‘Mostro Firenze’, Creazzo: no collegamenti con eversione

‘Mostro Firenze’, Creazzo: no collegamenti con eversione

Ma ai  nostri microfoni, l’avvocato Adriani conferma: “dobbiamo confrontarci con la realtà che porta indubitabilmente a una interazione tra le strategie eversive dell’estrema destra e i delitti attribuiti al così  detto mostro di Firenze”

“Smentisco categoricamente che dalle indagini in corso siano emersi elementi di prova che colleghino i delitti del ‘mostro di Firenze’ con possibili ambienti eversivi”. Lo ha detto il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo a proposito della nuova inchiesta sui delitti del maniaco delle coppiette.

I polveroni non fanno parte dello stile di questo ufficio, qualcuno evidentemente ha interesse a sollevarli ma questo non è la procura”, ha aggiunto. Creazzo ha quindi ribadito che “la procura della Repubblica indaga senza trascurare nessuna pista, ma procede su elementi che abbiano – ha concluso – una loro concretezza e non su supposizioni più o meno suggestive”

Secondo le indiscrezioni di stampa, ci sarebbe una nuova pista che legherebbe gli 8 duplici omicidi alla ‘strategia della tensione’, a una ‘pista nera’. La pista nera era stata già emersa 30 anni fa e poi ripresa dopo un esposto dell’avvocato Vieri Adirani, legale dei familiari di Nadine Mauriot di una parente di Stefania Pettini, due delle vittime del mostro, rispondendo così al procuratore Giuseppe Creazzo.

E  proprio ai nostri microfoni l’avocato Adraini risponde al procuratore: “nessuno ha intenzione di sollevare polveroni ma dobbiamo confrontarci con la realtà che porta indubitabilmente a una interazione tra le strategie eversive dell’estrema destra e i delitti attribuiti al così  detto mostro di Firenze”.
Secondo l’avvocato, “basta confrontare il verbale di perquisizione e sequestro nei confronti del signor Giampiero Vigilanti, del 16 settembre scorso, con quanto si afferma nel libro di Aurelio Mattei” e, conclude Adriani, “basta poi fare riferimento al fatto che questi delitti siano rimasti impuniti per tanti anni salvo poi essere presi in consegna dai servizi segreti a partire dal 1985”.

ASCOLTA L’INTERVISTA ESCLUSIVA a cura di domenico guarino

 

 

Intanto l’ex legionario Giampieri Vigilanti, l’ 86enne ex legionario, oggi
residente a Prato ma originario di Vicchio del Mugello, al centro della nuova inchiesta sui delitti del ‘mostrodi Firenze’ è intervenuto ai ai microfoni della Tgr Rai della Toscana dichiara “non ho paura di niente, non ho fatto nulla”. Così . “Ho sempreavuto quattro pistole: sono venuti da me – dice riferendosi agli inquirenti – e poi se ne sono andati, quindi vuol dire che sono in regola”. Quanto alla sua conoscenza con Pietro Pacciani “lo conoscevo io – ha risposto – come lo conoscevano tutti. Io sono a posto, sono in regola”. Vigilanti  a quanto risulta sarebbe stato sentito dal pm Paolo  Canessa più volte negli ultimi mesi e condotto nei luoghi dove vennero uccise le coppiette. Era già stato coinvolto marginalmente dalle indagini.

Creazzo non ha comunque  negato che l’indagine ci sia e che  Vigilanti sia indagato. Da lui i carabinieri del ros, che da tre anni sono
subentrati alla polizia nelle indagini  sono tornati qualche mese fa.
Vigilanti, infatti, era già finito nell’inchiesta: fu perquisito nel settembre 1985, tre giorni prima dello stesso Pietro Pacciani. Sembra fosse stato segnalato da alcuni vicini come possibile ‘mostro’. Nella sua abitazione furono trovati
ritagli di giornali sui delitti delle coppiette. Nove anni più tardi, nel 1994, dopo una lite con un vicino di casa l’ex legionario venne perquisito una seconda volta e in casa i carabinieri gli trovarono 176 proiettili calibro 22 di marca
Winchester serie H, gli stessi usati dal mostro per la pistola Beretta mai ritrovata.

Pacciani processato come l’autore dei 16 omicidi, condannato in primo grado ma assolto in appello, morì nel 1998 prima del nuovo processo d’appello, chiesto dalla Cassazione, che lo avrebbe visto di nuovo sul banco degli
imputati. I suoi amici, i cosìddetti compagni di merende (Mario Vanni e Giancarlo Lotti), vennero condannati per alcuni degli
otto duplici omicidi.

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