Bugli: “Cooperazione e accoglienza devono andare di pari passo”

FIRENZE - Più sussidiarietà, ovvero valorizzare i territori e i percorsi dal basso: parlandosi e coordinandosi, per evitare inutile doppioni. E poi definire meglio il ruolo delle Regioni, valutazioni precise sull'impatto delle politiche messe in atto (anche a distanza di anni), creazione di reti e apertura a nuovi settori capaci di apportare conoscenze e tecnologie all'avanguardia. Si parlava di cooperazione stamani all'istituto agronomico di Firenze, sede fiorentina dell'agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo. Si parlava in particolare del ruolo dei territori e l'assessore alla presidenza della Toscana Vittorio Bugli ha approfittato della presenza del vice ministro Mario Giro per richiamare l'attenzione su quegli aspetti che potrebbero trovare accoglienza nei documenti di programmazione del ministero e nell'azione concreta quotidiana.

"Regioni e autorità locali – dice Bugli - possono dare un contributo importante alla cooperazione internazionale. Le loro competenze e conoscenze risultano più che mai necessarie nell'attuale difficile momento, per l'esperienza che hanno nel gestire servizi e insegnare a gestirli, per l'attenzione alle indicazioni che arrivano dal basso e la capacità di mobilitazione".

"E' in fondo quello – aggiunge – che la Toscana ha fatto in questi anni, concentrando la propria attenzione nell'area del Mediterraneo che, dopo conflitti e migrazioni, è diventato un ambito ancor più strategico e prioritario.

"Oggi la vera sfida è il terrorismo – sottolinea -, e fare cooperazione vuol dire contrapporsi al terrore. Dieci anni fa non era così. Dobbiamo lavorare in quei territori sperimentando forme innovative di cooperazione decentrata". Così dal 2011 la Toscana ha aiutato Tunisia e Libano nel rafforzare percorsi democratici e di decentramento. Per la cooperazione la giunta ha impegnato duecentomila euro proprio nei giorni scorsi, da spendere nel 2016.

"Abbiamo dato il nostro aiuto – racconta Bugli – a processi di scambio e dialogo, abbiamo lavorato sullo sviluppo locale e con le associazioni giovanili e le università per fare crescere i talenti più giovani e costruire in quei paesi una classe dirigente che mancava. Li abbiamo affiancati nella costruzione di adeguati servizi pubblici e sanitari. Abbiamo insomma fatto quello che meglio sappiamo fare, in Africa, in Libano e in Palestina, convinti da sempre del nesso che esiste tra accoglienza e cooperazione".

L'una è legata all'altra, oggi più di ieri, e tutto e due tendono allo stesso obiettivo: garantire ad ogni essere vivente i suoi diritti fondamentali.

Annuisce su questo il vice ministro agli esteri Mario Giro. "La cooperazione – dice – non è un lusso per anime belle ma l'unica strada per vivere con gli altri. Ne dobbiamo parlare con i cittadini e fare il giro delle scuole: è una battaglia anzitutto culturale e non è sufficiente aumentare i fondi o fare più progetti". "Internazionalizzazione delle imprese e cultura - aggiunge poi – sono parte della cooperazione, che è un po' come un tridente".

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