Santa Croce: percorso in rosa per festa delle donne

Santa Croce: percorso in rosa per festa delle donne

Santa Croce in rosa, è un progetto di ricerca condotto dall’Opera di Santa Croce e dalla Fondazione Advancing Women Artists che si è concretizzato in una pubblicazione e nell’individuazione di un percorso di visita che vale la pena di scoprire. Magari proprio in occasione dell’8 marzo, ricordando che l’ingresso al complesso è sempre gratuito per le persone che risiedono nel territorio della Città metropolitana.

L’Opera di Santa Croce, antichissima istituzione a cui è affidata la cura e la valorizzazione del complesso monumentale che per secoli è stata guidata da uomini, da quindici anni ha presidentesse donne. Quella in carica è Irene Sanesi, economista della cultura.

Chi sono le donne di Santa Croce?  Prima di tutto innovatrici di spiritualità, umili e forti. Come la beata Umiliana de’ Cerchi, la prima terziaria francescana di Firenze, punto di riferimento spirituale della parte guelfa e del popolo. Come Vaggia Manfredi, immortalata da Taddeo Gaddi, nel ruolo di solito assegnato al committente uomo dell’opera, nell’Albero della vita affrescato nel Cenacolo, o come suor Maria Celeste, la mistica figlia di Galileo Galilei che lo stesso padre definisce donna di esquisito ingegno e singolar bontà.

In Santa Croce è custodita la memoria di intellettuali intelligenti e piene di fascino. Luisa Stolberg Gedern, tedesca, prima moglie di Carlo Edoardo Stuart e poi compagna di Vittorio Alfieri. Luisa, dopo il ritorno a Firenze dalla Francia, darà vita a uno dei salotti letterari più popolari della città.

Zofia Czartoryskich Zamoyska, esule polacca, cantante e musicista, celebrata come una delle donne più belle d’Europa e morta giovanissima (il suo monumento funebre è una delle ultime opere di Lorenzo Bartolini). Personaggi di primo piano frequentavano il salotto di Charlotte Bonaparte, donna irresistibile e dal destino tragico, che riuscì a conquistare perfino l’amicizia del riservato e timido Giacomo Leopardi. Anche per lei il monumento funebre è di Lorenzo Bartolini.

La passione per gli ideali risorgimentali e una eccezionale capacità di tessere relazioni contraddistinguono la personalità di Emilia Toscanelli Peruzzi, moglie di Ubaldino Peruzzi che fu sindaco negli anni di Firenze capitale d’Italia. Il salotto rosso di Emilia, così definito per il colore della tappezzeria, divenne uno dei più importanti luoghi d’incontro del Paese.

Il genio delle donne è celebrato dalla presenza di Felicie De Fauveau, la prima scultrice a vivere della propria arte. Visse tra Firenze e la Francia, la sua casa-studio nell’ex convento di Santa Elisabetta delle Convertite, divenne una vera e propria meta artistica per i viaggiatori stranieri del Grand Tour. In Santa Croce si trova una sua opera dai movimenti leggiadri: il sepolcro dedicato alla poetessa delle Indie Occidentali Louise de Favreau, morta a diciassette anni.

Creative e appassionate: queste le caratteristiche di altre donne che hanno il monumento funebre a Santa Croce: la poetessa Fortunata Sulgher Fantastici, la diva dell’opera Virginia De Blasis, l’artista Ida Botti Scifoni, protetta di Matilde Bonaparte.

A Santa Croce inoltre, come avviene ormai da qualche anno, una novantina di giovani infermiere fresche di diploma, sono arrivate alcuni giorni fa da Kyoto per Florence Nightingale, l’inglese nata a Firenze che ha fondato la prima scuola di infermieristica al mondo. Davanti all’elegante monumento che la ricorda, all’ingresso del chiostro, si sono fatte selfie e foto, e poi hanno appoggiato, in una lunga fila, decine di rose.

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Firenze, intervento di restauro per la facciata della Basilica di Santa Croce

Firenze, intervento di restauro per la facciata della Basilica di Santa Croce

Al via i controlli periodici alla facciata della basilica di Santa Croce a Firenze. L’esame dei tecnici sarà focalizzato sui delicati elementi lapidei, grazie all’utilizzo di un carrello mobile e di una piattaforma aerea che raggiunge i 62 metri.

L’intervento è un’azione programmata dall’Opera di Santa Croce e servirà anche a svolgere ulteriori indagini e approfondire aspetti storico-scientifici sulle caratteristiche della facciata, realizzata nell’800, dall’elegante ritmo architettonico ispirato alla tradizione decorativa fiorentina del Medioevo e del Rinascimento. Un precedente intervento di restauro era stato compiuto tra il 1996 e il 2004, consentendo di intervenire sugli elementi lapidei danneggiati da agenti atmosferici, chimici e biologici.

I lavori della facciata di S.Croce, ricorda l’Opera, iniziarono grazie a una campagna di fundraising ante litteram nella Firenze ancora granducale e furono portati a termine quando la Toscana era ormai parte del Regno d’Italia. L’architetto Nicola Matas, che la progettò e ne seguì i lavori tra il 1857 e il 1863, scelse marmi e serpentino provenienti dalle cave di tutta la Toscana: ci sono i bianchi di Carrara e della Montagnola Senese, il giallo di Siena, i rossi di Monsummano e della Garfagnana, i verdi del Monteferrato di Prato e dell’Impruneta.

Tra quanti contribuirono per la sua realizzazione il papa Pio IX che versò 3.133 lire, il re Vittorio Emanuele II che di lire ne mise 3.190, il granduca Leopoldo e altre persone reali della sua famiglia che si impegnarono con 44.666 lire. L’Opera di Santa Croce di quel tempo mise in piedi un’apposita commissione per la raccolta dei fondi e attivò un’intensa azione di propaganda. La risposta fu generosa. Tra i sottoscrittori, Francis Joseph Sloane, figlio di un banchiere e collezionista d’arte scozzese, anche tesoriere della commissione, che mise a disposizione ben 358.168 lire.

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