🎧 Gramolati: stop alle disuguaglianze digitali, anziani tagliati fuori

🎧 Gramolati: stop alle disuguaglianze digitali, anziani tagliati fuori

“Vaccini, dati Inps e digital divide: il sindacato chiede di intervenire sulle disuguaglianze tecnologiche. Per Alessio Gramolati, segretario generale dello Spi Cgil Toscana, la tecnologia sta rappresentando una nuova fonte di disuguaglianza.

In primo piano c’è il tema dei vaccini, certamente. E se sei fortunato ad avere in casa un familiare che ti aiuta, allora puoi sperare di fare le prenotazioni on line. Ci vuole un buon computer, una buona connessione e bisogna sapere impiegare bene questi mezzi. Per tanti anziani può essere un problema. Ma non solo. Il tema del digital divide si è riproposto con tutta la sua forza durante questi mesi di pandemia. Il divario tecnologico – che riguarda chi non sa o non può usare un computer – ha riguardato in questi mesi e continua a riguardare gli anziani, ma anche le tante persone che vivono lontane dalle grandi città. In media in Italia sono il 25%, mentre in Toscana sono il 30%. Soprattutto a causa di una connessione di bassa qualità. E dunque problemi con la DAD, problemi con lo Smart working, problemi che le prenotazioni on line. Ma – come ci ha raccontato Alessio Gramolati – segretario generale dello Spi Cgil Toscana – i problemi non finiscono qui.

Da tempo infatti l’Inps non manda più a casa la documentazione cartecea ai suoi utenti. E stiamo parlando di 16 milioni di pensionati in Italia. Il problema è che – per i motivi detti, dunque scarsa alfabetizzazione telematica, problemi di accesso, etc. – solo un quarto di questi utilizza il complicato sito dell’Inps per accedere e verificare la propria posizione pensionistica. E dal primo di ottobre, cioè da quando entrerà in vigore l’utilizzo dello Spid, le cose rischiano di complicarsi ancora di più. La supplenza all’Ente previdenziale che dovrebbe assicurare l’accesso ai dati a tutti, la fanno le famiglie e il sindacato con i Caf o i patronati, con dunque i pensionati che si ritrovano a dover pagare un servizio che dovrebbe essere loro garantito gratuitamente. Un problema di accesso, ora un problema di democrazia.

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🎧 Moby Prince. 30 anni di misteri

🎧 Moby Prince. 30 anni di misteri

Moby Prince. A 30 anni dalla più grande tragedia della marina civile italiana, restano ancora molti misteri da chiarire. Via libera alla nuova Commissione parlamentare d’inchiesta monocamerale.

Sono passati 30 anni. Era il 10 aprile 1991. Alle ore 22.25 il traghetto Moby Prince in partenza da Livorno e diretto ad Olbia lancia il May Day. Era appena partito. Poi l’inspiegabile cambio di rotta e la collisione con la petroliera Agip Abruzzo. Alla fine si conteranno 140 morti. La più grave tragedia della marina civile italiana. Una strage. E trent’anni persi.

A breve partiranno i lavori della seconda Commissione parlamentare d’inchiesta per cercare finalmente di capire cosa accadde davvero quello notte. Insieme alla Commissione c’è poi il lavoro della Procura di Livorno e del procuratore Ettore Squillace Greco, proprio per cercare di recuperare i 30 anni persi e dare ai familiari e a tutti i cittadini italiani la verità su quel fatto. Sapremo, forse. Per il momento sappiamo che – contrariamente a quanto sostenuto in passato – non è stata colpa della nebbia né di distrazioni.

Il comandante Ugo Chessa era espertissimo e meticoloso. La perizia della procura sostenne che erano tutti morti nella prima mezz’ora. Oggi sappiamo che non affatto così, anzi. Ci furono ore di agonia. Sappiamo che c’erano almeno due bettoline in circolazione quella notte che non fecero ritorno al porto. E che tutte le energie vennero inizialmente spese per la petroliera Agip Abruzzo e non per la Moby Prince.

Sappiamo che le analisi della scientifica trovarono tracce di esplosivo (nitrato di ammonio e tritolo) a prua. Sappiamo che quella notte al porto di Livorno c’era un affollamento di navi Usa di ritorno dalla Golfo Persico per la guerra con l’Iraq. E sappiamo dalle foto dell’Agenzia spaziale europea che la petroliera Agip Abruzzo era in una zona vietata. Non doveva essere lì. Infine sappiamo pure che il giorno dopo, l’11 aprile 1991, a Genova affondò la petroliera cipriota Haven, in seguito ad una esplosione a bordo. Restano sul tappeto mille domande. E mille ipotesi, compresa quella della criminalità organizzata.

Sabato 10 aprile 2021 alle 12.00 ci sarà la messa in Cattedrale celebrata del vescovo Giusti, alle 17:00 saranno lanciate in mare 30 rose e saranno letti i nomi delle vittime, alle 18:30 il Sindaco di Livorno Luca Salvetti consegnerà la Livornina d’oro all’associazione 140 – familiari delle vittime del Moby Prince al teatro Goldoni e a seguire il Requiem KV626 di Mozart. Per la prima volta senza lo storico Presidente dell’associazione Loris Rispoli ricoverato da settimane all’ospedale di Pontedera.

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🎧 Istat: allarmanti i dati sulla competitività dei settori produttivi

🎧 Istat: allarmanti i dati sulla competitività dei settori produttivi

L’Istat ha diffuso i rapporto annuale sulla competitività dei settori produttivi e i dati sono allarmanti. Il numero degli occupati nel 2020 è diminuito del -2,1 per cento.

l’Istat ha diffuso i rapporto annuale sulla competitività dei settori produttivi e i dati sono allarmanti. Il numero degli occupati nel 2020 è diminuito del -2,1 per cento, nonostante ricorso massiccio a misure di sostegno come la cassa integrazione.

In podcast intervista a Giovanni Lamioni, vicepresidente vicario di Confartigianato Imprese, a cura di Raffaele Palumbo.

Nel quarto trimestre del 2020 il reddito disponibile delle famiglie ha subito un’erosione dell’1,8% rispetto al trimestre precedente, impattando sui consumi finali con una contrazione del 2,5%.

Giovanni Lamioni, vicepresidente vicario di Confartigianato Imprese dice che “purtroppo si delinea un quadro davvero preoccupante. La crisi sanitaria ed economica ha avuto effetti gravissimi sulle famiglie e sulle imprese. Le istituzioni devono davvero agire in fretta, con sostegni adeguati, perché rischia di scomparire una larga parte del tessuto produttivo e molte persone si trovano ormai nella soglia della povertà. Le misure restrittive, che hanno imposto la chiusura della maggior parte delle attività purtroppo hanno accelerato il deterioramento degli indicatori economici.

Le persone temono per il proprio futuro e riducono le spese e questo aggrava ulteriormente la situazione delle aziende, in particolare di quelle del commercio. Devono essere sostenuti i redditi per far riprendere i consumi”. Altri dati che suscitano preoccupazione: il 49,4% delle imprese è stato gravemente colpito dalla crisi e rischia la chiusura.

Nel terziario che la pandemia ha manifestato gli effetti più severi, in particolare nei comparti legati al turismo (agenzie di viaggio, trasporto aereo, alloggio e ristorazione, con cadute di fatturato comprese tra il 40 e il 75 per cento. La percentuale di imprese che versano in grave crisi e sono a rischio chiusura raggiungono il 92,1% nel settore dei servizi alla persona e il 73,2% nell’abbigliamento.

Ancora Lamioni: “sono dati disastrosi dovuti all’effetto lockdown. Le misure restrittive introdotte a partire dal Dpcm del 3 novembre hanno innescato una spirale pericolosa segnando l’economia italiana. Misure come la cassa integrazione che, sicuramente per quanto riguarda gli artigiani ma manche negli altri settori, viene erogata in ritardo dallo Stato ( anche di 5 mesi), portano ad un generale impoverimento che è davvero socialmente pericoloso.

Secondo alcune associazioni di consumatori il 30% circa dei nuclei familiari ha difficoltà nel pagamento di rate e prestiti e il 40% delle famiglie ha difficoltà a pagare l’affitto. Molte imprese hanno anticipato ai loro dipendenti la cassa integrazione e quindi hanno problemi di liquidità . I ristori per ora predisposti dai governi Conte e Draghi sono stati di aiuto ma devono essere stanziate molte più risorse se si vuole davvero mettere le imprese nella condizione di ripartire e conservare i posti di lavoro”.

Secondo i dati ISTAT la pandemia ha fatto chiudere 259 mila attività autonome, creando disoccupazione. Sono andati perduti oltre 14 miliardi di euro nel turismo e 34 miliardi di euro nel comparto della ristorazione.

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🎧 Promoter Toscana: le nostre richieste alla Regione

🎧 Promoter Toscana: le nostre richieste alla Regione

Luca Zannotti, manager culturale e tra i promotori del Comitato “Promoter Toscana”, torna sulla sofferenza dei lavoratori del mondo della cultura, dello spettacolo e dell’intrattenimento. E a pochi mesi dalla creazione di una tavolo con le istituzioni racconta le richieste che in questi giorni stanno avanzando alla Regione Toscana.

In podcast Luca Zannotti di “Promoter Toscana”, operatore e manager culturale torna sul coordinamento toscano degli organizzatori di eventi.

“Chiediamo alla Regione Toscana di inserire le imprese ricreative e culturali nel nuovo POR (Programma operativo regionale) considerando il settore cultura strategico allo sviluppo della nostra regione – dice Luca Zannotti di “Promoter Toscana” – Che i live club e gli auditorium vengano riconosciuti come luoghi di cultura, una riassegnazione delle risorse non redistribuite dall’ultimo bando per le imprese dello spettacolo e dei criteri più inclusivi per accedere ai ristori che tengano conto delle caratteristiche contraddistinguono le nostre imprese dello spettacolo e dell’organizzazione di concerti. Inoltre chiediamo che il bando delle partite Iva della Regione Toscana possa coprire le migliaia di lavoratori autonomi iscritti alla Gestione separata che dunque non versano giornate Inps ex Enpals e che non dispongono di un contratto di scrittura. Infine stop alla richiesta per l’adeguamento sismico dei locali di pubblico spettacolo di Firenze. I costi di adeguamento per un luogo di cultura sono in questi momenti insostenibili”.

Sono chiare e concrete le richieste che Luca Zannotti avanza alla Regione Toscana. Promoter, manager culturale, tra i promotori del comitato “Promoter Toscana”, Zannotti torna a parlare della profonda sofferenza che stanno vivendo – arrivati a questo punto della pandemia – i lavoratori della cultura, dell’intrattenimento, del clubbing e dello spettacolo dal vivo. E torna sugli esperimenti catalani che tanto stanno facendo discutere: di recente a Barcellona allo stadio Palau de Sant Jordi si è infatti svolto un concerto con 5000 persone, con la mascherina ma senza distanziamento. Zannotti saluta con grande favore questa esperienza, pur nella consapevolezza che la legislazione italiana è molto diversa da quella catalana. Infine una serie di proposte per trasformare questo periodo di grave crisi in una opportunità per riformare finalmente tutto il comparto della musica.

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🎧 Mandela Forum: record di vaccini

🎧 Mandela Forum: record di vaccini

Firenze, record di vaccini nella giornata di Pasqua al Mandela forum dove è stato possibile vaccinarsi fino alle 23:00 e le dosi di AstraZeneca e Moderna somministrate sono state quasi 2700. Ed ora si parla di vaccinare al Mandela anche gli over 80. Parla Massimo Gramigni.

Qualcuno adesso lo chiama Mandela Hub. Perché il Nelson Mandela Forum di Firenze fa parlare non per i concerti o i raduni per la Giornata della memoria, ma perché è diventato il breve il principale hub vaccinale della Toscana. E da tutta la Toscana sono arrivati durante il ponte pasquale per vaccinarsi, AstraZeneca e Moderna. Sono stati i giorni dei settantenni, tutti felici dell’esperienza vissuta fatta di grande efficienza.

“Abbiamo messo in campo la nostra esperienza fatta di 40 anni di organizzazione di eventi”, ha raccontato ai nostri microfoni Massimo Gramigni, patron con Claudio Bertini della Prg, la società che gestisce il Mandela e – tra le altre cose – anche l’altro hub vaccinale importante, il Modigliani Forum di Livorno. E l’esperienza di chi non ha solo organizzato concerti, ma anche mega eventi e l’ultimo viaggio del Papa a Firenze e Prato, è servita a far girare una macchina complessa che macina tutti i vaccini che arrivano.

“L’idea – racconta Gramigni – è nata proprio il 20 dicembre 2020, quando è venuta fuori la notizia del bando da 600 milioni di euro per costruire le primule dove si sarebbe dovuto vaccinare”. Già, le primule. Un costo enorme, tempi più lunghi e strumentazioni tecniche da smaltire una volta finita la campagna vaccinale.

“Immediatamente ci sono venuti in mente tutti quei luoghi – come i teatri, i forum, etc. – che sono riconosciuti dalle persone, che sono chiusi da un anno e che sono dotati di gabinetti per handicappati e connessione wi-fi. Perché non usare quei luoghi”. Nel telefono di Gramigni si dice ci sia “il mondo intero”. E così, da un giro di messaggi sono nati poi gli hub vaccinali così come li conosciamo oggi. Mentre già si parla di fare al Mandela anche i vaccini agli ottantenni.

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