Processo strage Rapido 904: Riforma Orlando rischia ingolfamento

Processo strage Rapido 904: Riforma Orlando rischia ingolfamento

Le modifiche apportate dalla riforma Orlando sul processo penale rischiano di produrre numerose problematiche, soprattutto relative all’ingolfamento che si verrebbe a creare nei processi, come quello per la strage del Rapido 904.

Infatti, la riforma Orlando prevede che in caso di appello del pm contro una sentenza di proscioglimento, il giudice debba disporre una nuova istruttoria dibattimentale, rischiando di  produrre “sostanziose problematiche per l’inevitabile ingolfamento dei processi a rito abbreviato, in un sistema, quale quello italiano, che già vede la fase d’appello costituire un imbuto nella formazione dell’arretrato”. E’ quanto si legge in un articolo pubblicato su “Questioni Giustizia”, la rivista di Magistratura Democratica, in merito alle disposizioni introdotte dalla riforma Orlando nell’articolo 603 del codice di procedura penale con il comma 3 bis. Modifiche che in questi giorni hanno fatto molto discutere per i riflessi sul processo per la strage del rapido 904, che vede imputato Totò Riina come mandante.
L’articolo, firmato da Paola Perrone, già Presidente di Sezione della Corte d’appello di Torino, non rappresenta la posizione ufficiale di Md, ma è stato pubblicato oggi sulla
rivista dell’associazione che ospita interventi e spunti di confronto sui temi della giustizia. Titolo dell’articolo: “Il nuovo 603.3bis cpp: la rinnovazione obbligatoria dell’istruzione
nell’appello in pejus. Brevi osservazioni (critiche)”.
L’articolo passa prima in rassegna la genesi della riforma e i vari passaggi che l’hanno preceduta e accompagnata. Vengono infatti citati e riassunti i contenuti di numerose sentenze della Cassazione che hanno fissato i principi che ispirano l’intervento normativo. Quindi individua una serie di ‘nodi’ tecnici.
Innanzitutto rileva come la riforma dell’art. 603 “nulla dice a proposito delle sentenze assolutorie impugnate dalla sola parte civile”. E a questo punto sorge una domanda:
“Si potrà porre una questione di incostituzionalità per irragionevolezza?”.
Anche perché si determina una “totale asimmetria” “fra le parti del processo: alla difesa viene accordata una ulteriore facoltà di contro esaminare i testi a carico, che non è prevista
per il pm in caso di appello della difesa avverso una sentenza di condanna”. Ma il rischio maggiore è l’ingolfamento dei processi a rito abbreviato.
“Una soluzione – conclude Perrone – in realtà ci sarebbe, ed è stata individuata dalle stesse Sezioni unite della Cassazione nella sentenza n. 27620 del 2016: una completa rivisitazione del sistema delle impugnazioni. Se si afferma che è solo il giudice che raccoglie direttamente le prove quello che ha l’autorevolezza per emettere sentenze, è giocoforza pensare ad una totale abolizione dell’appello”.
Il ministero della Giustizia afferma in una nota in merito alle discussioni nate sulle problematiche del processo sulla strage del Rapido 904: “i lavori della Commissione ministeriale e i lavori parlamentari che hanno portato alla modifica dell’articolo 603 del Codice di procedura penale, univocamente vanno nel senso del recepimento dei già consolidati orientamenti della Corte europea e della Corte di Cassazione dai quali discende l’obbligo, in caso di appello del Pubblico Ministero, di rinnovare soltanto le prove dichiarative controverse”.
“Una diversa interpretazione – aggiunge il ministero – è rimessa alla discrezionalità e responsabilità dell’autorità giudiziaria che la assume”.

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