CREAZZO: “LEGGE NON VIETA DIFFUSIONE NOMI ARRESTATI”

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Corso di formazione per giornalisti organizzato da Associazione Stampa Toscana. Il procuratore Creazzo: “non è vietata la diffusione nomi arrestati.” Presenti sostituti Galeotti e Von Borries: “tutelare le vittime dei reati”

Quali notizie si possono pubblicare e quali no? Secondo il procuratore della Repubblica di Firenze Giuseppe Creazzo, niente che riguardi la vita privata, gli orientamenti sessuali o religiosi, le condizioni di salute degli indagati, a meno che non siano pertinenti o rilevanti nelle indagini. E mai dovrebbe essere rivelata l’identità di bambini, adolescenti, donne, anziani, disabili vittime di violenze. “Ma – ha aggiunto – non c’è legge che vieti di diffondere i nomi degli arrestati. Non si può nascondere un fatto rilevante come la privazione della libertà”.

Il procuratore ha partecipato al corso di formazione per giornalisti organizzato dall’Associazione Stampa Toscana. Accanto a lui, nel seminario presieduto da Sandro Bennucci, presidente Ast, hanno parlato dei rapporti fra giustizia e informazione i sostituti procuratori Ornella Galeotti e Christine von Borries, incalzate anche dalle domande della giornalista Franca Selvatici. Ornella Galeotti ha raccontato che alla Corte europea di giustizia, nel momento in cui i giudici escono in aula e pronunciano un verdetto, consegnano al capo segreteria un comunicato stampa predisposto dal presidente che spiega per sommi capi i motivi della decisione. Il capo segreteria lo invia seduta stante a una mailing list di giornalisti accreditati e poi su Twitter e su Facebook.

La pm, che si occupa di “fasce deboli”, ha posto inoltre l’accento sulle vittime dei reati, le “vittime vulnerabili”, alle quali lo Stato a lungo non ha garantito neppure un avvocato. L’Europa ci impone di chinarsi sul loro dolore. Fino a oggi a lamentarsi della giustizia sono stati gli accusati. “Ora – ha detto la pm – abbiamo un altro soggetto da proteggere e da rispettare”. Christine von Borries ha spiegato che spesso, indagando sulla criminalità economica e sui casi di bancarotta, si scoprono riserve al nero utilizzate per pagare le tangenti e ha sottolineato come talvolta le inchieste giornalistiche possano arrivare là dove gli inquirenti non riescono, per i timori dei testimoni di esporsi.

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Quali notizie si possono pubblicare e quali no? Secondo il procuratore della Repubblica di Firenze Giuseppe Creazzo, niente che riguardi la vita privata, gli orientamenti sessuali o religiosi, le condizioni di salute degli indagati, a meno che non siano pertinenti o rilevanti nelle indagini. E mai dovrebbe essere rivelata l’identità di bambini, adolescenti, donne, anziani, disabili vittime di violenze. “Ma – ha aggiunto – non c’è legge che vieti di diffondere i nomi degli arrestati. Non si può nascondere un fatto rilevante come la privazione della libertà”.

Il procuratore ha partecipato al corso di formazione per giornalisti organizzato dall’Associazione Stampa Toscana. Accanto a lui, nel seminario presieduto da Sandro Bennucci, presidente Ast, hanno parlato dei rapporti fra giustizia e informazione i sostituti procuratori Ornella Galeotti e Christine von Borries, incalzate anche dalle domande della giornalista Franca Selvatici. Ornella Galeotti ha raccontato che alla Corte europea di giustizia, nel momento in cui i giudici escono in aula e pronunciano un verdetto, consegnano al capo segreteria un comunicato stampa predisposto dal presidente che spiega per sommi capi i motivi della decisione. Il capo segreteria lo invia seduta stante a una mailing list di giornalisti accreditati e poi su Twitter e su Facebook.

La pm, che si occupa di “fasce deboli”, ha posto inoltre l’accento sulle vittime dei reati, le “vittime vulnerabili”, alle quali lo Stato a lungo non ha garantito neppure un avvocato. L’Europa ci impone di chinarsi sul loro dolore. Fino a oggi a lamentarsi della giustizia sono stati gli accusati. “Ora – ha detto la pm – abbiamo un altro soggetto da proteggere e da rispettare”. Christine von Borries ha spiegato che spesso, indagando sulla criminalità economica e sui casi di bancarotta, si scoprono riserve al nero utilizzate per pagare le tangenti e ha sottolineato come talvolta le inchieste giornalistiche possano arrivare là dove gli inquirenti non riescono, per i timori dei testimoni di esporsi.

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