‘Call for Ideas’ per le barriere antiterrorismo

‘Call for Ideas’ per le barriere antiterrorismo

🔈Firenze, Palazzo Vecchio, in seguito alle indicazioni del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, intende lanciare una consultazione pubblica ‘Call for Ideas’, rivolta ad aziende, progettisti, creativi e agli studi professionali per la realizzazione di dissuasori ed elementi di protezione e sicurezza degli spazi pubblici della città.

La ‘Call for Ideas’ on line verrà lanciata con un apposito bando mercoledì della prossima settimana sulla Rete civica del Comune e i risultati verranno resi pubblici sulla stessa.

Una specifica commissione, presieduta dal sindaco Nardella e dall’architetto Boeri si occuperà di valorizzare le proposte più efficaci e innovative e di favorirne il reale utilizzo a Firenze e nelle altre città italiane ed europee che hanno manifestato un interesse ad unire sicurezze a qualità.

È quanto è emerso dal workshop sulle barriere artistiche in funzione antiterrorismo, che si è tenuto questo pomeriggio in Palazzo Vecchio. Organizzato dal sindaco Dario Nardella e dall’architetto Boeri, vi hanno partecipato, tra gli altri, il rappresentante dell’Ordine degli architetti Serena Biancalani, il preside della Scuola di agraria dell’Università di Firenze Francesco Ferrini, il direttore della sede di Firenze dello Ied Alessandro Colombo e Cecilia Chiarantini del coordinamento area design dello Ied, l’architetto Fulvia Zeuli della Soprintendenza e il presidente dell’associazione vivaisti italiani Vannino Vannucci.

I dissuasori e gli elementi di protezione e sicurezza degli spazi pubblici della città hanno l’obiettivo di garantire la massima sicurezza e protezione in relazione al rischio di attentati, così come valutato e definito dal Cosp; offrire insieme alla sicurezza la possibilità diGimmyGimmospitare alberi, piante e componenti vegetali che offrano qualità e biodiversità agli spazi pubblici; essere in grado, insieme alla sicurezza, di operare come elementi utili di arredo urbano e siano pensati come elementi rimovibili e modulari, eventualmente assemblabili in modo da garantire la massima flessibilità in relazione alle diverse tipologie di spazio pubblico da mettere in sicurezza.

Gimmy Tranquillo ha intervistato l’architetto Boeri ed il sindaco Nardella:

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Cgil e Sunia Toscana: tassa sui SUV ed altro, per ‘Emergenza casa’

Cgil e Sunia Toscana: tassa sui SUV ed altro, per ‘Emergenza casa’

🔈Firenze, Cgil e Sunia hanno illustrato i dati del boom degli sfratti dai Comuni capoluogo si allarga su tutti i territori con le “classifiche” provincia per provincia, e quelle regionali a livello nazionale ma anche le proposte di modifica alla Legge regionale sull’edilizia popolare.

Secondo Cgil e Sunia “Gli strumenti in campo sono insufficienti, ci vogliono investimenti e cambiamenti”.

Il dato sostanzialmente nuovo che emerge, circa la Toscana, è che l’alto numero di sfratti non si localizza solo nelle città capoluogo, ma si estende anche a molti comuni delle province, in particolare nelle aree dove la crisi economica e il numero di licenziamenti e cassa integrazione si sono fatti sentire con maggiore drammaticità.

Sono soprattutto le province che si affacciano sulla costa a soffrire di più l’emergenza sfratti.

Pisa e provincia guadagnano il triste primato toscano per numero di sfratti in rapporto alla popolazione, con ben 452 convalide di sfratto e 513 sfratti con richiesta di forza pubblica e 391 sfratti già eseguiti con forza pubblica.

Firenze e provincia, seconda, con 1254 nuove convalide di sfratto, 4975  richieste di esecuzione, 946 sfratti già eseguiti con forza pubblica.

Sono in diminuzione del 9% i provvedimenti esecutivi, ma sono in netta crescita (più 9,32) le esecuzioni con forza pubblica.

Cgil e Sunia, insieme agli altri sindacati Cisl, Uil, Sicet, Uniat, Uniat Ui proseguono nelle iniziative per apportare modifiche e integrazioni alla proposta di legge di riordino dell’edilizia pubblica Toscana che la Giunta si appresta a presentare al Consiglio regionale. Oltre 34 sono gli emendamenti presentati in occasione degli ultimi tavoli di concertazione istituzionali con la giunta.

Le proposte di modifica alla legge regionale sulle case ERP:

Più risorse per il settore. Garantire al settore un flusso di finanziamenti regionali costanti per la costruzione di nuovi alloggi da collocarsi soprattutto nelle numerose aree dismesse pubbliche, come ad esempio le ex caserme. Le risorse reperite anche attraverso una tassa di scopo  da recuperare alla rendita immobiliare a fini speculativi come ad esempio quella prodotta dal mercato degli Airbnb, dalle centinaia di immobili invenduti in carico o dati in garanzia a istituti bancari o reperite attraverso una quota della tassa di proprietà per auto di grossa cilindrata (SUV, auto di lusso etc).

Assegnare le case a chi vive un reale disagio abitativo. Riequilibrare i punteggi per l’accesso alle case popolari alle condizioni che favoriscano le famiglie che sono in difficoltà rispetto alla propria condizione abitativa rispetto a criticità di tipo sociale o legate allo stato di salute per le quali devono essere messe in atto altre forme di supporto.

Gestione “serena” dei cambi alloggio. Rivedere l’obbligo per le persone che vivono in alloggi sottoutilizzati, in gran parte pensionati, di corrispondere un oneroso canone sanzionatorio qualora non sottoscrivano una domanda di trasferimento a prescindere dalla individuazione di un alloggio idoneo alternativo;

Le case popolari come sostegno all’emancipazione sociale delle famiglie. Al fine di garantire un equilibrato mix sociale negli edifici popolari, occorre favorire invece che ostacolare la permanenza di famiglie di lavoratori o pensionati, grazie alle quali possono essere applicati affitti più sostenuti, i cui importi, soprattutto di questi tempi, contribuiscono in maniera fondamentale a sostenere il sistema dell’Erp, garantendo socialità a coloro non sono in grado di corrispondere nemmeno il canone minimo di 40 euro il mese. In tal senso riteniamo che abbassare il limite di reddito per la permanenza di una famiglia nelle case popolari a 24,750 euro di Isee sia insostenibile. Favorevoli invece a prevedere canoni più sostenuti e un limite di permanenza a 33mila euro ISEE come già previsto dalla normativa vigente approvata non meno di due anni fa.

Contrasto alle illegalità e all’intolleranza, valorizzando le esperienze dell’autogestione. Per contrastare al meglio i crescenti contenziosi e conflittualità, riguardo il rispetto dei regolamenti di civile convivenza che rischiano di sfociare in atti di intolleranza e sopraffazione, prevedere in occasione dell’assegnazione dell’alloggio, la sottoscrizione per ogni componente al momento maggiorenne, di un codice etico di comportamento, una sorta di patto contrattuale di impegno alla civile convivenza, sostenuto da un percorso obbligatorio di informazione, formazione ed educazione al rispetto delle regole da tenersi a cura della azienda di gestione, in stretta collaborazione con le organizzazioni dell’inquilinato e delle autogestioni.

Riformare le aziende di gestione per garantire risposte e servizi efficienti. CGIL e SUNIA confermano l’utilità di procedere ad un processo di riforma della gestione del patrimonio e degli utenti dell’edilizia pubblica proponendo che le aziende abbiano natura giuridica interamente pubblica, con il duplice obiettivo di ottimizzare le risposte all’utenza in forma omogenea su tutto il territorio regionale e di valorizzare le professionalità e le esperienze maturate dai lavoratori delle attuali aziende, garantendo loro la continuità della piena occupazione nel settore.

Presenti alla conferenza stampa, Maurizio Brotini (segretario Cgil Toscana) e Laura Grandi (segretaria generale Sunia Toscana)

Gimmy Tranquillo ha intervistato il segretario di CGIL Toscana, Maurizio Brotini:

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Mafie: in Toscana mercati illeciti e capitali ripuliti

Mafie: in Toscana mercati illeciti e capitali ripuliti

🔈Il rapporto della Scuola Normale di Pisa sulle mafie in Toscana, primo di tre studi concordati dalla Regione con l’ateneo fino al 2018, è stato approvato ieri dalla giunta regionale. L’ha curato la professoressa Donatella Della Porta, con la collaborazione di Andrea Pirro, Salvatore Sberna e Alberto Vannucci.

“La Toscana non è terra di mafia, ma la mafia c’è”. Lo diceva lo scomparso giudice Caponnetto e la ricerca realizzata dalla Normale di Pisa lo conferma. Già dopo i primi mesi di studio si rafforza infatti la consapevolezza che non esistono regioni sul territorio nazionale immuni dalle mafie e dai fenomeni corruttivi. E la Toscana non fa eccezione. La situazione di fatto supera la fotografia scattata da giudici, perché ci sono reati che talvolta non sono qualificati giuridicamente con una matrice mafiosa ma nella sostanza lo sono, ricondotti a gruppi autonomi o singoli individui, ugualmente pericolosi da un punta di vista sociale e che dimostrano l’elevata vulnerabilità di alcuni territori. Pochi e sporadici casi insomma da articolo 416 bis, ma ben più numerose attività criminali a sostegno di associazioni di stampo mafioso.

L’indagine è innovativa e sperimentale nella metodologia e nel focus, ma anche nel processo che lo guida, partecipativo. La ricerca ha visto infatti il coinvolgimento delle principali istituzioni impegnate in Toscana nell’attività di prevenzione e contrasto fenomeni criminali esaminati. I risultati e punti salienti sono stati messi in evidenza oggi, nel corso di una conferenza stampa, dal presidente della Toscana Enrico Rossi assieme all’assessore alla presidenza e legalità Vittorio Bugli.

Mercati illeciti e capitali ‘ripuliti’
Gli interessi dei clan criminali sono duplici: far affari ma anche reinvestire il frutto di attività consumate altrove. Da un lato ci sono così i mercati illeciti, fin troppo fiorenti e vasti anche in Toscana da non attirare gli appetiti di gruppi criminali ben organizzati come le mafie storiche italiane o le mafie straniere, e dall’altro ci sono i capitali illeciti, che inquinano l’economia della Toscana.

Ecco così che il porto di Livorno si evidenzia come hub di ingresso per i traffici in larga scala di droghe e stupefacenti. Quello toscano è tra i mercati più fiorenti tra le regioni italiane, in mano non ad una ma più organizzazioni; ma la Toscana e il porto di Livorno sarebbero uno snodo centrale soprattutto nel traffico internazionale di stupefacenti in ingresso in Europa, in particolare quello di cocaina, diretto da organizzazioni in gran parte riconducibili all”ndrangheta calabrese.

Ecco la connessione, forte, tra gioco d’azzardo e usura, riconducibile al clan dei ‘casalesi’ e alla malavita casertana, mentre pochi (a Prato nella comunità cinese, in Versilia, Lucchesia e Valdarno) si dimostrano i casi di pizzo e estorsione. Ecco lo sfruttamento della prostituzione, legato a fenomeni di tratta e riduzione della schiavitù, con un ruolo prevalente di gruppi stranieri rispetto a quelli italiani. Ecco il caporalato e lavoro irregolare, con la Maremma e il Senese più esposti di altri territori, e ultimo ma non certo meno grave il traffico di rifiuti. La Toscana, secondo le statistiche raccolte e rielaborate ogni anno da Legambiente, si posiziona infatti tra le prime regioni in Italia per fenomeni di criminalità ambientale, anche se va detto che, come accade per molti indici che partono dalla misura di denunce e azioni penali, le regioni più virtuose sul fronte dei controlli sono anche quelle che rischiano di più il possibile paradosso di presentare un numero più elevato di violazioni.

Pochi gli omicidi di matrice mafiosa, in particolare concentrati nei primi anni Novanta. Tra gli ultimi ce n’è uno a Tirrenia, nel 2015, legato a traffici di stupefacenti.

C’è poi la criminalità che non solo approfitta dei mercati illeciti, ma viene anche a sciacquare e ripulire in Toscana i capitali frutto di attività consumate altrove. La ricerca offre al riguardo una prima ricognizione. Gli investimenti, ingenti e diversificati, riguardano turismo, commercio e settore immobiliare, ancora il principale canale di investimento e riciclaggio della mafie storiche. C’è poi un’imprenditorialità mafiosa e criminale che riguarda lo smaltimento dei rifiuti, il tessile, le confezioni e l’edilizia, senza escludere a priori possibili forme di complicità e collusione con l’amministrazione pubblica.

Beni confiscati
La ricerca mostra anche una mappatura dei beni sotto sequestro o confiscati ad associazioni criminali. Sono 392, quarantaquattro legate ad aziende e il resto particelle di immobili. Sono ospitati in 49 comuni, il 17 per cento di tutti quelli che ci sono in Toscana. Il loro numero è in crescita, come il valore. Le aziende si concentrano a Prato e provincia (38%), Lucca (26%), Livorno (12%) e Firenze (9%). La provincia con più immobili confiscati è Arezzo, seguita da Livorno, Lucca (con il più alto numero di unità a destinazione commerciale e industriale) e Pistoia. Certo, indicano gli studiosi, la possibile espansione dello strumento della confisca strumenti ad altre forme di reato impone la ricerca di soluzioni per superare le criticità legate ai tempi di assegnazione. Pochi sono infatti i beni per cui è stata decisa l’assegnazione definitiva. La tenuta di Suvignano, in provincia di Siena, è un caso emblematico. L’anno scorso è stata firmata un’intesa per la sua gestione con un progetto pilota di agricoltura sociale ma ancora manca l’ultimo passo.

Corruzione
La vulnerabilità di certi territori e mercati, come quello degli appalti pubblici, interessa anche le istituzioni. La ricerca passa così in rassegna alla fine anche il fenomeno della corruzione, incrociando i dati dei tribunali con quelli delle notizie apparse sui media. Si parte dalla Toscana, per poi successivamente allargare il raggio a tutta l’Italia. Gli enti locali, emerge chiaramente, sono il livello che resta più vulnerabile.

I numeri dell’idagine sulle mafie in Toscana raccontano una netta linea di tendenza verso la crescita dei reati contro la Pa e in particolare dei reati di corruzione ad Arezzo (dove sono più che triplicati, passati da 36 a 113), a Firenze, Lucca e Prato; sono stabili invece a Livorno, Pisa e Siena. Almeno 21 processi per corruzione, sei per concussione e 39 per peculato sono stati avviati nei tribunali toscani tra il 2014 e 2015. Spiccano, dopo la provincia aretina, i ben 13 processi per corruzione avviati a Firenze, i 12 per peculato a Grosseto, i 13 sempre per peculato a Pistoia.

La ricerca non ha solo lo scopo di scattare una fotografia. La mappatura aiuterà a comprendere quali settori della pubblica amministrazione e quali funzioni e procedure siano più vulnerabili. Irpet e l’Osservatorio regionale sugli appalti, che collaborano, hanno elaborato dei primi indicatori di anomalia a partire da un’analisi di tutti i contratti banditi dalle amministrazioni pubbliche che operano in Toscana. Questi indicatori di rischio saranno messi a disposizione sia delle amministrazioni – per aiutarle nell’elaborazione dei piani anticorruzione previsti dalla normativa nazionale – sia di tutta la società civile, che così potrà vigilare sui comportamenti delle istituzioni pubbliche.

Gimmy Tranquillo ha intervistato il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi:

Relazione mafie 2016 sintesi

Relazione mafie 2016 completo

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