Mps: morte David Rossi, procura sentirà ex vertici banca

Mps: morte David Rossi, procura sentirà ex vertici banca

Gli ex vertici di Monte dei Paschi di Siena ma anche le segretarie e alcuni imprenditori. La lista non è ancora completa, ma i primi nomi messi nero su bianco dalla procura di Genova imprimono una accelerata all’inchiesta aperta all’indomani delle dichiarazioni dell’ex sindaco di Siena, Pierluigi Piccini.

Dichiarazioni rilasciate durante la puntata delle Iene dedicata alla morte di David Rossi, avvenuta quando era capo comunicazione Mps. Piccini, nell’intervista, aveva detto di aver saputo di ”festini” ai quali avrebbero partecipato importanti personaggi della magistratura e della politica.

I pm genovesi, come racconta il Secolo XIX, ascolteranno l’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari, l’ex ad Fabrizio Viola, la segretaria Lorenza Pieraccini (che non sarebbe mai stata ascoltata dai pm senesi). E ancora Valentino Fanti, ex segretario di Mussari e del cda e Bernardo Mingrone, numero uno dell’area finanza, la vice di Rossi Lorenza Bondi, il capo della segreteria Gian Carlo Filippone, il portiere Massimo Riccucci, l’imprenditore Antonio Degortes, figlio del famoso fantino del Palio ”Aceto” e forse la vedova Antonella Tognazzi.

Il fascicolo è ancora per atti relativi, ma dopo la tornata di interrogatori i magistrati decideranno se contestare l’abuso d’ufficio o archiviare. Intanto nelle prossime ore arriverà da Firenze l’inchiesta sul proiettile e lettera minatoria intercettata a Sesto Fiorentino e indirizzata al pm Aldo Natalini che ha indagato sia sullo scandalo Mps che sulla morte di Rossi, chiedendone per quest’ultima l”archiviazione.

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Monte dei Paschi, Bariatti indicata dal Tesoro per la presidenza

Monte dei Paschi, Bariatti indicata dal Tesoro per la presidenza

Stefania Bariatti, già presente nel cda, è stata indicata dal Mef, azionista di maggioranza. Falciai: “lasciare è mia scelta autonoma. Magistratura farà chiarezza su mia posizione”

Stefania Bariatti è il nome indicato dal Tesoro per ricoprire il ruolo di presidente di Banca Mps lasciato vacante da Alessandro Falciai. E’ quanto si apprende in attesa dell’avvio dell’assemblea della banca a Siena. Bariatti, avvocato dello studio Chiomenti e docente di diritto internazionale all’Università Statale di Milano, fa già parte del Cda.

L’assemblea chiamata a nominare il nuovo cda è presieduta da Alessandro Falciai che, nei giorni scorsi, ha annunciato che non si candiderà di nuovo. In assemblea è presente il 75,53% del capitale, quindi oltre il quorum richiesto. In apertura di assemblea Falciai ha confermato le quote dei principali soci: Mef al 68,2%, Generali al 4,319% mentre Mps ha in portafoglio il 3,181%.

Quella di lasciare la presidenza di Mps è stata una “mia scelta, del tutto autonoma”. Lo ha detto il presidente di Mps, Alessandro Falciai, nel suo intervento di apertura dell’assemblea. Falciai ha comunicato nei giorni scorsi che non intende ricandidarsi perché indagato a Savona in un’inchiesta sui cantieri Mondomarine. “Ringrazio l’attuale azionista di maggioranza” di Mps, cioè il Mef, ha aggiunto Falciai, che “non ha mai lasciato” sola la banca. “Gli uomini passano ma le istituzioni restano”, ha aggiunto, spiegando di aver lasciato “con la ferma intenzione di difendere” la banca. Poi, riferendosi all’indagine: “I miei obiettivi sono gli stessi della magistratura e sono sicuro che sarà fatta chiarezza non solo sulla vicenda ma anche sulla mia posizione”.

“La banca è in sicurezza ed è una grande soddisfazione poter annunciare che l’assemblea di oggi chiude il periodo di incertezza”. Ha continuato Falciai nel suo intervento. Falciai ha ricordato la dismissione dei 26 miliardi di npl, il taglio dei costi – operato senza mettere a rischio “la pace sociale e la motivazione dei colleghi” – e il piano industriale che riporterà la banca a occupare un posto “vitale per il Paese”.

 

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Mps, processo Alexandria: difese, nessun contratto nascosto, c’era tutto

Mps, processo Alexandria: difese, nessun contratto nascosto, c’era tutto

“Ispettori Bankitalia ebbero ogni documento utile”.

Gli ispettori di Bankitalia durante i loro accertamenti a Mps avevano a disposizione ogni documento utile a conoscere l’operazione di ristrutturazione del derivato Alexandria che la banca realizzò tramite Nomura; quindi non ci fu nessun occultamento di perdite e, di conseguenza, nemmeno ci fu il reato di ostacolo alla vigilanza. Questo, in sintesi, il punto convergente che ricorre nelle difese dell’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari, dell’ex dg Antonio Vigni e dell’ex responsabile area finanza della banca senese Gianluca Baldassarri, al processo di appello in corso a Firenze davanti alla terza sezione penale, presidente Maria Luisa Romagnoli.
L’accusa aveva ribadito, anche nella requisitoria del processo di appello all’udienza scorsa, che agli ispettori fu nascosto, tenendolo in una cassaforte, il “mandate agreement” ossia il contratto di incarico a Nomura per la ristrutturazione del derivato Alexandria. Ma i difensori hanno posto più volte l’accento sulla circostanza che gli ispettori della Vigilanza poterono visionare comunque gli atti del “Deed of Amendment”, contratto decisivo che rendeva operativi i rapporti fra Nomura e Mps e a cui fu dato seguito con le operazioni di ristrutturazione previste.
“Il mandate è un contratto preparatorio mentre il “deed of amendment”, che gli ispettori conobbero, è un atto esecutivo e gli fu data esecuzione, quindi nulla è stato nascosto dell’operazione con Nomura su Alexandria. La documentazione era tutta a disposizione della Vigilanza, gli ispettori ce l’avevano”, ha detto il professor Tullio Padovani, difensore di
Mussari, aggiungendo: “Viene da dire invece “Chi ha nascosto cosa in questo processo?” Abbiamo dovuto scoprire da noi che gli ispettori sapevano del Deed”.
Padovani nell’arringa ha anche negato qualsiasi occultamento sottolineando che il “mandate
agreement era tenuto in una cassaforte dentro la banca”.

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MPS, pubblicato decreto acquisto azioni

MPS, pubblicato decreto acquisto azioni

Nella giornata del 30 ottobre, è stato pubblicato il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze relativo all’acquisto da parte dello stesso Ministero delle azioni di Banca Monte dei Paschi di Siena.

Il decreto è oggetto dell’offerta pubblica volontaria parziale di scambio e transazione, rivolta ai titolari delle azioni ordinarie della banca con codice ISIN IT0005276776, rivenienti dalla conversione del prestito obbligazionario subordinato “€2.160.558.000 Tasso variabile Subordinato Upper Tier II 2008 – 2018”.

Il periodo di adesione all’Offerta avrà, pertanto, inizio alle ore 8:30 del 31 ottobre 2017 e terminerà alle ore 16.30 del 20 novembre 2017, salvo proroga. La data in cui avverrà il regolamento dell’Offerta sarà il 24 novembre 2017

Il decreto era atteso da un paio di giorni e durante il fine settimana Banca Monte dei Paschi di Siena, si era detta un po’ a sorpresa, che non essendo ancora intervenuta l’emanazione del decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze relativo all’acquisto da parte dello stesso Ministero delle azioni oggetto di offerta, non si era potuto dare avvio all’offerta nella giornata di lunedì 30 ottobre 2017.

INFO: https://www.gruppomps.it/static/upload/201/2017_10_30_comunicato_decreto_mef_e_pubblicazione_documento_offerta_ita.pdf

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Mps: sindacati, tentativo esproprio opere arte

Mps: sindacati, tentativo esproprio opere arte

Sindacati dispiaciuti “di non sentire le voci scandalizzate ed indignate dei tanti che dovrebbero rappresentare queste istanze”.

“É veramente inaudito assistere ad un tentativo di esproprio di un patrimonio secolare ed artistico costruito nel tempo dalla storia del territorio, attraverso banca Mps, senza che ci sia un’adeguata e contraria presa di posizione a tutti i livelli”. É la presa di posizione di Cgil, Cisl e Uil di Siena in merito all’ipotesi di vendita delle opere d’arte della banca senese a seguito degli accordi con la Ue.
“Sarebbe oltre modo grave scoprire, a cose fatte, che la Bce avesse imposto al Monte dei Paschi di alienare un patrimonio artistico di così altissimo valore non solo da un punto di vista meramente economico ma anche strettamente culturale, affettivo e simbolico che potrebbe andare disperso nel mondo attraverso asta” proseguono i sindacati in una nota dicendosi dispiaciuti “di non sentire le voci scandalizzate ed indignate dei tanti che dovrebbero rappresentare queste istanze”.
Le sigle sindacali fanno poi riferimento alla recente visita del Capo dello Stato Sergio Mattarella alla mostra in corso a Siena dedicata ad Ambrogio Lorenzetti e si dicono “oltremodo oltraggiati e sbeffeggiati” e chiedono al Governo “se veramente si possa scambiare la finanza con la storia, la cultura ed il patrimonio artistico”.

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