Arezzo: riapre dormitorio Caritas

Arezzo: riapre dormitorio Caritas

“Dormitorio sarà fruibile da tutte le persone maggiorenni, senza fissa dimora, che stazionano nel territorio cittadino e provinciale”.

Riaprirà lunedì 4 dicembre e resterà a disposizione fino al giorno dopo Pasquetta, ovvero martedì 3 aprile il dormitorio di piazza San Domenico ad Arezzo, struttura di proprietà del comune, gestita con la Caritas diocesana in collaborazione con altri enti tra cui la Croce Rossa.
“Ma siamo pronti ad aprirlo anche prima – ha detto  l’assessore alle politiche sociali del comune di Arezzo Lucia Tanti – nel caso in cui il gelo arrivi a novembre. Lavoreremo – prosegue Tanti – affinché gli agenti della polizia municipale e della polizia privata siano messi nelle migliori condizioni operative e di collaborazione per dare agio ai volontari che danno la loro disponibilità. Sempre in tema sicurezza, non cambiano rispetto allo scorso anno le modalità di accoglienza e di registrazione, il dormitorio sarà fruibile da tutte le persone maggiorenni, senza fissa dimora, che stazionano nel territorio cittadino e provinciale. Sarà possibile accedervi tramite un pass personale, corredato da foto, la cui durata massima sarà di 15 giorni e i cui contenuti verranno trasmessi alla questura”.

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Etruria: 2500 richieste di parte civile, al via esame

Etruria: 2500 richieste di parte civile, al via esame

L’udienza il 2 novembre al tribunale di Arezzo.

Duemilacinquecento richieste di costituzione di parte civile, tra queste anche quelle del liquidatore di Banca Etruria Giuseppe Santoni e dei comuni di Arezzo e Castiglion Fiorentino. É il lavoro che si troverà ad esaminare il gup del tribunale di Arezzo Giampaolo Borraccia giovedì 2 novembre alle 9 durante il secondo passaggio in aula per l’udienza preliminare sul crac di Banca Etruria.
Difficilmente il lavoro sull’ammissibilità o meno si esaurirà in una giornata, il processo è stato già calendarizzato fino a gennaio 2018. Gli avvocati della difesa punteranno l’attenzione sull’ammissibilità o meno della richiesta di costituzione di parte civile inoltrata dal liquidatore Giuseppe Santoni che ha già dato il via all’azione di responsabilità in sede civile a Roma.
I due filoni sulla bancarotta, quello sui sindaci revisori e sulla super liquidazione all’ex dg Luca Bronchi sono stati riunificati durante la scorsa udienza e dunque quella del 2 novembre sarà esclusivamente dedicata alle parti civili.
La parte del leone la fa Federconsumatori che da sola ne ha presentate 1531; 204 quelle presentate da Confconsumatori e circa 170 quelle presentate dall’avvocato Riziero Angeletti che rappresenta un comitato di azionisti.

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Aggredì capotreno, misura cautelare per donna

Aggredì capotreno, misura cautelare per donna

Obbligo di dimora per giovane pratese 28enne. Fatti risalgono al 17/9.

É stata identificata in una ventottenne pratese la giovane che lo scorso 17 settembre, alla stazione di Prato, aggredì la capotreno di un regionale Firenze-Pisa, colpendo poi anche il capostazione intervenuto in difesa della collega.
Per la 28enne il gip, in seguito a indagini condotte dalla squadra di pg della polfer toscana e coordinate dalla procura di Prato, ha disposto la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di Arezzo dove la giovane donna vive insieme a tre figli, il più grande 6 anni, il
più piccolo 2. Denunciata inoltre per favoreggiamento un’altra donna, un’amica della 28enne con cui era insieme quando si verificò l’aggressione.
Secondo quanto spiegato subito dopo il fatto, la capotreno sarebbe stata aggredita dopo che aveva chiesto il biglietto alle due, nel corso dei controlli sul treno regionale, riportando lesioni giudicate guaribili 25 giorni per un’infrazione a una costola e la frattura del naso. Cinque invece i giorni di prognosi per il capostazione di Prato intervenuto in ausilio della collega.
Dopo l’aggressione le due viaggiatrici riuscirono a dileguarsi: la polfer è poi riuscita a risalire alla 28enne e all’amica grazie anche alle immagini dell’impianto di videosorveglianza installato sul treno e nelle stazioni di Firenze e Prato.

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Allergico beve succo con latte vaccino e va in shock anafilattico, salvato

Allergico beve succo con latte vaccino e va in shock anafilattico, salvato

Gravissimo a causa di uno shock anafilattico, con stato di male asmatico, per aver bevuto, a sua insaputa, un succo di frutta contenente latte vaccino al quale è allergico, un 15enne è stato salvato all’ospedale San Donato di Arezzo grazie all’utilizzo del sistema Mirus, strumento innovativo donato dal Calcit al reparto di rianimazione, per sottoporre ad anestesia i pazienti con il gas inalatorio, senza iniettare sostanze nell’organismo.

Il gas, si spiega dall’Azienda sanitaria che ha reso noto la notizia, ha “un’azione dilatatoria dei bronchi” e così “piano piano” i polmoni del ragazzo “hanno ripreso a funzionare” ed è stato poi possibile estubarlo.

Il quindicenne è tuttora ricoverato, in pediatria, dove dovrà rimanere ancora qualche giorno “ma le sue condizioni sono rassicuranti”. I fatti risalgono al 18 ottobre scorso. Dopo aver bevuto il succo di frutta i sintomi dello shock anafilattico si sono subito manifestati per il 15enne che, all’arrivo dei soccorsi allertati dalla madre, era già in uno stato di importante crisi respiratoria. Trasportato in rianimazione, gli anestesisti hanno tentato di riossigenare i polmoni con varie terapie farmacologiche, senza nessun miglioramento.

Effettuata anche una broncoscopia. Infine l’utilizzo del sistema Mirus. “Possiamo affermare che è stato il Calcit a salvare la vita di questo 15enne – spiega Marco Feri, direttore della rianimazione -. Non ci sono parole per ringraziarlo di nuovo della preziosa donazione. Ma un grazie va anche agli operatori del mio reparto medici ed infermieri che hanno gestito in maniera ottimale la situazione”

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Etruria: gup, via libero a riunificazione procedimenti

Etruria: gup, via libero a riunificazione procedimenti

Rinviata al 2/11 decisione su ammissione parti civili. Giornalisti fuori da tribunale, protesta Odg.

Il gup del tribunale di Arezzo Giampiero Borraccia, nell’udienza sul crack di banca Etruria, stamani ha dato il via libera alla riunificazione dei procedimenti relativi a bancarotta, bancarotta bis, sindaci revisori.
Dopo aver deciso circa la riunificazione dei procedimenti, su richiesta della procura di Arezzo, il giudice ha rinviato invece all’udienza del 2 novembre la decisione sull’ammissione delle parti civili, oltre duemila, alle quali stamani si sono aggiunti i comuni di Arezzo e Castiglion Fiorentino ma soprattutto il liquidatore Giuseppe Santoni che ha chiesto, tramite il proprio avvocato Giacomo Satta di Roma, di costituirsi parte civile per due dei quattro filoni riunificati ovvero la bancarotta e la questione relativa alle responsabilità dei sindaci revisori, non potendo farlo per gli altri due filoni, la bancarotta bis e la parte relativa alla liquidazione concessa all’ex direttore generale Luca Bronchi, perché già comprese nell’azione di responsabilità presentata al tribunale civile di Roma.
Alto il numero delle richieste di costituzione di parte civile nel processo per il crack Etruria
su cui il gup deciderà il 2 novembre. In tutto sono 2500, di cui una buona fetta, circa 1800, presentate per conto di piccoli risparmiatori dalle varie associazioni dei consumatori.
La parte del leone in questo caso la fa Federconsumatori che da sola ne ha presentate 1531; 204 quelle presentate da Confconsumatori e circa 170 quelle presentate dall’avvocato Riziero Angeletti che rappresenta un comitato di azionisti.
“Siamo qui per richieste inerenti esclusivamente ai danni morali. Per quanto riguarda i danni patrimoniali, intendiamo intraprendere un’azione di responsabilità civile sulla falsa
riga di quanto già fatto da Santoni, ma noi ci muoveremo nei confronti delle società di revisione che a nostro avviso sono responsabili al pari degli amministratori”, ha detto Pietro
Ferrari, presidente regionale di Federconsumatori. Un numero di richieste così elevato è stato superato solo dal processo Parmalat.
Le udienze sono già state calendarizzate fino al 30 gennaio, con una cadenza settimanale a novembre.
Nel corso dell’udienza preliminare per il processo del crac di Banca Etruria, in corso stamani, il Tribunale di Arezzo ha “confinato i giornalisti al di fuori del perimetro del Tribunale. Non solo a distanza dal luogo dell’udienza, ma anche separati e lontani dal luogo nel quale i risparmiatori truffati possono manifestare”. Lo scrive in una nota l’Ordine dei giornalisti della Toscana che protesta.
L’Ordine dei giornalisti della Toscana, coglie l’occasione per rilevare ancora una volta, si legge nella nota, “quanto le disposizioni del codice di procedura penale siano anacronistiche e penalizzanti per i cittadini, visto che i giornalisti sono tenuti a distanza dai fatti che devono raccontare. Impedire all’informazione di svolgere il proprio dovere in modo compiuto è il peggior modo per garantire oggettività e trasparenza”. Per questo, conclude la nota a firma del presidente Carlo Bartoli, l’Ordine dei giornalisti della Toscana invita il presidente del Tribunale di Arezzo “a considerare l’opportunità di una diversa collocazione per i giornalisti che svolgono un servizio per la collettività e che devono dar conto all’opinione pubblica di una vicenda così rilevante, ma anche complessa”.
L’Associazione stampa toscana esprime “sorpresa per l’atteggiamento del tribunale di Arezzo nei confronti dei giornalisti” in occasione dell’udienza preliminare per il processo del crac di Banca Etruria. “Il sindacato dei giornalisti toscani si appella anche al ministro della giustizia Andrea Orlando che giusto poche settimane fa incontrando i vertici della Fnsi – dice il presidente dell’Ast Sandro Bennucci – aveva manifestato la piena disponibilità nei confronti degli organi di informazione. I giornalisti, anche i questa occasione, hanno semplicemente rivendicato la possibilità di svolgere il loro compito che è quello di riferire i fatti di cronaca”.
“É singolare il metodo del “confino” poiché – aggiunge l’Ast – il palazzo di giustizia è un luogo che deve essere aperto a tutti, compresi proprio gli operatori dell’informazione. Non si vede la necessità di ricorrere a misure straordinarie, nemmeno in presenza di udienze delicate. Da qui – conclude l’Ast – la richiesta al ministro e agli organismi della magistratura per un intervento opportuno e assai auspicabile”

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