Grandi Molini, la Regione intensifica il suo impegno

ROMA -- "La Regione intensificherà il suo impegno per giungere ad una soluzione positiva per la Grandi Molini. Mi auguro che già dalla prossima settimana sia possibile incontrare nuovamente l'azienda a Firenze. Nel frattempo ascolteremo cosa pensano i lavoratori della proposta avanzata oggi dal rappresentante della proprietà".

Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, rilancia prima di lasciare la riunione che si è tenuta al Ministero dello sviluppo economico per tentare di dare una soluzione alla vertenza che interessa la Grandi Molini di Livorno. Il rappresentante della proprietà ha messo sul tavolo una prima proposta che prevede 17 licenziamenti, senza ammortizzatori sociali, ma la corresponsione immediata di un "incentivo all'esodo di 12.000 euro più altri 3.000".

Secondo l'azienda non sarà possibile una ripresa produttiva a Livorno fino al 2020, quando saranno completati i lavori di rifacimento della banchina dedicata alla Gmi, permettendo l'attracco di navi più grandi e quindi l'arrivo di grano a prezzi più competitivi.

"Insieme al sindaco di Livorno - aggiunge Enrico Rossi - con il quale c'é piena sintonia, abbiamo chiesto un nuovo incontro sulle prospettive aziendali perché abbiamo messo i 5 milioni che servono a realizzare la banchina e vogliamo capire meglio le condizioni e le prospettive industriali e verificare se esistano soluzioni che consentano uno sviluppo aziendale ancor prima del 2020".

Il presidente ha infine riconfermato che "sosterrà ogni decisione che i lavoratori prenderanno".

Rossi su Aferpi: “Non si poteva andare avanti così, ma manteniamo vive le prospettive”

ROMA - "Non si poteva andare avanti così, ma attenti a mantenere vive le prospettive. Il passaggio di oggi è stato giusto, ma dobbiamo tentare di far arrivare i capitali necessari instaurando una trattativa tra Governi per sbloccare i fondi che Cevital dice di avere in Algeria e andare così a vedere le carte. Di fronte abbiamo una questione che riguarda il futuro di oltre 4.000 lavoratori, il cui peso sento anche sopra le mie spalle".

È  questa la posizione del presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, al termine della riunione che si è tenuta questo pomeriggio al Ministero dello sviluppo economico sul piano di rilancio della siderurgia a Piombino, presenti il ministro Carlo Calenda, il vice ministro Teresa Bellanova, il patron e l'amministratore delegato di Cevital, Issad Rebrab e Said Benikene, oltre al sottosegretario Silvia Velo e ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali, sia locali che nazionali.

Il ministro, dopo aver ascoltato gli interventi dei rappresentanti aziendali, ha annunciato che domani invierà ad Aferpi una lettera con la quale il Governo invita la proprietà ad adempiere agli impegni presi. In caso contrario la richiesta è quella di firmare un accordo per prolungare il periodo di sorveglianza fino al 2019, visto che per il Mise non ci sono le condizioni per interromperlo alla scadenza naturale del luglio prossimo.

Secondo il Ministero di via Veneto soltanto su uno dei tre punti ritenuti fondamentali per dare le necessarie rassicurazioni Aferpi ha adempiuto agli impegni presi: ad oggi i 25 milioni di euro promessi per dare liquidità all'azienda sono effettivamente entrati nella casse di Aferpi. Non è  stato così in merito al contratto di acquisto del nuovo forno elettrico per il quale risultano versati alla tedesca Sms Demag solo 6 dei 9 milioni di euro necessari per gli studi preliminari, sui 200 che saranno invece necessari per completare l'acquisto. Anche rispetto al piano di smantellamento si è soltanto avviato un processo che doveva essere ben più avanzato.

"Apprezzo quindi - ha detto Rossi - la scelta del Governo di inviare la lettera ad Aferpi perché passi da affermazioni generiche a fatti concreti, compresa una gestione concertata e controllata. Se Rebrab vuole portare avanti l'investimento reagirà e darà le risposte che deve. Credo che il Governo italiano debba impegnarsi per sbloccare i fondi algerini, anche minacciando di acquistare minori quantità del loro gas. Vorrei che il traguardo di quell'Accordo di programma che il Governo italiano ha firmato non fosse smarrito, ovvero che a Piombino si sarebbe continuato a produrre acciaio".

Rossi a Grandi Molini: “Comportamento irresponsabile”

FIRENZE - "Nel caso delle aziende che stanno dietro al marchio Grandi Molini siamo di fronte ad un comportamento irresponsabile. Spero vivamente che la notte porti consiglio e che domani si presentino al tavolo che abbiamo convocato con un atteggiamento improntato al dialogo, abbandonando quello di chiusura preventiva fin qui palesato".

Il presidente della Regione, Enrico Rossi esprime il suo vivo disappunto e la sua ferma condanna nei confronti dei proprietari del marchio Grandi Molini, le aziende GMI e PromoLog che, più volte sollecitate a trovare una positiva composizione della vertenza, hanno invece formalizzato la loro decisione di non accettare la proposta di accordo formulata dalla Regione.

La proposta regionale prevedeva l'utilizzo della cassa integrazione straordinaria, prevista per le aree a crisi complessa, a fronte della disponibilità dei lavoratori e dei sindacati a ridurre gli organici. I proprietari hanno invece fatto presente che intendono procedere a diciassette licenziamenti. 

Fino a questo momento non è stata accettata la richiesta di incontro avanzata dal presidente Rossi. Che aggiunge: "E' gravissimo che la proprietà abbia formalizzato il suo rifiuto della proposta che abbiamo formulato, proprio alla vigilia dell'incontro che abbiamo organizzato. Questo comportamento al limite della provocazione rischia di creare a Livorno una fortissima tensione sociale".

"Eppure nessun imprenditore – conclude Enrico Rossi – dovrebbe smarrire la strada della ragionevolezza, soprattutto quando di fronte ha organizzazioni sindacali e lavoratori disponibili al confronto e a ricercare, anche a costo di sacrifici, il miglior equilibrio tra le ragioni dell'economia e quelle del lavoro".    

In ogni caso il consigliere per il lavoro, Gianfranco Simoncini domani mattina incontrerà a Firenze i rappresentanti delle organizzazioni sindacali del settore.

Rossi nel Mugello: “Né Disneyland né Gardaland: la Toscana è Cafaggiolo”

CAFAGGIOLO (Barberino del Mugello, FI) - "Né Disneyland, né Gardaland, con tutto il rispetto per Parigi e la Lombardia. Sono come questa di Cafaggiolo le strutture che si devono fare in Toscana per attrarre i turisti. Altrimenti, che Toscana siamo"?

È quanto ha affermato il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, nel corso del suo intervento dopo la presentazione del progetto di recupero della villa Medicea di Cafaggiolo, al centro della tenuta di 385 ettari situata a cavallo tra i comuni di Barberino del Mugello e Scarperia - San Piero, in provincia di Firenze.

L'occasione è stata l'illustrazione del Piano di tutela e valorizzazione della tenuta medicea, che dal 2013 é patrimonio dell'Unesco insieme a tutte le ville e ai giardini medicei della Toscana.

Acquistati dieci anni fa dalla famiglia argentina dei Lowenstein 255 ettari di terreni boschivi e i 130 di seminativi, sono oggi protagonisti di un ambizioso piano di recupero che coinvolge in primo luogo il castello, eretto tra il 1443 e il 1451 su disegno di Michelozzo, e poi le 14 unità poderali che fanno parte della tenuta.

Nel giro di 2 anni e mezzo dovrebbero sorgere qui, grazie ad un investimento da 170 milioni di euro, 356 suites, quattordici ristoranti, 12 bar e poi campi da polo, calcio, equitazione, 30 chilometri di percorsi naturalistici, tre Spa, due musei e poi laghetti, piscine e altro, destinati ad incontrare i favori di un turismo internazionale di fascia alta e altissima, ma anche a creare fino a 3.000 posti di lavoro, tra diretti ed indotto.

"É un investimento - ha aggiunto il presidente Rossi - di qualità, uno standard a cui la Toscana guarda con molta attenzione. Il Mugello ha poi estremo bisogno di una robusta crescita occupazionale, per cui la Regione giocherà volentieri, quando necessario, un ruolo di coordinamento e intanto ha finanziato la progettazione della nuova strada".

Il progetto comprende infatti la dismissione di un tratto di circa due chilometri della regionale 65, la Bolognese, che diventerà una viabilità interna alla tenuta, mentre la nuova regionale correrà all'esterno, in riva sinistra della Sieve.

Complessivamente sarà un progetto, come hanno ben spiegato i proprietari Alfredo e Diana Lowenstein, argentini residenti a Lugano ma innamorati del Mugello, "che preserverà l'integrità della tenuta, recuperando la viabilità storica e proponendo un'offerta turistica esperienziale riportando all'antico splendore una tenuta storica".

Sono 100.000 gli euro messi a disposizione dalla Regione per la progettazione. L'intento del presidente Rossi è quello di arrivare entro fine anno a rilasciare le autorizzazioni necessarie ad iniziare i lavori, per i quali la Regione aveva già stanziato 9 milioni di euro. Adesso attende di sapere con quanto dovrà contribuire alla loro realizzazione.

Dopo aver ringraziato la famiglia Lowenstain per la sua "determinazione, pazienza e capacità di ascolto", Rossi ha parlato di un progetto che è  "una sfida positiva per dare risposte a tanta bellezza, al lavoro dei nostri padri e alla nostra storia, avendo rispetto per noi stessi", senza peraltro non aver mancato di ricordare come "stavolta siamo riusciti a mettere d'accordo anche i comitati".

Rossi candida la Toscana come Regione pilota per la nuova PAC

LUCCA - "Con modestia vorremmo candidarci come Regione pilota nell'Unione europea per una eventuale fase di prova della nuova politica agricola comunitaria. Noi sosteniamo con convinzione l'opzione tre, quella che propone una programmazione della Pac in funzione dei bisogni dei territori, una scelta che darebbe alle Regioni la possibilità di programmare in base alle reali esigenze individuate, sostenendo lo sviluppo delle piccole e medie imprese rurali, ponendo l'accento sugli incentivi in materia di cambiamenti climatici, di servizi per l'ambiente e di accesso all'innovazione e quindi di prosperità delle aree rurali". È questo il punto centrale dell'intervento conclusivo del presidente della Toscana, Enrico Rossi, alla Conferenza regionale sull'agricoltura, che si appena conclusa al Real Collegio di Lucca.

Rossi ha chiesto poi al commissario europeo Phil Hogan, presente in sala, che l'Europa ponga tra gli elementi obbligatori per ricevere gli aiuti europei "una regola precisa a tutela del lavoro, sia per evitare un dumping eccessivo e che fenomeni di illegalità e lavoro nero penetrino dentro la parte sana del mondo agricolo e che questa sia minacciata da chi sano non è.  L'imprenditoria che rispetta le regole deve invece essere tutelata".

Il presidente si è detto poi convinto che la tutela del lavoro e della qualità dei prodotti sia la scommessa per mantenere un'Europa prospera e per costruire quella del futuro. Da scartare invece il modello Walmart, la multinazionale Usa del commercio al dettaglio, che si basa su bassi salari, precariato e bassa qualità dei prodotti: "quel mondo non è il nostro", ha detto Rossi, "è un mondo che fa regredire, mentre noi abbiamo bisogno di un'Europa che scommette con determinazione sulla qualità del lavoro e dei prodotti, sul benessere di questo settore e sulla sua crescita, che conduce una politica coraggiosa in grado di battere i protezionismi e che non è spaventata dal confronto con il mondo".

Rossi ha poi aggiunto che occorre uscire dall'ubriacatura della finanzia, quella che due anni fa ha fatto così abbassare il prezzo del grano da rendere non più remunerativo coltivarlo.

"Per questo - ha concluso Enrico Rossi - dal nuovo settenato ci aspettiamo più risorse, difesa del lavoro, delle produzioni, della qualità. Vogliamo lavorare insieme per raggiungere con l'Unione europea un quadro finanziario pluriennale post 2020 ambizioso e adeguato alle sfide e soprattutto a quella più difficile, l'internazionalizzazione, per sfidare la dimensione mondiale dei mercati anche attraverso piattaforme logistiche di livello europeo,  senza le quali i produttori più piccoli sono i più penalizzati".

Infine il presidente ha affermato che occorre incentivare le forme di aggregazione tra gli imprenditori agricoli, per favorire la cooperazione e con questa la ricerca e la digitalizzazione, un aspetto su cui la Toscana ha investito molto, così come ha ridotto la burocrazia passando da 400 a poche decine di assi di finanziamento.