutto il continente”.
La premier ha sostenuto che un periodo di transizione sia nell’interesse comune sia dell’Ue sia del Regno Unito dopo la Brexit, formalizzando la proposta di una fase “di attuazione” durante la quale Londra punta a restare nel mercato unico, offrendo in cambio il mantenimento dei suoi impegni finanziari verso Bruxelles. Tale periodo, secondo i media, dovrà essere di due anni e prevedere un versamento di circa 20 miliardi di euro al bilancio comunitario. In questi due anni di fase di transizione in Gran Bretagna resterà in vigore una serie di norme Ue e la giurisdizione delle corti europee, ma il Regno si riserva di riacquisire piena sovranità sul “controllo dei suoi confini”. L’accordo finale con Bruxelles, ha specificato, non dovrà essere sul modello del Canada, né su quello della Norvegia.
Theresa May resta convinta che il futuro della Gran Bretagna avviata verso la Brexit sia “luminoso”. “I nostri fondamentali economici sono solidi” ha detto, ricordando anche il valore del sistema accademico e d’istruzione del Regno e “lo spirito indomabile” del popolo britannico.
“Voglio reiterare – ha continuato – a tutti gli italiani e ai cittadini Ue che vivono nel Regno Unito che vogliamo che restiate, siete preziosi per noi e vi ringraziamo per il vostro contributo. Garantiremo i diritti ai 600mila italiani residenti nel Regno Unito dopo la Brexit”.

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Firenze: blitz antirisciò abusivi, stop a 51 su 67

Firenze: blitz antirisciò abusivi, stop a 51 su 67

Assessore, “Ripartiremo da anno zero, ci sarà bando per contingentare mezzi”.

Stop a 51 risciò sui 67 presenti in città. È il risultato dei controlli condotti dagli uffici dello Sviluppo economico del Comune di Firenze che hanno annullato le relative pratiche di Scia per irregolarità e mancanza di requisiti. Lo ha annunciato oggi l’assessore allo Sviluppo economico Cecilia Del Re, nel corso di un incontro con i sindacati dei tassisti.
Il confronto, alla presenza dell’assessore alla Sicurezza Federico Gianassi, è stato l’occasione anche per fare il punto sui controlli condotti dalla Polizia municipale, che hanno portato dal 1 agosto ad oggi al sequestro di 12 mezzi che lavoravano nell’illegalità.
“Gli uffici dello Sviluppo economico hanno annullato le pratiche di Scia che mancavano dei requisiti per svolgere l’attività – ha spiegato l’assessore Del Re – Abbiamo proceduto prima sospendendo le Scia e concedendo ai titolari ampio tempo per fornire integrazioni alla documentazione, che non sono però arrivate; dopodiché siamo arrivati all’annullamento. Sui restanti mezzi sono ancora in corso controlli amministrativi”.
Dal punto di vista amministrativo, le irregolarità riscontrate sulle Scia presentate dal 2015 hanno riguardato la mancanza di requisiti essenziali tra cui l’idonea copertura assicurativa, l’elenco dei conducenti in rapporto di lavoro subordinato (in possesso dell’iscrizione al ruolo conducenti), l’omologazione riferibile in modo univoco al mezzo utilizzato e l’indicazione della collocazione esatta della rimessa. Da fine maggio 2017 non sono state presentate nuove Scia.
“I controlli non sono ancora terminati – ha proseguito l’assessore Del Re – ma possiamo dire che su questo tema si riparte dall’anno zero, con la previsione di un bando per contingentare il numero e individuare le zone della città di Firenze accessibili a questi mezzi. Su questo stiamo lavorando anche con Regione e Sovrintendenza, come previsto dall’ultima norma Franceschini”.

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Banche: Sileoni, raggiunti prepensionamenti in venete e Mps

Banche: Sileoni, raggiunti prepensionamenti in venete e Mps

Ma in Intesa pressioni su lavoratori per lasciare.

All’interno di Mps e di Intesa Sanpaolo, impegnata nell’integrazione delle ex banche venete, “sono stati raggiunti i numeri previsti dagli accordi per i prepensionamenti volontari’. Lo afferma Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, denunciando però le “pressioni” da parte di Cà de Sass per spingere i lavoratori ad andarsene.
All’interno di Mps sono pervenute 1.216 domande di prepensionamento, a fronte delle 1.200 concordate, e tutti i lavoratori lasceranno la banca dal primo novembre. In Intesa le domande sono state 1.040 a fronte di 1.000 uscite preventivate, con una prima finestra di esodi al 31 ottobre e una seconda tra novembre e dicembre.
“Mentre nel gruppo Mps la Direzione del personale ha agito correttamente e nel rispetto dei ruoli evitando forzature – afferma Sileoni – nel gruppo Intesa i responsabili delle relazioni sindacali si sono comportati in maniera border line facendo direttamente ed indirettamente pressioni sui lavoratori delle due ex banche venete che legittimamente preferivano non aderire al prepensionamento”.
A Intesa, Sileoni ricorda di aver già in passato attuato la “politca dei figli e dei figliastri” in occasione di un accordo sindacale gestito dall’allora capo del personale, Francesco Micheli, relativo all’uscita di un numero importante di dirigenti. Alcuni di loro “sono stati costretti ad andarsene, altri che ricoprono cariche istituzionali importanti hanno goduto di una sorta di ingiustificato privilegio”.
Aver raggiunto i numeri sui prepensionamenti scongiura i licenziamenti, conclude Sileoni, “ma rimaniamo vigili affinché non sia attuata la “regola dei due pesi e due misure” nel gruppo Intesa rispetto alla categoria dei dirigenti”.

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Brexit: May a Firenze, via a straordinarie misure sicurezza

Brexit: May a Firenze, via a straordinarie misure sicurezza

Agenti in borghese e tiratori scelti domani in occasione dell’arrivo del primo ministro inglese Theresa May. In piazza i “pro remain”.

Contemporaneamente al discorso sulla Brexit che May terrà nell’aula magna dell’ex scuola allievi marescialli dei carabinieri, nella vicina piazza Santa Maria Novella, è prevista una manifestazione di protesta di una cinquantina di britannici residenti in Italia contrari all’uscita Ue.  L’iniziativa, regolarmente preavvisata alla questura, non dovrebbe creare particolari problemi di ordine pubblico.
Secondo quanto previsto, quella della premier britannica sarà una visita lampo, con partenza fissata nel tardo pomeriggio, dopo il discorso il cui inizio è fissato per le 15. Theresa May parlerà davanti a una platea selezionata. Tra gli invitati, molti esponenti del mondo imprenditoriale italiano.
L’innalzamento delle misure di sicurezza riguarderà in particolare il centro storico cittadino. Sorvegliata speciale la zona nei pressi dell’ex scuola marescialli e della stazione di Santa Maria Novella, che sarà presidiata da agenti in divisa e in borghese, oltre che da tiratori scelti sui tetti. Già dai giorni scorsi sono stati effettuati vari sopralluoghi e bonifiche nella zona e nell’edificio che ospiterà l’evento, anche con l’impiego di cani-antiesplosivo. Il servizio di scorta alla premier Theresa May è stato affidato a personale dei carabinieri.
Già dalla mattina nella vicina piazza Santa Maria Novella si riuniranno i britannici “pro remain” residenti in Italia, che resteranno per tutta la giornata per protestare contro l’uscita dalla Ue.
“No al nazionalismo anti-immigrati, Sì all’Europa dei diritti dei cittadini” è lo slogan della protesta dei “pro remain”. Il loro obiettivo, si legge sull’evento creato su Facebook, è quello di evidenziare la situazione dei cittadini italiani e di altre nazionalità europee che vivono nel Regno Unito e dei cittadini britannici che vivono in Italia e nel resto d’Europa, tutti lasciati nell’incertezza rispetto alla protezione dei loro attuali diritti nelle negoziazioni sul Brexit.

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