Carcere Pisa: detenuto si suicida, scoppia protesta

Carcere Pisa: detenuto si suicida, scoppia protesta

Nella notte un tunisino si è impiccato nel carcere ‘Don Bosco’ di Pisa, scatenando poi la protesta da parte di altri detenuti.

Il detenuto, un 21enne immigato, si è tolto la vita durante la notte, dopo dopo l’una, impiccandosi con un lenzuolo.

E’ poi scoppiata la protesta nel carcere di Pisa, sempre nella notte, ed è durata circa tre ore: dall’ 1,45 alle 4.30 circa.

A quanto si apprende sono stati lanciati oggetti, suppellettili, ed è anche stato dato fuoco ad alcune lenzuola e cuscini, rendendo necessario l’intervento con estintori, dopo il quale le fiamme sono state subito fermate.

All’interno del carcere sono intervenuti solo gli agenti della polizia penitenziaria, mentre le altre forze dell’ordine, arrivate in aiuto, sono rimaste fuori dall’istituto.

Il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria Spp, Aldo Di Giacomo, commenta: “la rivolta dei detenuti del carcere di Pisa segna un punto di non ritorno per istituzioni, governo in primo luogo e politica”.

“Quando per contenere la guerra scatenata dai detenuti, perché di questo si tratta, una vera e propria guerra contro tutto e tutti, è costretta ad intervenire nell’istituto penitenziario polizia in tenuta anti sommossa esautorando il personale di polizia penitenziaria. E’ difficile persino trovare le parole per commentare. La situazione, per responsabilità della politica, è ormai diventata ingestibile e il personale di polizia penitenziaria – conclude il sindacalista – è abbandonato al suo destino”.

Il diretto del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Santi Consolo, è andato appositamente a Pisa. Quando è arrivato nel carcere la protesta era già rientrata, ma il capo del Dap ha ritenuto comunque importante andare a verificare di persona quanto accaduto.

Angelo Urso, Segretario Generale della Uilpa Polizia Penitenziaria, commenta la protesta in carcere: “fin troppo facile, ora, dire che l’avevamo previsto e preferisco sottrarmi al gioco delle profezie. Certo, però, che se non profetici i vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e persino il Ministro Orlando avrebbero potuto e dovuto prevedere e prevenire gran parte delle più gravi criticità che stanno continuando a interessare le carceri nostrane”.

“Più o meno contestualmente – prosegue il leader della Uilpa PP – disordini si sono verificati anche presso il carcere di Viterbo, dove un Poliziotto penitenziario aggredito da un detenuto è dovuto ricorrere al soccorso del 118 e non si conosce ancora l’entità dei traumi riportati”.

“E’ del tutto evidente – dice Urso – come la situazione sia fuori controllo, al di là dei facili proclami, e il vertice dipartimentale non sia più in grado – qualora lo fosse mai stato – di gestirla. Tutte le Organizzazioni Sindacali rappresentative della Poliziapenitenziaria, del resto, già da luglio scorso hanno interrotto le trattative con il Dap non riconoscendogli di fatto alcuna capacità relazionale in funzione della gestione operativa delle carceri. Non si possono escludere, a questo punto, clamorose iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e protesta pure in concomitanza con le celebrazioni del Bicentenario del Corpo di polizia penitenziaria che prevedono anche la presenza autorevole del Presidente della Repubblica”.

“A questo punto – conclude Urso – mi sembra imprescindibile: o l’attuale dirigenza del Dap inverte la rotta e assume provvedimenti tangibili ed efficaci o deve essere avvicendata perché incapace di adempiere al ruolo che la collettività gli affida, specie in un momento in cui incombe pesantemente anche la minaccia terroristica”.

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