Mps, processo Alexandria: difese, nessun contratto nascosto, c’era tutto

Mps, processo Alexandria: difese, nessun contratto nascosto, c’era tutto

“Ispettori Bankitalia ebbero ogni documento utile”.

Gli ispettori di Bankitalia durante i loro accertamenti a Mps avevano a disposizione ogni documento utile a conoscere l’operazione di ristrutturazione del derivato Alexandria che la banca realizzò tramite Nomura; quindi non ci fu nessun occultamento di perdite e, di conseguenza, nemmeno ci fu il reato di ostacolo alla vigilanza. Questo, in sintesi, il punto convergente che ricorre nelle difese dell’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari, dell’ex dg Antonio Vigni e dell’ex responsabile area finanza della banca senese Gianluca Baldassarri, al processo di appello in corso a Firenze davanti alla terza sezione penale, presidente Maria Luisa Romagnoli.
L’accusa aveva ribadito, anche nella requisitoria del processo di appello all’udienza scorsa, che agli ispettori fu nascosto, tenendolo in una cassaforte, il “mandate agreement” ossia il contratto di incarico a Nomura per la ristrutturazione del derivato Alexandria. Ma i difensori hanno posto più volte l’accento sulla circostanza che gli ispettori della Vigilanza poterono visionare comunque gli atti del “Deed of Amendment”, contratto decisivo che rendeva operativi i rapporti fra Nomura e Mps e a cui fu dato seguito con le operazioni di ristrutturazione previste.
“Il mandate è un contratto preparatorio mentre il “deed of amendment”, che gli ispettori conobbero, è un atto esecutivo e gli fu data esecuzione, quindi nulla è stato nascosto dell’operazione con Nomura su Alexandria. La documentazione era tutta a disposizione della Vigilanza, gli ispettori ce l’avevano”, ha detto il professor Tullio Padovani, difensore di
Mussari, aggiungendo: “Viene da dire invece “Chi ha nascosto cosa in questo processo?” Abbiamo dovuto scoprire da noi che gli ispettori sapevano del Deed”.
Padovani nell’arringa ha anche negato qualsiasi occultamento sottolineando che il “mandate
agreement era tenuto in una cassaforte dentro la banca”.

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Banca Etruria, Bankitalia “non ha mai chiesto a Vicenza di acquisirla”

Banca Etruria, Bankitalia “non ha mai chiesto a Vicenza di acquisirla”

Al termine dell’udienza al tribunale di Arezzo oggi, il giudice ha fissato la data del 23 novembre per la decisione sui 2500 soggetti costituitisi parte civile

La Banca d’Italia non ha mai chiesto alla Popolare di Vicenza di acquisire delle banche e in particolare, Banca Etruria. Lo ha affermato il responsabile della vigilanza di Banca d’Italia Carmelo Barbagallo in audizione alla Commissione d’inchiesta, La Popolare vicentina, ha spiegato, aveva vagliato ipotesi di acquisizione “almeno di una dozzina di banche fra cui Popolare Spoleto, Cari Ferrara, Popolare Puglia e Basilicata, Popolare Marostica. Noi non consideravano Vicenza come polo aggregante e su Etruria idem, possiamo dimostrarlo anche con documenti”. Barbagallo ha ricordato come l’adivsor di Etruria Rotschild aveva individuato “27 soggetti fra cui anche Vicenza. Alla fine era rimasta solo lei che avanzò un’offerta”, “contestata dall’ispettore, nel rapporto, per via di irregolarità procedurale, ovvero si doveva avvisare il cda. Non si dice che la Vicenza non andasse bene anche perchè non era stata aperta alcuna pratica autorizzativa”.

In tutto questo, dovranno attendere il prossimo 23 novembre le 2.500 parti che hanno chiesto di costituirsi nell’ambito del processo che ha riunificato i filoni sul crac Etruria. Per questa data, infatti, il gup del tribunale di Arezzo Giampiero Borraccia ha aggiornato il procedimento, secondo un calendario già stabilito, al termine dell’udienza svoltasi stamani in tribunale ad Arezzo dalle 9 alle 12,30. Il giudice ha preso atto delle memorie presentate decidendo poi di aggiornare. Tra le richieste di costituzione di parte civile quelle del liquidatore di Banca Etruria Giuseppe Santoni (che ha già dato il via all’azione di responsabilità in sede civile a Roma) e dei comuni di Arezzo e Castiglion Fiorentino. Tra le parti civili, a fare la parte del leone Federconsumatori con 1.500 richieste. All’appuntamento di oggi erano presenti una decina di risparmiatori che hanno atteso nell’atrio del Palazzo di Giustizia.

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RAPPORTO BANKITALIA SU ECONOMIA TOSCANA: “CRESCITA MODERATA”

bankitalia chiantibanca firenze

“Siamo al terzo anno consecutivo di crescita del prodotto” ha dichiarato il rapporto di Bankitalia.”Imprese con più di 20 dipendenti con fatturato +1,3% e esportazioni a +0,6%, consumi aumentati.”

“In Toscana nel 2016 l’attività economica è cresciuta a un ritmo moderato, analogo a quello nazionale” così ha inizio il rapporto stilato oggi dalla Banca d’Italia sulle condizioni dell’economia toscana. Un rapporto positivo che parla “del terzo anno consecutivo di crescita del prodotto.” Una situazione che “ha beneficiato del consolidamento dei consumi e dell’apporto del canale estero, a fronte della debolezza degli investimenti.” Per il 2017, dunque, “le imprese si attendono un leggero aumento del fatturato e una sostanziale stabilità dell’accumulazione di capitale” mentre “le banche prefigurano un aumento della domanda di credito e un lieve irrigidimento dei criteri di offerta”.

Per quanto riguarda le imprese si registrerebbe un aumento del fatturato dell’1,3 per cento per quelle con più di 20 addetti e “le vendite sui mercati esteri sono cresciute a un ritmo doppio”. L’aumento dei consumi e dei flussi turistici avrebbe beneficiato le imprese dei servizi, comprese le”abitazioni private che sono diventate un’importante componente dell’offerta ricettiva”. Ristagna invece l’attività delle costruzioni, “nonostante l’impulso dalla crescita delle transazioni immobiliari”, a causa dell’ incertezza.

In generale le esportazioni toscane sono cresciute dello 0,6 per cento, spiega il rapporto. Anche se la Toscana è frenata “dalle vendite legate a commesse pluriennali di nautica e di macchinari e della variabilità del prezzo dell’oro”. “La redditività”, tuttavia “è migliorata, a vantaggio della capacità di autofinanziamento e della liquidità”. Registrandosi alla fine dell’anno un lieve calo dei finanziamenti bancari rispetto a 12 mesi prima. Sul fronte del mercato del lavoro assistiamo ad un aumento dello 0,6 per cento degli occupati a causa della “moderata crescita dell’economia”.  L’incremento “ha riguardato in misura più accentuata la fascia dei lavoratori più anziani” ma ha interessato anche i lavoratori più giovani. L’aumento delle persone che cercano lavoro ha portato ad un aumento del  tasso di disoccupazione “al 9,5 per cento”.

Si assiste, così, ad un incremento dei “consumi di beni durevoli (5,7 per cento) e delle transazioni immobiliari (20,0)”, in un contesto di maggior fiducia. Le famiglie hanno finanziato tali spese anche ricorrendo all’indebitamento: il credito al consumo e i mutui sono saliti (6,1 e 1,8 per cento, rispettivamente). Il valore dei titoli a custodia nel portafoglio delle famiglie è diminuito; il risparmio si è indirizzato soprattutto verso le forme gestite, a fronte del calo delle componenti obbligazionaria e azionaria.

 

 

 

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CHIANTIBANCA: FINANZA ACQUISISCE DOCUMENTI IN SEDE

bankitalia chiantibanca firenzeGli uomini della guardia di finanza si sono presentati ieri pomeriggio nella sede di ChiantiBanca, a San Casciano Val di Pesa (Firenze), per acquisire una serie di documenti.

L’operazione rientra nell’ambito dell”inchiesta condotta dal pm Luca Turco, aperta dopo l’invio alla procura di Firenze della relazione degli ispettori di Bankitalia da parte dell’ex presidente dell’istituto Lorenzo Bini Smaghi, entrato in carica nell’aprile 2016 e poi non riconfermato dai soci nelle scorse settimane.

Secondo quanto si apprende i reati ipotizzati sarebbero falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza e, come scrive il Corriere Fiorentino che riporta la notizia, l’inchiesta riguarda fatti accaduti fino al 2015.

L’acquisizione di documentazione da parte della guardia di finanza, è la “normale prosecuzione dell’iter istruttorio a seguito della segnalazione inviata da ChiantiBanca”. Lo scrive in una nota l’istituto, ora presieduto da Cristiano Iacopozzi, spiegando tutto si è svolto “all’insegna della massima collaborazione e trasparenza”. “Quanto segnalato dalla Banca alla procura della Repubblica riguardava delle irregolarità di classificazione di un titolo di stato nel bilancio 2015. Si sottolinea come per tali irregolarità ChiantiBanca abbia già provveduto alla completa sistemazione nel bilancio 2016″, continua la nota dell’istituto che ricorda quanto “affermato anche dall’ex presidente Lorenzo Bini Smaghi e da lui correttamente ribadito anche dopo il 14 maggio”, ossia che “la Banca è sana e rispetti ampiamente tutti i requisiti regolamentari e questo nonostante abbia provveduto a tutelanti accantonamenti sui crediti. Inoltre sono stati fatti importanti rafforzamenti nei processi atti a presidiare i rischi”. “Nel contempo ChiantiBanca – conclude la nota – sta continuando ad essere un importante supporto per l’economia del territorio”.

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