TRAFFICO MIGRANTI TRA TUNISIA E ITALIA: FIORENTINA FINISCE IN CARCERE

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Una donna fiorentina è finita nell’inchiesta della Finanza di Palermo sull’organizzazione che trasportava persone di nascosto dalla Tunisia alle coste siciliane della zona di Marsala ed è stata fermata e portata in carcere ieri mattina.

1496774557807.jpg--Tra i fermati dalla Finanza nell’ambito dell’indagine sull’organizzazione criminale che gestiva viaggi di migranti tra Tunisia e l’Italia su gommoni superveloci c’è anche Simonetta Sodi, nata a Firenze il 6.5.1962, residente  nel capoluogo toscano moglie di un immigrato di origine tunisina, Jabranne Ben Cheikh di 28 anni, del quale secondo le accuse era diventata socia in affari.

Cape Bon-Marsala in tre ore su gommoni superveloci. Piccoli gruppi di dieci migranti che, arrivati sulle coste siciliane, venivano prelevati e portati in abitazioni dove potevano rifocillarsi, lavarsi e avere vestiti nuovi. Dietro tutto ciò ci sarebbe stata un’organizzazione criminale. Al vertice cittadini tunisini che usavano manovalanza locale: marsalesi e fiorentini. In 12 sono stati fermati dalla Guardia di Finanza su disposizione della Procura di Palermo. Due erano già detenuti e tre sono irreperibili. Il viaggio costava  fino a 3 mila euro a passeggero permettendo a chi arrivava, di eludere i controlli a cui vengono sottoposti i migranti irregolari, evitando così di essere identificato. Circostanza che, insieme ad alcune intercettazioni, fa dire agli inquirenti che tra i potenziali “clienti” dell’organizzazione c’erano ricercati per problemi con la giustizia o persone collegate a gruppi jihadisti che temevano di essere arrestati, una volta giunti in Italia.
L’associazione criminale usava gommoni potentissimi che caricava anche di sigarette di contrabbando riuscendo così a guadagnare  decine di migliaia di euro. Da gennaio, mese in cui inizia l’indagine, a oggi sono 5 i viaggi accertati. Per i pm che hanno coordinato l’inchiesta, per le sue modalità operative, la banda costituiva “un pericolo per la sicurezza nazionale”. La mente dell’organizzazione era Jabranne Ben Cheikh, tunisino, poteva contare sulla complicità della compagna italiana, Simona Sodi.
Quando il compagno è finito in carcere per  droga con l’accusa di essere uno dei “re” dello spaccio di San Salvi, lei lo ha sostituito in alcuni compiti, tenendo i contatti con alcune delle persone finite nell’inchiesta.

Sodi, secondo gli investigatori,  “risulta aver svolto un ruolo fondamentale nel coadiuvare il marito nella direzione e promozione dell’organizzazione criminale investigata, operando attivamente nelle fasi di acquisto del gommone utilizzato per i traffici illeciti, del trasporto dei contanti utilizzati per la transazione e dell’intestazione del natante e del relativo posto barca, ed occupandosi della gestione dei natanti per conto del marito dopo l’arresto di quest’ultimo”.

La banda aveva programmato altri viaggi, non andati a buon fine. Se portati a termine avrebbero portato nelle casse dell’associazione criminale oltre 100 mila euro.

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