Toscana, CGIL: cresce Pil, ma boom precarietà lavoro

Toscana, CGIL:  cresce Pil, ma boom precarietà lavoro

Crescita prevista dell’1% dopo anni di “zero virgola”, mercato del lavoro a più velocità a seconda del territorio, boom della precarietà dopo la fine degli incentivi: questo dice il terzo rapporto Ires sull’economia toscana 2017.

Crescita prevista dell’1% dopo anni di “zero virgola” (grazie all’export), mercato del lavoro a più velocità a seconda del territorio, boom della precarietà dopo la fine degli incentivi: questo dice il terzo rapporto Ires sull’economia toscana 2017, con lo speciale dedicato alle province (studiati parametri quali import/export, consumi e reddito, avviamenti al lavoro, cassa integrazione, credito), presentato stamani presso la sede di Cgil Toscana a Firenze. 

Nel merito, le stime di luglio 2017 portano a prevedere una crescita per il 2017  dell’1% e gran parte del merito di questo risultato è ascrivibile alle ottime performance dell’export toscano con un saldo fortemente positivo del 9,7%. Un dato estremamente importante a cui contribuiscono con diversa intensità tutti i comparti manifatturieri della regione, dalla Meccanica con un complessivo 1,7 %, alla Moda (tessile, abbigliamento, calzaturiero) + 8,6 %, fino agli exploit di agricoltura + 11 %, Industria estrattiva + 36,1 e Altra Industria + 19,9 %. In termini prognostici si prevede una crescita ulteriore delle esportazioni nel 2017 pari al 4,1 %.

 Appare ben difficile, tuttavia,  che l’attuale intensità di crescita sia in grado di risollevare le condizioni del mercato del lavoro favorendo il recupero dei livelli di disoccupazione pre-crisi. In Toscana si evidenzia un differenziale ancora molto significativo (8,2 % la stima per il 2017 rispetto al 4,4 % registrato nel 2007).

In particolare il mercato del lavoro toscano mostra una tendenza coerente con quelle registrate negli ultimi Focus e che, riferite al primo semestre 2017 sullo stesso periodo del 2016, segnano un forte aumento delle assunzioni per lavoro dipendente (+20,6 % pari a 33.300 posizioni). ”  Un aumento che è però nettamente segnato dall’esplosione dei contratti a tempo determinato (+28,4%)-sottolinea il rapporto- come conseguenza della fine degli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato. Un raffronto impietoso mostra come nel 2017, all’opposto del biennio 2015/2016, i quattro quinti delle assunzioni di lavoratori dipendenti siano con contratto a termine. Il contratto a termine è tornato ad essere quindi la forma contrattuale prevalente e nella prima parte del 2017 crescono anche gli apprendisti (+23,8 %), mentre il contratto a tempo indeterminato cala ancora dal 22,9 % al 18,1 %. Viceversa il contratto a termine sulle assunzioni totali passa dal 59,7 % al 64,4 % con un notevole incremento della condizione di precarietà delle persone”.

Si registra un saldo comunque positivo tra assunzioni e cessazioni pur se determinato, come detto, dall’esplosione dei contratti a termine. Se si guarda, infatti, allo spaccato del tempo indeterminato il saldo è negativo (- 4.792 a maggio 2016, – 7.313 a maggio 2017). Si è, inoltre, quasi dimezzato il numero di contratti a termine trasformati a tempo indeterminato rispetto al periodo 2015/2016 (da 12.972 a 6.943). Il dato della Cassa Integrazione si mostra, invece, in continuità con il precedente Focus, un andamento positivo nel senso di una sostanziale diminuzione delle ore utilizzate rispetto allo stesso periodo del 2016 (-41 % pari a 8,6 milioni di ore in meno) benché di poco inferiore al dato nazionale (-44 %).

 “Questo focus, così come qualche giorno fa i dati Istat, – dichiara la segretaria regionale Dalida Angelini- conferma che la ripresa occupazionale è fondata sulla precarizzazione dei nuovi rapporti di lavoro. Inoltre, con l’estate lo strumento appena istituito dei nuovi voucher potrebbe avere un vero e proprio boom, spinto dall’uso massiccio che si prevede nel turismo, su tipologie di azienda – quella turistica: in genere con pochi dipendenti, dal piccolo albergo al bar o al ristorante – tagliata proprio a pennello. E’ urgente mettere al centro il tema della qualità e della stabilità dell’occupazione. La Toscana continua ad andare a diverse velocità, la ripresa è lenta e non riesce a sanare le ferite di anni di crisi non ancora finita. Tante imprese e tanti lavoratori restano in difficoltà e necessitano di sostegni: per questo abbiamo in programma di organizzare un momento di confronto coi parlamentari toscani a settembre per un rafforzamento degli ammortizzatori sociali. Così come è fondamentale che la Regione intensifichi il livello di confronto coi sindacati, attraverso una vera concertazione, su partite decisive per le tasche e le condizioni dei toscani: turismo, commercio, sanità, oltre alle questioni industriali ovviamente. Abbiamo letto che il ministro Padoan vuole investire su giovani e lavoro, in occupazione permanente: i giovani hanno bisogno di futuro e certezze, ma il JobsAct va in direzione opposta. Una proposta per far ripartire il Paese noi l’abbiamo presentata da tempo: diventi legge la Carta dei diritti universali del Lavoro”.

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ECONOMIA TOSCANA, IRES: PIL AL PALO E VOUCHERIZZAZIONE DEL LAVORO

Il Presidente di Ires Toscana Gianfranco Francese

La segretaria generale di Cgil Toscana Dalida Angelini ha spiegato: “La strada seguìta, purtroppo, resta quella di comprimere il costo del lavoro e di competere al ribasso. In questo momento, oltre a denunciare questo, siamo impegnati per la manifestazione di sabato 17 giugno a Roma, in cui vogliamo stigmatizzare l’attacco alla Costituzione perpetrato sulla questione dei voucher

Stando ai dati Ires, lo scenario che l’economia della Toscana “propone nel primo scorcio di questo 2017 è ancora fortemente caratterizzato da segnali contraddittori”.In pratica “prosegue, per il quarto anno consecutivo, una dinamica della crescita regionale che sostanzialmente conferma il dato dello scorso anno (+0,8%, + 0,9%). Un dato che rimane al di sotto della soglia dell’1% impedendo di parlare di una vera e propria ripresa, tanto più che le stime per il 2017 non propongono ipotesi più ottimistiche”.

Dai dati Ires emerge anche un ” -5% di prodotto interno, -7,3% di domanda interna e addirittura -29,4% in termini di investimenti”.  All’opposto con riferimento al decennio alle spalle, le esportazioni registrano un saldo positivo del 16,5%. “Dato fondamentale -dicono i ricercatori Ires-  quello dell’export che è stato la vera ciambella di salvataggio dell’economia toscana di questi anni. Un dato dovuto alle posizioni di leadership acquisite in alcuni comparti tradizionali del made in Italy in un contesto di crescita globale del commercio internazionale grazie alle migliorate condizioni di vita e di reddito, e quindi della domanda di consumo, sia nelle economie dei paesi avanzati che di quelli emergenti. Domanda internazionale sostenuta anche dalle politiche monetarie espansive portate avanti negli ultime anni dalle banche centrali (…) Proprio il mix della crescita sostenuta dalle esportazioni ed una perdurante disponibilità di finanziamento del sistema del credito, dovrebbero favorire la tenuta degli investimenti, soprattutto nelle imprese medio/grandi”.

Di contro “il rallentamento dei consumi rappresenta invece uno degli indicatori più significativi della debolezza dell’economia Toscana.Un rallentamento determinato non solo da un atteggiamento prudente rispetto alla percezione comune di una crisi tutt’altro che passata, ma alimentato anche dal venir meno nei bilanci familiari di fattori temporanei di sostegno al potere d’acquisto e alla domanda interna come il bonus degli ottanta euro o, per altro verso, come la ripartenza dei prezzi petroliferi. Se a ciò aggiungiamo andamenti salariali ancora molto modesti e mancanza di certezze sulla continuità lavorativa, va da sé la composizione di un quadro che mina fortemente la propensione al consumo”.

Sul fronte dell’occupazione “proprio l’aumento dei contratti a termine e viceversa la riduzione di contratti a tempo indeterminato, rappresentano l’elemento caratterizzante di questo avvio del 2017, con un – 8,7% rispetto allo stesso periodo del 2016 e addirittura con un -36,1% rispetto al 2015 quando la disponibilità di incentivi ha alimentato una dinamica evidentemente artificiale se, ad incentivi cessati, si sono determinati dei saldi così negativi. Aumentano comunque i contratti a termine, segnando un saldo complessivamente positivo per il lavoro dipendente, pari all’8,7% e aumentano i contratti di apprendistato addirittura del 21,1%. In due anni, secondo i dati INPS, la quota delle assunzioni a tempo indeterminato è scesa dal 33,5% al 22,3%, mentre la quota delle assunzioni a termine è passata dal 58,6% al 68,6% e proprio l’aumento di contratti a termine e apprendistato sorregge il saldo positivo tra assunzioni e cessazioni. In questo contesto i vouchers si confermano in Toscana molto più usati rispetto ad altre regioni e non di rado abusati nella nostra regione. I dati riferiscono di un numero di persone interessate quasi raddoppiato in due anni: 71.540 nel 2014 e 134.111 nel 2016 così come il numero dei vouchers acquistati passati da 4 milioni 174 mila a 9 milioni e 450 mila, quindi più che raddoppiati. Inoltre l’ultimo dato di marzo 2017 evidenzia un acquisto di oltre 2 milioni di vouchers con un aumento del 43% rispetto allo stesso periodo del 2015″. 

Inoltre, spiega Gianfranco Francese (presidente di Ires Toscana), “il rallentamento dei consumi rappresenta uno degli indicatori più significativi della debolezza dell’economia Toscana. Un rallentamento determinato non solo da un atteggiamento prudente rispetto alla percezione comune di una crisi tutt’altro che passata, ma alimentato anche dal venir meno nei bilanci familiari di fattori temporanei di sostegno al potere d’acquisto e alla domanda interna come il bonus degli ottanta euro o, per altro verso, come la ripartenza dei prezzi petroliferi. Se a ciò aggiungiamo andamenti salariali ancora molto modesti e mancanza di certezze sulla continuità lavorativa, va da sé la composizione di un quadro che mina fortemente la propensione al consumo”.

La segretaria generale di Cgil Toscana Dalida Angelini ha spiegato: La strada seguìta, purtroppo, resta quella di comprimere il costo del lavoro e di competere al ribasso. In questo momento, oltre a denunciare questo, siamo impegnati per la manifestazione di sabato 17 giugno a Roma, in cui vogliamo stigmatizzare l’attacco alla Costituzione perpetrato sulla questione dei voucher: il Governo e il Parlamento prima li hanno aboliti per neutralizzare il referendum chiesto e ottenuto dalla Cgil e da milioni di italiani, poi nella manovra li hanno reintrodotti in maniera surrettizia. Un vero e proprio schiaffo alla democrazia: per questo saremo in migliaia, dalla Toscana, a Roma e invitiamo tutti coloro che hanno a cuore le regole del gioco democratico. Dopo il 4 dicembre scorso, è tempo di difendere di nuovo le prerogative della Costituzione”.

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