Utopie Radicali, oltre l’architettura

Utopie Radicali, oltre l’architettura

C’era una volta Firenze città piena di artisti e architetti che credevano a mondi alternativi e pieni di colore, di forza vitale e di allegria.

C’era una volta. Erano gli anni Sessanta. Quanto più dinamica, creativa, vitale e, se vogliamo, anche più divertente quella Firenze di allora rispetto a quella di oggi!

Firenze era una città vissuta, non un fondale per turisti. E’ vero, gli autobus passavano a lato del Battistero e tante piazze erano parcheggi, ma il centro era pieno di gente che viveva e lavorava in quelle stesse strade che oggi sono tristemente intasate da gente che passa con occhi glassati o siede ingozzandosi di “real Tuscan food”. C’erano tanti artigiani; e c’erano tanti architetti, che oggi la nuova mostra alla Strozzina raccoglie nella mostra Utopie Radicali, aperta fino al 21 gennaio 2018.

Lavoravano in gruppi e collettivi, si chiamavano Archizoom, 9999, Superstudio, UFO, Zzigurrat. Erano architetti radicali, secondo la definizione di Giuliano Celant, che negli stessi anni battezzava il movimento dell’arte povera, ed erano aperti a idee e prospettive internazionali – ben prima di internet e google, quando informarsi non era facile com’è adesso.

Da anni il loro lavoro è riconosciuto e celebrato dai più grandi musei del mondo, e finalmente  adesso si può vedere a Palazzo Strozzi un’ampia selezione dei loro rutilanti lavori: più di 300 tra modellini, progetti – anche di discoteche, tipo il Mach 2 e lo Space Electronic! – fotografie, libri, riviste, video, mobili – fantastici! – lampade, tessuti, abiti, gioielli….

La loro era  un’ architettura che coinvolgeva ogni aspetto della vita e per questo si colorava di aspetti utopici. Soprattutto, si poneva come critica feroce della società borghese e rivendicava una nuova maniera di vivere la vita con una grande forza dissacrante. E oggi davanti ai loro lavori viene quasi da piangere pensando al conformismo attuale…

Questa architettura era figlia di innesti continui tra l’insegnamento in facoltà, dove lavoravano professori visionari – come Leonardo Savioli, Leonardo Ricci, Edoardo Detti, Giovanni Klaus Koenig, Gianni Pettena, Remo Buti, e tanti altri – e le arti visive internazionali e la musica contemporanea.

Si pensavano mondi nuovi e una Green architecture sostenibile socialmente ed ambientalmente, ben prima che andasse di moda come oggi.

Le idee venivano da tutto il mondo, e a Firenze si coagulavano in forme di magnifica creatività.

Il tutto è accompagnato dal libro bello e importante Utopie Radicali, che esce per i tipi di Quodlibet Habitat, con moltissime immagini e testi documentati ed interessanti su tutti i protagonisti di quella grande stagione dello spirito.

Margherita Abbozzo

Tutte le fotografie, a parte quella del divano Bazaar di Superstudio, (Casalguidi, (Pistoia), Giovannetti Collezioni) e quella del grande specchio Ultrafragola di Ettore Sottsass jr., (Firenze, Centro Studi Poltronova),  sono di Margherita Abbozzo, e sono libere di essere usate, graditi i credits, grazie.

Una serie di conferenze molto interessanti offre l’occasione di conoscere meglio il lavoro degli architetti radicali. Tutte le info pratiche qui.  Ci sono anche vari eventi collaterali, tra i quali segnalo la Maratona Radicals in Sala d’Arme lunedì 23 ottobre, e la mostra al Museo del 900 sul gruppo 9999.

 

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