Storie di amore per l’arte: la Collezione Roberto Casamonti

Storie di amore per l’arte: la Collezione Roberto Casamonti

Nel cuore del cuore di Firenze, al centro del centro: si accende una luce, ed è sfavillante,è la collezione del gallerista Roberto Casamonti, che apre al piano nobile di uno dei palazzi più belli e più celebri di Firenze, il palazzo Bartolini Salimbeni in piazza Santa Trinita.

Proprio davanti alla colonna della Giustizia.

Una piazza già da sola è da pura Sindrome di Stendhal. Un concentrato di bellezza ed eleganza che adesso, di più.

Roberto Casamonti è collezionista e gallerista. Autodidatta, gli ha portato fortuna seguire  l’istinto e la passione: negli anni ha messo insieme un gruppo straordinario di opere. Tante ne ha comprate e vendute. Queste sono quelle che non venderà mai. Raccontano “con autenticità storie di amore per l’arte“, come dice lui stesso.

Amore. Passione. Gioia. Commozione: tutti termini che usa per raccontare quanto l’arte del Novecento italiano ma non solo sia stata importante per lui. Insieme all’incontro con gli artisti, che sono diventati amici e numi tutelari.

Adesso la sua collezione è aperta al pubblico. Gratuitamente.

Gli spazi, di una bellezza squisita, sono arredati con pannelli mobili – disegnati da suo figlio, l’architetto Marco Casamonti – che rendono gli ambienti facilmente trasformabili. L’insieme dei lavori, qui allestiti con grande sapienza da Bruno Corà, è straordinario: davvero quasi non si crede ai propri occhi davanti ai tesori che riempiono le sale: una parete di Fontana di qua, una di Burri di la, e prima una De Chirico, e ovunque quadri e sculture uno più bello dell’altro. Da rimanere veramente a bocca aperta.

Questa collezione, dice Roberto Casamonti, “non la voglio definire un museo” e serve a “mostrare il lavoro e le scelte di tutta la mia vita, sperando che la città di Fiorenze e tutti coloro che verranno a visitare questo spazio l’ apprezzeranno”.

Questo è un regalo bellissimo a Firenze. E Casamonti è un nuovo Medici, un mecenate d’altri tempi.
Aperta dal 25 marzo. Per prenotazioni: http://www.collezionecasamonti.com

Margherita Abbozzo.

Tutte le fotografie sono mie, libere di essere usate da chiunque, graditi i credits, grazie.

L'articolo Storie di amore per l’arte: la Collezione Roberto Casamonti proviene da www.controradio.it.

“Gloria del sesso donnesco”: Elisabetta Sirani agli Uffizi

“Gloria del sesso donnesco”: Elisabetta Sirani agli Uffizi

Bella e brava: ma non è bastato perchè nei secoli gli storici dell’arte si ricordassero di Elisabetta Sirani, artista bolognese del Seicento. Nemmeno l’esser morta giovanissima, a 27 anni, à la Marylin Monroe, l’ha portata all’attenzione degli estensori dei canoni normativi della storia dell’arte.

Finchè non sono arrivate le storiche dell’arte americane degli anni Settanta del Novecento  che hanno avviato lo studio e la riscoperta delle artiste donne del passato. “Why Have There Been No Great Women Artists?” è il fondamentale e meritorio saggio del 1971 della grande storica dell’arte Linda Nochlin, vero capostipite sia della storia dell’arte che della teoria dell’arte femministe.

E meno male!

Da allora, un altro mondo è stato possibile e adesso sembra solo normale – anzi, doveroso – che una mostra racconti questa artista che era, appunto, brava. Anzi bravissima.

Dipingere e disegnare “da gran maestro”: il talento di Elisabetta Sirani (Bologna, 1638-1665)  è allestita agli Uffizi nella bellissima sala Edoardo Detti e nella Sala del Camino al primo piano,  ed è una mostra che si inserisce e continua il progetto inaugurato l’anno scorso di presentare il lavoro di artiste in occasione dell’8 marzo (vabbè).  E che si svolge in concomitanza con quella su Maria Lai aperta in Palazzo Pitti.

Stampa

La mostra agli Uffizi consente di apprezzare il gran talento di questa artista di  “stupefacente produttività e prodigiosa velocità esecutiva” – cominciò a lavorare a 17 anni e dipinse più di 200 quadri in 10 anni – e in più dotata di grande “facilità” e sicurezza della mano, sia nei dipinti che nei disegni e nelle incisioni.

Talento e doni evidenti nei 33 lavori in mostra, selezionati da Roberta Aliventi e Laura Da Rin Bettina, con il coordinamento scientifico di Marzia Faietti.

Elisabetta Sirani fu notissima ed ammiratissima ai suoi tempi, non solo nella sua città natale ma anche nel resto d’Italia e alle varie corti europee.  Un riconoscimento echeggiato  dallo storico dell’arte Carlo Cesare Malvasia che la definì “prodigio dell’arte, gloria del sesso donnesco, gemma d’Italia, sole d’Europa,  l’Angelovergine che dipinge da homo, ma anzi più che da homo”.

 

Colta, preparata, con un padre pittore che le aprì la possibilità di dedicarsi alla pittura, e in più pienamente consapevole del suo talento e della sua capacità di fare bene tutto, dai temi sacri a quelli storici e ai ritratti. Una artista con i fiocchi e i controfiocchi, che vi aspetta agli Uffizi. Fino al 10 giugno.

 

 

Credits in ordine di apparizione:

Di Elisabetta Sirani (Bologna, 1638-1665):

Dettaglio dell’Allegoria della Pittura ( vedi sotto);

Madonna col Bambino e San Giovannino, 1664, Olio su tela, Pesaro, Comune di Pesaro, Musei Civici – Palazzo Mosca.

Allegoria della Pittura (autoritratto?), 1658, Olio su tela,  Mosca, The Pushkin State Museum of Fine Arts.

Riposo in Egitto, Acquaforte, Firenze, Gallerie degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe.

Ritratto del conte Annibale Ranuzzi, Pietra rossa, carta, Firenze, Gallerie degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe.

Anna Maria Ranuzzi ritratta come la Carità, Olio su tela, 1665, Bologna, Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.

Amorino trionfante in mare (Amorino Medici), 1661, Olio su tela, Bologna, collezione privata.

L'articolo “Gloria del sesso donnesco”: Elisabetta Sirani agli Uffizi proviene da www.controradio.it.

Tracce, Arte e Moda a Palazzo Pitti

Tracce, Arte e Moda a Palazzo Pitti

A Firenze c’è un bel museo che dovrebbe essere conosciuto meglio, si tratta di quello che una volta si chiamava Galleria del Costume e che adesso è stato ribattezzato Museo della Moda e del Costume, si trova all’interno di Palazzo Pitti,  nella palazzina della Meridiana: in sale di squisita eleganza, che anche vuote sarebbero belle, ma che per nostra fortuna sono invece piene di delizie.

Dopo la favolosa mostra “Il museo Effimero della Moda” della quale ho parlato qui, vi inaugura in questi giorni il nuovo allestimento/mostra: Tracce, Dialoghi ad Arte nel museo della Moda e del Costume.  Che avvicina capi di vestiario di squisita fattura ad opere d’arte della “condomina” Galleria di Arte Moderna.

L’idea guida è che esistano corrispondenze tra le creazioni di stilisti e quelle degli artisti.  Un’idea ormai corrente ovunque nel mondo, mentre in Italia invece è ancora molto forte il  pregiudizio – di stampo cattolico e maschilista, alè! – che considera la moda una perdita di tempo disdicevole, una stupidaggine superficiale e “cosa da donne frivole”.

Come però diceva la grande poetessa Alda Merini, “Se le donne sono frivole è perché sono intelligenti a oltranza.”

E poi: vogliamo parlare di numeri? L’industria della moda italiana vale 4 punti di Pil. Ha un giro di affari  di 62,6 miliardi di euro, e sono 140 le aziende con almeno 100 milioni di euro di fatturato.  Il settore continua a crescere ed è in controtendenza rispetto alla grande manifattura. Luxottica, Prada, Armani, Calzedonia, Diesel, Ferragamo, Max Mara, Safilo, Zegna, Dolce & Gabbana, Benetton, Valentino, Tod’s, Geox, Moncler…Frivolezze? Civetterie? Al contrario. L’ Italia ha la leadership mondiale nella produzione di moda e di lusso e nel relativo export. Quindi riflettere su cosa sia la moda e su come si crei il gusto diventa  imperativo per capire i tempi, l’arte, la storia e la politica.

E dunque: il rapporto della moda con l’arte esiste senza ombra di dubbio, ed esiste da sempre. Vedere per credere la bellissima mostra adesso in corso all’Accademia, della quale ho parlato qui.  Si tratta di trame e di tracce – appunto –  che nel nostro periodo storico possono essere meglio capite avvicinando pitture e sculture ai capi di vestiario, con un esercizio mentale che ci aiuta a liberarsi dagli stereotipi.  Tracce raccoglie 170 tra abiti, accessori, dipinti e sculture. E se ne vorrebbero di più!

L’allestimento è interessante: intanto, ed è cosa straordinaria,  gli abiti non sono esposti in vetrine ma sono liberi di frusciare e respirare nell’aria; e poi sono montati su pedane ricoperte di vetri, il che consente prospettive inusuali ed affascinanti. E in più l’illuminazione crea giochi di luce ed ombre inusuali.

Insieme al nuovo allestimento è stato presentato anche il nuovo deposito del museo: allestito ed attrezzato come quelli delle più grandi istituzioni del mondo – “anzi meglio”, secondo il direttore Eike Schmidt, grazie alla sua esclusiva climatizzazione attiva e passiva. Il tutto è stato reso possibile dalla collaborazione fra le Gallerie degli Uffizi, il Centro Fiorentino per la Moda Italiana, Pitti Immagine e Pitti Discovery.  Roba da donne frivole, siamo proprio sicuri??


Margherita Abbozzo. Tutte le foto sono mie, libere di essere usate, graditi i credits, grazie.

La mostra Tracce è corredata da un percorso e da un catalogo virtuali, accessibili nella sezione Ipervisioni dal sito web http://www.uffizi.it

L’articolo Tracce, Arte e Moda a Palazzo Pitti proviene da www.controradio.it.