Sanità, Sarti: “Piano liste d’attesa è esternalizzazione mascherata del servizio sanitario”

Sanità, Sarti: “Piano liste d’attesa è esternalizzazione mascherata del servizio sanitario”

“Le motivazioni e gli obiettivi sono nobili: ridurre le liste d’attesa, mettere un freno alle prestazioni intramoenia, far tornare i conti della sanità toscana. Ma, al momento, il dato di fatto è uno solo: siamo davanti ad una esternalizzazione mascherata delle prestazioni sanitarie senza precedenti”. Così il consigliere regionale di Sì-Toscana a Sinistra, Paolo Sarti, commenta il piano regionale di governo delle liste di attesa 2019-2021, che prevede l’affidamento  diretto di visite e esami a strutture private allo scopo di ridurre le liste di attesa.

“Quando un Comune – osserva Sarti – affida la gestione dei propri asili a cooperative private, giustamente, si parla di esternalizzazione, se non direttamente di privatizzazione del servizio. E qui siamo di fronte allo stesso fenomeno. Poiché il servizio pubblico è in affanno e non riesce a contenere le liste d’attesa, allora tanto vale regalare grandi pacchetti di visite e prestazioni alle cliniche private: temiamo che sia questa la vera ratio del piano che, va ricordato, non nasce a Firenze, ma a livello nazionale, dalla Conferenza Stato – Regioni. Come forza di sinistra, siamo da sempre favorevoli ad una riduzione delle prestazioni in intramoenia, ma, naturalmente, questo processo sarebbe dovuto avvenire a favore delle strutture e degli operatori del servizio sanitario pubblico. Invece qui, prescrivendo una cura che sembra essere peggiore del male, si dice ai cittadini: ‘ok, noi non ce la facciamo a visitarvi, allora andate direttamente alla clinica privata e paghiamo noi.’ Dimenticando che quel ‘noi’ non è un ente privato dal nome Regione Toscana, ma lo stesso contribuente che si trova così a pagare tre volte: il ticket per la singola prestazione, le convenzioni tra pubblico e privato e la differenza di prezzo per la singola prestazione rispetto alla tariffa del privato”.

“Anche la nostra Regione, accogliendo a braccia aperte ed entusiasmo ingiustificato questa che è pur sempre una riforma giallo-verde, si appresta ad introdurre il modello di sanità che, nel nord Italia, ha fatto la fortuna delle cliniche private molto più che dei cittadini. Vedremo, nei prossimi mesi, se davvero le liste di attesa si ridurranno, e questo, nel breve periodo potrebbe anche accadere. Ma la nostra preoccupazione è di lungo raggio: con questi provvedimenti, si continua ad indebolire il servizio pubblico e a foraggiare quello privato, accentuando quella spirale che ci ha portati proprio in questa situazione, nella quale 4 milioni di italiani rinunciano alle cure, anche per la lunghezza delle liste d’attesa. Del resto – conclude Sarti – la logica che aveva portato, nei decenni scorsi, ad introdurre il regime di intramoenia è la stessa che oggi ne impone un limite, soltanto per arrivare a quel salto nel buio che si chiama appunto con un nome ben preciso: esternalizzazione”.

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La Toscana dice ‘no’ al Cpr a Coltano

La Toscana dice ‘no’ al Cpr a Coltano

“Mai un lager a Coltano, né altrove in Toscana. La mobilitazione messa in campo in queste settimane dopo l’annuncio del ministro Salvini di aprire un Cpr a Coltano con il gravissimo via libera da parte del sindaco Conti inizia a dare i primi risultati”.

Lo afferma in una nota il capogruppo di Diritti in comune, Ciccio Auletta, dopo l’approvazione in consiglio regionale della mozione contro l’apertura di un Cpr in Toscana presentata dai consiglieri di Sì-Toscana a Sinistra, Tommaso Fattori e Paolo Sarti.

“E’ una nostra prima vittoria – prosegue Auletta – in quanto la Regione Toscana afferma la propria contrarietà, senza se e senza ma, ai Centri permanenti per il Rimpatrio, orribili luoghi di detenzione per persone la cui unica colpa è non avere un permesso di soggiorno. La mozione approvata dal Consiglio regionale, anche con i voti del Pd e del M5S, impegna la Giunta regionale a confermare la propria contrarietà rispetto all’apertura di un centro per il rimpatrio nel territorio della Regione”.

Soddisfatti anche Fattori e Sarti: “In quei posti finiscono normalissime persone, provenienti da paesi extra Ue, che vengono detenute pur non avendo compiuto alcun reato penale solo perché presenti irregolarmente nel nostro paese: una forma incivile di detenzione amministrativa. E ci finiscono perché da anni è impossibile entrare legalmente in Italia, per cercare lavoro, oggi persino per studiare. Addirittura i ricongiungimenti familiari sono ostacolati dalla burocrazia e da costi esorbitanti”.

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Asl Toscana Sud Est, Antonio D’Urso nuovo dg

Asl Toscana Sud Est, Antonio D’Urso nuovo dg

La commissione sanità del Consiglio regionale della Toscana, presieduta da Stefano Scaramelli (Pd) ha espresso parere favorevole alla proposta di nomina di Antonio D’Urso come direttore generale dell’azienda sanitaria Toscana Sud-Est.

Il parere è stato espresso a maggioranza con i voti favorevoli di Pd e Art.1-Mdp, contrari Lega, M5s e Gruppo misto-Tpt, astenuto Sì-Toscana a sinistra. D’Urso, già direttore sanitario prima nel Lazio poi alla Asl di Prato, dg all’Asl di Lucca dove, nel corso dell’audizione in commissione, ha spiegato che è stato “uno dei quattro direttori generali che hanno contribuito al progetto di realizzazione del nuovo ospedale”, al San Camillo di Roma e all’Aou di Sassari, sull’Azienda sanitaria della Toscana Sud Est ha spiegato che “il piano investimenti deve procedere velocemente; potenziamento di tutta la fase degli investimenti strutturali, impiantistici e tecnologici; politica dei disinvestimenti da fare in attenzione con il territorio; investimento tecnologico e infrastrutturale, per permettere alla comunità dei professionisti e ai cittadini di accedere ai servizi”.

Riguardo all’assetto della rete ospedaliera ha aggiunto: “Il fabbisogno di posti letto in area medica è coperto all’80%, questa quota va aumentata: posti letto in medicina e servizi di chirurgia, in un’ottica di rispetto della prossimità”. Il terzo punto, ha spiegato ancora D’Urso, “è lo sviluppo della rete territoriale, con una forte gestione delle liste di attesa. Non possiamo consentire che i nostri cittadini abbiano tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni, non solo specialistiche ambulatoriali, ma anche di ricovero, non compatibili con i loro bisogni di salute”.

Scaramelli ha manifestato a D’Urso “l’esigenza di continuità e condivisione che arriva dal territorio”. Con un obiettivo prioritario, “l’abbattimento delle liste di attesa e nuovo meccanismo di prenotazione, che nell’Asl Sud-Est non è ancora attivo”.

Il consigliere Jacopo Alberti (Lega), ha rivolto l’augurio di buon lavoro a D’Urso, riconoscendo “il curriculum di tutto rispetto del candidato”, annunciando “il voto contrario della Lega, che non è sulla qualità del professionista, ma sulle politiche attuate dalla Regione”. Voto contrario ha annunciato anche Andrea Quartini per il M5s, “in coerenza rispetto al sistema di nomine politiche, che non ci piace. D’Urso ha esperienza importante e un curriculum di valore”.

Voto negativo annunciato anche da Monica Pecori (gruppo misto-Tpt) “non sulla persona ma sulle modalità di scelta, con l’augurio che possa essere realizzato appieno quanto promesso dal candidato”. Il consigliere Enrico Sostegni (Pd), ha segnalato “il grande equivoco che continua sui criteri di nomina” e ricordato che il sistema di nomina, in Toscana come in altre Regioni, “non è politico, ma segue procedure modalità di scelta definite dalla legge”. Il vicepresidente della commissione, Paolo Sarti (Sì-Toscana a sinistra) ha infine annunciato il voto di astensione: “Il curriculum è buono, ma è difficile valutare solo su quello. Ora bisogna mettere alla prova, vediamo come sarà svolto il lavoro”.

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Sarti (Sì Toscana): ‘Preoccupato per salute detenuti a S. Gimignano’

Sarti (Sì Toscana): ‘Preoccupato per salute detenuti a S. Gimignano’

Preoccupazione “per la gestione complessiva del carcere di San Gimignano (Siena), in particolare dal punto di vista della tutela della salute dei detenuti.”

Preoccupazione “per la gestione complessiva del carcere di San Gimignano (Siena), in particolare dal punto di vista della tutela della salute dei detenuti. La nuova direzione ha adottato metodi che rischiano di aumentare la loro esasperazione e limitazioni che interferiscono in particolare con le cure nel carcere, vedi la possibilità di accesso alle visite specialistiche negli ospedali del Senese”. Lo afferma il consigliere regionale di Sì Toscana a sinistra Paolo Sarti che nei giorni scorsi ha effettuato un sopralluogo nella casa di reclusione.

Sarti e il capogruppo di Sì Toscana a sinistra Tommaso Fattori, spiega una nota, annunciano un’interrogazione “per sapere se l’assessore Stefania Saccardi intenda intervenire per migliorare la situazione tesa fra Asl e direzione dell’istituto. “Il personale sanitario, che di per sé sarebbe sufficiente, lavora in condizioni difficilissime – sottolinea Sarti -, dovendo rispettare direttive poco conciliabili con le effettive necessità di cura. Le criticità, apprese durante il sopralluogo effettuato di recente, riguarderebbero soprattutto l’interferenza della direzione nel giudizio sui casi meritevoli di invio al pronto soccorso, limitazioni nell’individuazione dei presidi sanitari di riferimento e la carenza di mezzi di trasposto al momento della necessità. Capita continuamente, di conseguenza, che le visite specialistiche slittino di sei mesi in sei mesi, con tempi di attesa che raggiungono i mille giorni”.

Per Sarti, “a quanto pare è in atto una sorta di pugno di ferro tra direzione carceraria, detenuti e soggetti ‘esterni’ presenti nella struttura che serve solo a inasprire il clima”.

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Sarti( SI-Toscana a Sinistra): Regione stoppi regionalismo differenziato

Sarti( SI-Toscana a Sinistra): Regione stoppi regionalismo differenziato

“L’autonomia delle Regioni c’è già come pure la disuguaglianza delle cure, bisogna soltanto tornare indietro, non ci sono margini per trattare. Presenteremo una proposta di risoluzione perché il Consiglio regionale prenda posizione per bloccare qualunque richiesta di regionalismo differenziato da parte della Toscana”. Lo ha detto il consigliere regionale Sì-Toscana, Paolo Sarti, nel corso di un convegno dedicato al Regionalismo differenziato, in Consiglio regionale.

“La Giunta della Regione Toscana -ha osservato Paolo Sarti- nei mesi scorsi ha chiesto il regionalismo differenziato su ben 10 materie. Ora Rossi si vuole opporre. Bene che si opponga, ma sia chiaro che non c’è alcun modello toscano da proporre. La riforma è solamente da bloccare, a partire della conferenza Stato Regioni. Il regionalismo differenziato esiste già nella realtà, si pensi alla diversificazione tra le Regioni per i vaccini o alla migrazione sanitaria sostenuta dalle Regioni che ne hanno le risorse. Si deve tornare indietro”.

Al convegno sono intervenuti, tra gli altri, Gianluigi Trianni, del Forum Diritto alla Salute, già direttore sanitario di Careggi dal 1995 al 2000, Massimo Villone, presidente Coordinamento Democrazia Costituzionale, Ivan Cavicchi, docente Università Tor Vergata Roma, Stefano Cecconi, responsabile sanità Cgil, Paolo Sarti, consigliere regionale di Sì-Toscana a Sinistra.
“Il pericolo -osservano gli organizzatori del convegno- è che questa autonomia normativa sia utilizzata per espandere il cosiddetto secondo pilastri, ovvero quello dei fondi integrativi, un rischio che può accompagnare il fallimento del regionalismo anche per la gestione degli appalti per la sanità e per il mercato del lavoro”.

“Il problema vero -ha affermato Gianluigi Trianni- è il definanziamento a livello nazionale, prima di tutto c’è da battersi contro queste politiche. Ci opponiamo anche alle detrazioni fiscali, che rappresentano ulteriori risorse sottratte dal sistema sanitario nazionale”.

“Questa è una brutta storia -ha detto Stefano Cecconi- non solo per i contenuti che ha, ma per il contesto in cui si colloca, un contesto politico, sociale e culturale difficilissimo. Questa riforma porta avanti l’idea di secessione della comunità, di rottura dei legami sociali. Una situazione complicata dall’assenza di sponde politiche certe e forti a sinistra. Ma è una storia che arriva da lontano, non da questo Governo. Già nel 1997 organizzammo, con Cisl e Uil, un’enorme manifestazione in reazione al secessionismo leghista”.

“La giustificazione delle Regioni -ha detto Ivan Cavicchi- è uno scambio: siccome voi i soldi non ce le date, dateci più potere. Siccome non mi dai i soldi che mi servono, dammi la libertà di arrangiarmi, in un modo pericoloso. Se noi regionalizziamo le norme sulla formazione, rischiamo di avere dei medici veneti completamente diversi da quelli della Calabria, e così gli infermieri. Questo tema dei profili professionali è importante perché è quello che garantisce l’universalismo di fatto. Devi dare un medico o un infermiere uguale per tutti”.

Il professor Massimo Villone ha spiegato che ci sono due vie legali per tentare di bloccare la riforma del regionalismo differenziato, ma anche perché comunque non se ne possono attendere gli effetti nefasti: “un parlamentare che si vede impedito a partecipare ad una riforma di questa portata, può rivolgersi alla Corte Costituzionale. Dopo l’approvazione c’è la possibilità di un’impegnativa diretta da parte dei presidenti di Regione o del singolo cittadino danneggiato per un trattamento sanitario strutturalmente inferiore a quello di altre Regioni”.
“Contro il regionalismo differenziato -ha aggiunto Villone- anche il sindacato è sceso in campo, ha fatto bene ma ha fatto tardi. Si regionalizza il personale scolastico, ma anche ad esempio la sicurezza sul lavoro. La domanda è: ma il sindacato nazionale esisterà ancora dopo tutto questo?”

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