Nubifragio Livorno: ItaliaSicura, D’Angelis “I soldi ci sono ma mancano i progetti”

Nubifragio Livorno: ItaliaSicura, D’Angelis “I soldi ci sono ma mancano i progetti”

Intervista ad Erasmo D’Angelis, a capo della Struttura di missione di ItaliaSicura contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche.

“Molta dell’urbanistica delle città è avvenuta tombando fiumi. In tutte le città abbiamo monitorato 12 mila km di corsi d’acqua tombati. Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 era una pratica usuale, sanitaria, perché erano ricettacoli di rifiuti, maleodoranze, luoghi pericolosi per le epidemie. C’era dunque questo concetto idraulico dominante non immaginando quello che sarebbe avvenuto anche a livello climatico ed ambientale”, afferma D’Angelis intervistato da Domenico Guarino dopo il nubifragio che si è abbattuto su Livorno.

“Dobbiamo fare grandi lavori, investimenti come a Genova di mezzo miliardo  di euro per allargare le sezioni di tunnel che trasportano sotto la città fiumi, torrenti, rii. Va fatto davvero nelle realtà dove il rischio è molto alto, come a Livorno. Quello che è capitato a Livorno fino agli anni ’90 era classificato come evento cinquecentennale. Invece dal 2000 ad oggi abbiamo avuto circa 250 eventi meteo climatici distruttivi, quindi c’è un’accelerazione dei danni in relazione alla manutenzione del territorio”.

Eppure i soldi ci sarebbero.  “A noi mancano i progetti – denuncia amaramente D’Angelis –  Siamo nel paradosso di avere un ritaglio di risorse importanti. Su quelle 9 mila  e 400 opere elencate regione per regione il 90% non sono progettate. E’ il ritardo italiano della prevenzione per una follia istituzionale per cui un Comune o una Regione non ha mai potuto progettare nulla se non aveva l’intero finanziamento dell’opera. Noi abbiamo aperto un Fondo progetti per sostenere le amministrazioni per ovviare a questo gap. Come è altrettanto indispensabile un lavoro di prevenzione non strutturale: dalla pulizia dei fiumi alla manutenzione delle idrovore  fino al sistema degli allarmi”

Dalle tabelle della Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico della Presidenza del consiglio, emergono  7,7 miliardi di euro da spendere entro il 2023 per rinforzare argini, costruire scolmatori e casse di espansione per le piene, allargare i canali tombati, tirare su muri di contenimento.

Ma se la cifra è stanziata, l’effettivamente speso è di tutt’altro tenore. Nell’ambito del Piano “Italiasicura” lanciato dal governo Renzi nel maggio 2014 sono stati spesi solo 114,4 milioni di euro. Meno dell’1,5 per cento del totale a disposizione.

Per Livorno ci sono due interventi nella lista del governo, in fase preliminare. E  non riguardano il Rio Ardenza, né il Rio Maggiore: si tratta di una cassa di espansione e del consolidamento degli argini di un altro torrente livornese, l’Ugione. Costo complessivo: 3,5 milioni di euro.

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