PISA, RACCOLTA FONDI DETENUTI PER FIGLIE RAPINATORE UCCISO

pisa, rapinatore ucciso era da poco uscito da carcere Don Bosco La Confcommercio di Pisa ha avviato una raccolta fondi a favore invece del gioielliere che ha sparato  e previsto una manifestazione per il 26 giugno

Raccolta di fondi tra i detenuti del carcere Don Bosco di Pisa per le figlie di Simone Berardi, il rapinatore ucciso dal gioielliere Daniele Ferretti che ha risposto al fuoco, durante un tentativo di rapina. La notizia è riportata stamani dal quotidiano Il Tirreno. La colletta
arrivata a circa duemila euro, si spiega, è stata attuata per aiutare due ragazzine che vivono con la madre.
Intanto prosegue a Pisa la solidarietà nei confronti del gioielliere. Per la prossima settimana è stata anche annunciata
una fiaccolata di cittadini e commercianti della zona dove si trova la gioielleria. La Confcommercio di Pisa ha avviato una
raccolta fondi a favore di Ferretti e previsto una manifestazione per il 26 giugno.

“Come detenuto Simone Bernardi aveva fatto un buon percorso: inizialmente era un soggetto molto difficile, ma insistendo con le attività educative era cambiato al punto di essere stato ammesso al regime di lavoro esterno presso una cooperativa sociale pisana dove ha lavorato come addetto alle vendite”. Lo ha detto all’ANSA il direttore della casa circondariale di Pisa, Fabio Prestopino, commentando la detenzione del rapinatore ucciso.

“Tuttavia francamente non sono rimasto sorpreso – prosegue il direttore – anche se sono rimasto colpito perché si sperava che con il lavoro si fosse rieducato. Sono molto dispiaciuto per lui e per il gioielliere. E’ sbagliato però parlare di fallimento del sistema perché l’amministrazione penitenziaria offre tutta una serie di opportunità che però si devono cogliere, evidentemente Bernardi una volta fuori è ricaduto negli stessi errori di prima, nonostante un percorso rieducativo estremamente positivo”.

Sul fronte delle indagini intanto, gli inquirenti puntano l’attenzione su due fotografie scattate con un telefonino da un testimone che immortalano i due rapinatori in fuga dopo la rapina amano armata finita nel sangue martedì sera. Le due foto sono già state acquisite dai carabinieri.  Al vaglio degli inquirenti anche la testimonianza di una donna che ha invece incrociato uno dei due fuggitivi.

“Me lo sono trovata davanti – racconta la donna – mentre stavo tornando a casa in bicicletta: saranno state le 19.40, 19.45. Quell’uomo mi ha colpito perché nonostante il gran caldo di questi giorni indossava una felpa a maniche lunghe, grigia scura, chiusa fino al collo e il cappuccio calato in testa. Per questo mi sono soffermata a guardarlo”. L’uomo, che secondo la testimone, avrebbe “35-40 anni e carnagione olivastra, procedeva a passo spedito ma senza correre in direzione del centro”.

Riguardo all’altro rapinatore, che avrebbe imboccato la direzione opposta rispetto al complice, la donna lo avrebbe “visto appena e mi pare che indossasse una felpa o un giubbotto con alcune strisce rosse, ma io l’ho visto solo di spalle”.

In carcere Brnardi si era legato a una nuova compagna del tutto estranea agli ambienti criminali: “Sì è vero – risponde Prestopino – è una donna che ha conosciuto in carcere perché lei veniva a fare volontariato all’interno del Don Bosco e in questa circostanza si sono conosciuti e legati sentimentalmente. So che adesso è molto provata, come lo sono anche i nostri educatori che negli ultimi anni sono stati a stretto contatto con lui”.

 

 

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PISA, RACCOLTA FONDI DETENUTI PER FIGLIE RAPINATORE UCCISO

pisa, rapinatore ucciso era da poco uscito da carcere Don Bosco La Confcommercio di Pisa ha avviato una raccolta fondi a favore invece del gioielliere che ha sparato  e previsto una manifestazione per il 26 giugno

Raccolta di fondi tra i detenuti del carcere Don Bosco di Pisa per le figlie di Simone Berardi, il rapinatore ucciso dal gioielliere Daniele Ferretti che ha risposto al fuoco, durante un tentativo di rapina. La notizia è riportata stamani dal quotidiano Il Tirreno. La colletta
arrivata a circa duemila euro, si spiega, è stata attuata per aiutare due ragazzine che vivono con la madre.
Intanto prosegue a Pisa la solidarietà nei confronti del gioielliere. Per la prossima settimana è stata anche annunciata
una fiaccolata di cittadini e commercianti della zona dove si trova la gioielleria. La Confcommercio di Pisa ha avviato una
raccolta fondi a favore di Ferretti e previsto una manifestazione per il 26 giugno.

“Come detenuto Simone Bernardi aveva fatto un buon percorso: inizialmente era un soggetto molto difficile, ma insistendo con le attività educative era cambiato al punto di essere stato ammesso al regime di lavoro esterno presso una cooperativa sociale pisana dove ha lavorato come addetto alle vendite”. Lo ha detto all’ANSA il direttore della casa circondariale di Pisa, Fabio Prestopino, commentando la detenzione del rapinatore ucciso.

“Tuttavia francamente non sono rimasto sorpreso – prosegue il direttore – anche se sono rimasto colpito perché si sperava che con il lavoro si fosse rieducato. Sono molto dispiaciuto per lui e per il gioielliere. E’ sbagliato però parlare di fallimento del sistema perché l’amministrazione penitenziaria offre tutta una serie di opportunità che però si devono cogliere, evidentemente Bernardi una volta fuori è ricaduto negli stessi errori di prima, nonostante un percorso rieducativo estremamente positivo”.

Sul fronte delle indagini intanto, gli inquirenti puntano l’attenzione su due fotografie scattate con un telefonino da un testimone che immortalano i due rapinatori in fuga dopo la rapina amano armata finita nel sangue martedì sera. Le due foto sono già state acquisite dai carabinieri.  Al vaglio degli inquirenti anche la testimonianza di una donna che ha invece incrociato uno dei due fuggitivi.

“Me lo sono trovata davanti – racconta la donna – mentre stavo tornando a casa in bicicletta: saranno state le 19.40, 19.45. Quell’uomo mi ha colpito perché nonostante il gran caldo di questi giorni indossava una felpa a maniche lunghe, grigia scura, chiusa fino al collo e il cappuccio calato in testa. Per questo mi sono soffermata a guardarlo”. L’uomo, che secondo la testimone, avrebbe “35-40 anni e carnagione olivastra, procedeva a passo spedito ma senza correre in direzione del centro”.

Riguardo all’altro rapinatore, che avrebbe imboccato la direzione opposta rispetto al complice, la donna lo avrebbe “visto appena e mi pare che indossasse una felpa o un giubbotto con alcune strisce rosse, ma io l’ho visto solo di spalle”.

In carcere Brnardi si era legato a una nuova compagna del tutto estranea agli ambienti criminali: “Sì è vero – risponde Prestopino – è una donna che ha conosciuto in carcere perché lei veniva a fare volontariato all’interno del Don Bosco e in questa circostanza si sono conosciuti e legati sentimentalmente. So che adesso è molto provata, come lo sono anche i nostri educatori che negli ultimi anni sono stati a stretto contatto con lui”.

 

 

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PISA, RAPINATORE UCCISO ERA STATO SCARCERATO DA POCO

pisa, rapinatore ucciso era da poco uscito  da carcere Don Bosco

L’uomo, 44 anni, era  uscito dal carcere Don Bosco di Pisa nei mesi scorsi dove aveva scontato una precedente condanna per reati commessi altrove

Il rapinatore ucciso ieri sera a Pisa da un gioielliere durante un tentativo di rapina è un italiano originario del Lazio, di 44 anni, pregiudicato per reati specifici e uscito dal carcere Don Bosco di Pisa nei mesi scorsi dove aveva scontato una precedente condanna per reati commessi altrove. Lo si è appreso da ambienti investigativi.
Secondo quanto si è appreso, inoltre, il commando in azione era composto da tre persone, due delle quali tuttora in fuga mentre il terzo è il bandito morto che era anche l’unico ad avere agito con il volto travisato da una calzamaglia e da un paio di occhiali da sole

 Circa le indagini, a quanto risulta le telecamere della video sorveglianza interna hanno ripreso la scena ma le immagini,prive di sonoro, non chiariscono fino in fondo la dinamica dei fatti: complessivamente tutto si svolge nel giro di una decina di secondi e poi la vittima cade a terra senza vita dopo essere stato colpito due volte, una delle quali mortale con il proiettile calibro 9×19 della Beretta del gioielliere che lo ferisce mortalmente al costato penetrando dal lato sinistro e uscendo dal braccio destro.

La visione delle immagini della video sorveglianza non chiarisce fino in fondo la dinamica della sparatoria ma confermerebbe con “sufficiente evidenza”, secondo
fonti investigative, che il gioielliere Daniele Ferretti, che ieri ha ucciso un rapinatore durante un tentativo di rapina, ha agito per legittima difesa. Il bandito armato, ora in fuga insieme a un complice che faceva da palo, è entrato nel negozio e ha puntato la sua pistola sul volto della moglie del commerciante.
Le telecamere che hanno filmato sono due, una esterna che riprende il complice fuori dal negozio e un’altra che dalla porta d’ingresso è puntata nell’altro lato con un angolo di
visuale che copre anche il bancone, collocato lateralmente, e il lato opposto dove si trova il laboratorio dal quale sbuca Ferretti armato non appena capisce cosa sta accadendo.
Secondo gli inquirenti, stando a quanto si apprende, la minaccia subita dalla coppia è evidente da parte del sodalizion criminoso e la reazione sarebbe dunque legittima. Tutto si consuma in pochi molto concitati secondi nei quali non è chiaro chi sia a sparare per primo ma dove si vede che il bandito morto cade a terra durante il conflitto a fuoco

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