Testamento biologico, appello di Michele Gesualdi: “Scegliere di non essere inutilmente torturato”

Testamento biologico, appello di Michele Gesualdi: “Scegliere di non essere inutilmente torturato”

Michele Gesualdi, allievo di don Lorenzo Milani ed ex presidente della Provincia di Firenze, oggi malato di Sla, scrive al presidente di Camera e Senato.

“Sono a pregarvi di calarvi in simili drammi e contribuire ad alleviarli con l’accelerazione della legge sul testamento biologico. Non si tratta di favorire l’eutanasia, ma solo di lasciare libero, l’interessato, lucido cosciente e consapevole, di essere giunto alla tappa finale, di scegliere di non essere inutilmente torturato e di levare dal’angoscia i suoi familiari, che non desiderano sia tradita la volontà del loro caro”.

“La rapida approvazione della legge sarebbe un atto di rispetto e di civiltà che non impone ma aiuta e non lascia sole tante persone e le loro famiglie”, rileva Gesualdi nella lettera. “Per i malati di Sla la morte è certa, e può essere atroce se giunge per soffocamento. C’è chi sostiene che rifiutare interventi invasivi sia una offesa a Dio che ci ha donato la vita. La vita è sicuramente il più prezioso dono che Dio ci ha fatto e deve essere sempre ben vissuta e mai sprecata. Però accettare il martirio del corpo della persona malata, quando non c’è nessuna speranza né di guarigione né di miglioramento, può essere percepita come una sfida a Dio. Lui ti chiama con segnali chiarissimi e rispondiamo sfidandolo , come se si fosse più bravi di lui, martoriando il corpo della creatura che sta chiamando, pur sapendo che è un martirio senza sbocchi. Personalmente vivo questi interventi come se fosse una inutile tortura del condannato a morte prima dell’esecuzione”.

“Il Partito democratico e i gruppi parlamentari confermano l’impegno di approvare la legge sul fine vita entro la fine di questa legislatura”. Lo ha detto Federico Gelli, responsabile nazionale sanità per il Pd, commentando la lettera che Michele Gesualdi.

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5mln per la bonifica della scuola don Milani

5mln per la bonifica della scuola don Milani

Firenze, il comune spenderà 5 milioni di euro per la bonifica della scuola Don Milani di via Cambray Digny, nella quale al momento esiste una significativa presenza di amianto.

La bonifica sarà resa possibile dall’avvenuta approvazione di una delibera presentata dalla vicesindaca e assessora all’educazione Cristina Giachi che prevede la completa ristrutturazione dell’edificio della Don Milani nei prossimi due anni.

Un investimento di oltre 8 milioni di euro che interesserà l’intera superficie della scuola e servirà non solo alla bonifica ma anche a tutta una serie di altri interventi: adeguamento sismico, antincendio e abbattimento delle barriere architettoniche.

“Manteniamo la promessa fatta a suo tempo – ha dichiarato la vicesindaca Giachi – la Don Milani è una l’unica scuola da bonificare che presenti copertura e pannellature esterne in cemento amianto visto che negli altri casi si tratta di presenze minimali costituite prevalentemente da tubazioni praticamente inaccessibili. In tutti questi casi l’amianto è comunque compatto e tenuto sotto controllo dai tecnici dell’amministrazione comunale. Abbiamo con oggi creato i presupposti perché Firenze sia la prima città italiana ‘amianto free’ nelle scuole: dal 2014 a oggi sono stati rimossi 181.751 chili di amianto e proprio questa estate si sono concretizzati tre grossi interventi su questo fronte, a partire dall’Isis da Vinci”.

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PAPA A BARBIANA, NARDELLA: “EMOZIONE UNICA”

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“Don Milani è sempre stato vicino agli ultimi e ai dimenticati” ha commentato Nardella: “tenere in mente motto ‘I care’.” Di Giorgi: “profondamente comossa per il gesto e le parole di Papa Francesco.”

“Vedere Papa Francesco sulla tomba di Don Milani è un’emozione unica per chi come me ha amato gli insegnamenti di quel prete scomodo che fu esiliato nelle campagne mugellane e che creò un nuovo modo di vivere la scuola”. Lo scrive su faceboook il sindaco di Firenze Dario Nardella. “Sempre vicino agli ultimi, ai figli dei contadini e degli operai, ai dimenticati. All’ingresso della scuola di Barbiana aveva scritto “I care” cioè “me ne importa, mi sta a cuore”, messaggio di altruismo e amore per l’altro, messaggio che anche in questi anni di individualismo e menefreghismo dovremmo tutti tenere a mente più spesso… grazie Don Milani, grazie Papa Francesco”, aggiunge il sindaco.

“Come cattolica e come fiorentina sono orgogliosa che Papa Francesco abbia voluto rendere omaggio alla figura di Don Milani, recandosi nella sua amatissima Barbiana.  Con il suo gesto e con le sue parole il ‘vescovo di Roma’,  ha voluto confermare  la fedeltà al Vangelo e la  rettitudine dell’azione pastorale di Don Milani; perché la grandezza della Chiesa sta anche nella  capacità, con grande umiltà, di riformulare giudizi e di reinterpretare nei tempi le esperienze e le storie dei propri figli più preziosi”, lo dichiara la vicepresidente del Senato Rosa Maria Di Giorgi in merito alla visita del Pontefice oggi a Barbiana.
“Don Milani identificava nel diritto all’istruzione lo  strumento fondamentale  per la liberazione degli individui. Perché    senza la  capacità di comprendere e di esprimersi correttamente  non c’è possibilità di affermare  né dignità né  libertà”, afferma la Senatrice, ricordando il prete di Barbiana  che  “fece  del suo sacerdozio un dono ai poveri più poveri, battendosi  ogni giorno per rimuovere le cause che provocano emarginazione sociale e umiliazione”. “Come politica e rappresentante delle istituzioni, che ha sempre inteso il proprio come un compito civile animato dalla  vocazione al servizio per gli altri -aggiunge Di Giorgi- mi piace poi sottolineare come  il Papa abbia voluto citare proprio alcuni passaggi di quella ‘lettera ad una professoressa’ in cui Don Milani ci ricorda che la politica è ‘sortirne insieme’,  laddove scegliere la strada dell’egoismo e dei personalismi è ‘solo avarizia’ “.
“Una lezione quanto mai attuale che deve farci ogni giorno riflettere sul compito che siamo chiamati a svolgere per il nostro Paese e per i nostri cittadini” conclude Di Giorgi, ringraziando il Santo Padre per la visita e le parole di grande profondità pronunciate, anche nel riconoscimento di quella tradizione ‘sociale’ del cattolicesimo fiorentino, che fa capo, tra gli altri, alla figura dell’indimenticato Cardinale Elia Dalla Costa.

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BARBIANA, DON MILANI “VA PRESO COSI’ COM’E’”

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Gli ex allievi hanno ricordato la figura di “prete, confessore, educatore, babbo.” Una figura che “va conservata così.” Sindaco Vicchio: “tutti avrebbero voluto oggi essere a Barbiana.”

Don Lorenzo Milani va preso tutto com’è, tutto insieme, non da una posizione e dall’altra”. Così Mario Rosi, uno dei primi allievi di don Lorenzo Milani a San Donato di Calenzano (Firenze) al termine della visita di Papa Francesco a Barbiana. Insieme agli altri discepoli del ‘priore’, come lo chiamavano i suoi ragazzi, Rosi ha invitato tutti a studiare le frasi pronunciate dal Pontefice oggi, “un Papa che in tante occasioni ha detto che possiamo imparare ad imparare.

Per Agostino Burberi, che invece fu allievo di don Lorenzo a Barbiana, la figura del prete oggi rivalutato dal Papa “è inscindibile dal fatto che fosse un prete, un confessore, un educatore, un babbo, perchè per noi era anche questo”, ha detto invitando a non cambiare Barbiana che “va conservata così, deve dare l’immagine di quello che era”. Forse per la prima volta i due gruppi di don Milani hanno lavorato insieme per preparare questa giornata ma Burberi considera positive anche queste differenze, perchè “i nostri diversi pareri sono una ricchezza, è giusto che ci sia una pluralità”.

Al termine dell’incontro con i giornalisti l’arcivescovo Giuseppe Betori ha ringraziato il sindaco di Vicchio, Roberto Izzo, ma anche le forze dell’ordine, tutti i volontari, la parrocchia, e gli ex allievi che “hanno reso possibile un’ora e mezzo di ordinaria follia in perfetto ordine”.

“Tutti i cittadini di Vicchio avrebbero voluto essere a Barbiana – ha concluso il sindaco Izzo -. Io sono particolarmente felice, ho sempre voluto bene a don Milani”, ha aggiunto ricordando la sua formazione in Azione cattolica e la figura di Giorgio La Pira, “e per questo ringrazio il cardinale che di questa giornata è stato il regista”. Betori, prima di lasciare il comune del Mugello ha mostrato ai giornalisti il calice che Papa Francesco ha donato alla chiesa di Barbiana per ricordare la sua visita.

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DON MILANI, BETORI: “NESSUN PROCESSO CANONICO FINCHE’ CI SONO IO”

cardinale giuseppe betori milani

“Non credo alla santità di don Milani e non ci farò un santuario a Barbiana” ha detto il card. Betori sulla figura del prete degli ‘ultimi': “si è speso per i poveri e non si è mai sentito escluso dalla Chiesa perciò non c’è niente da riparare.”

Per don Lorenzo Milani non ci sarà alcun “processo canonico. Assolutamente no, almeno fino a quando ci sarò io. Dopo non tocca a me dirlo… ma io non credo alla santità di don Lorenzo: qui non ci farò un santuario”. Lo ha detto l’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, al termine della visita di Papa Francesco a Barbiana.

“A Barbiana mi aspetto che non cambi nulla”, ha aggiunto Betori ricordando che già ora la piccola chiesa di don Lorenzo è meta di oltre 10 mila persone l’anno, moltissimi studenti, e soffermandosi a lungo sulle parole del Papa che ha richiamato la fedeltà di don Milani alla Chiesa. “La giornata di oggi porta luce ulteriore sulla figura di don Lorenzo” e nella chiesa fiorentina, “e spero che questa nostra chiesa sia capace di riprendere in mano pagine difficili. Una chiesa – ha concluso il cardinale – mai rifiutata da questo suo figlio”.

“Io credo poco a riabilitazioni postume. Don Milani non si è mai sentito escluso dalla Chiesa, ha sempre rivendicato di starci dentro” ha aggiunto il cardinale Betori, ricordando che don Lorenzo “non appartiene alla contestazione ecclesiastica, è stato utilizzato da questa, come don Mazzolari, ma non e’ mai stato in contrapposizione. E per questo non c’è niente da riparare. Nella Chiesa ci si sta, soffrendo ma anche godendo e oggi abbiamo goduto”. La giornata di oggi “riporta luce sulla Chiesa fiorentina che, mi auguro, sarà capace di riprendere in mano pagine ancora difficili da recuperare, comprendere bene nella specificità delle situazioni” ha proseguito l’arcivescovo di Firenze, ribadendo che questa Chiesa “non ebbe un facile rapporto con suo figlio, ma mai fu da lui rifiutata, da un sacerdote che con il suo essere maestro ed educatore fu sacerdote fino in fondo, che visse la sua missione di riscatto degli ultimi”.

Per un verso oggi, con la visita di Papa Francesco, “si chiude il percorso di recupero della dimensione ecclesiale di don Milani, iniziato con il cardinale Silvano Piovanelli – ha spiegato ancora Betori, che al suo fianco aveva i rappresentanti degli allievi di don Lorenzo, di Calenzano e di Barbiana e il sindaco di Vicchio, Roberto Izzo – ma ora abbiamo un compito nuovo, che è capire le ragioni per cui era stato ostacolato, ragioni che vanno rimosse, e questo è il compito della Chiesa Anche per questo nel prossimo mese di ottobre organizzeremo un convegno su ‘Esperienze pastorali”.

L’arcivescovo si è detto convinto che don Milani sarebbe stato lo stesso anche in una parrocchia del centro di Firenze, come “San Lorenzo. Credo sarebbe stato se stesso anche lì. Barbiana non era Scampia: qui c’era tutto da fare anche per la dignità, e io ammiro la sua fede assoluta, senza la quale non si spiega niente: ha vissuto il suo sacerdozio spendendosi totalmente per i più poveri”.

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