Alfano, “liberato in Nigeria don Maurizio Pallù”

Alfano, “liberato in Nigeria don Maurizio Pallù”

Don Pallù: “In un anno rapito 2 volte, ma voglio stare Nigeria. Siamo stati presi in 3; avuto attimi paura, ma vicinanza Maria”.

Il sacerdote italiano rapito in Nigeria, don Maurizio Pallù, è stato liberato. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Angelino Alfano a Radio Capital.
“Il 12 ottobre siamo stati prelevati sulla strada, sono venuti fuori sparando e poi ci hanno portato nella foresta. Eravamo tre, era un banda di rapitori, abbiamo camminato abbastanza verso un luogo solitario e poi siamo stati lì, loro avevano poco da mangiare, ci davano quello che avevano, siamo andati avanti, abbiamo bevuto l’acqua del torrente, un’acqua marroncina… comunque siamo in vita”, racconta don Pallù all’emittente pontificia.
Alla domanda su come sta ora, il prete replica: ‘Bene, contentissimo! Il Signore è risorto, mi ha accompagnato, ho avuto attimi di paura ma devo dire ho sentito molto l’assistenza dei santi, della Vergine Maria, di Carmen Hernandez (iniziatrice del Cammino neocatecumenale – ndr)… Noi abbiamo affidato la nostra missione in Nigeria alla Vergine Maria, al Sacro Cuore di Gesù, al Cuore Immacolato di Maria, a San Daniele Comboni e San Giovanni Paolo II.. quindi è una squadra di ferro!”.
“Infatti – prosegue -, è la seconda volta che mi rapiscono in un anno, non è la prima; questa è stata piu’ difficile della prima volta, ma ho visto i miracoli che il Signore ha fatto, proprio grandi miracoli che il Signore ha fatto per tenerci in vita. Significa che il Signore ha un piano grosso su questo Paese perché il demonio sta attaccando con grande forza per distruggere l’opera di Dio in questa nazione”.
“In un anno sono stato rapito due volte ma io sono convinto che Dio distruggerà l’opera del demonio. Un’altra cosa importante da sottolineare è questa: i due rapimenti sono avvenuti tutti e due nella festa della Madonna di Fatima, il 13 ottobre – dice ancora -. L’anno scorso siamo stati rapiti il 13 ottobre e attraverso un miracolo della Madonna siamo stati rilasciati dopo un’ora e mezza. Quest’anno siamo stati rapiti il 12 ottobre, la vigilia della festa del miracolo del sole a Fatima. Infatti stavo andando a Benin City dove i vescovi della Nigeria hanno celebrato la riconsacrazione della Nigeria alla Vergine Maria e volevo essere presente lì il 13 ottobre per questa grande Eucaristia e invece il 13 ottobre l’ho passato nella foresta e ho ricevuto un segno dell’attenzione materna di Maria e poi la domenica ho ricevuto la conferma che la Madonna e tutti i santi ci avrebbero tirato fuori da questa situazione. Non molliamo!”.
Il prete sottolinea che ora è sulla strada di ritorno verso Abuja e specifica che “mi hanno detto di rientrare in Italia. Io vorrei restare qui perché il demonio lo si sconfigge stando qui”, il demonio è codardo, vuole metterci paura ma ha scelto la strada sbagliata perché siamo poveri uomini che abbiamo paura ma siamo sostenuti dalla grazia di Dio. E lui sta tenendo schiave milioni di persone qui con la menzogna, con la codardia e con la corruzione e quando mi permetteranno di tornare ritornerò qui ben contento e offrire la mia povera persona per l’evangelizzazione della Nigeria”.
Sulla liberazione si esprime soddisfatto l’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori: “Mi rallegro e sono sollevato per la notizia della liberazione di don Pallù per cui abbiamo molto pregato. Ringraziamo il Signore per aver protetto questo suo figlio, prete neocatecumenale in missione, che come tantissimi sacerdoti missionari nel mondo – aggiunge il cardinale – sta spendendo la propria vita a fianco degli ultimi”.

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Alfano, “liberato in Nigeria don Maurizio Pallù”

Alfano, “liberato in Nigeria don Maurizio Pallù”

Don Pallù: “In un anno rapito 2 volte, ma voglio stare Nigeria. Siamo stati presi in 3; avuto attimi paura, ma vicinanza Maria”.

Il sacerdote italiano rapito in Nigeria, don Maurizio Pallù, è stato liberato. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Angelino Alfano a Radio Capital.
“Il 12 ottobre siamo stati prelevati sulla strada, sono venuti fuori sparando e poi ci hanno portato nella foresta. Eravamo tre, era un banda di rapitori, abbiamo camminato abbastanza verso un luogo solitario e poi siamo stati lì, loro avevano poco da mangiare, ci davano quello che avevano, siamo andati avanti, abbiamo bevuto l’acqua del torrente, un’acqua marroncina… comunque siamo in vita”, racconta don Pallù all’emittente pontificia.
Alla domanda su come sta ora, il prete replica: ‘Bene, contentissimo! Il Signore è risorto, mi ha accompagnato, ho avuto attimi di paura ma devo dire ho sentito molto l’assistenza dei santi, della Vergine Maria, di Carmen Hernandez (iniziatrice del Cammino neocatecumenale – ndr)… Noi abbiamo affidato la nostra missione in Nigeria alla Vergine Maria, al Sacro Cuore di Gesù, al Cuore Immacolato di Maria, a San Daniele Comboni e San Giovanni Paolo II.. quindi è una squadra di ferro!”.
“Infatti – prosegue -, è la seconda volta che mi rapiscono in un anno, non è la prima; questa è stata piu’ difficile della prima volta, ma ho visto i miracoli che il Signore ha fatto, proprio grandi miracoli che il Signore ha fatto per tenerci in vita. Significa che il Signore ha un piano grosso su questo Paese perché il demonio sta attaccando con grande forza per distruggere l’opera di Dio in questa nazione”.
“In un anno sono stato rapito due volte ma io sono convinto che Dio distruggerà l’opera del demonio. Un’altra cosa importante da sottolineare è questa: i due rapimenti sono avvenuti tutti e due nella festa della Madonna di Fatima, il 13 ottobre – dice ancora -. L’anno scorso siamo stati rapiti il 13 ottobre e attraverso un miracolo della Madonna siamo stati rilasciati dopo un’ora e mezza. Quest’anno siamo stati rapiti il 12 ottobre, la vigilia della festa del miracolo del sole a Fatima. Infatti stavo andando a Benin City dove i vescovi della Nigeria hanno celebrato la riconsacrazione della Nigeria alla Vergine Maria e volevo essere presente lì il 13 ottobre per questa grande Eucaristia e invece il 13 ottobre l’ho passato nella foresta e ho ricevuto un segno dell’attenzione materna di Maria e poi la domenica ho ricevuto la conferma che la Madonna e tutti i santi ci avrebbero tirato fuori da questa situazione. Non molliamo!”.
Il prete sottolinea che ora è sulla strada di ritorno verso Abuja e specifica che “mi hanno detto di rientrare in Italia. Io vorrei restare qui perché il demonio lo si sconfigge stando qui”, il demonio è codardo, vuole metterci paura ma ha scelto la strada sbagliata perché siamo poveri uomini che abbiamo paura ma siamo sostenuti dalla grazia di Dio. E lui sta tenendo schiave milioni di persone qui con la menzogna, con la codardia e con la corruzione e quando mi permetteranno di tornare ritornerò qui ben contento e offrire la mia povera persona per l’evangelizzazione della Nigeria”.
Sulla liberazione si esprime soddisfatto l’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori: “Mi rallegro e sono sollevato per la notizia della liberazione di don Pallù per cui abbiamo molto pregato. Ringraziamo il Signore per aver protetto questo suo figlio, prete neocatecumenale in missione, che come tantissimi sacerdoti missionari nel mondo – aggiunge il cardinale – sta spendendo la propria vita a fianco degli ultimi”.

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Alfano, “liberato in Nigeria don Maurizio Pallù”

Don Pallù: “In un anno rapito 2 volte, ma voglio stare Nigeria. Siamo stati presi in 3; avuto attimi paura, ma vicinanza Maria”.

Il sacerdote italiano rapito in Nigeria, don Maurizio Pallù, è stato liberato. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Angelino Alfano a Radio Capital.
“Il 12 ottobre siamo stati prelevati sulla strada, sono venuti fuori sparando e poi ci hanno portato nella foresta. Eravamo tre, era un banda di rapitori, abbiamo camminato abbastanza verso un luogo solitario e poi siamo stati lì, loro avevano poco da mangiare, ci davano quello che avevano, siamo andati avanti, abbiamo bevuto l’acqua del torrente, un’acqua marroncina… comunque siamo in vita”, racconta don Pallù all’emittente pontificia.
Alla domanda su come sta ora, il prete replica: ‘Bene, contentissimo! Il Signore è risorto, mi ha accompagnato, ho avuto attimi di paura ma devo dire ho sentito molto l’assistenza dei santi, della Vergine Maria, di Carmen Hernandez (iniziatrice del Cammino neocatecumenale – ndr)… Noi abbiamo affidato la nostra missione in Nigeria alla Vergine Maria, al Sacro Cuore di Gesù, al Cuore Immacolato di Maria, a San Daniele Comboni e San Giovanni Paolo II.. quindi è una squadra di ferro!”.
“Infatti – prosegue -, è la seconda volta che mi rapiscono in un anno, non è la prima; questa è stata piu’ difficile della prima volta, ma ho visto i miracoli che il Signore ha fatto, proprio grandi miracoli che il Signore ha fatto per tenerci in vita. Significa che il Signore ha un piano grosso su questo Paese perché il demonio sta attaccando con grande forza per distruggere l’opera di Dio in questa nazione”.
“In un anno sono stato rapito due volte ma io sono convinto che Dio distruggerà l’opera del demonio. Un’altra cosa importante da sottolineare è questa: i due rapimenti sono avvenuti tutti e due nella festa della Madonna di Fatima, il 13 ottobre – dice ancora -. L’anno scorso siamo stati rapiti il 13 ottobre e attraverso un miracolo della Madonna siamo stati rilasciati dopo un’ora e mezza. Quest’anno siamo stati rapiti il 12 ottobre, la vigilia della festa del miracolo del sole a Fatima. Infatti stavo andando a Benin City dove i vescovi della Nigeria hanno celebrato la riconsacrazione della Nigeria alla Vergine Maria e volevo essere presente lì il 13 ottobre per questa grande Eucaristia e invece il 13 ottobre l’ho passato nella foresta e ho ricevuto un segno dell’attenzione materna di Maria e poi la domenica ho ricevuto la conferma che la Madonna e tutti i santi ci avrebbero tirato fuori da questa situazione. Non molliamo!”.
Il prete sottolinea che ora è sulla strada di ritorno verso Abuja e specifica che “mi hanno detto di rientrare in Italia. Io vorrei restare qui perché il demonio lo si sconfigge stando qui”, il demonio è codardo, vuole metterci paura ma ha scelto la strada sbagliata perché siamo poveri uomini che abbiamo paura ma siamo sostenuti dalla grazia di Dio. E lui sta tenendo schiave milioni di persone qui con la menzogna, con la codardia e con la corruzione e quando mi permetteranno di tornare ritornerò qui ben contento e offrire la mia povera persona per l’evangelizzazione della Nigeria”.
Sulla liberazione si esprime soddisfatto l’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori: “Mi rallegro e sono sollevato per la notizia della liberazione di don Pallù per cui abbiamo molto pregato. Ringraziamo il Signore per aver protetto questo suo figlio, prete neocatecumenale in missione, che come tantissimi sacerdoti missionari nel mondo – aggiunge il cardinale – sta spendendo la propria vita a fianco degli ultimi”.

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Niccolò, Alfano: punire responsabili. Scarcerazione ha suscitato perplessità ed inquietudine

Niccolò, Alfano: punire responsabili. Scarcerazione ha suscitato perplessità ed inquietudine

Il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha avuto oggi un colloquio telefonico con l’omologo spagnolo Alfonso Dastis per sensibilizzarlo in merito alla tragedia di Niccolò Ciatti.

“L’Italia è profondamente addolorata e sgomenta per quello che è accaduto a Lloret de Mar”, ha detto Alfano. Nel pieno rispetto dell’indipendenza della magistratura spagnola,  il ministro ha chiesto a Dastis di fare il possibile perché tutti i responsabili del delitto siano presto giudicati e condannati: “La scarcerazione di due dei tre ceceni inizialmente arrestati ha suscitato perplessità e inquietudine nell’opinione pubblica italiana”.

“L’Italia è profondamente addolorata e sgomenta per quello che è accaduto a Lloret de Mar, dove il giovane Niccolò Ciatti è stato vittima di un efferato omicidio perpetrato la scorsa settimana da tre ceceni” ha detto il ministro Alfano al collega spagnolo, secondo quanto riferisce un comunicato della Farnesina.
Alfano, al corrente della conclusione dell’autopsia sul corpo del giovane italiano, ha chiesto all’omologo spagnolo di far accelerare le procedure per il rimpatrio della salma di Niccolò a Scandicci, dove i familiari e i concittadini intendono rendergli l’ultimo saluto.
Nel pieno rispetto dell’indipendenza della magistratura spagnola – prosegue la nota – Alfano ha chiesto a Dastis di fare il possibile perché tutti i responsabili del delitto siano
presto giudicati e condannati. “Niccolò è stato aggredito senza alcuna ragione da tre uomini ed è stato colpito con furia mentre era già a terra. Per questa ragione, la notizia della scarcerazione di due dei tre ceceni inizialmente arrestati – ha aggiunto Alfano – ha suscitato perplessità e inquietudine nell’opinione pubblica italiana”.
Il ministro Dastis – fa sapere la Farnesina – si è impegnato a dare rapido seguito alle richieste del ministro Alfano. Alfano ha poi dato indicazioni all’Ambasciata d’Italia a
Madrid, al Consolato Generale d’Italia a Barcellona e alla Farnesina di continuare, come è stato fatto sin dai primi momenti dell’aggressione, a prestare massima assistenza alla
famiglia Ciatti e a seguire il caso da vicino in stretto  contatto con le Autorità spagnole.

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Omicidio Niccolò: Comune Lloret de Mar chiude discoteca

Omicidio Niccolò: Comune Lloret de Mar chiude discoteca

Il consiglio comunale di Lloret de Mar ha deciso la chiusura ‘in via cautelare’ della discoteca dove nella notte di sabato è stato ucciso Niccolò Ciatti, il 22enne toscano pestato a morte, per il cui omicidio sono stati arrrestati tre giovani di origine russa. E’ quanto si legge su El Pais.

I rappresentanti del Consiglio comunale, gli agenti del Mossos d’Esquadra, la polizia autonoma catalana, e i funzionari locali hanno compiuto un sopralluogo ieri mattina per verificare se il protocollo di sicurezza ha funzionato correttamente, al termine del quale è stata aperto un fascicolo, e decisa la chiusura ‘prudenziale’ del locale. Il consiglio comunale di costituirà parte civile.

Poco prima, a mezzogiorno, circa 200 persone si erano riunite in silenzio sul luogo dell’uccisione per ricordare il ragazzo ucciso e in segno di condanna per quanto accaduto.

“Il sindaco della città metropolitana di Firenze Dario Nardella ha parlato col ministro Angelino Alfano e io ho sentito la sottosegretaria Maria Elena Boschi, il Governo sta gestendo la cosa con l’ambasciata sia per il rimpatrio della salma che per chiedere indagini che facciano chiarezza sulla vicenda”. Così Sandro Fallani, sindaco di Scandicci (Firenze), comune alle porte del capoluogo toscano dove viveva Niccolò.

Quanto al rimpatrio della salma, che sarà possibile solo dopo il via libera delle autorità spagnole, “il Comune è pronto a fare tutti gli atti per agevolare le necessità di rito” ha spiegato Fallani. “Si tratta di una vicenda terribile- ha commentato ancora -, che ci ha toccato tutti”.

La scritta ”chiuso per grave lutto” e poi orchidee bianche e una foto di Niccolò: così si presenta  il banco di ortofrutta all’interno del mercato di San Lorenzo, a Firenze, dove lavorava il giovane. A sistemare i fiori, e una foto di Niccolò, è stato Giorgio, che gestisce il banco vicino: “Perché tutti lo possano ricordare” dice tra le lacrime.

“L’ho saputo stamani quando sono tornato a lavoro – racconta -, non ci volevo credere”.
Niccolò lavorava al banco di ortofrutta insieme alla zia: “Era un tipo tranquillo, rideva sempre e parlava con tutti, giocava con mia figlia” ricorda sempre Giorgio. “Era uno che sta
fuori dal casino, non sono cosa possa essere successo”. Che cosa sia davvero accaduto in quella discoteca di Lloret de Mar se lo chiedono tutti, al mercato di San Lorenzo.

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