PISA, “DA CAMP DARBY CARICO DI ARMI VERSO LA SIRIA”

Camp Darby

E’ quanto denuncia il ‘Comitato Territoriale di Resistenza alla Guerra': “l’11 e 12 giugno la nave Usa ‘Liberty Promise’ ha fatto scalo a Livorno per trasportare armi di Camp Darby verso Medioriente.”

“Ha fatto scalo a Livorno l’11 e 12 giugno, proveniente dagli Stati Uniti, la Liberty Promise”: una delle navi militarizzate del Pentagono addette al trasporto di armi lungo un circuito che collega i porti statunitensi a quelli mediterranei, mediorientali e asiatici” è quanto annunciato dal ‘Comitato Territoriale di Resistenza alla Guerra’. “La nave di tipo Ro/Ro” spiega il Comitato in un comunicato “lunga 200 metri, dotata di 12 ponti con una superficie totale di oltre 50000 mq, ha imbarcato a Livorno  un gosso carico di armi della base Usa di Camp Darby (scaricando probabilmente altre armi destinate alla stessa base).”

Un viaggio che avrebbe, poi, portato la ‘Liberty Promise’ ad attraversare il Canale di Suez “facendo scalo il 24-25 giugno ad Aqaba in Giordania e, il 27-28 giugno, a Gedda in Arabia Saudita”, qui la nave militare avrebbe scaricato armi destinate alle forze statunitensi e alleate impegnate nelle guerre in Siria, Iraq e Yemen. “La rotta della ‘Liberty Promise’ e di altre navi della  ‘Liberty Global Logistics’,  una delle compagnie statunitensi con oltre 60 grandi navi” aggiunge il comunicato “trasportano armi per conto del Pentagono”. Ed il  porto di Livorno, limitrofo alla base Usa di Camp Darby, sarebbe proprio “il principale scalo strategico nel Mediterraneo.”
Camp Darby Navi guerra Usa

Durante un altro viaggio, stavolta della nave a stelle e striscie ‘Liberty Passion’, “dopo aver fatto scalo a Livorno il 24 marzo,  aveva sbarcato il 7 aprile nel porto giordano di Aqaba 250 veicoli militari”, veicoli che, stando al Comitato, sarebbero destinati alle forze Usa e alleate operanti in Siria. “Che i blindati Usa in Siria, provengano proprio da Camp Darby ?” si chiede infine il Comitato.

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CAMP DARBY, MOZIONE SI’ TOSCANA CONTRO POTENZIAMENTO


 Camp Darby

La mozione di Fattori e Sarti (Sì Toscana a Sinistra) chiede la sospensione del potenziamento della base americana di Camp Darby: “La Toscana dica sì alla pace e alla conversione ad usi civili, ricerca e ambiente contro armi, guerre e pericoli per gli abitanti del nostro territori.”

Tommaso Fattori e Paolo Sarti, consiglieri regionali di Sì Toscana a Sinistra, già proponenti della mozione passata all’unanimità per il pieno rispetto del trattato di non proliferazione nucleare in cui si chiedeva che il governo degli Stati Uniti rimuovesse qualsiasi arma nucleare eventualmente presente sul territorio, hanno firmato una  mozione che chiede alla giunta regionale di contrastare qualsiasi ipotesi di potenziamento della base di Camp Darby, “affinchè venga revocata immediatamente la disponibilità e le autorizzazioni all’avvio dei lavori di implementazione di infrastrutture funzionali all’ uso militare dell’area”.

Si chiede anche al governo regionale di intraprendere, di concerto con le altre amministrazioni interessate, ogni azione politica “per raggiungere l`obiettivo storico dello smantellamento della base militare straniera di Camp Darby e della sua riconversione ad usi esclusivamente civili, nei modi e nei tempi che saranno resi necessari dal superamento di accordi nazionali e internazionali”.

“Ci troviamo davanti ad un progetto anticostituzionale” hanno detto i consiglieri in un comunicato stampa “dato che la Repubblica italiana ‘ripudia la guerra’, e antistorico, perchè la seconda guerra mondiale è finita da 70 anni e malgrado ciò continuiamo ad avere una parte del nostro territorio occupata da una base militare straniera. Invece di essere smantellata, ecco che adesso la base militare di Camp Darby ottiene l’autorizzazione ad essere potenziata.” Le armi che transiteranno dalla base, hanno affermato, “saranno dirette verso presenti e futuri scenari di guerra. Ci chiedono di essere coprotagonisti delle guerre di Trump, noi dobbiamo rispondere con un progetto di pace e con la conversione ad usi civili della base”.

“Sono state avanzate nel corso del tempo varie ipotesi concrete e condivise per la conversione della base, come ad esempio la creazione di un polo di ricerca universitaria per l’ambiente e la pace e di un centro di educazione ambientale dotato di un campus per gli studenti” hanno continuato “il tutto accompagnato, nella zona boschiva, da un progetto di rinaturalizzazione del sottobosco, di riequilibrio della fauna, di conversione delle lame verso l’agricoltura biologica, con filiere agroalimentari corte.”

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