Caporalato e lavoro nero. Rossi: “La Regione in prima linea per contrastarli”

FIRENZE - "L'inchiesta e gli arresti  operati ieri dalla Procura di Prato sono l'occasione per fare il punto sulle azioni intraprese dalla Regione Toscana per contrastare il caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori e per porre attenzione all'abnorme diffusione dei voucher lavoro", così il presidente Enrico Rossi, che entra poi nel merito delle decisioni della giunta regionale.

"Come Regione, - prosegue Rossi - abbiamo deciso di escludere dai bandi per i contributi provenienti dai fondi FEASR e dal Programma di Sviluppo Rurale (PSR) tutti i soggetti condannati in via definitiva per sfruttamento del lavoro minorile, nero e sommerso. Ho chiesto inoltre ufficialmente a Bruxelles che questa condizione sia inserita nei regolamenti europei, dove ogni segmento dell'ecosistema è normato con rigide prescrizioni: dalla compatibilità ambientale al benessere animale, eccetto il rispetto dei diritti dei lavoratori e la tutela dallo sfruttamento dell'uomo sull'uomo".

Nelle prossime settimane la giunta regionale amplierà l'esclusione anche a chi è indagato - come nel caso di Prato - o ha ricevuto una condanna non ancora definitiva: "Con un nuovo atto di giunta subordineremo le liquidazioni dei fondi richiesti a una verifica delle pendenze giudiziarie da parte delle Procure dei e sospenderemo i contributi non solo ai beneficiari del FEASR e del PSR, ma anche a quelli degli altri fondi".

La piaga del caporalato richiama anche la vorticosa diffusione dei voucher per il pagamento dei lavoratori in edilizia e agricoltura. "Pochi giorni fa - ricorda il presidente Rossi - l'Inps ha diffuso cifre inquietanti: dal 2008 ad oggi sono stati venduti 347 milioni di buoni, di cui 115 milioni nel solo 2015 e ben 70 milioni solo nei primi sei mesi del 2016. Lo scorso anno con questo sistema sono state retribuite 1 milione e 380 mila persone con un aumento di 800 mila unità. La massa dei precari pagati con i voucher è più che raddoppiata. Il reddito medio dichiarato è di 500 euro all'anno".

I buoni furono introdotti in Italia nel 2003 sul modello degli 'small jobs' (lavoretti di studenti e pensionati). Gradualmente coi ministri Sacconi, Fornero e con il jobs act essi sono stati estesi a tutti i tipi di attività non regolate dai contratti, compreso quello agricolo.

"Nonostante l'enormità -  conclude Rossi - si tratta a ben vedere solo della punta di un iceberg che resta sommerso e invisibile. Questa piaga dimostra che il sistema piuttosto che evolvere verso il meglio, procede verso il basso e il minor costo, con evidenti danni per tutti".

I commenti sono chiusi