Nasce il distretto biologico di Fiesole

Nasce il distretto biologico di Fiesole

100 le aziende agricole presenti nel comune di Fiesole, molte delle quali sono autentici centri di eccellenza. Di queste aziende ben 30 sono già certificate alla produzione con metodo biologico o in conversione

Nasce un nuovo distretto biologico in Toscana. La sua ubicazione è speciale: siamo infatti nelle colline che si affacciano su Firenze dal versante orientale, quelle che fanno parte del comune di Fiesole.

Il distretto biologico di Fiesole ha preso il via con un pronunciamento del consiglio comunale di una settimana fa, ma oggi è stato tenuto ufficialmente a battesimo in Regione.

“Il varo di un distretto biologico in un comune così conosciuto per le sue bellezze storiche, artistiche e culturali è un segnale importante per tutto il settore” ha commentato l’assessore regionale all’agricoltura Marco Remaschi. “Questa scelta – ha aggiunto – dimostra che il futuro della nostra agricoltura e dell’intera Toscana è nella valorizzazione di un’agricoltura sostenibile e biologica, attenta al vivere sano, alla cultura e alla tutela del paesaggio”.

Sono 100 le aziende agricole presenti nel comune di Fiesole, molte delle quali sono autentici centri di eccellenza in particolare per la coltura dell’olivo che rappresenta il 60% della superficie agricola complessiva (pari a circa 1.400 ettari). Di queste aziende ben 30 sono già certificate alla produzione con metodo biologico o in conversione, altre sono in conversione.

E in questo percorso di progressivo passaggio al biologico si inserisce anche il processo per la costituzione del distretto, le cui basi sono state gettate a partire dal 2015 da alcune aziende agricole e dall’Associazione Cittadini per Fiesole. Il Comune ha accolto volentieri questo processo, ritenendolo consonante con i propri indirizzi: non a caso già da due anni nelle mense scolastiche è previsto l’utilizzo prevalente di cibi biologici. Di qui la maturazione del percorso amministrativo che ha prodotto la delibera approvata: “Il Consiglio Comunale – si legge – riconosce l’intero territorio fiesolano quale sistema produttivo locale a spiccata vocazione agricola, nel quale è significativa la produzione con metodo biologico, e lo individua quale strumento fondamentale di sviluppo sostenibile, di tutela dell’ambiente e della salute, di promozione del territorio, denominandolo “Distretto Biologico di Fiesole”.

Il distretto si inserisce quindi in un territorio già fortemente sensibilizzato: la costituzione del Distretto è stata preceduta dal riconoscimento delle Spighe Verdi assegnato al Comune di Fiesole da Fee, Fondazione per l’Educazione Ambientale Italia a quei Comuni che hanno rispettato criteri relativi alla gestione sostenibile del territorio.

“Consideriamo la sostenibilità ambientale e la salute dei cittadini elemento imprescindibile di qualsiasi scelta strategica per il territorio: per questo ci siamo impegnati fortemente per la nascita del distretto” così ha commentato il sindaco del Comune di Fiesole Anna Ravoni.

“La promozione della “cultura del biologico” –  ha aggiunto l’assessore allo sviluppo economico  Stefania Iacomi – è uno dei percorsi attuabili per individuare opportunità e soluzioni, nella direzione di un modello di sviluppo attento alla conservazione delle risorse, alla compatibilità ambientale ed alla valorizzazione delle differenze locali e, quindi, alla qualità della vita. La costituzione di un distretto biologico significa, di fatto, convogliare una “rete” di interessi di una pluralità di soggetti diversi su un progetto condiviso e su obbiettivi comuni, che permetterà la crescita delle potenzialità di tutti gli operatori; significa anche caratterizzare in modo forte il territorio fiesolano, alle porte di Firenze, facendo così da richiamo per una particolare tipologia di turismo, quello rurale e esperienziale, certamente in crescita”.

Il nuovo distretto si inserisce in un contesto fortemente favorevole al biologico: in Toscana le aziende biologiche sono oltre 5.000 mentre la stessa data la superficie destinata a biologico (e in conversione) in Toscana è di oltre 125 mila ettari.

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Agricoltura: Regione promuove allevamenti “gallina livornese”

Agricoltura: Regione promuove allevamenti “gallina livornese”

Convegno l’11 novembre per incentivare mercato specie.

Fare divulgazione sulla gallina livornese. E’ questa la finalità del convegno sulla razza avicola tipica di Livorno che si terrà sabato 11 novembre al Museo di storia naturale del Mediterraneo di Livorno.

L’iniziativa è stata presentata oggi a Firenze nel corso di una conferenza stampa cui hanno partecipato l’assessore regionale all’agricoltura Marco Remaschi, il segretario del Club italiano della razza Livorno Giuseppe Chionetti, la ricercatrice del dipartimento scienze veterinarie dell’Università di Pisa Margherita Marzoni Fecia di Rosato e l’ex consigliere regionale Mario Lupi, in veste di promotore del convegno.

“Sosteniamo volentieri questa iniziativa che si inserisce perfettamente nel percorso di valorizzazione della biodiversità che la regione porta avanti da oltre vent’anni”, ha detto
l’assessore Remaschi.

“Salvaguardare la specificità di razze come quella livornese – ha aggiunto – rientra perfettamente nell’obiettivo di coniugare le nostre attività di pregio al loro territorio di provenienza. Perchè la Toscana è questo: è qualità che si abbina e si coniuga con l’identità”.

La gallina livornese, quella dalle uova bianche, hanno spiegato i rappresentanti del Club italiano razza Livorno, è probabilmente la più conosciuta e diffusa al mondo. E’ quindi importante sottolinearne le radici livornesi e stimolare un rilancio degli allevamenti nella sua zona di provenienza (attualmente sono una quindicina).

Il convegno si aprirà sabato mattina alle 10 e si svilupperà fino al termine della mattina consentendo una panoramica approfondita su qualità, caratteristiche, origini storiche della gallina livornese, ma anche indicazioni pratiche su come poterla allevare.

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Caccia: emergenza ungulati, è patto agricoltori-cacciatori

Caccia: emergenza ungulati, è patto agricoltori-cacciatori

I temi trattati dall’accordo sono la prevenzione dei danni causati dagli ungulati, il contenimento e il riequilibrio dei danni, oltre al risarcimento agli agricoltori colpiti.

Un patto tra agricoltori e cacciatori per il superamento dell’emergenza ungulati. Questo, in sintesi, il senso di un accordo sottoscritto oggi a Firenze fra la Cia della Toscana, Arci Caccia Toscana e Libera Caccia regionali.
Si tratta del primo documento di intesa e di collaborazione, spiega una nota, fra organizzazioni agricole e associazioni venatorie. Il documento è stato sottoscritto dai presidenti regionali delle tre sigle, Luca Brunelli (Cia Toscana), Sergio Sorrentino (Arci Caccia, presidente nazionale e rappresentante per la Toscana) e da Alessandro Fulcheris (Libera Caccia), alla presenza dell’assessore regionale all’agricoltura Marco Remaschi.
I temi trattati dall’accordo sono la prevenzione dei danni causati dagli ungulati, il contenimento e il riequilibrio dei danni, oltre al risarcimento agli agricoltori colpiti. In primis l’accordo punta al perfezionamento della definizione delle aree vocate e non vocate (quelle agricole) per le diverse specie di ungulati, oltre ad una gestione sinergica dei diversi strumenti previsti dalle norme regionali per il contenimento della presenza di specie come cinghiali e caprioli.

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Protocollo Regione-Georgofili sull’agricoltura

Protocollo Regione-Georgofili sull’agricoltura

🔈Presentato oggi a Firenze, il protocollo, che ha una durata biennale, mira a valorizzare l’agricoltura toscana in tutti i suoi aspetti.

Valorizzare l’agricoltura, in tutti i suoi aspetti, economico, sociale, occupazionale e ambientale, e sostenerne i processi di conoscenza e di crescita attraverso progetti di formazione, informazione e di approfondimento tecnico-scientifico. E’ questo, in sintesi,  il contenuto del protocollo d’intesa tra Regione Toscana e Accademia dei Georgofili presentato oggi a Firenze in una conferenza stampa cui hanno preso parte i due firmatari dell’intesa, l’assessore regionale all’agricoltura Marco Remaschi e il presidente dell’Accademia dei Georgofili Giampiero Maracchi.

Quasi naturale lo sviluppo di sinergie tra le due istituzioni: l’Accademia dei Georgofili è la storica istituzione fiorentina che da oltre 250 anni sviluppa le sue attività culturali e scientifiche mettendo al centro l’agricoltura, la sicurezza alimentare e l’ambiente, la Toscana è una regione per cui l’agricoltura riveste un ruolo centrale, basti pensare a come il nome stesso della Toscana sia associato nel mondo a prodotti tipici e di qualità, e a un paesaggio modellato dall’uomo e dalle sue coltivazioni.

I punti di contatto sono notevoli e il protocollo sottoscritto li evidenzia, indicando i terreni pratici su cui soi potrà sviluppare nei prossimi anni la collaborazione: dalla sostenibilità delle pratiche agricole alla tutela dell’ambiente e della biodiversità; dalle nuove tecnologie alla sicurezza e qualità alimentare; dalla valorizzazione delle produzioni agricole ed agroalimentari di qualità alla diffusione della cultura dell’alimentazione.

Su questi e altri temi la Regione Toscana e l’Accademia dei Georgofili si impegnano, secondo l’accordo, a informarsi reciprocamente e a verificare la possibilità di attivare azioni congiunte.

Nel protocollo Regione e Accademia indicano già alcuni terreni d’azione comune: l’impegno a favorire la diffusione delle innovazioni nel settore dell’agricoltura e dell’agroalimentare, per quanto riguarda le tecniche colturali compatibili con i cambiamenti delle attività connesse allo sviluppo del territorio (come l’enogastronomia), lo sviluppo delle tematiche sullo sviluppo rurale e locale mirate alla valorizzazione del territorio nel suo complesso (marketing territoriale e multifunzionalità del settore agricolo forestale ed agroalimentare).

Il protocollo ha una durata biennale e segue un accordo analogo stipulato nel 2015 che ha consentito, tra l’altro, la collaborazione per la presenza della Toscana ad Expo Milano 2015, il contributo per la redazione del piano paesaggistico e della legge sugli usi civici, l’organizzazione di gruppo di lavoro sulla produzione sostenibile del tabacco in Val Tiberina e Val di Chiana e la collaborazione per la realizzazione del convegno su “Le filiere cerealicole in Toscana”.

Gimmy Tranquillo ha intervistato  l’assessore regionale all’agricoltura Marco Remaschi:

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Caccia: M5s, manca piano da 2 anni, Toscana è fuorilegge

Caccia: M5s, manca piano da 2 anni, Toscana è fuorilegge

Galletti: “Ad assessore Remaschi andrebbe tolta la fiducia”.

“La Toscana è ‘fuorilegge in materia di caccia, il suo piano faunistico venatorio è scaduto da due anni e la giunta Pd-Rossi non ha disposto alcuna proroga. Secondo la normativa statale in assenza del Piano non si possono decidere anticipazioni o posticipazioni della stagione venatoria, come invece la Regione Toscana ha fatto. Per uscire dall’illegalità c’è solo una strada: la giunta regionale deve portare in Consiglio un nuovo Piano e farselo approvare. Nel frattempo per la legge la caccia andrebbe sospesa”. Lo afferma il consigliere regionale M5s Irene Galletti, annunciando una mozione.
“Il Piano faunistico venatorio regionale è l’atto cardine del governo sul tema – sottolinea in una nota -. Da due anni è scaduto e nessuno se n’era accorto? Tra l’altro il Pd è riuscito persino a togliersi da solo l’unico escamotage normativo per avere un minimo di legalità, abrogando, nel marzo 2016, l’articolo della legge regionale che teneva in piedi i
piani faunistici provinciali”. Secondo Galletti, da allora, “la Toscana è priva di qualsiasi norma di governo sulla caccia e in questo modo la maggioranza Pd ha messo in crisi la legittimità di atti fondamentali, regolati proprio dal Piano, come gli indennizzi agli agricoltori colpiti da danni della fauna o le aree in cui si può o meno sparare alla selvaggina”.
“A Remaschi va tolta la fiducia per mancanze come queste, che dimostrano la sua incompetenza verso i toscani rispetto alle materie a lui assegnate come assessore”, conclude.

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