Chiesa di Santa Felicita

Eretta sul luogo di un edificio e di un cimitero paleocristiani, fu rinnovata nei secoli XI e XIV, e rifatta completamente da F. Ruggieri nel 1736, che conservò il portico del Vasari (dove furono trasportate diverse opere d’arte), con il soprastante corridoio che unisce gli Uffizi a Palazzo Pitti.
L’interno è a navata unica divisa da coppie di alte lesene scanalate, fra le quali si aprono le cappelle laterali.
La Cappella Capponi, edificata dal Brunelleschi per la famiglia Barbadori, e manomessa nel ‘500 (nel 1936 furono scoperti resti brunelleschiani), ospita notevoli dipinti del Pontormo come ad esempio la Deposizione e l’Annunciazione che un recente restauro ha rivelato essere il massimo capolavori di quest’artista e uno dei capolavori del ‘500.

SANTO SPIRITO

In fondo all’omonima piazza sorge la chiesa agostiniana di S. Spirito, iniziata nel 1444 dal Brunelleschi, ma continuata ed ultimata quasi del tutto dal suo allievo Antonio Manetti ed altri artisti, su modello lasciato dal Maestro, con l’aggiunta di varianti piuttosto infelici. Fu completata solo nel 1487.
La semplice facciata ad intonaco non sembra celare una delle più pure creazioni del Rinascimento, la cui armonia ed eleganza mostrano sicuramente l’ impronta brunelleschiana.
L’interno è diviso in tre navate da colonne monolitiche con capitelli corinzi sormontati da trabeazione. Ospita alcune mirabili opere d’arte, come la Madonna in trono e Santi di Filippo Lippi, o le sculture di A. Sansovino nella Cappella Corbinelli.
Il disegno del vestibolo, con stupenda volta a botte a cassettoni, è di Giuliano da Sangallo ma la realizzazione è del Cronaca (1492-1494). Anche il disegno della sagrestia a pianta ottagonale, costruita fra il 1489 ed il 1492, è di Giuliano da Sangallo.
A sinistra della chiesa si trova l’ingresso al Cenacolo di S. Spirito, affrescato dall’Orcagna, i cui dipinti sono purtroppo fortemente danneggiati. Il Cenacolo è sede della fondazione Salvatore Romano che raccoglie oltre ad affreschi staccati, sculture romaniche e rinascimentali, mobili ed elementi architettonici.

 

Chiesa della Santissima Annunziata

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Uno dei più venerati santuari fiorentini dedicati alla Madonna fu fondato nel 1250, come oratorio detto di Cafaggio, dai Sette Santi Fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria. Questi nobili fiorentini, a seguito di un’apparizione della Vergine, si ritirarono in un romitorio presso il Monte Senario, a nord della città. La storia del santuario è strettamente legata al culto di un’immagine della Madonna, raffigurante l’Annunciazione, tuttora conservata nella cappella dell’Annunziata. La tradizione popolare racconta che l’autore dell’affresco trecentesco, tal frate Bartolomeo, non riusciva a dipingere il volto della Vergine, che per miracolo apparve già compiuto mentre il pittore dormiva; la grande devozione sorta intorno a questa miracolosa immagine fece sì che la chiesa venisse inclusa nella cinta muraria trecentesca. La struttura attuale prese forma fra il 1444 e il 1477, quando venne iniziata per mano di Michelozzo la tribuna con le cappelle disposte a corona, poi completata da Leon Battista Alberti. Negli ultimi decenni del Quattrocento furono sopraelevate le pareti laterali della chiesa, consacrata nel 1516. All’esterno, sopra l’arco centrale del portico, costruito nel 1601 dall’architetto Giovanni Battista Caccini, sono rimaste tracce di affreschi, eseguiti fra il 1513 e il 1514 dal Pontormo, mentre il portale centrale è sormontato da un’Annunciazione a mosaico, di Davide Ghirlandaio (1509). Dal portico si accede al chiostro antistante la chiesa, detto dei Voti, perché vi furono esposti nel corso dei secoli quadretti votivi e statue di cera decorate con preziosi ornamenti. Ora il chiostro è soprattutto famoso per i pregevoli affreschi che decorano le pareti: il più antico è il Presepe di Alesso Baldovinetti, eseguito nel 1460, mentre al 1476 risale la Vocazione di San Filippo Benizzi, dipinta da Cosimo Rosselli; tutte le altre storie del santo furono affrescate dal giovane Andrea del Sarto nel 1510. La Vita della Madonna fu narrata nel secondo decennio del Cinquecento dagli artisti più giovani e promettenti del tempo: il Rosso Fiorentino, che dipinse l’Assunzione, il Pontormo, che affrescò la Visitazione, e il Franciabigio, che eseguì lo Sposalizio della Vergine. Dal 1511 al 1514 lavorò allo stesso ciclo anche Andrea del Sarto, già impegnato nelle Storie di San Filippo Benizzi, con la Natività di Maria e l’Arrivo dei Magi. L’interno della chiesa, di notevole suggestione, presenta archi e pilastri ricoperti di marmi eseguiti tra il Sei e il Settecento, e un soffitto decorato fra il 1664 e il 1670 su disegno di Baldassarre Franceschini detto il Volterrano (sua è l’Assunta su tela). In alto, fra le finestre, vi sono riquadri e medaglioni, dipinti con i Miracoli dell’Annunziata da artisti del Seicento. A sinistra è la cappella della Santissima Annunziata dove si conserva la veneratissima immagine della Vergine. Il tempietto fu progettato da Michelozzo ed eseguito da Pagno Portigiani nel 1448; nel piccolo oratorio comunicante si conserva una tavoletta con il Volto Santo di Andrea del Sarto. Numerose sono le cappelle lungo la navata, perlopiù realizzate fra il Seicento e il Settecento, come quella Feroni, di Giovan Battista Foggini e altri, gioiello del barocco fiorentino. La tribuna presenta nove cappelle e fu interamente trasformata in epoca barocca. Nella Santissima Annunziata fu attivo anche Andrea del Castagno: di lui si conservano due affreschi, uno raffigurante San Giuliano, nella cappella Feroni, e l’altro, la Trinità e San Girolamo, nella cappella adiacente. Uscendo dalla chiesa si accede al chiostro dei Morti, progettato intorno al 1453. Qui, sopra la porta di accesso, è affrescata la celebre Madonna del sacco di Andrea del Sarto (1525). Nelle altre lunette si presenta assai rovinato un interessante ciclo con le Storie dei Servi di Maria dipinte ai primi del Seicento da Bernardino Poccetti e da altri artisti. Nel chiostro è ubicata la cappella della Compagnia di San Luca, dove dal 1562 ebbe sede la Confraternita dei pittori, trasformata nel 1563 per volontà del granduca Cosimo I in Accademia delle Arti del Disegno. La volta è affrescata con l’Assunta di Luca Giordano e l’altare maggiore è ornato da una tela di Giorgio Vasari raffigurante San Luca che dipinge la Madonna. Nelle altre pareti, opere del Bronzino, del Pontormo e di Santi di Tito.

Chiesa di OrsanMichele

Le origini dell’edificio risalgono all’epoca longobarda, nell’VIII secolo, quando in questo luogo venne eretto l’oratorio di San Michele in Orto, citato per la prima volta nell’895 e abbattuto nel 1239. Al suo posto, verso il 1290, Arnolfo di Cambio costruì una loggia per la vendita del grano. Da luogo di mercato essa divenne presto luogo di devozione, poiché un’immagine della Vergine dipinta su un pilastro cominciò ad operare miracoli. Nel 1304, un incendio la danneggiò gravemente. Nel 1337, l’Arte della Seta commissionò agli architetti Neri di Fioravante, Benci di Cione e Francesco Talenti una nuova loggia che venne conclusa nel 1349. Nel frattempo, l’immagine della Vergine, ormai consunta, era stata sostituita dalla Madonna con il Bambino di Bernardo Daddi (1346), detta anche Madonna delle Grazie, tuttora in chiesa, davanti alla quale si tenevano giuramenti pubblici e privati. La devozione verso l’immagine si accrebbe, specie dopo che le vennero attribuite guarigioni prodigiose durante la terribile peste del 1348. Probabilmente concepito come un ex-voto, il monumentale altare in marmo, con Virtù e storie della Vergine a rilievo, fu commissionato un anno dopo la peste ad Andrea di Cione detto l’Orcagna e concluso solo nel 1359, quale degna cornice della Madonna delle Grazie. La loggia, ormai, non sembrava più un luogo consono al mercato, che fu trasferito altrove almeno dal 1357. Nel 1380 l’edificio – sin dal suo nascere luogo civico e nello stesso tempo luogo di culto mariano – venne sopraelevato di due piani, nei quali venne allestito il magazzino del grano, il cui uso è segnato ancora oggi dalle aperture ricavate nei pilastri, dalle quali veniva fatto scendere il frumento. Le dieci arcate della loggia vennero chiuse su progetto di Simone di Francesco Talenti, grazie a eleganti trifore in stile tardogotico e vetrate dipinte di Niccolò di Pietro Gerini con Storie e miracoli della Vergine (1395-1405). Conclusa nel 1404, la struttura venne dotata all’esterno di tabernacoli appartenenti alle Arti Maggiori (Mercatanti o Calimala, Giudici e Notai, Cambio, Lana, Vaiai e Pellicciai, Medici e Speziali, Seta), alle mediane (Beccai, Calzolai, Maestri di Pietra e Legname, Fabbri, Linaioli e Rigattieri) e in più l’Arte dei Corazzai e Spadai. Inoltre, il tabernacolo più importante al centro della facciata che dà su via de’ Calzaioli venne assegnato prima alla Parte Guelfa e poi al Tribunale di Mercatanzia. Tali istituzioni commissionarono per i loro tabernacoli sculture raffiguranti i propri santi protettori ai migliori artisti attivi a Firenze dai primi del Quattrocento (Nanni di Banco, Ghiberti, Donatello) fino all’inizio del Seicento (Giambologna). I protettori delle Arti, che si affacciano sui quattro lati dell’edificio, appaiono così i protettori della stessa chiesa di Orsanmichele. Queste statue sono in corso di progressivo restauro e vengono spostate nel piano superiore dell’edificio nell’ex-granaio, ora divenuto sede del Museo di Orsanmichele (accesso dal prospiciente palazzo dell’Arte della Lana), mentre al loro posto vengono collocate delle copie.

Nel museo manca il San Giorgio di Donatello (1417) del tabernacolo dei Corazzai e Spadai, trasferito al Museo del Bargello dal 1892 e sostituito da una copia in bronzo. Il San Ludovico dello stesso Donatello (1433), ora al Museo di Santa Croce fu sostituito dal gruppo con l’Incredulità di San Tommaso, capolavoro del Verrocchio (1467-1483), quando il tabernacolo passò al Tribunale di Mercatanzia. Le Arti che non ebbero il privilegio di possedere un tabernacolo all’esterno, ne ebbero uno all’interno della chiesa, ornato dell’immagine del proprio santo protettore. L’interno della chiesa mantiene pressoché intatto l’aspetto tardogotico attribuitole dalle decorazioni di fine Trecento; la pianta quadrangolare e la disposizione dei pilastri ricordano l’impianto originario a loggia. Ciò spiega la singolare collocazione dell’altare della Madonna delle Grazie non al centro, in corrispondenza di un altar maggiore, ma sulla destra. In fondo alla navata, a sinistra, si trova l’altare votivo di Sant’Anna edificato per ordine della Signoria nel 1379: qui si trova il gruppo marmoreo raffigurante Sant’Anna, la Madonna e il Bambino di Francesco da Sangallo (1526 circa).