Gelli: procuratore fa appello per confisca Villa Wanda

Gelli: procuratore fa appello per confisca Villa Wanda

Il Tribunale di Arezzo qualche settimana fa si era espresso contrario al sequestro della villa dell’ex maestro della loggia massonica P2, chiesto come misura di prevenzione a carico di persone pericolose anche se defunte

Il procuratore della Repubblica di Arezzo impugna la sentenza contro la confisca di Villa Wanda, la storica dimora di Licio Gelli sulle colline di Arezzo, pronunciata dal Tribunale di Arezzo alcune settimane fa.

Il ricorso è stato presentato in questi giorni, l’avvio del nuovo procedimento è imminente. Stando a quanto sostenuto dal procuratore la villa, di cui l’ex questore di Arezzo Enrico Moja aveva chiesto la confisca in base alla legge che autorizza a farlo per persone in “odore di mafia”, attualmente di proprietà di una società di Pistoia alla quale fanno capo l’ultima moglie di Gelli, Gabriela Vasile, e il nipote Alessandro Marsili, andrebbe confiscata perché all’epoca dell’acquisto (1968) contrariamente a quanto affermato nel suo verdetto dal giudice Gianni Fruganti, Licio Gelli, pur non essendo formalmente coinvolto in gravi vicende giudiziarie, preparava la sua ascesa, quella che ne avrebbe fatto uno dei protagonisti di molti misteri degli ultimi anni di cronaca italiana.

Il giudizio di pericolosità che secondo Rossi può essere attribuito al padrone di villa Wanda anche dopo la sua morte, sulla base del codice antimafia del 2011, deve essere dunque antedatato a prima del 1968. Secondo il procuratore infine, non sarebbero chiari neppure i passaggi d’acquisto della villa.

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Gelli, tribunale dice no a sequestro Villa Wanda

Gelli, tribunale dice no a sequestro Villa Wanda

La richiesta era stata avanzata dalla procura di Arezzo e dalla questura a misura di prevenzione a carico di persone pericolose anche se defunte

Il tribunale di Arezzo, presieduto da Gianni Fruganti, ha respinto la richiesta di confisca di Villa Wanda, la storica dimora aretina di Licio Gelli. A chiederla era stato il procuratore della Repubblica di Arezzo come misura di prevenzione a carico di persone pericolose anche se defunte. Il tribunale si era riservato la decisione che è arrivata stamani.

La dimora di Gelli, una splendida villa ottocentesca sulle colline di Arezzo, non diventerà un bene dello Stato, da mettere all’asta o da trasformare in un luogo di pubblico servizio. L’iter era partito da una richiesta di sequestro e confisca dell’allora questore Enrico Moja subito dopo la morte dell’ex gran maestro della P2, seguendo la procedura relativa a persone pericolose o in odor di mafia. La richiesta di Moja era stata poi fatta propria da Rossi e discussa davanti al collegio, alla presenza degli avvocati degli eredi di Gelli, la moglie Gabriela Vasile e i figli Raffaello, Maurizio e Maria Grazia.

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Gelli: procuratore Rossi chiede confisca Villa Wanda

Gelli: procuratore Rossi chiede confisca Villa Wanda

Dopo la morte di Gelli, chiesto il sequestro e la confisca della villa onde evitarne la dispersione tra gli eredi. Tribunale Arezzo si riserva decisione.

Il procuratore di Arezzo, Roberto Rossi, ha chiesto la confisca di Villa Wanda, dimora storica del capo della P2 Licio Gelli sulle colline di Arezzo, come misura di prevenzione a carico di persone pericolose anche se defunte.
La richiesta è stata presentata in udienza collegiale davanti al presidente Gianni Fruganti e ai giudici a latere Avila e Lombardo. Il tribunale si è riservato la decisione.
La richiesta fu elaborata, subito dopo la morte di Gelli, dall’ex questore di Arezzo Enrico Moja che, seguendo la procedura relativa a persone pericolose o in odor di mafia, aveva chiesto il sequestro e la successiva confisca della villa onde evitarne la dispersione tra gli eredi. La richiesta è stata fatta propria dal procuratore Roberto Rossi che oggi l’ha inoltrata al tribunale di Arezzo. In aula c’erano lo stesso Rossi e un pool di avvocati degli eredi di Licio Gelli.
Se il tribunale dovesse accogliere la richiesta del Procuratore, la dimora storica di Gelli diventerebbe un bene dello Stato. Tra gli eredi è in corso l’esecuzione testamentaria dei beni.
Ci vorrà qualche giorno per sapere cosa decideranno i giudici di uno dei simboli dell’immaginario collettivo del paese.

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