L’associazione ‘Friends of the Uffizi ‘ si aggiudica ‘Armida’ di Cecco Bravo

L’associazione ‘Friends of the Uffizi ‘ si aggiudica ‘Armida’ di Cecco Bravo

L’opera seicentesca dell’artista fiorentino è stata acquistata durante un’asta dall’associazione no profit americana e sarà donata alla Galleria degli Uffizi

L’associazione americana no-profit Friends of the Uffizi Gallery si è aggiudicata l’asta dell’opera seicentesca Armida dell’artista fiorentino Francesco Montelatici, meglio conosciuto come Cecco Bravo.

L’operazione è stata gestita direttamente da Maria Vittoria Colonna Rimbotti, presidente dell’associazione americana e della sua consorella Amici degli Uffizi, in sinergia con il Direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt che ha individuato l’opera che andrà ad arricchire le sale del museo con un autore non presente finora nelle sale espositive.

L’associazione no-profit Friends of the Uffizi Gallery, con sede a Palm Beach, Florida, nasce nel 2006 con l’unico scopo di sostenere le Gallerie degli Uffizi attraverso l’Associazione Amici degli Uffizi, realtà fiorentina attiva ormai da quasi 25 anni con oltre 115 donazioni, 112 restauri, 20 mostre prodotte e 26 cataloghi pubblicati.

Le due associazioni hanno come missione primaria reperire fondi per accrescere e conservare le collezioni del museo, incrementare le sue attività culturali ed espositive, provvedere con programmi e servizi ad accogliere i soci e i visitatori che ogni anno desiderano godere di questo patrimonio unico al mondo.

L’acquisizione di Armida segna un importante passo per l’associazione americana che per la prima volta contribuisce da sola ad arricchire le collezioni, dopo aver sostenuto fino ad oggi insieme agli Amici degli Uffizi numerosi restauri di dipinti, sculture, arazzi e sale espositive.

Più volte commentata nella letteratura su Cecco Bravo, Armida, la celebre maga della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, presenta elementi tipici delle opere più tarde dell’artista che dimostrano una conoscenza diretta della pittura veneta e di Tiziano; infatti è caratterizzata da una pennellata sfaldata e morbida che accentua l’atmosfera misteriosa e onirica della scena. Anche lo schema compositivo del quadro è quello già collaudato da Cecco Bravo per le opere da cavalletto, ovvero la rappresentazione di figure in un proscenio ristretto, stagliate su fondi mossi ma senza una reale tridimensionalità, suggerita soltanto dai passaggi di colore.

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Uffizi, acquisiscono dipinto di Michelangelo Cerquozzi

Uffizi, acquisiscono dipinto di Michelangelo Cerquozzi

🔈Firenze, con la presentazione di ‘Autoritratto nello studio’ del pittore Michelangelo Cerquozzi, continua la politica di acquisizione di nuovi capolavori da parte delle Gallerie degli Uffizi.

L’autoritratto di Michelangelo Cerquozzi (Roma, 602 – 1660) si presenta con un’impostazione rara ed insolita: il pittore non si è raffigurato, secondo le più diffuse consuetudini, in primo piano o a mezza figura in una visuale ravvicinata, bensì nel suo studio  romano  dinnanzi  al cavalletto mentre  dipinge un anziano modello a torso nudo inginocchiato davanti a lui e posto in  primo  piano  nella  pittura,  questi è  con  ogni probabilità  fonte d’ispirazione   per  la  figura  di  un  san  Girolamo  considerandone  gli  attributi  scelti.

La descrizione dell’ambiente dello  studio d’artista occupa largo  spazio  nella pittura e  ne  costituisce  l’elemento caratterizzante di grande interesse, a terra è posato con trascuratezza un busto marmoreo che egualmente doveva essere stato utilizzato  come modello, vicino un braciere con i tizzoni ardenti ed alla parete un bozzetto su carta poco leggibile ed una pittura ad olio incorniciata con la figura crocifissa del Buon ladrone.

Tale pittura  è un riferimento certo e significativo all’attività artistica del Cerquozzi che dipinse più volte questo soggetto apprezzato da diversi collezionisti romani.

l documenti rintracciati sullo studio del pittore che era posto a Roma al Pincio  indicano che i materiali e gli oggetti in esso conservati erano all’incirca di simile tipologia, mentre le fonti ricordano l’uso del Cerquozzi di utilizzare come modelli personaggi scelti tra il popolo romano e nella vita quotidiana, secondo il costume dei pittori  caravaggeschi.

Si tratta a perciò di una veridica descrizione del luogo di lavoro dell’artista  che in esso si voluto ritrarre aggiungendo alla visione della sua autorappresentazione, quella della sua attività e del suo abituale spazio di vita.

Ciò attribuisce una fisionomia particolare all’autoritratto appunto per l’originale prospettiva di visuale del sé, ovvero il pittore, visto nel suo specifico ambiente di studio e nel suo rapporto col modello.

Gimmy Tranquillo ha intervistato il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt:

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Uffizi in Cina? Schmidt, progetto da condividere

Uffizi in Cina? Schmidt, progetto da condividere

“Un progetto valido, di ampio respiro, da condividere”. Così il direttore degli Uffizi Eike Schmidt si esprime sull’idea lanciata  dal sindaco di Firenze Dario Nardella di aprire una sorta di ”sezione” degli Uffizi in Cina.

“Questa proposta era emersa durante il recente tour istituzionale a Berlino – spiega Schmidt – e io e il sindaco l’abbiamo discussa di nuovo, parlandone a lungo. Condivido quanto ha detto”. Si tratterebbe di un piano, sul modello di quello elaborato dalla Francia, che stanno per aprire una ”filiale” del Louvre ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, “da studiare e ponderare con cura e attenzione, con un grande progetto, che faccia leva non solo sul nostro grande patrimonio artistico e sul nostro nome – ha suggerito Schmidt – ma anche su una vasta operazione di digitalizzazione dei nostri tesori e di valorizzazione della personalità artistica specifica che può esprimere il paese dove si decide di ”aprire”.

“Abbiamo un museo straordinario come gli Uffizi, che è la più grande galleria italiana e esportare il modello dei musei italiani attraverso gli Uffizi sarebbe un modo per incentivare il turismo a livello internazionale e condividere il valore straordinario del nostro patrimonio all”estero”. Queste le parole usate ieri dal sindaco partecipando a Capri (Napoli) al convegno dei giovani di Confindustria. Nardella ha spiegato di averne parlato “con colleghi di Shanghai con cui Firenze ha un rapporto di amicizia e ho trovato un grande interesse in Cina per gli Uffizi 2; ne ho parlato anche con il direttore degli Uffizi, che mi ha fatto notare che oltre che all”estero si potrebbero fare anche in un”altra regione in Italia, magari al sud. In ogni caso lancio questa idea degli Uffizi 2 in Cina ai giovani industriali perché possano far proprio questo progetto; e spero che Franceschini accolga questa sfida”.

 

 

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Uffizi: Papa Leone di Raffaello perde colori, affidato a Opificio

Uffizi: Papa Leone di Raffaello perde colori, affidato a Opificio

Maxirestauro fino al 2020. Poi sarà al centro di una mostra.

Uno dei piu’ iconici dipinti del Rinascimento, il Ritratto di Papa Leone X de’ Medici di
Raffaello, si è “ammalato” e sta perdendo i suoi colori. Per questo gli Uffizi, custodi dell’opera, sono corsi ai ripari, portandolo d’urgenza all’Opificio delle pietre dure, dove un
team di specialisti nell’arte del restauro, con un lungo e delicato intervento di recupero gli restituirà la sua tipica, ricchissima e caratterizzante gamma cromatica. Proprio questa caratteristica, assai lodata da Giorgio Vasari nelle sue Vite, è andata infatti con il tempo compromessa, portando il dipinto a scurirsi e a perdere parte della lucentezza che ne esaltava i minuziosi dettagli.
Così adesso, come hanno spiegato oggi il direttore degli Uffizi Eike Schmidt e quello dell’Opificio Marco Ciatti, il capolavoro è stato affidato alle mani dei restauratori dello storico ente di tutela fiorentino, che lo restituiranno alla Galleria non prima del 2020, è stato spiegato.
Al suo ritorno, ha annunciato Schmidt, non tornerà nella sua attuale collocazione, nell’ambito delle sale rosse, ma verrà appeso in una sala dedicata a Raffaello, insieme ad altri tesori del calibro della Madonna del Cardellino ed anche in (ottima) compagnia con un altro peso massimo della storia dell’arte, il michelangiolesco Tondo Doni. Quindi, per la ricorrenza dei 500 anni dalla nascita di Sanzio, potrebbe essere prestato per fare da protagonista di una grande mostra dedicata all’artista per i 500 anni dalla morte, l’allestimento della quale è un’idea da tempo accarezzata dal Mibact, ma ancora non entrata in fase prettamente operativa.
Sempre Schmidt, affidando il Ritratto all’Opificio, non mostra preoccupazione per il recupero di un perfetto stato di salute del dipinto. “Sulle orme del successo universale del restauro dell’Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci, ritornato al Museo nel marzo scorso, è ora il turno di un altro capolavoro – ha commentato il direttore – Per il ritratto di Leone X di Raffaello che verrà sottoposto ad una serie di analisi sofisticate e al restauro in previsione delle celebrazioni per il cinquecentenario della morte dell’artista  nel 2020, non si può immaginare un’equipe più eccellente”.
Ciatti ha spiegato che l’intervento sul “degente” raffaellesco sarà anche occasione per ottenere, “oltre al risanamento della materia, anche un ampliamento delle conoscenze sull’opera”; il piano potrà avvalersi infatti, ha ricordato il responsabile dell’Opificio, “del confronto con i dati tecnici derivanti dai numerosi restauri e studi su questo artista compiuti dal laboratorio a partire dalle dieci opere trattate per la mostra “Raffaello a Firenze” del 1984, seguiti dagli interventi sulla Madonna del Baldacchino (1991), alla Madonna del Cardellino (2008), alla Muta (20015) e alla Madonna dell’Impannata, attualmente in mostra all’Albertina di Vienna, dopo l’intervento appena concluso”.

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Schmidt, no all’abuso delle piazze in città d’arte

Schmidt, no all’abuso delle piazze in città d’arte

Firenze, in un’intervista al quotidiano La Nazione, il direttore degli Uffizi Eike Schmidt dà il suo contributo alla polemica sull’uso delle piazze del centro cittadino.

Secondo Schmidt bisogna porre un stop all’abuso delle piazze, e le autorizzazioni per gli eventi “vanno concesse solo in occasioni davvero eccezionali”.

“Le piazze – osserva il direttore – sono nate per accogliere le persone. E quindi è logico che debbano ospitare eventi. Ma se il centro storico fiorentino è già superaffollato anche senza iniziative particolari, è chiaro che diventa un problema sia di safety sia di security. E quindi le autorizzazioni vanno concesse solo in occasioni davvero eccezionali. Questo non può voler dire tutti i giorni, altrimenti non è un’eccezione”.

Per gestire il turismo di massa in città fragili come Firenze, Schmidt propone quindi di “diluire le folle nel tempo e nello spazio”.

A suo avviso, “non è possibile introdurre il numero chiuso sia per motivi tecnici, sia perché incostituzionale”, quindi “non resta – dice – che spostare i flussi verso monumenti più periferici e meno affollati rispetto ai luoghi più noti”.

“Entro la fine dell’anno – annuncia infine Schmidt proprio per evitare il super affollamento – saremo in grado di dire alle persone in coda agli Uffizi quanto è il tempo di attesa inviando un sms sul telefonino. Cominceremo con la prima domenica del mese”.

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