Morte Erika Lucchesi: amico consumò droga dello stesso pusher

Morte Erika Lucchesi: amico consumò droga dello stesso pusher

Uno degli amici di Erika Lucchesi, la 19enne morta dopo aver accusato un malore in una discoteca di Sovigliana nel comune di Vinci, avrebbe consumato pasticche di ecstasy fornite dallo stesso spacciatore, e per questo probabilmente appartenenti alla stessa partita di quelle che poi avrebbero provocato il decesso della giovane livornese.

Questo è quanto emerso dagli accertamenti dei carabinieri: secondo quanto ricostruito finora, l’amico avrebbe acquistato le pasticche dal pusher, e poi, all’interno della discoteca, ne avrebbe consumate alcune per sé, cedendone altre a Erika Lucchesi.

Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti, c’è quella che, oltre ai danni causati all’organismo da droga sintetica, a provocare subito il decesso immediato, fulmineo, della ragazza sia stata la quantità assunta, dalle tre alle quattro pasticche secondo le testimonianze raccolte.

Dall’autopsia, in base a quanto appreso, sarebbe emerso un quadro compatibile con un’intossicazione da stupefacenti sebbene l’esatta causa della morte potrà essere stabilita solo in base ai risultati degli esami tossicologici che daranno il riscontro scientifico necessario a stabilire se ci sono sostanze chimiche presenti nell’organismo della vittima compatibili con pasticche stupefacenti.

L’amico della giovane è indagato nell’inchiesta per la morte della ragazza con le accuse di spaccio e morte in conseguenza di altro reato. E’ uno dei tre indagati insieme allo spacciatore e alla legale rappresentante della discoteca Jaiss.

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Bus Catalogna: Corte d’Appello di Tarragona accoglie ricorso famiglie

Bus Catalogna: Corte d’Appello di Tarragona accoglie ricorso famiglie

La Corte d’Appello di Tarragona ha accolto l’ultimo ricorso delle famiglie delle vittime della strage di Freginals, l’incidente stradale in cui morirono tredici studentesse; lo rivelano Il Secolo XIX e La Stampa. Per i giudici deve essere un processo a stabilire cosa è accaduto quella notte.

Ci sono voluti tre anni e tre opposizioni ad altrettanti tentativi di archiviazione. Il colpo di scena è arrivato ieri: contro ogni aspettativa, la Corte d’Appello di Tarragona ha accolto l’ultimo ricorso delle famiglie delle vittime, e ha deciso che si celebrerà un processo per stabilire di chi siano le responsabilità per la strage di Freginals, l’incidente stradale in cui persero la vita tredici studentesse, tra cui le tre ragazze toscane in Erasmus: Lucrezia Borghi, Valentina Gallo e Elena Maestrini. I fatti risalgono al 20 marzo del 2016.

“Si tratta di una decisione che accogliamo con soddisfazione finalmente potremo avere un processo e chiedere giustizia”, hanno commentato le famiglie, attraverso il legale Maria Cleme Bartesaghi. L’imputato, accusato di omicidio colposo, è l’autista del bus, Santiago Rodriguez Jimenez, 62 anni.

In un primo momento l’autista aveva ammesso di essersi addormentato; una circostanza confermata, in un secondo tempo, anche dalle consulenze di parte sulla scatola nera, che mostravano vistosi cambi di velocità, come se il guidatore avesse avuto vari colpi di sonno prima dello schianto. Non solo, gli investigatori catalani avevano escluso che il pullman avesse guasti strutturali; il conducente, tuttavia, aveva ritrattato quella prima versione, durante un interrogatorio.

A complicare ulteriormente il quadro si era aggiunta una perizia, che le famiglie hanno atteso per sette mesi, sul sistema frenante del mezzo: dopo questa lunga attesa il perito della Procura di Amposta aveva concluso che era impossibile stabilire se i freni funzionavano o no e la Procura aveva chiesto una nuova archiviazione.

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