SINDACO PIETRASANTA PARCHEGGIA IN SOSTA VIETATA E SI AUTODENUNCIA

mallegni

Un’email singolare quella arrivata questa mattina al comando di polizia municipale di Pietrasanta (Lucca): il sindaco Mallegni si è autodenunciato per parcheggio in sosta vietata. “Sindaci e amministratori devono dare l’esempio, ho già pagato la multa.”

Tolleranza zero: Anche se l’auto parcheggiata in divieto di sosta è quella del primo cittadino che, in questo caso, si è autodenunciato. Autore dell’autodenuncia il primo cittadino di Pietrasanta (Lucca), Massimo Mallegni. La multa non era stata rilevata dagli ausiliari del traffico ne’ dalla polizia municipale ma il sindaco Mallegni ha inviato, di prima mattina, una email al comando della polizia municipale di Pietrasanta, per autodenunciare l’infrazione.

“Sindaci ed amministratori dovrebbero sempre dare l’esempio. Ho parcheggiato in divieto di sosta, anche se la ragione è prettamente istituzionale dovendo portare manifesti e programmi per l’evento Dap (un evento culturale in corso, ndr) e anziché tornare a spostare l’auto, per la quale ho regolare permesso di accesso in centro storico, l’ho lasciata in una strada del centro dove non c’erano gli stalli per parcheggiare. Voglio pagare la multa. Mi pare un comportamento corretto. Mi sono autodenunciato alla Polizia Municipale e ho già pagato”.

L’input alla tolleranza zero era arrivato proprio da Mallegni. “Il divieto di sosta fuori dagli stalli vale per tutti, anche per me che sono il primo cittadino ma sono anche, e prima di tutto, un cittadino come tutti gli altri e non trovo giusto e corretto abusare di questo ruolo. Ho pagato la sanzione perché credo che sia giusto dare un segnale di correttezza, trasparenza e legalità. Anzi, direi che proprio perché si tratta di un primo cittadino o un amministratore locale, la sanzione dovrebbe essere raddoppiata. Il messaggio che voglio lasciare passare è chiaro: a Pietrasanta chi non rispetta le regole, che rappresentano un elemento indispensabile per mantenere il senso civico, viene multato. Ed il sindaco non è certo immune da questa filosofia”.

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MULTA PER CELLULARE ALLA GUIDA, MA SENZA FERMARLO: COMUNE FIRENZE CONDANNATO

annullata multa per guida col cellulare

La vicenda risale all’anno scorso e accadde a San Casciano Val di Pesa (Firenze). Un agente municipale volle multare il conducente di un’auto in transito perché l’avrebbe visto parlare al telefono cellulare. Però non lo fermò per contestargli la trasgressione.

Un automobilista avrebbe guidato parlando al cellulare: ma il vigile urbano che decise di multarlo non gli contestò subito, come previsto, l’infrazione ma si limitò a prendere il numero di targa della vettura e, tornato in ufficio, a predisporre gli atti per confezionare la sanzione, inviandola poi a casa. Ora, decidendo su un ricorso dello stesso proprietario dell’auto, il giudice di pace di Firenze ha dichiarato illegittima la multa, perché in palese violazione dei diritti di difesa, e l’ha annullata. Inoltre, lo stesso giudice ha condannato un Comune del Fiorentino a pagare le spese legali sollevando l’automobilista da ogni onere. La vicenda risale all’anno scorso e accadde a San Casciano Val di Pesa (Firenze). Un agente municipale volle multare il conducente di un’auto in transito perché l’avrebbe visto parlare al telefono cellulare. Però non lo fermò per contestargli la trasgressione. Dunque il destinatario, assistito dall’avvocato Fabio Generini di Firenze, fece ricorso al giudice di pace ricordando che il codice della strada obbliga gli agenti (tranne eccezioni, come nel caso degli autovelox) a contestare subito la violazione agli automobilisti. Una linea che è stata condivisa dalla sentenza del giudice il quale, nella sua decisione, l’ha pure aggravata laddove sottolinea che l’agente accertatore, in divisa e posizionato a meno di un metro dall’auto, poteva bene mettersi in evidenza e fermare il trasgressore, spiegando il motivo del suo intervento.

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MULTA PER CELLULARE ALLA GUIDA, MA SENZA FERMARLO: COMUNE FIRENZE CONDANNATO

annullata multa per guida col cellulare

La vicenda risale all’anno scorso e accadde a San Casciano Val di Pesa (Firenze). Un agente municipale volle multare il conducente di un’auto in transito perché l’avrebbe visto parlare al telefono cellulare. Però non lo fermò per contestargli la trasgressione.

Un automobilista avrebbe guidato parlando al cellulare: ma il vigile urbano che decise di multarlo non gli contestò subito, come previsto, l’infrazione ma si limitò a prendere il numero di targa della vettura e, tornato in ufficio, a predisporre gli atti per confezionare la sanzione, inviandola poi a casa. Ora, decidendo su un ricorso dello stesso proprietario dell’auto, il giudice di pace di Firenze ha dichiarato illegittima la multa, perché in palese violazione dei diritti di difesa, e l’ha annullata. Inoltre, lo stesso giudice ha condannato un Comune del Fiorentino a pagare le spese legali sollevando l’automobilista da ogni onere. La vicenda risale all’anno scorso e accadde a San Casciano Val di Pesa (Firenze). Un agente municipale volle multare il conducente di un’auto in transito perché l’avrebbe visto parlare al telefono cellulare. Però non lo fermò per contestargli la trasgressione. Dunque il destinatario, assistito dall’avvocato Fabio Generini di Firenze, fece ricorso al giudice di pace ricordando che il codice della strada obbliga gli agenti (tranne eccezioni, come nel caso degli autovelox) a contestare subito la violazione agli automobilisti. Una linea che è stata condivisa dalla sentenza del giudice il quale, nella sua decisione, l’ha pure aggravata laddove sottolinea che l’agente accertatore, in divisa e posizionato a meno di un metro dall’auto, poteva bene mettersi in evidenza e fermare il trasgressore, spiegando il motivo del suo intervento.

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