Livorno: Letizia Battaglia diventa cittadina onoraria

Livorno: Letizia Battaglia diventa cittadina onoraria

Il Consiglio comunale di Livorno ha votato all’unanimità la proposta della giunta di conferire la cittadinanza onoraria a Letizia Battaglia. Belais “Onoriamo un esempio di cittadinanza attiva”.

Il riconoscimento sarà conferito alla celebre fotografa palermitana dal sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, sabato 19 gennaio alle ore 18 ai Granai di Villa Mimbelli durante l’inaugurazione della personale “Letizia Battaglia, fotografie” promossa dalla Fondazione Carlo Laviosa e realizzata in collaborazione con il Comune di Livorno.

“Credo che molti di voi conoscano Letizia Battaglia. Una donna straordinaria che accogliamo nella comunità livornese con il titolo di cittadina onoraria, non tanto per la sua professionalità riconosciuta a livello nazionale e internazionale – lei unica europea a vincere il Premio Eugene Smith (fotografo di Life) – quanto per il suo essere persona portatrice di valori universali da preservare, trasferiti alla società anche tramite quel mestiere di fotoreporter che iniziò a fare spinta dal bisogno di stare dalla parte giusta: gli ultimi, i sofferenti, le vittime anche della mafia, ma non solo” così Francesco Belais, assessore alla cultura del Comune di Livorno, nel dibattito in aula.

“Oggi rendiamo cittadina onoraria non “la fotografa della mafia”, definizione che Letizia Battaglia detesta, ma la persona antimafia che crede nella giustizia, la persona che contribuisce a fondare il Centro di Documentazione “Giuseppe Impastato”, che crea il Laboratorio d’If per insegnare il mestiere di fotografo ai giovani palermitani, che si impegna, politicamente, nella Sicilia degli anni ottanta e novanta, a difesa dell’ambiente e della legalità” sottolinea l’assessore.

“Onoriamo questo esempio, di cittadinanza attiva, di professionalità indiscutibile e di donna che ha saputo attraversare un’epoca durante la quale le donne fotoreporter non venivano fatte accedere alla scena del crimine e lei seppe inventarsi “metodi per farsi rispettare” come quello del gridare a squarciagola fino a far imbarazzare inquirenti e poliziotti che in conseguenza la facevano passare” conclude Belais.

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Scandicci: il Teatro dell’Elce in scena al “Mila Pieralli”

Scandicci: il Teatro dell’Elce in scena al “Mila Pieralli”

Al via per tutto il 2019 StudioTeatro, il programma di residenze artistiche pensato dalla Fondazione Teatro della Toscana per il Teatro Studio ‘Mila Pieralli’ di Scandicci, la cui gestione le è stata riconfermata per il prossimo triennio.

Domenica 20 gennaio, ore 16:15, il Teatro dell’Elce presenta la restituzione pubblica, a ingresso libero, del laboratorio “A volte mi chiedo a cosa pensi il nemico: anche lui guarda le stelle?”, liberamente ispirato a L’Ennemi, album illustrato di Davide Calì e Serge Bloch.

A seguire, incontro aperto con le compagnie coinvolte nel progetto, scelte tra 133 candidati da tutta Italia. Stivalaccio Teatro, ErosAntEros, Collettivo L’Amalgama, Malmadur, sono i quattro giovani gruppi che realizzeranno la messa in scena di spettacoli. Teatro dell’Elce, Domesticalchimia, Batignani&Faloppa, Pilar Ternera, Gogmagog e Meridiano Zero saranno invece impegnati in quattro laboratori.

La sala di Via Donizetti rafforza così la sua identità, qualificandosi quale “Casa degli artisti”, luogo di sperimentazione, e “Teatro per la città”, terreno d’incontro e confronto tra cittadini e artisti.

La sfida della Fondazione Teatro della Toscana per la città di Scandicci e il suo Teatro Studio ‘Mila Pieralli’ guarda ai giovani e alla loro energia creativa come opportunità di scambio e sostegno per realizzare, insieme, il nuovo.

StudioTeatro, il programma di residenze artistiche 2019, sperimenta un fare teatro partecipato, che accoglie esperienze e relazioni con la “cultura attiva” di oggi, esaltando i linguaggi propri di ciascuno, ma con l’intento di crearne uno comune, fondato sulla complicità degli orizzonti espressivi.

Il progetto si aggiunge ai tanti intrapresi in questi mesi trascorsi dalla riconferma della qualifica di Teatro Nazionale e s’inscrive nella visione programmatica della Fondazione di far tesoro della storia della sala di Via Donizetti, connettendola fortemente alle risorse cittadine, al rinnovato tessuto urbano, alle sue eccellenze, soprattutto in campo produttivo e formativo.

Domenica 20 gennaio, ore 16:15, il Teatro dell’Elce propone la restituzione pubblica, a ingresso gratuito, di “A volte mi chiedo a cosa pensi il nemico: anche lui guarda le stelle?”, l’esito del laboratorio di “cerchi sonori” ispirato al tema del nemico a cura di Marco Di Costanzo, Erik Haglund, Lucia Sargenti (organizzazione Carolina Pezzini).

Un soldato è sepolto da anni nella sua trincea, nel suo buco, pronto a combattere il nemico che si trova nel buco di fronte. I giorni passano nell’attesa di questo scontro. Il soldato sa, perché glielo hanno insegnato, che il nemico è terribile, assetato di sangue, privo di qualsiasi umanità. Ma passano i giorni e il nemico non si vede mai.

Tale è l’intelaiatura dell’album illustrato Il nemico di Davide Calì e Serge Bloch come dello spettacolo omonimo a esso ispirato, realizzato dal Teatro dell’Elce nel 2015.

A partire da esso, la compagnia ha proposto per StudioTeatro un approfondimento sui “cerchi sonori”, nome dato a una piattaforma di improvvisazione collettiva ideata e sviluppata per la produzione dello spettacolo di quattro anni fa, che vede in scena un attore (Erik Haglund) e una cantante (Lucia Sargenti) in continuo dialogo. Il “cerchio sonoro” indaga, infatti, le possibili interazioni tra la produzione di musica live e l’azione scenica in un processo di creazione teatrale.

Il laboratorio, al Teatro Studio dal 14 al 19 gennaio, prevede una prima parte propedeutica sull’uso della voce e del corpo e sull’organizzazione drammaturgica, e una seconda parte in cui tutti i partecipanti mettono in atto, in modo via via più approfondito, il “cerchio sonoro”. Coinvolti attori, danzatori e semplici appassionati di arti performative, anche senza esperienza.

scandicci

Il Teatro dell’Elce è nato a Firenze nel 2006 su iniziativa del regista Marco Di Costanzo, dell’attore Stefano Parigi e del sound designer Andrea Pistolesi. Nel tempo il gruppo originario si è arricchito di nuove collaborazioni ed è diventato un nucleo di produzione di spettacoli e altri progetti teatrali. L’attività coniuga la ricerca sul lavoro dell’attore con la volontà di rivolgersi a un pubblico il più possibile vasto e differenziato, al fine di produrre un teatro popolare di qualità. Le sue produzioni sono state distribuite sul territorio nazionale e la compagnia è stata rappresentante dell’Italia al Festival International du Théâtre d’Alger 2010 (Algeria) e al Festival Internacional de Teatro por la Paz 2011 e 2012 a Barrancabermeja (Colombia).

Al termine della restituzione pubblica di “A volte mi chiedo a cosa pensi il nemico: anche lui guarda le stelle?” è previsto un incontro aperto esplicativo del progetto StudioTeatro. Il chiaro intento è stato differenziarsi dalle attività semplicemente erogatrici di finanziamenti, che poi abbandonano gli artisti a loro stessi. È contemplato, infatti, un percorso di “tutoraggio” artistico, organizzativo e tecnico, coordinato dai responsabili delle singole attività della macchina teatrale del Teatro della Toscana. Tale supervisione si traduce nella condivisione dei processi: il contributo, produttivo ed economico, è volto al diretto sostegno della creazione, per tutelare la dignità del lavoro di attori e compagnie, perché acquistino consapevolezza, in un momento in cui risultano sempre più deboli e spesso mortificati dalle logiche di mercato.

133 le proposte pervenute da tutta Italia, molte artisticamente di alto livello, il che significa che lo stato dell’arte, in Italia, è più che vivo. Necessita solo della giusta attenzione e cura. Dopo un’attenta e approfondita analisi, e dopo aver incontrato gli artisti individuati con una prima selezione, coadiuvato dalla consulenza artistica di Natalia Di Iorio (dal 1980 si occupa di progetti teatrali in collaborazione con artisti, compagnie, teatri e istituzioni, con particolare attenzione al teatro d’arte e di ricerca; nel 1994 fonda, con alcuni operatori del settore, l’Associazione Cadmo e Le vie dei Festival), il Teatro della Toscana ha deciso di accogliere le proposte di Teatro dell’Elce, come detto, Domesticalchimia, Batignani&Faloppa, Stivalaccio Teatro, ErosAntEros, Pilar Ternera, Gogmagog, Meridiano Zero, Collettivo L’Amalgama, Malmadur, che hanno manifestato, con immediatezza, una concreta urgenza creativa, distinguendosi per originalità artistica, innovatività anche comunicativa, solidità progettuale e interesse, non superficiale e non di comodo, al rapporto con il territorio. In questo senso, l’incontro con Scandicci, la città, la sua gente, è essenziale per la compiuta riuscita del programma complessivo come dei singoli progetti.

I temi dei progetti selezionati spaziano dall’ambiente, ai confini, al rapporto con gli altri e alle migrazioni, dalle stagioni della vita alla manualità e ai sogni. Tutti affrontati con sensibilità e modalità sceniche diverse, come il teatro d’attore, la performance, la creazione collettiva oppure il teatro digitale.

INFO: www.teatrodellatoscana.it

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Santa Maria Novella, al via il ciclo di incontri domenicali

Santa Maria Novella, al via il ciclo di incontri domenicali

Un tesoro da scoprire: quattro domeniche per conoscere nel profondo le meraviglie del complesso domenicano.

La storia di Santa Maria Novella è la storia di Firenze. Dalla sua genesi, secolo dopo secolo, il complesso domenicano è cresciuto insieme alla città e ne ha segnato le tappe salienti, marcandone le vicende tanto religiose quanto politiche, tanto artistiche quanto urbanistiche.

Ecco che fra gennaio e febbraio, per quattro domeniche, i Musei Civici Fiorentini e MUS.E –d’intesa con il Ministero dell’Interno-Fondo Edifici di Culto e Opera per Santa Maria Novella e grazie al supporto dell’Officina Profumo Farmaceutica Santa Maria Novella – propongono un ciclo di visite e attività tematiche dedicate ad alcuni spazi e temi del complesso domenicano.

Domenica 20 gennaio:

la Cappella Tornabuoni di Domenico Ghirlandaio, visita tematica per giovani e adulti, ore 14.30.

La cappella Maggiore presenta uno straordinario ciclo decorativo, realizzato da Domenico Ghirlandaio e dalla sua bottega su commissione di Giovanni Tornabuoni alla fine del Quattrocento. La narrazione religiosa delle storie di Maria e di Giovanni Battista – che celebrano il mistero della salvezza come preludio alla venuta del Cristo – si intreccia alla secolare celebrazione della famiglia Tornabuoni, i cui rappresentanti partecipano alla storia sacra ambientata nella magnifica Firenze del Rinascimento, “città bellissima per ricchezze, vittorie e attività, celebre per i suoi monumenti” che gode” di abbondanza, buona salute e pace”.  La visita consentirà di approfondire questa duplice lettura , splendida testimonianza della fine dell’età d’oro fiorentina, ….

Vita quotidiana in Santa Maria Novella , attività per famiglie con bambini dagli 8 ai 12 anni, ore 16.00.

Il complesso di Santa Maria Novella offre l’occasione per immaginare e ricostruire la vita, le regole, l´orario e le mansioni dei frati domenicani del tredicesimo secolo, apprezzando nel contempo la ricchezza dei capolavori che il convento racchiude. Sarà quindi possibile rivivere sulla propria pelle lo scorrere del tempo nel convento – la preghiera nella grande chiesa, tradotta in forma visiva nelle grandi opere di Giotto, Masaccio, Brunelleschi o Ghirlandaio; il pasto comune in refettorio; la riunione nella sala del Capitolo; lo studio in biblioteca, il silenzio nel chiostro; la cura e l’assistenza nell’infermeria; il riposo nei dormitori – giungendo ad apprezzare la portata storica e artistica del complesso.

Domenica 27 gennaio:

Il tesoro di Santa Maria Novella, visita tematica per giovani e adulti, ore 14.30.

Fin dal loro arrivo in città, agli inizi del XIII secolo, i domenicani suscitarono grande devozione nel popolo fiorentino, che nei secoli – grazie a lasciti e patronati – è stato fortemente partecipe della costruzione e dell’abbellimento di uno dei principali luoghi di culto della città. La basilica e il convento si sono così progressivamente arricchiti di mirabili opere d’arte e di un apparato di corredi per il culto che nel Quattrocento era considerato fra i più ricchi di Firenze. La visita permetterà al pubblico di scoprire i più significativi tesori dell’ordine: decori d’altare, vesti liturgiche, argenti e sante reliquie, la cui storia introdurrà alle grandi tematiche religiose e teologiche e consentirà di cogliere con maggiore cognizione i significati sottesi ai grandi capolavori ancora oggi custoditi nel complesso.

Profumi dal Paradiso, attività per famiglie con bambini dai 4 ai 7 anni, ore 16.00.

Quante storie possono raccontare le opere di Santa Maria Novella? Davvero tantissime, troppe per poterle ascoltare tutte in una volta sola. In questo luogo sospeso tra i secoli – tra l’imponenza degli altari e il verde riposante dei chiostri – i piccoli visitatori saranno invitati a scoprire la storia del convento e dei suoi abitanti in modo nuovo: grazie alla magia delle immagini e dei profumi di piante e fiori, ora dipinti ora scolpiti o ricamati nei capolavori d’arte. Alla fine del percorso polisensoriale i bambini saranno invitati a rielaborare in modo artistico e olfattivo la bellissima opera su tessuto di Giovanna Garzoni: un trionfo dei fiori più belli del Paradiso.

Domenica 10 febbraio:

Il Chiostro Verde, visita tematica per giovani e adulti, ore 14.30.

La visita consentirà di osservare gli otto meravigliosi affreschi dipinti da Paolo Uccello e collaboratori nella prima metà del Quattrocento per il Chiostro Verde ed esposti ora nel Refettorio dopo il recente delicato intervento di restauro condotto dall’Opificio delle Pietre Dure. Si tratta di affreschi staccati facenti parte del ciclo delle Storie della Genesi e prevalentemente eseguiti in monocromo verdeterra  – “a sugo d’erbe e terra verde”, come venne scritto nel Seicento – tanto da dare il nome all’intero chiostro.  Opere giustamente celebri non solo per le inusuali cromie ma anche per l’originale costruzione spaziale e per la resa inedita della narrazione, che i partecipanti potranno cogliere in ogni particolare artistico, compositivo e tecnico.

Esercizi di prospettiva, attività per famiglie con bambini dagli 8 ai 12 anni, ore 16.00.

Il Chiostro Verde, vero e proprio cuore del convento domenicano, deve il suo nome alla tecnica di esecuzione del ciclo di affreschi dedicati alle Storie della Genesi e dipinti nella prima metà del Quattrocento da Paolo Uccello e collaboratori con una prevalenza di toni verdi. L’attenzione sarà focalizzata sugli otto meravigliosi dipinti staccati nel Novecento e ora esposti nel Refettorio: capolavori del Rinascimento che sarà possibile apprezzare in forma ravvicinata ponendo un’attenzione particolare alla struttura compositiva e cimentandosi poi – sulla scia della ricerca di Paolo Uccello, che “non ebbe altro diletto che d’investigare alcune cose di prospettiva difficili e impossibili” – con una serie di esercizi di prospettiva, esplorandone le regole classiche e le infinite potenzialità nella rappresentazione del reale.

Domenica 17 febbraio:

 Il Chiostro Grande, visita tematica per giovani e adulti, ore 14.30.

Il trecentesco Chiostro Grande, così detto per le monumentali dimensioni dei suoi lati, costituiti da 56 campate a tutto sesto, ospita uno straordinario ciclo di affreschi dipinti in massima parte nel Cinquecento dai maggiori pittori dell’Accademia fiorentina, tra i quali Alessandro Allori, Santi di Tito e  Bernardino Poccetti. Una vera e propria storia illustrata del santo fondatore e dei più luminosi frutti dell’ordine: San Pietro Martire, San Tommaso d’Aquino, San Vincenzo Ferrer e Sant’Antonino Pierozzi, tanto venerato dai fiorentini. La visita consentirà di ripercorrere passo passo questa preziosa testimonianza pittorica e di ammirare il suggestivo Dormitorio che delimita il lato settentrionale del Chiostro Grande, costruito entro i primi decenni del Trecento,  ambiente elegantissimo nella sua semplicità, spartito da due sequenze di snelli pilastri che sostengono volte a crociera.

Un chiostro grande come una casa, attività per famiglie con bambini dai 4 ai 7 anni, ore 16.00.

Ma quanto è grande il Chiostro grande? È davvero enorme, tanto immenso da poter ospitare centinaia di frati e, in tempi più recenti, di carabinieri. Le sue imponenti arcate raccontano la storia dei santi più importanti dell’ordine domenicano; all’interno trova posto un ordinato spazio verde; sui suoi lati si distribuiscono da una parte l’antico dormitorio e dall’altra l’Officina Profumo Farmaceutica, che ancora oggi preserva la memoria dell’antica spezieria del convento. Percorrere tutto il chiostro sarà per i bambini l’occasione per vivere – grazie alla magia di immagini, di profumi e di musiche – un racconto lungo ottocento anni, per poi cimentarsi in una breve attività… tutta centrata sull’olfatto.

santa

La prenotazione è obbligatoria.
Per informazioni e prenotazioni:
Tel. 055-2768224, 055-2768558
Mail info@muse.comune.fi.it

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Siena: muore feto di 40 settimane, esposto in procura

Siena: muore feto di 40 settimane, esposto in procura

Saranno gli esami diagnostici a stabilire le cause della morte del feto registrata all’ospedale Le Scotte di Siena. La madre, ormai alla quarantesima settimana, secondo quanto ricostruito nella giornata di venerdì scorso si era sottoposta a un tracciato che non aveva osservato anomalie.

Martedì un nuovo tracciato ha invece evidenziato, come riporta oggi La Nazione, la morte del feto e i medici hanno effettuato un parto cesareo d’urgenza per evitare alla donna complicazioni.

L’avvocato della famiglia ha presentato ieri un esposto in procura.

L’Azienda ospedaliera-universitaria senese parla di “tragica fatalità, un caso che rientra in quel 3 per mille di ‘morti in utero'” ma ha comunque disposto il trasferimento del feto a Medicina legale per effettuare un esame diagnostico che accerti le cause del decesso.

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Uso di cooperative per non pagare imposte, 2 arrestati

Uso di cooperative per non pagare imposte, 2 arrestati

Avevano creato un sistema di quattro società cooperative, tre delle quali fallite, al fine di non versare le imposte e per utilizzarle come ‘casseforti’ da cui prelevare continuamente denaro.

Per questo due imprenditori di 49 e 71 anni, uno residente nel Fiorentino e l’altro nel Pratese, sono stati posti ai domiciliari dalla guardia di finanza, su ordine del Gip Antonella Zatini.
I due sono indagati, insieme ad altri, per bancarotta fallimentare fraudolenta, appropriazione indebita, occultamento e distruzione di documentazione contabile fiscale e auto riciclaggio.
Vari gli espedienti contabili impiegati per frodare il fisco, tra cui indebite compensazioni di imposte per più di 4 milioni di euro, omesse dichiarazioni dei redditi ed Iva, occultamento o distruzione della documentazione contabile. Parte dei proventi illeciti sono stati dirottati anche all’estero, con la creazione di società ad hoc in Romania e nella Repubblica Dominicana.
I finanzieri hanno accertato che solo l’Iva dovuta allo Stato e non versata ammonta a oltre 3,5 milioni di euro, oltre a indebite compensazioni di imposte per più di 4 milioni di euro.
Il meccanismo di frode consentiva il mantenimento di un elevato tenore di vita agli indagati, come dimostra, tra l’altro, il contemporaneo noleggio a nome delle società gestite, già in sofferenza, di due vetture sportive di lusso.
Durante le perquisizioni di questa mattina sono stati sequestrato orologi di lusso, conti correnti, veicoli, immobili e terreni in Toscana, Campania, Puglia e Sicilia.

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