Bandiera neonazista: procuratore militare, avviata indagine

Bandiera neonazista: procuratore militare, avviata indagine

De Paolis: ”Al momento nessun reato accertato ma problema culturale”

“Probabilmente non è stato commesso nessun reato militare, ma c”è un problema disciplinare e un grande problema culturale”: lo ha detto al Giornale Radio Rai il procuratore militare Marco De Paolis, che ha già avviato un” indagine sulla vicenda della bandiera neonazista esposta in una stanza di una caserma di Firenze.

“Al momento, sulla base delle informazioni che abbiamo ricevuto, non c”è nulla che faccia pensare alla violazione di una norma penale militare. Però ho dato disposizioni affinché si verifichi se invece vi siano gli estremi per configurare un qualche reato”, ha detto De Paolis a RaiRadiouno.
“La norma secondo la quale è reato esporre un vessillo che invochi il nazismo vale per i civili e non specificamente per i militari”, spiega ancora De Paolis, per il quale dunque il militare di Firenze potrebbe essere indagato dalla procura ordinaria ma non da quella militare.
“Penso che sia più un grande problema di natura disciplinare e culturale”, dice il procuratore che aggiunge: “la questione è capire cosa significa un simbolo del genere, soprattutto per un militare, credo che ci sia da interrogarsi sulla formazione culturale dei giovani prima e dei militari poi”.

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Firenze, PM militare chiude indagine su CC accusati stupro: 2 ipotesi reato

Firenze, PM militare chiude indagine su CC accusati stupro: 2 ipotesi reato

La procura militare di Roma ha chiuso le indagini sui due carabinieri accusati di aver violentato due studentesse americane, nella notte tra il 6 e il 7 settembre scorsi, a Firenze, e si appresta a chiedere il loro rinvio a giudizio per violata consegna e peculato.

L’indagine  del procuratore De Paolis, il “cacciatore di nazisti”, e del sostituto procuratore Antonella Masala, si è svolta in tempi brevi, anche se sono state acquisite le testimonianze di decine di persone. Nell’avviso di conclusione indagini – che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio – i reati contestati al carabiniere scelto Pietro Costa e all’ appuntato scelto Marco Camuffo sono quelli di concorso in violata consegna continuata e aggravata e di concorso in peculato militare aggravato. Il primo reato, in particolare, riguarda una serie di violazioni contestate ai due carabinieri: l’aver fatto salire a bordo dell’auto di servizio le due studentesse “senza autorizzazione alcuna, in assenza di ragioni di servizio e senza comunicare alcunché alla centrale operativa”; l’aver “sostato all’interno di un privato edificio” (quello dove sarebbe avvenuta la violenza – ndr) “in assenza di esigenze di servizio e per fini meramente privati, per circa mezzora, lasciando l’autovettura incustodita sulla pubblica via con all’interno le armi lunghe”; l’aver modificato “arbitrariamente” l’itinerario previsto nel loro ordine di servizio (nel quale nulla è stato annotato), portandosi in un settore di competenza di un’altra forza di polizia. Inoltre, sempre secondo il capo di imputazione, i due carabinieri avrebbero violato con la loro condotta una serie di disposizioni che disciplinano lo “svolgimento dei servizi esterni automontati”. Per quanto riguarda, invece, il reato di peculato militare, questo si sarebbe concretizzato – secondo l’accusa – nell’essersi appropriati dell’autovettura di servizio “effettuando il tragitto da Piazzale Michelangelo a Borgo Santi Apostoli per fini diversi da quelli istituzionali e comunque non consentiti”.

Due reati militari, perché l’ufficio del procuratore Marco De Paolis solo di questi si è interessato: ad indagare sulla violenza sessuale denunciata dalle due ragazze è invece la procura ordinaria di Firenze che, dopo aver sentito per una giornata intera, il 22 novembre scorso, le presunte vittime dello stupro, che hanno confermato di aver subito gli abusi, si accinge a sua volta a chiudere l’inchiesta.

 

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Denuncia stupro: Carabinieri da pm militare, solo uno risponde

Denuncia stupro: Carabinieri da  pm militare,  solo uno risponde

La procura, che ipotizza a carico dei due carabinieri i reati di violata consegna e peculato militare, ha già ascoltato alcuni testimoni: ne sentirà altri così come (forse in videoconferenza) le due ragazze americane.

Solo uno dei due carabinieri accusati di violenza sessuale da due studentesse americane ha risposto agli inquirenti della procura militare che sabato scorso li hanno convocati per interrogarli.

Mentre il carabiniere scelto Pietro Costa, il più giovane dei due, si è avvalso della facoltà di non rispondere, l’altro, l’appuntato Marco Camuffo, ha risposto alle domande del sostituto procuratore Antonella Masala. Sul contenuto dell’interrogatorio, svoltosi a Firenze, non sono tuttavia emersi particolari.

La procura, che ipotizza a carico dei due carabinieri i reati di violata consegna e peculato militare, ha già ascoltato alcuni testimoni: ne sentirà altri così come (forse in videoconferenza) le due ragazze americane.
I tempi di chiusura dell’inchiesta, spiega all’ANSA il procuratore militare Marco De Paolis, dovrebbero essere brevi: il quadro è già piuttosto delineato.

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