Era di Viareggio 15enne uccisa da colpo di pistola

Era di Viareggio 15enne uccisa da colpo di pistola

Nicolina Pacini, la quindicenne uccisa a Ischitella (Foggia) con un colpo di pistola sparatole dall’ex compagno della madre, era nata e cresciuta a Viareggio (Lucca).

A Viareggio Nicolina aveva frequentato le elementari del Terminetto e l’istituto De Sortis al Varignano. Qui vive il padre, Ezio Pacini, custode ai bagni pubblici di piazza d’Azeglio, e a Viareggio era tornata a stare, sembra da un mese, la madre della ragazza, Donatello Rago.

Lo riporta oggi la Nazione che ha parlato anche col padre prima che l’uomo, insieme alla madre della quindicenne, partissero in treno per Foggia.

“Era diventato un incubo. Un inferno – queste le parole di Pacini sulla Nazione confermando le minacce di cui ha parlato Donatella Rago -. Ogni giorno le telefonava, le mandava sms, la intimidiva. Minacciava noi e i nostri figli che non c’entrano nulla”.

Pacini conferma anche le denunce per quelle minacce: “Ci siamo rivolti spesso ai carabinieri di Viareggio e di Ischitella. Abbiamo fatto vedere i messaggi e ascoltare gli audio. Ma nessuno ha fatto nulla. E hanno permesso a quella bestia di fare del male alla nostra bambina. Se l’e’ presa con un’innocente sparandole in faccia”.

Nicolina Pacini è stata uccisa per vendetta. La madre aveva trovato il coraggio di mettere fine ad una relazione nociva e l’ex compagno se l’è rifatta con una ragazza di 15 anni.

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Viareggio: disinfestazione per Dengue

Viareggio: disinfestazione per Dengue

Turista torna da viaggio con febbre, scatta piano disinfestazione straordinaria anti-zanzare.

La vicenda è partita da cittadino di Viareggio recentemente rientrato da un viaggio in Estremo Oriente e che accusa febbre. Questa mattina, si apprende dalle autorità sanitarie locali, il Dipartimento di Prevenzione Asl Toscana Nordovest – Versilia ha informato il Comune di Viareggio che da ieri si è manifestato nel territorio un caso di febbre denominata Dengue, malattia tipica delle aree tropicali che si trasmette attraverso le punture di insetti (in particolare delle zanzare tigri, Aedes Albopictus) e che si manifesta con febbre e dolori muscolari e osteoarticolari intensi.
“É una malattia che di solito non lascia alcun tipo di conseguenze – si precisa dalla Asl – a parte rari casi in cui ci possono essere complicazioni dovute più che altro ad una situazione di salute già precaria: la malattia ha il decorso di una normale influenza, magari un po’ più forte del solito”.
Considerato che l’intervento principale per la prevenzione della malattia consiste nella massima riduzione possibile della popolazione di zanzare, secondo quanto previsto in questi casi dal protocollo del Ministero della Salute, la Asl ha dato disposizione al Comune di effettuare un intervento straordinario di disinfestazione sia nelle aree pubbliche che in tutte le aree private aperte (giardini, cortili, ecc.). L’area cittadina interessata dall’intervento comprende le vie San Martino, Verdi, Zanardelli, Fratelli Cairoli, Machiavelli e Matteotti, nel tratto che va da via Sant’Andrea a via Pucci. Il sindaco ha quindi emesso un’ordinanza nella quale viene chiesto a tutti i residenti, amministratori condominiali, operatori commerciali, gestori di attività produttive e in generale a tutti coloro che abbiano l’effettiva disponibilità di aree aperte o abitazioni, ricompresi nell’area interessata, di consentire l’accesso alle proprie pertinenze esterne da parte degli operatori della ditta Sea Ambiente che provvede alla disinfestazione a partire da oggi (martedì 12 settembre) coi trattamenti necessari.

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Canotto con bimba spinto a largo da corrente, salvata

Canotto con bimba spinto a largo da corrente, salvata

Importante salvataggio di una bambina su un canotto spinto lontano dalla riva dalle correnti del mare a Viareggio.

La guardia costiera è intervenuta grazie alla segnalazione di una bagnante che ha notato la scena e anche il tentativo della sorella più grande di raggiungere a nuoto la piccola, non riuscendoci e andando a sua volta in difficoltà.

L’episodio è avvenuto nel mare davanti alla Marina di Levante, all’altezza del luogo conosciuto come Muraglione. La ragazza, una studentessa di 20 anni, di Camaiore (Lucca), era andata da sola a nuoto fino oltre le boe di segnalazione dei 300 metri per recuperare la sorellina a bordo di un piccolo canotto, spinto verso il largo dalle correnti e dal vento di terra.

Ma da riva i bagnanti hanno compreso che non ce la stava facendo, così è stato chiamato il numero di emergenza 1530 della sala operativa della guardia costiera che in pochi minuti ha inviato sul posto la motovedetta CP 813.

Il personale ha recuperato la piccola sul canotto, e in mare si sono lanciati col pattino anche i bagnini degli stabilimenti prospicienti per assistere la ventenne che comunque è riuscita a riguadagnare la riva da sola.

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Viareggio: due malori in pochi minuti in spiaggia

Viareggio: due malori in pochi minuti in spiaggia

Doppio intervento, nel giro di pochi minuti, degli assistenti bagnanti di alcuni stabilimenti di Viareggio.

Prima è stata la volta di una 80enne di Fucecchio (Firenze) ed in vacanza con il marito in Versilia: la donna ha accusato un malore a pochi metri dalla battigia, probabilmente a causa di un arresto cardiocircolatorio.

Sul posto sono intervenuti quindi il personale medico del servizio 118 ed i militari della Guardia Costiera.

Pochi minuti dopo, altra emergenza, in questo caso per un uomo di nazionalità albanese di 61 anni, residente a San Giovanni Valdarno (Arezzo): dopo aver bevuto una bibita ghiacciata, è entrato in acqua accusando un principio di congestione. Anche lui è stato rianimato e lasciato alle cure del personale medico del 118.

Entrambi i bagnanti sono stati trasferiti d’urgenza in codice rosso all’Ospedale Versilia, dove sono attualmente ricoverati in condizioni critiche.

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Strage Viareggio: giudici, il disastro poteva essere evitato

Strage Viareggio: giudici, il disastro poteva essere evitato

I giudici del tribunale di Lucca: “Il grave disastro di Viareggio non è stato un fatto imprevedibile”. Moretti e Elia sottovalutarono i pericoli.

Viareggio 29 giugno 2009, una cisterna carica di gpl deragliò e si squarciò. Il liquido fuoriuscito provocò una ‘nube esplosiva’ e 32 persone morirono investite dal fuoco.

Il processo di primo grado concluso il 31 gennaio ha portato a 23 condanne, tra cui Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato ma ritenuto responsabile per il periodo in cui era amministratore delegato della Rete Ferroviaria Italiana (fino al 2006), che ha avuto 7 anni; e Michele Mario Elia, successore di Moretti a Rfi, 7 anni e mezzo.

I giudici del collegio del tribunale di Lucca, Gerardo Boragine (presidente), Nadia Genovesi e Valeria Marino, scrivono, nelle oltre 1.300 pagine delle motivazioni della sentenza, che i due sono da ritenersi colpevoli anche per non aver fatto “una adeguata analisi e valutazione dei rischi”, in particolare per quelli connessi “alla circolazione di convogli trasportanti merci pericolose sulla intera rete nazionale”.
Non solo: a loro i giudici imputano anche la colpa di aver consentito la circolazione di materiale rotabile “che in base alle regole e agli standard di sicurezza stabiliti dalla stessa Rfi, in mancanza della necessaria ‘tracciabilità'”.
E del resto all’ad di Rfi, quindi a Moretti prima ed Elia poi, vengono “espressamente attribuiti tutti i poteri ed illimitata autonomia organizzativa, senza alcun vincolo di spesa – prosegue il collegio – in materia di sicurezza di esercizio e al fine di garantire la sicurezza e l’igiene del lavoro, l’incolumità di terzi e la tutela dell’ambiente”.

In totale erano 33 gli imputati. Dieci gli assolti e le pene più pesanti per l’amministratore delegato e il responsabile del sistema di manutenzione di Gatx Rail (9 anni e mezzo), la società tedesca che aveva affittato i carri cisterna.

In relazione alle società coinvolte, italiane ed estere, i giudici rilevano che hanno “ottenuto vantaggi consistenti nel risparmi economico derivato dalla omissione di interventi di carattere tecnico” e fanno anche riferimento alla sentenza contro la ThyssenKrupp che, scrivono, “ha sgombrato il campo al riguardo, affermando che ‘i concetti di interesse e vantaggio nei reati colposi d’evento, vanno di necessità riferiti alla condanna e non all’evento antigiuridico’”.

Secondo i giudici, il disastro di Viareggio “costituisce un ‘evento’ derivato da una concatenazione di accadimenti strettamente sequenziali tra loro che sarebbe stato possibile evitare attraverso il rispetto di consolidate regole tecniche create proprio al fine di garantire la sicurezza del trasporto ferroviario, e soprattutto, prestando massima attenzione ai diversi segnali di allarme che si erano manifestati già prima del fatto e che preludevano al disastro”. Il tribunale riporta a tal fine esempi di incidenti verificatisi in Europa e anche in America.

Il “fatto originario” da cui si è sviluppata la sequenza di accadimenti è stata la rottura dell’assile del carro cisterna, ma “la causa originaria ed il verificarsi dei fattori successivi debbono essere considerati concause tutte riferibili al medesimo contesto di gestione del rischio che è quello connesso al trasporto ferroviario”.

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