CASSAZIONE SU RISTORATORE CAMPI BISENZIO: “ASTICI IN GHIACCIO? E’ MALTRATTAMENTO”

Astici

Dopo la vicenda di un ristoratore di Campi Bisenzio arriva la sentenza della Cassazione che conferma la multa di 5mila euro per il proprietario: “gli astici soffrono nel ghiaccio. Ma cucinarli vivi si può.”

Anche astici e aragoste in attesa di essere portati in tavola provano dolore e un conto è cucinarli quando sono ancora vivi (una “consuetudine sociale”), altro è conservarli in modo da arrecare loro “sofferenze causate dalla detenzione” in attesa di essere cucinati. Ragion per cui commette reato di maltrattamenti di animali, reato previsto dall’articolo 727 del codice penale, chi li conserva in modalità improprio, come ha fatto un ristoratore di Campi Bisenzio, che conservava i crostacei sotto ghiaccio e con le chele legate.

La Cassazione ha così confermato la sanzione per 5mila euro, nonché il risarcimento danni alla Lav (la Lega Anti Vivisezione) stabilita dal tribunale di Firenze. “Non può essere considerata come una consuetudine socialmente apprezzata”, scrive la Cassazione, il detenere questa specie di animali “a temperature così rigide, tali da provocare sicure sofferenze” se ci sono “sistemi più costosi” per conservarli in maniera più rispettosa. Non costituisce invece reato di maltrattamento il cucinarli vivi. Infatti, “la particolare modalità di cottura può essere considerata lecita in forza proprio del riconoscimento dell’uso comune”.

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RIINA, ASS. VITTIME GEORGOFILI: ISTITUZIONI SI VERGOGNINO!

riina Associazione vittime Georgofili

Dura reazione dei familiari e vittime della strage dei Georgofili. “Riina cerca di uscire come nel 2001, impensabile che lo Stato prenda le parti della mafia.”

Si erano detti “basiti” i membri dell’associazione Vittime della Strage dei Georgofili, in un comunicato della presidente Giovanna Maggiani Chelli, verso la sentenza della Cassazione che ha aperto alla possibilità di concedere i domiciliari a Totò Riina a causa dei suoi gravi problemi di salute.  Ed oggi, in un comunicato, hanno ribadito il loro disappunto. “Le istituzioni e i politici si vergognino!” è stata la reazione dei familiari delle vittime ricordando come “Nel 2001 aggirando l’ostacolo dell’ergastolo attraverso il rito abbreviato Riina provò ad andare a casa come oggi, portando con se tutti mafiosi rei di strage. Oggi siamo alle solite”

Per l’associazione “Riina tenta di andare ai domiciliari portando con se tutti i mafiosi rei delle stragi del 1993.”  Viene comunque espressa cauta fiducia e dura condanna: “siamo certi che Riina non ce la farà. E’ impensabile che lo Stato che ha abbandonato Nadia ,Caterina ,Dario, Angela e Fabrizio insieme a 48 invalidi , oggi si metta l’ermellino  istituzionale   e difenda la posizione di Riina, invocando la malattia del primo criminale  d’Italia.”

In caso contrario, “se mai dovesse riuscire a prevalere la richiesta dei domiciliari a Riina, con un messaggio a “cosa nostra”  da far venire i brividi” l’associazione ha annunciato un iniziativa di protesta: “ci prenderemo in affitto una televisione e andremo  in giro  a dire quello che pensiamo  , parole che oggi sono concesse dai teleschermi  che contano  solo a personaggi che della mafia sanno e  hanno capito solo che quando uccide per fortuna  uccide i figli degli altri, i nostri.”

“Siamo scandalizzati” continua il comunicato “davanti a politici  che per salvare le sedie in Parlamento vanno in giro a professare un atto di fede verso Riina che li squalifica dal vivere  civile.” “Abbiamo seguito tutti  i processi di Firenze e i partiti che hanno preso soldi da Salvatore Riina perché perorassero la causa dell’annullamento del 41 bis,  e l’abolizione dell’ergastolo ostativo, sono tutti scritti a inchiostro indelebile sulla carta bollata  della Cassazione” conclude l’associazione .

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RIINA, ASS. VITTIME GEORGOFILI: ISTITUZIONI SI VERGOGNINO!

riina Associazione vittime Georgofili

Dura reazione dei familiari e vittime della strage dei Georgofili. “Riina cerca di uscire come nel 2001, impensabile che lo Stato prenda le parti della mafia.”

Si erano detti “basiti” i membri dell’associazione Vittime della Strage dei Georgofili, in un comunicato della presidente Giovanna Maggiani Chelli, verso la sentenza della Cassazione che ha aperto alla possibilità di concedere i domiciliari a Totò Riina a causa dei suoi gravi problemi di salute.  Ed oggi, in un comunicato, hanno ribadito il loro disappunto. “Le istituzioni e i politici si vergognino!” è stata la reazione dei familiari delle vittime ricordando come “Nel 2001 aggirando l’ostacolo dell’ergastolo attraverso il rito abbreviato Riina provò ad andare a casa come oggi, portando con se tutti mafiosi rei di strage. Oggi siamo alle solite”

Per l’associazione “Riina tenta di andare ai domiciliari portando con se tutti i mafiosi rei delle stragi del 1993.”  Viene comunque espressa cauta fiducia e dura condanna: “siamo certi che Riina non ce la farà. E’ impensabile che lo Stato che ha abbandonato Nadia ,Caterina ,Dario, Angela e Fabrizio insieme a 48 invalidi , oggi si metta l’ermellino  istituzionale   e difenda la posizione di Riina, invocando la malattia del primo criminale  d’Italia.”

In caso contrario, “se mai dovesse riuscire a prevalere la richiesta dei domiciliari a Riina, con un messaggio a “cosa nostra”  da far venire i brividi” l’associazione ha annunciato un iniziativa di protesta: “ci prenderemo in affitto una televisione e andremo  in giro  a dire quello che pensiamo  , parole che oggi sono concesse dai teleschermi  che contano  solo a personaggi che della mafia sanno e  hanno capito solo che quando uccide per fortuna  uccide i figli degli altri, i nostri.”

“Siamo scandalizzati” continua il comunicato “davanti a politici  che per salvare le sedie in Parlamento vanno in giro a professare un atto di fede verso Riina che li squalifica dal vivere  civile.” “Abbiamo seguito tutti  i processi di Firenze e i partiti che hanno preso soldi da Salvatore Riina perché perorassero la causa dell’annullamento del 41 bis,  e l’abolizione dell’ergastolo ostativo, sono tutti scritti a inchiostro indelebile sulla carta bollata  della Cassazione” conclude l’associazione .

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ASSOCIAZIONE VITTIME GEORGOFILI: “BASITI PER DECISIONE CASSAZIONE SU RIINA”

Riina cassazione associazione Georgofili

L’Associazioni Georgofili sulla decisione della Cassazione e la possibilità dei domiciliari per Riina: “attendiamo verdetto tribunale di Bologna, iniziamo a preparare striscioni.”

“Il pronunciamento della Cassazione sulla richiesta di Riina di andare a morire ai domiciliari lascia a dir poco basiti. Aspettiamo fiduciosi il pronunciamento del tribunale di sorveglianza di Bologna, un giudice ci sarà pure in questo Paese. Dopo di che per non essere presi in contropiede cominciamo a preparare gli striscioni”. Lo scrive in un comunicato Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, secondo cui “dignità, umanità, invocate dalla Corte di Cassazione per il macellaio di via dei Georgofili possono essere esercitate tranquillamente all’infermeria del carcere o in un ospedale attrezzato per il 41 bis”.

“L’espressione usata ‘diritto ad una morte dignitosa’ la ritorniamo al mittente – commenta – Si può morire dignitosamente ovunque nelle mani di uno Stato, tranne in via dei Georgofili come è avvenuto il 27 maggio 1993 per Dario, Nadia, Caterina, Angela, Fabrizio e quanti ancora oggi spesso non possono condurre la vita che gli resta dignitosamente.”

“Ad ogni detenuto va garantito il diritto a morire dignitosamente” così la Cassazione ha aperto al differimento della pena dell’ottantaseienne ex capo di Cosa Nostra, affetto da gravi patologie. “Fermo restando lo spessore criminale” di Riina, ha continuato la Corte, va verificato se Totò Riina possa ancora considerarsi pericoloso. La richiesta era stata respinta lo scorso anno dal tribunale di sorveglianza di Bologna, che però, secondo la Cassazione, nel motivare il diniego aveva omesso “di considerare il complessivo stato morboso del detenuto e le sue condizioni generali di scadimento fisico”. “Il tribunale di Bologna” ha continuato “dovrà ora verificare e motivare se lo stato di detenzione carceraria comporti una sofferenza ed un’afflizione di tale intensità» da andare oltre la «legittima esecuzione di una pena”.

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