FIRENZE, PICCHIA E MINACCIA EX COMPAGNA: ARRESTATO 45ENNE

Firenze moglie picchiava e abusava moglie

Arrestato nel Fiorentino un 45enne che per anni avrebbe minacciato e picchiato la ex compagna arrivando anche a cospargerla di alcol. Ora è accusato di stalking, maltrattamenti e lesioni.

Per anni avrebbe picchiato abitualmente la propria compagna, anche prendendola a cinghiate davanti alla figlia piccola, e nei mesi scorsi dopo la fine della loro relazione avrebbe iniziato a perseguitarla, arrivando ad aggredirla provocandole ferite alla testa. Per questo un uomo di 45 anni, residente in provincia di Firenze, è stato arrestato dai carabinieri. Le manette sono scattate a seguito di una misura di custodia cautelare in carcere disposta dal gip su richiesta della pm Beatrice Giunti. I reati contestati sono quelli di maltrattamenti in famiglia, stalking e lesioni personali.

Secondo quanto ricostruito, fin dall’inizio della loro relazione, nel 2012, l’uomo avrebbe avuto atteggiamenti violenti verso la compagna: la donna sarebbe stata offesa continuamente, picchiata anche con delle cinture e minacciata con un coltello. Le violenze sarebbero avvenute anche in presenza della figlioletta. Quando la donna ha deciso di ribellarsi e di lasciarlo, l’uomo ha cominciato a perseguitarla con appostamenti e pedinamenti e minacciandola con telefonate e sms.

Lo scorso maggio per minacciarla avrebbe gettato il liquido infiammabile sia su di lei che sulla sua auto. Pochi giorni dopo questo fatto, l’avrebbe aggredita ferendola alla testa. Le si sarebbe parato davanti armato di un coltello, dicendole che se avesse voluto ucciderla lo avrebbe fatto anni prima, e di volergliela fare pagare. Poi l’avrebbe tirata sé afferrandola per i capelli, e dopo averle stretto le mani al collo avrebbe iniziato a colpirle la testa con pugni e gomitate. A seguito dell’episodio la donna ha riportato ferite giudicate guaribili in trenta giorni.Un crescendo di violenze che ha spinto gli inquirenti a chiedere al gip, ottenendola, la misura della custodia cautelare in carcere. Il 45enne è stato rintracciato e arrestato dai carabinieri nella serata di ieri.

 

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ELBA: VOLEVANO INCENDIARE STABILIMENTO BALNEARE PER ESTORSIONE

Estorsione

Operazione “Muttley”: 5 arresti. Tra i destinatari delle misure anche un imprenditore Livornese

In corso di esecuzione da parte della Guardia di Finanza di Firenze il provvedimento cautelare che  ha riguardato 5 persone italiane, di cui 2 destinatari di misure cautelari restrittive della libertà personale in carcere e 3 ai domiciliari indagate a vario titolo per l’ipotesi di reato di concorso in tentata estorsione.

In particolare, le indagini svolte dalla Fiamme Gialle fiorentine hanno permesso di individuare un sodalizio criminale il cui soggetto di spicco era un noto imprenditore di Piombino (LI), operante nel settore della compravendita di prodotti ittici, intenzionato a compiere un atto di natura incendiaria nei confronti di un’imprenditrice che gestiva sull’Isola d’Elba uno stabilimento balneare, al fine di intimorirla e riuscire a riscuotere un pregresso credito di oltre € 60.000.

Al fine di dare seguito all’azione intimidatoria l’imprenditore, assieme ad altri tre “soci in affari”, si è rivolto ad un noto pregiudicato che dietro il compenso di € 5.000 avrebbe dovuto provvedere ad incendiare il capannone adibito a rimessaggio delle barche.

La preparazione dell’atto intimidatorio, con l’acquisto del materiale incendiare e gli inneschi, è stato costantemente monitorate dai Finanzieri del GICO di Firenze mediante appostamenti, pedinamenti e sopralluoghi, e, prima che l’azione avesse luogo i militari sono intervenuti sottoponendo a controllo e segnalando all’Autorità Giudiziaria i soggetti indagati per possesso ingiustificato di materiale esplodente.

Per il pregiudicato siciliano, residente da diversi anni in  Francia e già coinvolto in passato per medesimi fatti criminali, è stato emesso dall’Autorità Giudiziaria inquirente un Mandato d’Arresto Europeo e tramite l’Interpol sarà interessata la polizia giudiziaria francese che provvederà all’arresto del soggetto per la sua successiva estradizione in Italia.

Per tutti il reato contestato è concorso in tentata estorsione.

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MASSA, CARABINIERI ALLA SBARRA: 104 CAPI D’IMPUTAZIONE

carabinieri

Decine i fatti contestati a carabinieri della stazione di Aulla in Lunigiana indagati, tra cui  violenza sessuale e sequestro di persona. Stupore e incredulità ad Aulla. Parlamentare Nardi (Pd) annuncia interrogazione a Ministero dell’Interno.

Verte su 104 capi d’imputazione l’ordinanza (di oltre 200 pagine) emessa dal gip sull’inchiesta della procura di Massa Carrara relativa ad attività nelle stazioni dell’Arma in Lunigiana. Alcune decine i fatti trattati dall’inchiesta. Secondo quanto appreso sono contestati, a vario titolo, i reati di lesioni (alcuni episodi), falso in atti, abuso d’ufficio, rifiuto di denuncia, sequestro di persona, violenza sessuale, possesso di armi (sarebbero i coltelli trovati in casa agli indagati). Il gip ravvisa i pericoli di reiterazione e di inquinamento delle prove tra i motivi di esigenza cautelare. I falsi riguarderebbero anche i verbali su attività e interventi dell’Arma nel territorio. Inoltre, secondo quanto appreso, sarebbe contestato un solo episodio di violenza sessuale e uno solo di sequestro di persona (una persona trattenuta in camera di sicurezza).

Stanno lavorando ‘a scartamento ridotto’, praticamente decimate, le stazioni dei carabinieri della Lunigiana colpite dall’inchiesta. In particolare si è ridotta di molto, in queste ore, l’attività della stazione di Aulla, che ha tutto il personale indagato, una ventina di carabinieri. Il maresciallo comandante di stazione è stato sospeso dal servizio e da stasera a mezzanotte deve allontanarsi dalla provincia. Inoltre, un brigadiere di Aulla è stato arrestato in carcere e altri cinque militari della stessa stazione, con vari gradi, sono stati colpiti o dagli arresti domiciliari (sono tre) o, come il loro comandante, dal divieto di dimora (altri due). L’ottava misura cautelare, un altro divieto di dimora nella provincia apuana, è scattata per un militare della stazione di Albiano Magra.

Incredulità tra i residenti di Aulla (Massa Carrara). Nessuno si espone in commenti ma lo stupore è tanto. Proprio ad Aulla, lo scorso 11 marzo, alcuni giorni dopo la pubblicazione di notizie in merito agli accertamenti della procura sui militari, era stata promossa una manifestazione di solidarietà: decine di persone, complice anche il passaggio dal mercato settimanale, vi avevano partecipato. E sembra che qualcuno stia pensando a organizzare un’altra manifestazione di solidarietà dopo gli arresti di oggi.

In occasione dell’iniziativa dell’11 marzo, svoltasi nella piazza del Comune ad Aulla, erano stati distribuiti volantini di vicinanza all’Arma dando anche la possibilità ai passanti di lasciare un messaggio di solidarietà per i carabinieri, scrivendo un biglietto da inserire in una teca. “La Procura sta mal interpretando la realtà della strada – si leggeva su un volantino – penalizzando l’esecuzione della nostra sicurezza”. “Conosciamo bene quei ragazzi in divisa – avevano spiegato alcuni nella piazza – e conosciamo anche coloro che li hanno accusati, sono quelli da cui ci proteggevano”. Durante la manifestazione era stata fatta suonare anche una sirena simile a quella delle auto dei carabinieri in servizio, seguita da un lungo applauso e dal grido “Viva i nostri carabinieri”.

Un’interrogazione al ministero dell’Interno è stata annunciata dalla parlamentare del Pd Marina Nardi. “In riferimento a quanto appreso dai mezzi di informazione – afferma in una nota – sull’inchiesta comunico il mio tempestivo intervento con un’interrogazione al ministero dell’Interno per comprendere meglio l’accaduto che da quanto riportato nelle cronache sembra increscioso e preoccupante”.

“Confidiamo molto nella possibilità di dimostrare l’estraneità ai fatti contestati” dei carabinieri della Lunigiana indagati dalla procura di Massa Carrara, “ci stiamo muovendo fin da subito per far revocare queste misure, che riteniamo eccessive, fuori luogo, fuori contesto, immotivate” dice  invece l’avvocato Gianpaolo Carabelli di Aulla, uno dei difensori dei militari indagati. “I miei assistiti sostengono di non aver commesso nessun reato”, aggiunge il difensore, che sta valutando di proporre al tribunale di Genova, competente, “il riesame” sul provvedimento del gip dopo aver “esaminato le singole posizioni” degli
indagati. “Tre mesi fa questi carabinieri vennero a conoscenza, con le perquisizioni, di essere sotto inchiesta. Ma hanno continuato a lavorare, a rimanere in servizio, a svolgere le loro funzioni – fa notare l’avvocato Carabelli – Francamente è incomprensibile perché sia diventata necessaria oggi, il 14 giugno, l’esigenza di misure cautelari, mi sembra difficilmente sostenibile adesso”.

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GIURLANI: GIP SI RISERVA DECISIONE

 Giurlani: no fusioni dall'alto per piccoli comuni arresto Pescia Giurlani

Il sindaco dimissionario di Pescia Giurlani si è difeso dal gip da accuse corruzione e peculato.  Intanto il Pd di Pistoia ha sospeso l’ex sindaco. Trallori (Pd): “si apre nuova fase.”

Oreste Giurlani, il sindaco di Pescia del Pd agli arresti domiciliari per peculato e dimessosi ieri, ha risposto alle domande e si è difeso davanti al gip di Firenze Anna Liguori, stamani, nell’interrogatorio di garanzia. Il gip si è riservato la decisione, attesa per i prossimi giorni. I fatti risalgono a quando Giurlani era presidente dell’Uncem Toscana, fino al 2016. Assistito dal difensore,
avvocato Gabriele Melani, che ha presentato istanza di revoca dei domiciliari, al gip Oreste Giurlani ha rappresentato i fatti contestati dal suo punto di vista.

Quindi, tra le accuse, ha spiegato che il numero esorbitante di chilometri di benzina fattisi rimborsare dall’ente (10-11.000 al mese, con un picco di 15.000) corrispondeva alla reale percorrenza delle strade compiuta in auto per seguire le attività dell’Uncem, l’associazione dei comuni montani. E avrebbe anche affermato che presso l’Uncem c’è tutta la documentazione contabile, con scontrini e fatture, che può attestare tutte le spese sostenute, senza lacune. Giurlani avrebbe chiarito e motivato anche la tipologia e il motivo degli acquisti fatti coi soldi dell’Uncem, come telefonini e Ipad, spese che hanno richiamato l’attenzione degli investigatori.

Il gip Liguori con le sue domande si sarebbe soffermato anche sull’altro aspetto per cui Giurlani è indagato, la corruzione, ipotesi relativa a fatti più vicini al suo ruolo pubblico a Pescia. In udienza il pm titolare dell’inchiesta, Tommaso Coletta, era insieme al procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo. Gli inquirenti hanno ribadito la necessità di un periodo di arresti domiciliari per scongiurare il pericolo di inquinamento delle prove. Invece, nella discussione sulla possibile reiterazione del reato, la condizione sembra decadere di fronte alle dimissioni date ieri da Giurlani sia da sindaco di Pescia sia da vicepresidente dell’Anci Toscana con delega alla montagna.

E intanto la commissione di garanzia del Pd della provincia di Pistoia ha deciso di sospendere dal partito l’ormai ex-sindaco di Pescia, Oreste Giurlani, che con una lettera spedita ieri al Comune aveva dato le dimissioni da primo cittadino. “Dopo aver sollecitato questa presa di posizione – commenta il segretario provinciale del Pd Riccardo Trallori – ho ritenuto opportuno convocare anche una riunione con il gruppo consiliare del Pd pesciatino e con la segreteria comunale del partito per assumere le necessarie determinazioni. Con la notizia delle dimissioni da parte di Giurlani dal suo ruolo istituzionale si apre una nuova fase”.

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ARRESTO SINDACO PESCIA, INDAGINE-LAMPO SCOPRE PECULATO IN 15 GIORNI

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Il peculato commesso dal sindaco di Pescia Giurlani sarebbe stato trovato leggendo contabilità Uncem Toscana. La procura aveva chiesto il carcere ma il Gip ha optato per i domiciliari: il rischio è inquinamento prove e reiterazione reato.

Indagini-lampo che hanno ‘bruciato’ i tempi: appena 15 giorni sono bastati al sostituto della procura di Firenze Tommaso Coletta e agli investigatori della guardia di finanza per controllare la contabilità dell’Uncem Toscana e accusare di peculato Oreste Giurlani per fatti relativi alla sua presidenza di Uncem Toscana. E’ quanto si fa notare alla procura di Firenze sull’inchiesta relativa a circa un quadriennio di presidenza di Giurlani a capo dell’ente dei Comuni di montagna. I fatti oggetto di reato sono risultati evidenti dalla lettura delle carte.

La procura della Repubblica di Firenze aveva chiesto all’ufficio gip la custodia in carcere per Giurlani per peculato e corruzione. Tuttavia il gip Anna Liguori ha ritenuto adeguati gli arresti domiciliari, convenendo comunque con il pm Tommaso Coletta sui pericoli di inquinamento delle prove (il gip scrive, “già in atto”) e di reiterazione del reato, in quanto primo cittadino del Comune di Pescia (Pistoia). Una misura restrittiva diversa dalla custodia cautelare, scrive il gip Anna Liguori, “vanificherebbe le esigenze cautelari” mentre gli arresti domiciliari risultano misura “adeguata e proporzionata”.

In base a quanto accertato dalle Fiamme gialle, anche con intercettazioni telefoniche, nell’ultimo periodo Giurlani, presumibilmente allertato dalle verifiche in corso sui suoi conti correnti, avrebbe cercato di procurarsi a posteriori ‘pezze di appoggio’ per le spese non documentate. Contemporaneamente, di fronte alle richieste dell’Uncem di ottenere la documentazione mancante circa le spese sostenute, avrebbe accusato l’ente stesso di averla smarrita. A carico di Giurlani il gip Liguori ha anche stabilito un sequestro per equivalente fino alla concorrenza di quasi 620.000 euro.

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