Bekaert, incontro al Ministero. Rossi: “C’è un ipotesi di lavoro, ma manca ancora il decreto”

ROMA - Un passo in avanti c'è stato, ma il testo promesso dal governo, quello che permetterebbe di reintrodurre la cassa integrazione per cessazione, ancora manca. E rimane la spada di Damocle del 3 ottobre. Riunione interlocutoria dunque stamani a Roma al Ministero dello sviluppo economico sulla Bekaert di Figline e Incisa Valdarno, dove da luglio tutti e 318 i lavoratori dello stabilimento che produce filo d'acciaio per pneumatici rischiano di essere licenziati dopo che la multinazionale belga, proprietaria dalla fabbrica e lì solo da un paio di anni (ma lo stabilimento ha una storia lunga sessanta anni), ha deciso improvvisamente di chiudere e delocalizzare le produzioni.

"C'è un'ipotesi di lavoro, da concretizzare ma percorribile – spiega il presidente della Toscana Enrico Rossi, che ha partecipato all'incontro oggi tra sindacati e azienda - . Aspettiamo però ancora il decreto, che chiaramente è una questione dirimente perché permetterebbe di garantire la cassa integrazione ai dipendenti. Il ministero ha ribadito l'impegno ad approvarlo velocemente, ma ancora non c'è". E il decreto dovrà arrivare prima del 3 ottobre, termine entro cui potrebbero scattare i licenziamenti e su cui l'azienda non è disponibile a nessuna ulteriore proroga se non interverrà prima un accordo.

Gli scenari su cui si lavora sono due: reindustrializzazione e ricollocazione, magari tutti e due insieme. Si cercano e già ci sono stati contatti preliminari con alcuni possibili compratori. Ci sono incentivi che l'azienda è disponibile a mettere in campo per l'esodo o verso chi comprerà o sarà disposto a riassumere. C'è un'apertura dell'azienda, che era stata richiesta dalla Regione e dalle altre istituzioni, a valutare adesso la vendita anche a possibili concorrenti, sia pur solo nel campo del filo tubi. Un passo sicuramente in avanti. Si sta considerando anche la possibilità di dividere il sito in più insediamenti. Ma il decreto per l'appunto che sta in cima a tutto e che dovrà stabilire le modalità di accesso dei lavoratori alla cassa integrazione per cessazione – non più prevista dalle norme oggi in vigore – ancora non c'è e non è stato pubblicato, nonostante che esponenti dell'ufficio di gabinetto del ministro allo sviluppo economico, al tavolo anche loro stamani, ribadiscano che ci sarà.

"Da parte della Regione ci sono porte aperte ad ogni tentativo di reindustrializzazione in sito – sottolinea il presidente della Toscana Enrico Rossi - Siamo pronti a mettere in campo tutti gli strumenti e le risorse a disposizione. Siamo favorevoli anche alla ripartizione dello stabilimento in più aree produttive. Non ugualmente favorevoli ci trova una mera politica di ricollocamento".

Sulla stessa lunghezza d'onda del presidente toscano è la sindaca di Figline Incisa Valdarno, Giulia Mugnai. C'era anche lei oggi a Roma e c'erano, assieme ai sindacati, anche tanti lavoratori, giù in strada con le loro magliette amaranto e quel numero, 318 (ovvero i lavoratori a rischio di licenziamento), stampato ben in evidenza sul davanti. Erano lì prima ancora dell'inizio della riunione, a rivendicare una soluzione e la concessione della cassa integrazione da settimane promessa. Sono rimasti fuori del portone d'ingresso del ministero per tutta la durata dell'incontro, un paio di ore. Il riverbero dei megafoni arrivava fino al quinto pianto di via Molise, dove era in corso la riunione. E si sono trattenuti anche dopo, per capire dai rappresentanti sindacali quali e se c'erano stati passi in avanti, in una storia di delocalizzazione simile a molte altre ma anche diversa, "per il modo in cui si è deciso di operarla – chiosa il presidente Rossi – senza alcun rispetto per gli operai, la storia della fabbrica e il paese che la ospita".

 

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