“Mai in silenzio”, la musica contro la violenza di genere

“Mai in silenzio”, la musica contro la violenza di genere

E’ il nuovo progetto di Controradio realizzato con il contributo di Regione Toscana e SIAE. Protagonisti i giovani di alcuni Licei musicali e scuole superiori della Toscana. Realizzazione ed incisione di sei brani originali sulla violenza di genere. Partecipazione al Meeting dei Diritti Umani del 13 dicembre al Mandela Forum. Collaborazione (musicale) di Tommaso Novi, Francesco Guasti e  Diana Witer, (giornalistica) di Chiara Brilli, (psicologica) di Cecilia Lamanna e il coordinamento di Lorenzo Cipriani.

Ho giurato di non stare mai in silenzio, in qualunque luogo e in qualunque situazione in cui degli esseri umani siano costretti a subire sofferenze e umiliazioni. (Èlie Wiesel)

Con la scomparsa del premio Nobel per la Pace, Èlie Wiesel il mondo intero ha ricordato il suo impegno per la lotta contro la violenza in tutte le sue forme. Alcune sue parole oggi suonano come un monito che il grande scrittore ha lasciato alle generazioni future. Un testamento di pace e di lotta contro l’indifferenza che vediamo ogni giorno nei confronti di manifestazioni di violenza di genere. Sono sempre di più i crimini contro le donne, le cronache di abusi, segregazioni, stupri ed altre violenze. Sembrerebbe che in un momento storico in cui il genere femminile sta raggiungendo una parità di diritti e di valori nelle nostre società, l’antico male dell’oppressione si ribellasse e tornasse a mietere vittime.

È un tema che coinvolge ognuno di noi, nessuno escluso; e non basta indignarci per le atrocità che vediamo ogni giorno, non basta prendere posizione, è necessario alzare la voce e fornire il nostro impegno. Perché ogni violenza che colpisce una donna è un crimine contro la nostra verità, la nostra giustizia, la nostra dignità di esseri umani.

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Alcuni studenti dell’Iti Marco Polo di Firenze durante il laboratorio introduttivo sulla violenza di genere

I dati ISTAT, aggiornati al giugno 2015, indicano che in Italia, 6 milioni e 788 mila donne hanno subito violenza fisica o sessuale nel corso della vita, il 31,5% tra i 16 ed i 60 anni, e che le donne uccise nel 2014 sono state 152, di cui 117 uccise in ambito familiare.

I dati relativi alla Toscana, sono rilevabili dal “Rapporto sulla violenza di genere in Toscana”, un’analisi che l’Osservatorio Sociale Regionale realizza sin dal 2010. Nel rapporto (VII) presentato a Novembre 2015 si legge che le donne che si sono rivolte ad uno dei 24 Centri Antiviolenza diffusi su tutto il territorio nel periodo dal 2009 al 2015 sono state 13.461 – il partner viene indicato come responsabile delle aggressioni nel 61% dei casi. Nel periodo 1 luglio 2014 – 30 giugno 2015, in riferimento a n. 2.597 donne che si sono rivolte ai Centri Antiviolenza, 1.896 figli/e (di cui 1.461 minorenni) hanno assistito alla violenza all’interno delle mura domestiche, le donne uccise nel 2014 sono state 12.

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Alcuni studenti del Liceo musicale di Pisa durante il laboratorio introduttivo sulla violenza di genere

La Regione Toscana si è da tempo, in un contesto allora privo di una normativa nazionale, dotata di una propria legge contro la violenza di genere così come sta lavorando da anni prevenzione, sensibilizzazione, emersione e protezione delle vittime di violenza – donne, minori e in ambito familiare – all’interno di un sistema di interventi che sia a garanzia dell’integrazione dei servizi, delle risorse e della condivisione dei linguaggi.

La legge regionale ha mirato nel tempo a sostenere l’attività nel campo della prevenzione, del contrasto e dell’uscita dalla violenza, favorendo la costituzione e il potenziamento delle reti locali anti-violenza, anche al fine di garantire il coinvolgimento degli attori istituzionali pubblici e privati. La Regione Toscana ha inoltre piena consapevolezza di quanto sul fenomeno della violenza sulle donne incidano i retaggi culturali determinati dallo stereotipo di genere ed è per questo che grazie anche alla L.R. n. 16/2009 (Cittadinanza di genere), attraverso il finanziamento degli Accordi territoriali di genere, sono state realizzate, negli anni, azioni di sensibilizzazione/formazione nelle scuole toscane per la lotta agli stereotipi di genere e alla equa distribuzione del lavoro di cura all’interno della famiglia.

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La vicepresidente regionale Monica Barni con alcuni studenti del Liceo musicale di Livorno

E’ questo il motivo per il quale Controradio sta realizzando con la Regione Toscana  in collaborazione con SIAE un progetto che unisce il mondo della creatività musicale giovanile con quello dell’impegno civile nella sensibilizzazione del tema della violenza di genere.

La musica può essere infatti un efficace strumento di comunicazione per portare a conoscenza dei giovani problematiche sociali di questo tipo. E’ anche uno straordinario strumento di analisi della società e dei motivi per cui avvengono tali degenerazioni. Gli studenti, le associazioni giovanili, il nuovo panorama artistico internazionale, è oggi particolarmente attento al tema della violenza di genere: lo dimostrano l’impegno preso da numerosi artisti italiani ed internazionali nel denunciare questo problema in alcune loro composizioni musicali ed iniziative.

Alcuni studenti del Liceo musicale di Arezzo con le maschere realizzate durante il laboratorio introduttivo

In concreto giovani musicisti di alcuni Licei Musicali ed altre scuole superiori della Toscana hanno composto brani musicali originali che affrontano le tematiche della violenza di genere, accompagnati da professionisti della musica con la successiva partecipazione al Meeting dei Diritti Umani 2017 organizzato da Regione Toscana, per il prossimo 13 dicembre.

I brani, inizialmente realizzati in forma di demo, sono in corso di registrazione dagli studenti in  studi professional con il supporto dei tutor musicali che hanno seguito il progetto. Verrà successivamente stampato un CD, distribuito attraverso le scuole, e reso disponibile gratuitamente in forma digitale, attraverso un canale distributivo nazionale.

Ascolta l’intervista di R. Palumbo alla vicepresidente della Regione Toscana, Monica Barni

Intervista al tutor musicale Tommaso Novi

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Accordo tra Regione ed enti lirici toscani: Barni, “Inizia il dialogo”

Accordo tra Regione ed enti lirici toscani: Barni, “Inizia il dialogo”

Fare sistema e promuovere la lirica in Toscana. E’ questo l’intento del protocollo d’intesa presentato questa mattina in Regione, che l’ha fortemente voluto, e sottoscritto da Maggio Musicale Fiorentino, Teatro Verdi di Pisa, Teatro Goldoni di Livorno e Teatro del Giglio di Lucca.

“Questo protocollo  – spiega la vicepresidente e assessore regionale alla cultura, Monica Barni – è un punto di arrivo, ma al tempo stesso di partenza, verso la messa a punto di azioni coordinate che consentano un dialogo fattivo tra le varie componenti del sistema spettacolo dal vivo, uscendo da un’idea di separatezza che investe non solo i soggetti che compongono il sistema ma anche i territori ed i cittadini che sono i destinatari degli spettacoli”. L’obiettivo è chiaro: garantire l’accesso alla cultura da parte della più ampia platea possibile di cittadini,”rispondendo – sottolinea Barni – a bisogni espressi ed inespressi”. Si parte con la lirica, ma l’idea è di estendere e declinare collaborazioni e sinergie anche agli altri settori del teatro: razionalizzando i costi certo, ma amplificando anche l’impatto delle singole produzioni e dei rispettivi cartelloni. Insieme ma autonomi, ciascuno con la propria identità.

Il sovrintendente della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Cristiano Chiarot, il presidente della Fondazione Teatro Verdi di Pisa, Giuseppe Toscano, il direttore generale della Fondazione Teatro della Città di Livorno, Marco Leone e il direttore generale del Teatro del Giglio Manrico Ferrucci si impegnano così a coprodurre e a far girare per la Toscana nella prossima stagione un titolo lirico unico, a valorizzare i giovani artisti italiani ed internazionali e ad individuare strategie di allestimento scenico adattabili a palcoscenici diversi, anche utilizzando nuove tecnologie.

Per questo il Maggio musicale concederà in comodato d’uso gratuito allestimenti e costumi delle opere del proprio repertorio e metterà a disposizione degli altri firmatari la propria orchestra e il proprio coro per le stagioni lirica e concertistica dietro il solo pagamento dei costi vivi delle trasferte. I firmatari si impegnano anche ad arricchire la propria offerta culturale con appuntamenti dedicati che facilitino gli accessi ai propri spazi attraverso l’organizzazione di conferenze, prove aperte e con la predisposizione di abbonamenti, biglietti promozionali e visite guidate.

Saranno coinvolte anche personalità del mondo della musica e della cultura in grado di coinvolgere il pubblico attraverso testimonianze, e dibattiti in una contaminazione che possa arricchire la comprensione dell’opera e della musica. Una particolare cura sarà riservata all’azione di marketing. Il Maggio musicale realizzerà una grafica ad hoc dedicata al progetto, mentre i teatri aderenti forniranno il materiale promozionale come foto video e testi. I rispettivi uffici stampa si coordineranno per garantire la massima diffusione dei programmi e di tutte le informazioni.

“Sara una crescita culturale e sociale per l’intero territorio – commenta durante la firma Cristiano Chiarot – Non è la prima collaborazione tra teatri, ma la differenza in questo caso è che diventa pluriennale e strutturale”.  “E’ un po’ come quando il fratello maggiore si unisce al resto della famiglia” chiosa il direttore del teatro di Livorno,  Marco Leone, a proposito del Maggio fiorentino. “Lucca, Livorno e Pisa  già da tempo sono infatti abituati a lavorare insieme e coprodurre, in varie forme –  ricorda Manrico Ferrucci – Ma il salto in avanti in questo caso è evidente”. Verso” un futuro – annota Giuseppe Toscano – che non può che non essere fatto di sinergie e collaborazioni”, sempre più ampie. E “con un importante sostegno pubblico – ricorda Mauro Campus, membro della Fondazione del Maggio designato dalla Regione – per garantire l’accesso dei cittadini alla cultura”.

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Ragazzi bene educati (alle immagini) a France Odeon

Ragazzi bene educati (alle immagini) a France Odeon

Si è svolto oggi in Regione Toscana il  convegno che mette a confronto il sistema francese con quello italiano sul tema dell’Educazione all’immagine.

Il convegno Ragazzi bene educati (alle immagini), organizzato dal festival France Odeon (cinema La Compagnia, 19 – 22 ottobre) e Fondazione Sistema Toscana, è stato incentrato sul confronto di ciò che avviene in Italia e in Francia nel campo dell’Educazione all’immagine.

Per quanto riguarda l’Italia, fino ad oggi è mancato un vero e proprio piano nazionale, anche se molti progetti, finalizzati alla visione in sala dei film, sono stati realizzati a livello territoriale. Regione di punta in questo settore è proprio la Toscana, che da oltre vent’anni propone nelle scuole il progetto Lanterne Magiche, curato da Fondazione Sistema Toscana, che coinvolge ogni anno quasi 50.000 studenti, in 115 scuole della regione e al quale partecipano oltre 300 insegnanti.

Lanterne Magiche prevede moduli di formazione per i formatori, la visione di film in classe e nelle sale, schede di analisi dei film, incontri con esperti nel campo dei linguaggi del cinema e critici. Un progetto dalle caratteristiche sperimentali e che oggi può essere ‘esportato’ in altre regioni. Un passo in avanti sarà possibile in questo settore in Italia grazie all’entrata in vigore della legge di riforma n. 107/2015, la cosiddetta, Buona Scuola, che incoraggia “la pratica teatrale, cinematografica, artistica e performativa nelle scuole”.

Lo sviluppo dei progetti di Educazione all’immagine in Italia potrà essere realizzato anche grazie alle risorse previste dalla nuova Legge di riforma del Cinema, approvata lo scorso novembre, per un ammontare di 12 milioni di euro da destinarsi a progetti didattici e formativi per il settore del cinema e dell’audiovisivo.

Ma quali saranno i principi ai quali le scuole italiane dovranno riferirsi? In che modo il settore pubblico si sta attrezzando per rispondere a questa nuova linea di indirizzo da attuarsi nella didattica delle scuole italiane? Un modello di riferimento in questo campo è senza dubbio il sistema pubblico francese, che dopo aver in qualche modo ispirato il legislatore nel redigere il testo della nuova Legge di riforma del Cinema, può ‘fare scuola’ anche per quello che riguarda i percorsi formativi.

Sono tre i programmi di avviamento al cinema svolti nelle scuole francese che possono essere di ispirazione per l’Italia: ‘L’école et cinéma’, rivolto alla scuola primaria di primo grado, ‘Collège au cinéma’, per la primaria di secondo grado e ‘Lycéens at apprentis au cinéma’, per i ragazzi delle superiori. Tutti programmi che mirano d avvicinare i giovani alla visione di film in sala e alla cultura cinematografica, attraverso incontri con esperti del settore, laboratori e attività che coinvolgono ogni anno circa 1.400.000 studenti, 50.000 insegnanti e oltre 2000 sale. Per questo France Odeon, il festival del cinema francese di Firenze, che si sta tenendo in questi giorni al cinema La Compagnia (fino al 22 ottobre), si pone l’obiettivo, attraverso il convegno Ragazzi bene educati (alle immagini), di fare da apripista ad un percorso che nel nostro paese è ancora tutto da scrivere.

Ad aprire i lavori del convegno di oggi sono state Rosa Maria Di Giorgi, vicepresidente del Senato e relatrice della Legge di riforma del cinema e Monica Barni, vicepresidente e assessore alla Cultura della Regione Toscana.

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Follonica la fabbrica racconta storie

Follonica la fabbrica racconta storie

🔈Una fabbrica può diventare uno scrigno di storie e una casa della memoria.

È quello che accadrà il 20 e 21 ottobre a Follonica, dove nello spazio della ex fabbrica della Ilva, recuperato a giardini, sale polivalenti e Museo Magma si svolgerà “Fabbricastorie”, una due giorni di incontri organizzati da Magma Follonica in collaborazione con Irta Leonardo nell’ambito del progetto di censimento e valorizzazione degli archivi del mondo dell’impresa e del lavoro in Toscana, finanziato dalla Regione.

Assieme ai documenti e le tante fonti orali – importantissime, storie di carbonai e di migranti – sono state raccolte anche fotografie. Il museo Magma già ne possedeva 250 e al momento ne sono state acquisite e organizzate altre mille provenienti da archivi privati e familiari. Parallelamente sono stati organizzate proiezioni, mostre e incontri per approfondire la conoscenza e valorizzare la “rete del ferro” italiana e europea. E’ stata avviata anche un’attività di riordino dell’archivio della Guardia forestale.

Il perché di Follonica è presto spiegato. Nella città grossetana la lavorazione del ferro è di casa fin dal Cinquecento, quando gli Appiani, signori di Piombino, fecero costruire una ferriera. Il culmine fu raggiunto nel diciannovesimo secolo, epoca in cui Leopoldo II di Lorena ampliò e ristrutturò gli impianti che già esistevano; e fu allora che nacque una nuova fonderia, progettata e realizzata assieme a nuove strade e abitazioni: un piccola Ilva, abbandonata negli anni Sessanta ma risorta dalle ceneri negli ultimi anni, con il contributo anche della Regione e reinventatasi come un museo futuribile e uno spazio ricreativo, culturale ma anche dedito alla ricerca. Uno spazio che recupera la capacità di ricordare, che è poi il tema anche della due giorni del 20 e 21 ottobre. “Un unico filo narrativo – sintetizza Barbara Catalani, assessore alla cultura di Follonica – che viaggia per tempi e spazi diversi, dal golfo di Baratti, la Val di Cornia e la siderurgia etrusca fino all’Austria, passando la Val di Trompia a Brescia e la montagna pistoiese, da dove arrivarono a metà dell’Ottocento molti operai”. Tutti uniti dalla lavorarazione della ghisa.

Un tema caro anche alla Soprintendenza archivistica e bibliografica toscana, che sull’archeologia industriale e del lavoro e delle imprese più in generale, anche agricole, come ricorda per l’ente Luca Faldi, ha già effettuato alcuni interventi mirati. A partire dall’amiatino, con la raccolta di documenti e attraverso interviste video preziose memorie orali.

Claudio Gherardini ha intervistato la vice presidente della Toscana ed assessore alla cultura Monica Barni:

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”Lo schermo dell’arte”  festeggia 10 anni  con 26 film e 3 anteprime mondiali

”Lo schermo dell’arte”  festeggia 10 anni  con 26 film e 3 anteprime mondiali

Un cartellone con 26 film d’artista e documentari (con 3 anteprime mondiali), una mostra, due progetti di formazione e cinque premi per artisti.

E’ ricco di eventi il programma della decima edizione de ”Lo schermo dell’arte” film festival, diretto da Silvia Lucchesi, in programma a Firenze dal 15 al 19 novembre, con un filo
conduttore, ovvero la riflessione sull’utilità sociale dell’arte.
Il festival prende il via mercoledì 15 al cinema La Compagnia con un live set dell”artista egiziano Hassan Khan, leone d’argento all’ultima biennale di Venezia. A seguire lanteprima
italiana di 24Frames di Abbas Kiarostami.

Tre le anteprime mondiali: i film di Heinz Peter Schwerfel realizzati per la
serie Live Art di Arte Tv (Philippe Parreno, le temps de l’espace e Adrian Villar Rojas) e l’ultimo corto del coreografo Virgilio Sieni Il giardino delle erbacce. Poi le anteprime
italiane, tra cui ”Antonio Lopez 1970: sex fashion & Disco”, storia del noto fashion illustrator degli anni ’70, alla presenza dell”autore James Crump; Act and Punishment di Evgenij Mitta sul movimento delle Pussy Riot, il noto collettivo russo; Whipping Zombie di Yuri Ancarani, che ha filmato un rituale vodoo della popolazione di Haiti. Nel lungometraggio Looking for Oum Kulthum di Shirin Neshat si affronta invece il tema della
condizione femminile in Iran, mentre sabato 18 novembre l’artista Ra Di Martino introdurrà il suo primo lungometraggio Controfigura, con Filippo Timi e Valeria Golino. Nella pellicola
Koudelka Shhoting Holy Land invece il registra segue Josef Koudelka nel suo ultimo progetto fotografico in Terra Santa. Nel programma anche Interregnum, il nuovo video di Adrian Paci in cui sono assemblati filmati di funerali di dittatori comunisti di varie nazionalità ed epoche.

Poi workshop, premi e la mostra ”Directing the real. Artists” Film and Video in the
2010s”, curata da Leonardo Bigazzi, a Palazzo Medici Riccardi, con 19 artisti da tutto il mondo.

Monica Barni, Vicepresidente e Assessore alla Cultura Regione Toscana

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