Nardella: “terminare esperienza Gentiloni e formare nuovo governo”

Nardella: “terminare esperienza Gentiloni e formare nuovo governo”

“Credo sia giusto che Gentiloni oggi non faccia la foglia di fico dei partiti che hanno vinto le elezioni. E’ bene che il governo Gentiloni termini questa esperienza e venga fuori un altro governo”. Lo ha detto il sindaco di Firenze Dario Nardella parlando all’Aria che tira su La Sette.

“Se noi ci troviamo a questo punto è perchè non siamo riusciti a costruire quella forma di governo che era nella riforma costituzionale bocciata il 4 dicembre 2016 e un sistema elettorale coerente che, ad esempio con il ballottaggio, avrebbe potuto dare stabilità ed un risultato elettorale certo”.

Secondo il sindaco di Firenze, occorre “usare questo spazio che c’e’ davanti, se M5S e Lega non sono in grado di dare un governo, per riscrivere quelle regole minimali e evitare di andare ad elezioni anticipate che non farebbero altro che rimetterci nelle stesse condizioni”.

“Mi dispiace che si minaccino le elezioni anticipate per scuotere qualcuno, quando poi l’unico effetto è quello di dare incertezza e instabilità all’Italia, e questo l’Italia non se lo merita”.

Parlando dell’apertura del leader pentastellato Luigi Di Maio, che ha annunciato di essere disposto, nell’ipotesi della formazione di un governo, a rinunciare alla poltrona di Palazzo Chigi, ha detto che “Di Maio avrebbe potuto fare due mesi fa quello che ha fatto oggi, con più generosità, mettendosi a disposizione e non anteponendo la propria personale candidatura rispetto alla composizione di un accordo politico. Tuttavia meglio tardi che mai, non significa che sia del tutto chiusa la prospettiva di un accordo politico tra Lega e 5S secondo me. Trovo che in questi giorni tutto sia possibile”.

Alle elezioni “Centrodestra a guida Lega e M5S hanno rivendicato la vittoria, anche con con un certo orgoglio. Ora, per l’ultima volta dopo questi due mesi, o sono in grado di essere coerenti con ciò per cui sono stati eletti e formano un governo, oppure a causa del loro fallimento, e solo del loro fallimento, il Capo dello Stato dovrà scegliere altre strade, governo tecnico o elezioni anticipate”.

“Ma deve essere chiaro come si è arrivati a questo punto”, ha aggiunto il sindaco. Ora, “il centrodestra a guida Salvini ha l’ultima opportunità per formare un governo”.

 

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Elezioni: ministri; Padoan passa, Fedeli bocciata

Elezioni: ministri; Padoan passa, Fedeli bocciata

Nel giorno della debacle del Pd parte del dazio lo pagano anche i ministri del governo Gentiloni che, per quasi la metà, non riescono a vincere la sfida nel loro collegio. In Toscana passa Padoan ma la Fedeli resta fuori.

A portare a casa il seggio nell’uninominale, oltre al premier Gentiloni, che sfiora il 42%, anche alcuni dei più vicini al segretario Matteo Renzi, che conquista il seggio uninominale, da Maria Elena Boschi a Luca Lotti, mentre non ce la fanno né la titolare della Difesa, Roberta Pinotti né il ministro dell’Interno Marco Minniti, che perde a Pesaro contro Andrea Cecconi, al centro dello scandalo ‘rimborsopoli’ del Movimento 5 Stelle.

Tra i ‘bocciati’ nella sfida del maggioritario anche Dario Franceschini, che perde nella sua Ferrara, e il ministro del Mezzogiorno Claudio De Vincenti, ‘catapultato’ a Sassuolo e arrivato solo terzo, così come Valeria Fedeli. Conquistano il seggio alla Camera nella sfida uninominale Beatrice Lorenzin a Modena e Graziano Delrio a Reggio Emilia. Boschi, anche lei ‘catapultata’ tra le polemiche anche interne a Bolzano, vince con il 41% dei voti, superando di gran lunga la sua principale sfidante, Michaela Biancofiore, che si ferma a poco più del 25%. Supera il 40% anche Luca Lotti, candidato ad Empoli, mentre Marianna Madia, capolista nel collegio di Roma2 ha circa il 37,48% quando sono state scrutinate 180 sezioni su 201. La spunta nel collegio di Siena anche il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che vince la sfida, raggiungendo il 36,17%, con l’economista della Lega, Claudio Borghi.

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Pd: Boschi, “Non scappo da Arezzo, io anti-autonomista è un fake”

Pd: Boschi, “Non scappo da Arezzo, io anti-autonomista è un fake”

Si presenta come autonomista convinta, Maria Elena Boschi a Bolzano, dove si candida nel collegio uninominale di Bolzano-Bassa atesina alla Camera. Mette subito in chiaro di non aver mai detto di voler abolire le regioni a statuto speciale e di averlo “già smentito dopo 4 ore nel 2014″.  Così come è falso affermare, sottolinea, che sia ”scappata” dal suo collegio aretino. La sottosegretaria rivendica di essere in prima linea per il Pd e in effetti fa record di candidature.

Per lei non c’è solo il collegio di Bolzano, ma anche la guida di ben cinque (sono due per Renzi e Gentiloni) listini proporzionali: Cremona-Mantova, Lazio 3, Sicilia 1-02, Sicilia 2-03 e Sicilia 2-01. Il lavoro per le autonomie, dice Boschi a Bolzano, in questi ultimi anni, prima a fianco di Renzi e di Gentiloni poi, avrebbe dato enfasi allo sviluppo delle autonomie, “valorizzandole, e respingendo tutte quelle proposte di modifica della Costituzione che andavano nell’altra direzione”.

La sottosegretaria sottolinea questo punto assieme al suo collega agli affari regionali Gianclaudio Bressa, che lì corre per il Senato. La candidata del Pd è convinta che il suo partito alle politiche riuscirà a superare la soglia del 25% e che verrà sconfitto “il vento populista che sta soffiando nel paese”. La sua candidatura in un collegio non di casa, dove per giunta si parla il tedesco, per la Boschi è stata “una scelta di partito”, perché sarebbe stata pronta a candidarsi ad Arezzo, senza timori, dando la sua piena disponibilità. “E’ giusto – aggiunge – candidare Donati che era stato più presente sul territorio”.

Boschi, in una affollatissima conferenza stampa nella stretta sede del Pd a Bolzano racconta di avere comunque un legame con questo territorio “così importante sullo scacchiere europeo” che ha “imparato a conoscere e ad amare anche in vacanza”. Boschi promette che tornerà regolarmente a Bolzano per la campagna elettorale, “perché nessun collegio è blindato”. Nel collegio uninominale viene sfidata dalla coordinatrice regionale di Forza Italia Michaela Biancofiore.

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Renzi: “All’attacco come Sacchi, match point con M5s”

Renzi: “All’attacco come Sacchi, match point con M5s”

“Il 4 marzo l’Italia avrà una grande occasione: giocare il suo match point per sconfiggere in modo definitivo il movimento 5 stelle”, perché “se sarà secondo – dopo il Pd che oggi è distanziato di meno di due punti nei sondaggi, e quindi è lì, a un passo – il dato politico sarà definitivo”.

Lo dice Matteo Renzi al ‘Foglio’, spiegando: “Vogliamo giocare all’attacco, non col catenaccio: più sul modello del profeta Arrigo Sacchi che su quello del pur grandissimo Nereo Rocco. Sapendo che giocando all’attacco qualche volta si prende qualche gol. Ma sapendo anche che un grande paese come l”Italia non può permettersi di vivere di solo catenaccio”.

”Gentiloni è come la camomilla? Allora io sono la Red Bull. Ma non litigheremo”. Il segretario del Pd Matteo Renzi parla anche del suo rapporto con il presidente del Consiglio. ”Io credo che in campagna elettorale sia necessario un giusto mix tra buon senso, equilibrio e capacità di prendere i voti. Sono d’accordo con Paolo quando dice che per il Paese era importante aggiungere un elemento di serenità e di distensione e non c’è ombra di dubbio che la definizione che Gentiloni ha dato di se stesso al vostro giornale sia, oltre che simpatica, anche veritiera. Io se posso dire però mi sento più una Red Bull che una camomilla. Non bisogna eccedere con nessuna delle due: bisogna solo ricordare che la forza di un partito è nella combinazione tra fattori apparentemente distanti. E sappiate che comunque Red Bull e Camomilla non intendono litigare neppure sotto tortura”.

Neppure quando il presidente del Consiglio dice che in questa campagna elettorale, tecnicamente, non esistono i candidati premier? ”Anche in questo caso. La legge parla di ”capo politico”. Il candidato premier lo individuerà il presidente della Repubblica sulla base dei risultati come da previsione costituzionale”. Ma se il presidente della Repubblica dovesse dare un incarico a qualcuno del Pd per formare un governo, per quell’incarico il Pd suggerirebbe prima il nome di Renzi o prima quello di Gentiloni? ”Pensiamo a diventare primo partito e primo gruppo parlamentare. Fare ipotesi su quello che dovrebbe fare Mattarella è istituzionalmente poco corretto: c’è un capo dello Stato, decide lui”.

Renzi parla di Liberi e Uguali. ”Non penso che quello di LeU sia un progetto destinato ad avere un futuro. D’Alema ha due disegni organici. Primo: tornare a far parte del giro, conquistando uno strapuntino in Parlamento. Secondo: riprendersi in mano la sinistra, cercando di distruggere la leadership. Abbiamo preso il 41%, dal giorno dopo per lui l’obiettivo non è stato valorizzare quel risultato, ma distruggere chi quel risultato ha ottenuto. Non c’è altro, ma almeno riconosciamogli una certa dose di coerenza”.

”In questa campagna elettorale – continua Renzi – proverò a parlare a quel 40%. E a tutte le persone non del Pd che ci hanno votato per esempio al referendum del 2016 dico: ma chi altro potete votare, se non noi? Se votate Berlusconi, votate anche Salvini. Se votate per Grasso, aiutate Salvini. Noi non facciamo remake di cose che non siamo riusciti a fare nel passato, perché il centrodestra la flat tax ha già provato a farla nel 2003 e non c’è riuscito. Noi vogliamo giocare all’attacco, puntare sull’orgoglio dell’Italia e dire che il nostro paese è più simile all’Italia meravigliosa fatta vedere ogni settimana da Alberto Angela che all’Italia triste e rancorosa fatta vedere ogni giorno dai talk show”.

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Terrorismo: commemorazione agente Dionisi a 40anni da omicidio

Terrorismo: commemorazione agente Dionisi a 40anni da omicidio

Commemorato questa mattina a Firenze Fausto Dionisi, l’appuntato della polizia di Stato, medaglia d’oro al valor civile, ucciso davanti al carcere delle Murate 40 anni fa, il 20 gennaio 1978, da alcuni militanti di Prima Linea messi in fuga mentre tentavano di far evadere alcuni compagni.

Le celebrazioni sono iniziate con la deposizione di un mazzo di fiori sulla tomba del poliziotto, nel cimitero di Peretola. Successivamente in via delle Casine, luogo dell’agguato, si è tenuta la cerimonia di deposizione di una corona ai piedi della lapide commemorativa, alla presenza della vedova, Mariella Magi, della figlia, e dei vertici delle autorità civili e militari.
Nel corso della cerimonia è stata data lettura del messaggio del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.
A ricordare l’agente di polizia anche la vicepresidente del senato Rosa Maria di Giorgi: “Non dobbiamo mai dimenticare la storia di Fausto Dionisi, come quella dei tanti troppi uomini
che hanno compiuto l’estremo sacrificio e messo a rischio la propria vita per proteggere tutti noi. Duecento morti ed oltre cinque mila feriti troppo spesso dimenticati, vite sconvolte da criminali senz’anima che ritengono che la lotta politica vada fatta con il sangue e la distruzione”.

“Cerimonie come quella di oggi ci permettono di ricordare un periodo doloroso la cui memoria è una componente indispensabile della nostra democrazia”. Così il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni nel suo  messaggio. “Grazie allo straordinario impegno delle Istituzioni e delle Forze dell’ordine, al coraggio di uomini come Fausto Dionisi e
di tanti suoi colleghi, l’Italia ha sconfitto la barbarie del terrorismo tenendo saldi i valori di libertà, giustizia e legalità alla base del nostro vivere comune”.
“Desidero far giungere la mia sincera vicinanza – si legge sempre nel messaggio di Gentiloni – alla famiglia dell’agente della Polizia Fausto Dionisi, a quarat’anni dal vile agguato che gli costò la vita”.

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