Controradio Adventures: ‘Cuba, middangeard-terra di mezzo’

Controradio Adventures: ‘Cuba, middangeard-terra di mezzo’

Il sole fortissimo, l’aria umida ed immobile talvolta irrespirabile per gli scarichi delle auto e delle moto.

L’odore inconfondibile dei tropici che rende tutto appiccicoso e sudato e porta con sé l’odore del mare, di marcio e di palude dove il vento non esiste e se c’è sono solo folate di caldo e umidità.
Gli acquazzoni repentini che ti bagnano fino al midollo lasciando un leggero rinfresco nell’aria e subito dopo di nuovo afa e fango nei villaggi di campagna.
Il paesaggio è rigoglioso, campi di canne da zucchero verdi, risaie e poi grandi alberi sconosciuti con frutti dai sapori unici, dolci con un pizzico di agro.
Il caldo e il sole ci entrano dentro facendo sciogliere il nostro corpo, letteralmente “coliamo” sudore.

Subiamo una trasformazione, seppur momentanea, maturiamo proprio come quei frutti dolci che non ci stanchiamo di mangiare, ci ammorbidiamo ingozzandoci di sole, afa, umidità e smog delle città mentre gli occhi si rigenerano con i verdi alti ciuffi delle palme reali, banani carichi di frutti e palme di cocco.

Ci immergiamo nelle città, attraversiamo col pullman campagne con agglomerati di case che, quando piove, vengono inondate dal fango.

Tutte le strade sono percorse da persone a piedi che chiedono passaggi, carretti trainati da magri cavalli, biciclette, i più fortunati hanno vecchie auto americane o moto che usano per servizio taxi.

Gli autobus pubblici sono, spesso, carri in legno chiusi con piccole finestre in alto, la gente è ammassata dentro con il caldo che supera i 40 gradi. Attraversiamo la campagna disseminata da file di piccole e basse case, decorose nella loro povertà, ognuna con giardino e orto curato.
Davanti casa la famiglia si siede per chiacchierare o riposare, talvolta a tagliarsi barba e capelli. Tutto ciò accade anche in città dove non è difficile sbirciare nell’intimità domestica perché le porte sono sempre aperte forse per la calura o forse per l’indole socievole dei suoi abitanti.

Animali tanti, cani stralunati dal caldo e magrissimi “spiaccicati” sul selciato che ti guardano con occhi dolci e con tanta voglia di coccole e carezze.
Mucche magre al pascolo, cavalli smunti che trasportano carretti con merci o passeggeri.
Ciò che distingue tutto questo e che il turista percepisce è la grande dignità delle persone e delle loro case anche nella miseria.

Cuba è un paese meticcio, qui esiste la multi società senza che nessuno ne parli.

Le razze e le culture si sono mischiate per secoli favorendo la tolleranza ed è proprio la sensazione di estrema pazienza e disponibilità che si respira a Cuba.
Tutti sono uguali e diversi, con grandi sforzi Cuba è riuscita a salvaguardare in parte la sua unicità e nazionalità, sempre hanno combattuto per la loro indipendenza.
La loro identità nazionale è composta da diversità che si sono incrociate dando alla luce un popolo multicolore e tollerante.
Si vive nel colore e col colore, si vive nel costante calore del sole e del paesaggio.

Ciò che riportiamo da un viaggio a Cuba è un senso di appartenenza forse per quell’aria appiccicosa che sempre abbiamo addosso e che rende noi stessi appiccicosi di modo che rimaniamo appiccicati a questi luoghi, ai loro abitanti, ai loro odori.
Tornando alla nostra vita ci manca qualcosa e nello stesso tempo siamo pieni di qualcosa.
Manca l’aria e l’odore dei tropici, il cappello sempre in testa e gli occhiali a riparare gli occhi dal sole troppo forte e, soprattutto, manca la sensazione di lasciarsi sciogliere in quell’incessante calore.

E’ questa la cubite post ritorno?

Il viaggio a Cuba rimane come un intenso ricordo di canna da zucchero, manifesti e frasi del “Che” da ogni parte, l’emozione inaspettata e forte nel visitare il suo mausoleo a Santa Clara.
La mente ritorna ai bei centri storici coloniali, patrimonio UNESCO, delle cittadine Trinidad, Cienfuegos, Santi Spiritus, Camaguey.

La bella città dell’Avana con il suo centro storico Habana Vieja patrimonio dell’umanità e la sosta obbligata alla Bodeguita del Medio per un Mojito. Andare la sera a vedere ma soprattutto sentire El canonaz, sparo del cannone tutti i giorni alle ore 21 precise dalla Fortezza di San Carlos de la Cabaña, tanto che, si dice, i cubani rimettono l’orologio.
Altra sosta obbligata al El Floridita, la cuna del Daiguiri, con Hemingway appoggiato al bancone e, ancora, la Canchanchara, una dolcezza di miele, rum e limone, a Trinidad bevuta in un bicchiere di terracotta. L’escursione su un sentiero di cemento in mezzo alle mangrovie ci porta a Playa Las Coloradas dove il Granma il 2 dicembre 1956 concluse il suo viaggio iniziato dal porto messicano di Tuxpan e da qui cominciò la rivoluzione cubana. Libertà e mare aperto.

La religione a Cuba, anch’essa meticcia, è Santeria, con origini africane, e cattolicesimo.

La devozione a Nuestra Señora de la Caridad del Cobre è un esempio, la Vergine si trova nel Santuario della Virgen de la Caridad del Cobre a Santiago de Cuba che si erge bianco tra il rosso delle ex miniere di rame. La Virgen è Oshun ed è parte della mitologia Yoruba e della Santeria, è un’Orisha, la Santa patrona di Cuba e viene anche chiamata con il nome di “Vergine della carità del Cobra”.
Sebbene sia la più giovane tra le Orisha femminili, ha meritato il titolo di Iyalode o Grande Regina del cielo. Candele, ex voti e tanti girasoli in suo onore, Ernest Hemingway ha offerto il suo premio Nobel per la letteratura ricevuto nell’anno 1954 con il libro Il vecchio e il mare ambientato a Cuba.

Cuba è la bellezza e l’armonia di un miscuglio. Essa è il ricordo del mare dai toni azzurri, nette strisce colorate che lentamente si confondono durante il giorno.
Il tramonto è un attimo e poi tutto è crepuscolo e buio. Un intenso buio, quello della spiaggia di Guardalavaca con la sua laguna di mangrovie, dove la mattina presto possiamo vedere il Cavaliere d’Italia, e in riva al mare alberi di uva marina.

E ancora Cuba del ron e dei sigari, La Casa de la Trova con i suoi balli e la sua musica, Cuba è tutto questo e tanto altro.

Ci porteremo sempre appiccicata la consapevolezza di una Cuba dalle tante realtà ma l’unica cosa che sappiamo veramente è che ci è entrata dentro appiccicandosi nelle nostre profondità e radicandosi in noi come le radici aeree delle mangrovie aggrovigliate nella laguna salmastra e protettici di tanti piccoli pesci.

Noi ci avviluppiamo a Cuba e attraverso di essa a tutto ciò che è meticcio e diverso perché il contrasto è una peculiarità cubana e con essa ci rendiamo conto di quanto possiamo aprirci al mondo e appartenere ad esso totalmente.
A Cuba sperimentiamo l’accettazione della vita in tutti i suoi aspetti, è un luogo che magicamente ci apre verso noi stessi e gli altri. Cuba è middangeard – terra di mezzo dove la realtà è fatta anche di riti, miti, usi che incontrano, mescolandosi, il nostro se profondo.

Angela Rosi, settembre 2017

CONTRORADIO ADVENTURES

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