Uffizi: Papa Leone di Raffaello perde colori, affidato a Opificio

Uffizi: Papa Leone di Raffaello perde colori, affidato a Opificio

Maxirestauro fino al 2020. Poi sarà al centro di una mostra.

Uno dei piu’ iconici dipinti del Rinascimento, il Ritratto di Papa Leone X de’ Medici di
Raffaello, si è “ammalato” e sta perdendo i suoi colori. Per questo gli Uffizi, custodi dell’opera, sono corsi ai ripari, portandolo d’urgenza all’Opificio delle pietre dure, dove un
team di specialisti nell’arte del restauro, con un lungo e delicato intervento di recupero gli restituirà la sua tipica, ricchissima e caratterizzante gamma cromatica. Proprio questa caratteristica, assai lodata da Giorgio Vasari nelle sue Vite, è andata infatti con il tempo compromessa, portando il dipinto a scurirsi e a perdere parte della lucentezza che ne esaltava i minuziosi dettagli.
Così adesso, come hanno spiegato oggi il direttore degli Uffizi Eike Schmidt e quello dell’Opificio Marco Ciatti, il capolavoro è stato affidato alle mani dei restauratori dello storico ente di tutela fiorentino, che lo restituiranno alla Galleria non prima del 2020, è stato spiegato.
Al suo ritorno, ha annunciato Schmidt, non tornerà nella sua attuale collocazione, nell’ambito delle sale rosse, ma verrà appeso in una sala dedicata a Raffaello, insieme ad altri tesori del calibro della Madonna del Cardellino ed anche in (ottima) compagnia con un altro peso massimo della storia dell’arte, il michelangiolesco Tondo Doni. Quindi, per la ricorrenza dei 500 anni dalla nascita di Sanzio, potrebbe essere prestato per fare da protagonista di una grande mostra dedicata all’artista per i 500 anni dalla morte, l’allestimento della quale è un’idea da tempo accarezzata dal Mibact, ma ancora non entrata in fase prettamente operativa.
Sempre Schmidt, affidando il Ritratto all’Opificio, non mostra preoccupazione per il recupero di un perfetto stato di salute del dipinto. “Sulle orme del successo universale del restauro dell’Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci, ritornato al Museo nel marzo scorso, è ora il turno di un altro capolavoro – ha commentato il direttore – Per il ritratto di Leone X di Raffaello che verrà sottoposto ad una serie di analisi sofisticate e al restauro in previsione delle celebrazioni per il cinquecentenario della morte dell’artista  nel 2020, non si può immaginare un’equipe più eccellente”.
Ciatti ha spiegato che l’intervento sul “degente” raffaellesco sarà anche occasione per ottenere, “oltre al risanamento della materia, anche un ampliamento delle conoscenze sull’opera”; il piano potrà avvalersi infatti, ha ricordato il responsabile dell’Opificio, “del confronto con i dati tecnici derivanti dai numerosi restauri e studi su questo artista compiuti dal laboratorio a partire dalle dieci opere trattate per la mostra “Raffaello a Firenze” del 1984, seguiti dagli interventi sulla Madonna del Baldacchino (1991), alla Madonna del Cardellino (2008), alla Muta (20015) e alla Madonna dell’Impannata, attualmente in mostra all’Albertina di Vienna, dopo l’intervento appena concluso”.

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