Convento S. Marco a Firenze: pochi frati, si avvicina la chiusura

Convento S. Marco a Firenze: pochi frati, si avvicina la chiusura

Il convento domenicano di San Marco, importante realtà religiosa fiorentina attiva dal ‘400, dove hanno vissuto pensatori ed artisti, tra i quali il Beato Angelico , Savonarola, e, nello scorso secolo anche il ‘sindaco santo’ di Firenze, Giorgio La Pira, si avvia verso la chiusura.

Ventilata da tempo per il progressivo assottigliamento della comunità di frati che vi risiedono, attualmente ne sono rimasti sei nella struttura, è ora ufficiale: come racconta oggi la stampa locale, l’ordine dei Domenicani ha firmato il decreto di soppressione del convento, e adesso solo Papa Francesco, al quale alcuni dei frati di San Marco si appellano, potrebbe scongiurare la decisione.

Non è servita una petizione internazionale che ha fatto il giro del mondo, finendo per essere sottoscritta da oltre 18mila firmatari, né il passo indietro ai domenicani chiesto dallo stesso cardinale e arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori. Quando diventerà effettiva la chiusura, i frati verranno trasferiti in altre strutture domenicane, prima tra tutte quella vicina del complesso di Santa Maria Novella.

Non ci saranno effetti per le attività della chiesa, che proseguiranno inalterate, così come per quelle del museo (dove sono custoditi capolavori del Beato Angelico, Frà Bartolomeo, Ghirlandaio). La biblioteca invece perderà la sua autonomia e diventerà un fondo ‘collegato’ a quella di Santa Maria Novella.

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Papa Francesco: partito da Nomadelfia per Loppiano

Papa Francesco: partito da Nomadelfia per Loppiano

Papa Francesco, terminata la visita a Nomadelfia e alla Comunità fondata da Don Zeno Saltini, è partito in elicottero per Loppiano, dove è arrivato dopo circa mezz’ora di volo, atterrando nel campo sportivo vicino al salone San Benedetto: ad attenderlo oltre settemila persone; nella cittadina in provincia di Firenze visiterà la Cittadella internazionale del Movimento dei Focolari.

Al suo arrivo, il Papa è stato accolto da mons. Mario Meini, vescovo di Fiesole, da Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari e dal co-presidente don Jesus Moran.

“Siamo a Loppiano: la cittadella “prototipo” di altre ventiquattro cittadelle presenti in tutti i continenti, nei più svariati contesti sociali e culturali, come negli Stati Uniti, nel Camerun, nelle Filippine, in Germania, Brasile, Argentina, ecc. Oggi siamo preoccupati per quella nel Camerun, che sta vivendo un momento difficile. Chiara Lubich ha sempre desiderato vedere realizzate queste piccole città, laboratori di convivenza umana, bozzetti di mondo unito, testimonianza di come potrebbe essere la società se fosse basata sull’amore reciproco del Vangelo. Ecco quello che vorrebbe mostrare Loppiano al mondo”.

Così Maria Voce si è rivolta a papa Francesco nel suo saluto di benvenuto a Loppiano.

“A Loppiano attualmente vivono circa 850 persone, provenienti da 65 nazioni che La salutano con tutto il cuore – ha aggiunto -. Già di per sé, quindi, la cittadella è un laboratorio di vita, una palestra nella quale ci si allena a costruire l’unità nella diversità”.

“A Loppiano arrivano annualmente circa 35.000 visitatori, che desiderano condividere la nostra vita per qualche giorno o anche solo per qualche ora. Il nostro desiderio è che, chi visita questa città, vi trovi una casa, una famiglia, una madre: Maria!”, ha spiegato ancora Maria Voce dopo aver illustrato le molte attività della Cittadella.

“Santo Padre, abbiamo una meta alta, vogliamo ‘puntare in alto’ come Lei ci ha detto 4 anni fa – ha concluso -. Vorremmo poter dire a tutti: “Venite e vedete. Fare dell’amore reciproco la legge della convivenza vuol dire sperimentare la gioia del Vangelo e sentirsi protagonisti di una nuova pagina di storia”.

Il papa poi, trasferitosi in auto al Santuario di “Maria Theotokos”, è entrato nel Santuario per l’adorazione del Santissimo Sacramento e per un momento di preghiera davanti all’immagine della “Theotokos” (Madre di Dio), a cui ha lasciato in omaggio un mazzo di fiori. Sul sagrato del Santuario ha avuto luogo l’incontro con la Comunità del Movimento dei Focolari e, dopo l’indirizzo di saluto di Maria Voce, tre rappresentanti della Comunità hanno  rivolto domande al Pontefice, il quale ha poi pronunciato il suo intervento di risposta.

“A Loppiano tutti si sentono a casa!”, “ho voluto venire a visitarla anche perché, come sottolineava colei che ne è stata l’ispiratrice, la serva di Dio Chiara Lubich, vuole essere un’illustrazione della missione della Chiesa oggi, così come l’ha tracciata il Concilio Ecumenico Vaticano II”, ha spiegato dunque il Papa.

“E mi rallegro di dialogare con voi per mettere sempre più a fuoco – ha proseguito -, in ascolto del disegno di Dio, il progetto di Loppiano a servizio della nuova tappa di testimonianza e annuncio del Vangelo di Gesù a cui lo Spirito Santo oggi ci chiama”.

“Sono molto contento di trovarmi oggi in mezzo a voi qui a Loppiano, questa piccola ‘città’, nota nel mondo perché è nata dal Vangelo e del Vangelo vuole nutrirsi – ha aggiunto -.

E per questo è riconosciuta come propria città di elezione e di ispirazione da tanti che sono discepoli di Gesù, anche da fratelli e sorelle di altre religioni e convinzioni”.

“Nel cambiamento di epoca che stiamo vivendo occorre impegnarsi non solo per l’incontro tra le persone, le culture e i popoli e per un’alleanza tra le civiltà, ma per vincere tutti insieme la sfida epocale di costruire una cultura condivisa dell’incontro e una civiltà globale dell’alleanza”.

E’ questo dunque il messaggio lanciato da papa Francesco nella sua visita alla Cittadella internazionale del Movimento dei Focolari, a Loppiano. “Come un arcobaleno di colori in cui si dispiega a ventaglio la luce bianca dell’amore di Dio! E per far questo occorrono uomini e donne – giovani, famiglie, persone di tutte le vocazioni e professioni – capaci di tracciare strade nuove da percorrere insieme”, ha spiegato.

“Seminare zizzania distrugge la Chiesa, distrugge la comunità, distrugge la vita” – ha ribadito – aggiungendo passi ‘a braccio’ al suo discorso: “io ho conosciuto un santo prete impegnato fino a qui di lavori, ma mai lasciava di sorridere. E aveva questo senso dell’umorismo che quelli che lo conoscevano dicevano di lui: ‘ma questo è capace di ridere degli altri, di ridere di sé stesso e anche della propria ombra. Questo è l’umorismo”.

“Chiedete la grazia dell’umorismo: è l’atteggiamento umano che più si avvicina alla grazia di Dio, l’umorismo”.

“Quelli del chiacchiericcio – ha aggiunto infine – mi piace dire che sono dei terroristi. Sparlare di uno è fare come il terrorista che butta la bomba, distrugge e se ne va tranquillo”.

Il discorso di Papa Francesco è proseguito poi con spontaneità verso i fedeli, spiegando che “Il contrario di ogni individualismo ed egoismo è il ‘Noi’. Questa spiritualità del noi, che dovete portare avanti, ci salva dall’egoismo”. “Non è un fatto solo spirituale, ma una realtà concreta con formidabili conseguenze – se lo viviamo e ne decliniamo con autenticità e coraggio le diverse dimensioni – a livello sociale, culturale, politico, economico… Gesù ha redento non solo il singolo individuo, ma anche la relazione sociale”, ha osservato.

“Il carisma dell’unità è uno stimolo provvidenziale e un aiuto potente a vivere questa mistica evangelica del ‘noi’, e cioè a camminare insieme nella storia degli uomini e delle donne del nostro tempo come ‘un cuore solo e un’anima sola’”.

“Loppiano è chiamata a essere questo – ha aggiunto -. E può cercare, con fiducia e realismo, di diventarlo sempre meglio. Questo è l’essenziale. E da qui bisogna sempre di nuovo ripartire.”

“Loppiano città aperta, Loppiano città in uscita”. “A Loppiano non ci sono delle periferie”, ha concluso.

“Prossimità: non si può essere cristiano senza essere prossimo, senza avere un atteggiamento di prossimità. Perché la prossimità è quello che ha fatto Dio inviando il Figlio, e prima ha fatto col popolo d’Israele. La vicinanza, la prossimità. Ha inviato il Figlio a farsi più vicino, uno di noi, a farsi prossimo. Questa parola è chiave nel mondo e nel vostro carisma: prossimità”.

Terminato il discorso c’è anche una preghiera con il ‘Patto di Loppiano’, tra i regali che gli abitanti della Cittadella hanno donato oggi a Papa Francesco. Il regalo è costituito da una fotografia firmata da tutti gli 850 abitanti, con una preghiera dedicata al comandamento di Gesù sull’amore scambievole (“gli uni gli altri come io ho amato voi”), che è alla base del Movimento fondato da Chiara Lubich e che fonda la convivenza nella Cittadella dei Focolari.

Tra i doni anche un ‘cubo dell’amore’ che riporta in ogni faccia una frase di Lubich sull’amore, un pallone, una bottiglia prodotto dalla locale cooperativa agricola, e la tesi di laurea di una studentessa dell’istituto universitario Sophia di Loppiano.

Il sindaco di Figline e Incisa Valdarno, nel cui territorio di trova Loppiano, Giulia Mugnai ha invece consegnato al pontefice un’opera di Lorenzo Bonechi, artista figlinese di fama internazionale scomparso improvvisamente nel 1994 all’età di 39 anni.

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Papa Francesco a Nomadelfia, Grosseto

Papa Francesco a Nomadelfia, Grosseto

Papa Francesco è arrivato a Nomadelfia per la visita alla comunità fondata da don Zeno, il pontefice è atterrato con l’elicottero, proveniente dal Vaticano, al campo sportivo della frazione del comune di Grosseto, ad accoglierlo il vescovo di Grosseto Rodolfo Cetoloni, il successore di don Zeno, don Ferdinando, e Francesco, presidente di Nomadelfia, ad attendere l’arrivo del papa anche tanti fedeli.

Successivamente il Pontefice ha raggiunto in ‘papamobile’ il cimitero, e all’ingresso Papa Francesco, dopo aver ascoltato la registrazione di un brano del testamento di Don Zeno Saltini, si è raccolto in preghiera sulla sua tomba e vi ha deposto una pietra con il proprio nome, che si aggiunge alle pietre lasciate dagli abitanti di Nomadelfia.

Uscendo dal cimitero, il Pontefice è passato davanti alle tombe dei primi membri della Comunità. Quindi si è recato in auto al “Poggetto”. Qui ha incontrato il nucleo familiare, visitato la casa centrale e la Cappellina all’interno della quale ha affidato a due famiglie due figli accolti con la formula in uso nella Comunità, uno dei due bambini aveva viaggiato con il pontefice sulla ‘papamobile’.

“Sono venuto qui tra voi nel ricordo di Don Zeno Saltini e per esprimere il mio incoraggiamento alla vostra comunità da lui fondata”. Così papa Francesco ha aperto il suo discorso durante l’incontro con la Comunità di Nomadelfia, che ha definito “una realtà profetica che si propone di realizzare una nuova civiltà, attuando il Vangelo come forma di vita buona e bella”. “Vi ringrazio tanto per il calore e il clima di famiglia con cui mi avete accolto – ha detto ancora il Pontefice -. È stato un incontro breve ma carico di significato e di emozione; lo porterò con me, specialmente nella preghiera. Porterò i vostri volti: i volti di una grande famiglia col sapore schietto del Vangelo”.

“La ‘Legge della fraternità’, che caratterizza la vostra vita, è stato il sogno e l’obiettivo di tutta l’esistenza di Don Zeno, che desiderava una comunità di vita ispirata al modello delineato negli Atti degli Apostoli – ha detto il Papa, aggiungendo – Vi esorto a continuare questo stile di vita, mediante la vostra limpida testimonianza cristiana”. “Di fronte alle sofferenze di bambini orfani o segnati dal disagio, Don Zeno comprese che l’unico linguaggio che essi comprendevano era quello dell’amore”. Pertanto, “seppe individuare una peculiare forma di società dove non c’è spazio per l’isolamento o la solitudine, ma vige il principio della collaborazione tra diverse famiglie, dove i membri si riconoscono fratelli nella fede”. Così a Nomadelfia “in risposta a una speciale vocazione del Signore, si stabiliscono legami ben più solidi di quelli della parentela”.

“Voglio sottolineare anche un altro segno profetico e di grande umanità di Nomadelfia – ha detto il papa durante la visita alla Comunità, dopo aver lodato l’accoglienza ai bimbi orfani o disagiati -: si tratta dell’attenzione amorevole verso gli anziani che, anche quando non godono di buona salute, restano in famiglia e sono sostenuti dai fratelli e dalle sorelle di tutta la comunità”. “Continuate su questa strada – ha esortato -, incarnando il modello dell’amore fraterno, anche mediante opere e segni visibili, nei molteplici contesti dove la carità evangelica vi chiama, ma sempre conservando lo spirito di Don Zeno che voleva una Nomadelfia ‘leggera’ ed essenziale nelle sue strutture”. “Di fronte a un mondo talvolta ostile agli ideali predicati da Cristo, non esitate a rispondere con la testimonianza gioiosa e serena della vostra vita, ispirata al Vangelo”, ha concluso il Pontefice.

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