CASSAZIONE SU RISTORATORE CAMPI BISENZIO: “ASTICI IN GHIACCIO? E’ MALTRATTAMENTO”

Astici

Dopo la vicenda di un ristoratore di Campi Bisenzio arriva la sentenza della Cassazione che conferma la multa di 5mila euro per il proprietario: “gli astici soffrono nel ghiaccio. Ma cucinarli vivi si può.”

Anche astici e aragoste in attesa di essere portati in tavola provano dolore e un conto è cucinarli quando sono ancora vivi (una “consuetudine sociale”), altro è conservarli in modo da arrecare loro “sofferenze causate dalla detenzione” in attesa di essere cucinati. Ragion per cui commette reato di maltrattamenti di animali, reato previsto dall’articolo 727 del codice penale, chi li conserva in modalità improprio, come ha fatto un ristoratore di Campi Bisenzio, che conservava i crostacei sotto ghiaccio e con le chele legate.

La Cassazione ha così confermato la sanzione per 5mila euro, nonché il risarcimento danni alla Lav (la Lega Anti Vivisezione) stabilita dal tribunale di Firenze. “Non può essere considerata come una consuetudine socialmente apprezzata”, scrive la Cassazione, il detenere questa specie di animali “a temperature così rigide, tali da provocare sicure sofferenze” se ci sono “sistemi più costosi” per conservarli in maniera più rispettosa. Non costituisce invece reato di maltrattamento il cucinarli vivi. Infatti, “la particolare modalità di cottura può essere considerata lecita in forza proprio del riconoscimento dell’uso comune”.

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FIRENZE, CATECHISTA CONDANNATO A 8 ANNI PER ABUSI SU MINORI

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Il processo, svoltosi a porte chiuse e nel più stretto riserbo, ha visto alla sbarra il catechista per fatti risalenti agli anni 2006/2007. La vittima denunciò anni dopo gli abusi.

Dovrà scontare 8 anni di carcere il catechista troppo ‘premuroso’ con le piccole allieve, o almeno con due di loro. Questa la pena decisa dal giudice Marco Bouchard del tribunale di Firenze al termine di un processo svoltosi a porte chiuse e nel più stretto riserbo. I fatti risalgono agli anni 2006/2007 quando l’uomo, un fiorentino oggi cinquantenne, era impegnato in una parrocchia alla periferia di Firenze. La denuncia, però, venne presentata dalla vittima solo nel 2013: la ragazza, ancora minorenne, raccontò che qualche anno prima, aveva solo 9/10 anni, l’uomo (che oggi non è più impegnato in parrocchia) con la scusa del catechismo la faceva salire sulle ginocchia toccandola poi nelle parti intime.

Solo da adolescente, dopo i primi approcci sentimentali con il primo ragazzino, lei trovò il coraggio di parlarne a scuola e in famiglia e decise di denunciarlo. L’inchiesta, passata negli anni dalle mani di tre magistrati, è arrivata grazie al pm Fedele La Terza al processo. Durante una delle udienze oltre alla ragazza che aveva presentato la denuncia e si è costituita parte civile, si è presentata un’altra delle vittime del catechista, difeso dall’avvocato Enrico Zurli. Anche con lei, che ha testimoniato ma non si è costituita, l’uomo avrebbe usato lo stesso sistema. Il pm aveva chiesto 7 anni e mezzo.

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FIRENZE, PICCHIAVA E ABUSAVA LA MOGLIE: CONDANNATO A 6 ANNI

Firenze picchiava e abusava moglie

L’uomo di origine marocchina assumeva cocaina e costringeva la moglie a subire violenza anche davanti a figlia minore. Madre e figlia sono ora in un centro attrezzato.

Per anni ha picchiato la moglie, anche davanti alla figlia minore, l’ha minacciata e costretta ad avere rapporti sessuali contro la sua volontà, fino a minacciare anche alcune amiche e i genitori di lei. L’uomo, di origine marocchina, 44 anni, che era già stato arrestato su richiesta del pm Eligio Paolini titolare dell’inchiesta, ora è stato condannato a 6 anni e mezzo di carcere dal tribunale di Firenze.

Tutto sarebbe cominciato nel 2013, quando la donna, originaria dell’est Europa, aveva conosciuto l’uomo. Dopo una breve frequentazione i due decisero di andare a convivere e poi di sposarsi quando lei restò incinta. Mentre era in attesa della figlia, la donna aveva già dovuto far ricorso alle cure del pronto soccorso dopo essere stata picchiata dal marito, anche davanti ad altre persone. Più volte i vicini, la coppia abitava a Firenze prima di trasferirsi in un comune limitrofo, erano dovuti intervenire per calmare l’uomo che, secondo gli inquirenti, avrebbe fatto uso di stupefacenti.

Droga che, secondo quanto denunciato dalla donna, le avrebbe fatto assumere anche mentre lei era in attesa della figlia. I sanitari, dopo la nascita, trovarono nel suo piccolo organismo tracce di cocaina. Le lunghe indagini, anche con intercettazioni che dimostrarono senza dubbi le minacce anche di morte subite dalla donna che non voleva seguire il marito nel suo paese di origine, hanno fatto emergere una brutta storia di marginalità fino a quando madre e figlia non trovarono rifugio in un centro attrezzato. Due giorni fa il processo e la condanna per l’uomo.

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