Ius soli: Nencini, per approvarlo utile anche voto fiducia

Ius soli: Nencini, per approvarlo utile anche voto fiducia

“Verdini non ha torto, sempre stato maggioranza”.

“Sullo Ius Soli ho suggerito a suo tempo che anche il voto di fiducia sarebbe stato utile per approvare la norma, non ho cambiato opinione”. Lo ha detto il viceministro alle infrastrutture Riccardo Nencini, intervenendo oggi al programma Telegram, in onda questa sera su Tele Iride.
“Conosco Grasso – ha continuato Nencini – l’ho stimato come magistrato, ha fatto il suo lavoro come presidente del Senato. Ha fatto una scelta che politicamente non comprendo, posso comprenderla dal punto di vista istituzionale”
“Quando Denis Verdini dice di “essere in sempre stato in maggioranza”, non ha torto, e magari conviene rendere conto a chi si stupisce oggi del voto di Verdini sulla legge elettorale, del perché non si sia stupito quando i verdiniani hanno votato il divorzio breve, o quando potrebbero votare, probabilmente decisivi, lo Ius soli” conclude Nencini.

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Legge di Bilancio: Rossi “no risposte serie, se la voteranno con Verdini”

Legge di Bilancio: Rossi “no risposte serie, se la voteranno con Verdini”

“Nella legge di bilancio nessuna risposta seria per i lavoratori, per i giovani, per i malati, per i poveri e i disoccupati. Non è vero, come dice Gentiloni, che è una legge di bilancio senza lacrime e sangue.

A versarle saranno i lavoratori che si vedranno ancora alzare l’età pensionabile (67 anni in Italia) più alta d’Europa, i giovani che non avranno altre borse di studio né la speranza di una pensione di garanzia minima di 600 euro, i malati che continueranno a pagare il superticket, i poveri che rimarranno in maggioranza, 60 per cento, senza alcuna assistenza. Nemmeno l’ombra di investimenti pubblici per creare lavoro.

Per me, questa legge se la voteranno con Verdini, as usual, come al solito”. E’ quanto scrive su facebook, Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana e fondatore di Articolo Uno – Mdp.

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VERDINI, GIUDICI SU CRAK CCF: ” CONDOTTE GESTIONALI ABNORMI ED IRREGOLARI”

verdini

Lo scrivono i giudici del tribunale di Firenze nelle motivazioni della sentenza con la quale hanno condannato Denis Verdini, senatore di Ala, a 9 anni.

La gestione del Credito cooperativo fiorentino (Ccf) è “risultata imprudente quanto ambiziosa, seguita dalla consapevolezza, maturata dapprima dal senatore Verdini e, subito dopo, quanto meno a partire da settembre 2008 anche dal management, di un imminente disastro, ormai inevitabile e reso poi palese dall’ispezione della Banca d’Italia del 2010″. Lo scrivono i giudici del tribunale di Firenze nelle motivazioni della sentenza con la quale hanno condannato Denis Verdini, senatore di Ala, a 9 anni.
“Quella decisa dal tribunale di Firenze per il senatore di Ala Denis Verdini non poteva prescindere, “nell’individuazione di una pena congrua e adeguata al fatto concreto, dalle dimensioni della vicenda dalla gravità enorme del fatto ricostruito, dalla patologia dei finanziamenti concessi, dall’indifferenza verso la vigilanza e dallo spregio delle regole”. Lo scrivono gli stessi giudici nelle motivazioni della sentenza.
Lo stato di insolvenza in cui finì l’ex Credito cooperativo fiorentino, per 20 anni presieduto dal senatore Verdini, fino al suo commissariamento nel luglio 2010, è “ascrivibile a condotte gestionali abnormi ed irregolari, riconducibili al management”, della banca “e non certo attribuibili a chi era intervenuto per porre fine e rimedio alle stesse”. Lo scrivono, nelle motivazioni della sentenza, i giudici del tribunale di Firenze.
Una risposta alle difese di alcuni imputati, in particolare del senatore di Ala, che avevano puntato il dito contro i commissari e la loro gestione. “Il danno è stato enorme”. Per quanto riguarda il Btp (di Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei), per i giudici “un gruppo”, il tentativo di ristrutturare il debito fu “un’operazione davvero assurda”. “Anche dopo la percezione della fortissima crisi del gruppo Fusi Bartolomei, Ccf aveva continuato a sostenere i due imprenditori, nella pien consapevolezza della precarietà della loro situazione” continuano i giudici “le vicende relative agli imprenditori Fusi e Bartolomei e del Ccf (ma per certi aspetti si deve precisare tra i due imprenditori ed il senatore Verdini) vengono ad interferire reciprocamente”, tesi, per altro, sostenuta dai pm Luca Turco e Giuseppina Mione.
Che la Btp di Fusi e Bartolomei fosse un “gruppo”, scrivono i giudici, era chiaro anche all’interno del Ccf ma “si era deciso di tenere separate le posizioni: era stata una scelta, non una sottovalutazione”. Una scelta non solo del presidente dell’ istituto Denis Verdini: “l’intero management e lo stesso collegio sindacale”, per i giudici, erano “perfettamente a conoscenza” di quanto avveniva, “non solo in termini astratti, ma specifici e concreti”. I finanziamenti concessi alla Btp non sono quindi state solo operazioni “rischiose, ma viziate da una scelta ostinata, consapevole e testarda”. Tanto che “quando le banche più importanti li abbandonarono, pretendendo la sostituzione del management e degli organi di controllo delle società del gruppo Fusi-Bartolomei – si legge ancora nelle motivazioni -, per Ccf si aprirono le porte dell’inferno”.
Del resto la Btp e tutte le altre società collegate, erano”imprese attive ma che vivevano sul filo del rasoio, sul ciglio del burrone”, per la “scaltrezza nell’attingere a finanziamenti che servivano ad avvalorare i progetti, che si autoalimentavano di nuova finanza, che serviva per effettuare movimenti
infragruppo, che a loro volta determinavano un’apparenza di solidità, che invece nascondeva un precario equilibrio”.

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