Kerry Kennedy: “Problema immigrazione viene esagerato da alcuni politici”

Kerry Kennedy: “Problema immigrazione viene esagerato da alcuni politici”

🔈Firenze, Kerry Kennedy, attivista per i diritti umani, figlia del senatore Robert F. Kennedy e nipote dell’ex presidente John Fitzgerald, partecipando qualche giorno fa al Flagship Event della RFK Human Rights Italia, ha rispsto ad alcune nostre domande.

“Il problema dell’immigrazione viene esagerato da alcuni politici perché li aiuta a guadagnare voti usando la paura la paura della gente – ha detto Kerry Kennedy – La realtà è che ci sono 60 milioni di persone in Italia, 60 milioni, e fino ad ora 30mila migranti”.

“In una città come Lucca, che è una piccola città, più di 1 milione di Italiani sono emigrati, hanno lasciato Lucca, e tanti di loro sono venuti negli Stati Uniti – ha spiegato la presidente della ‘RFK Human Rights’ – e sono molto, molto grata nei confronti degli Italiani che sono venuti negli Stati Uniti perché i miei tre figli sono metà irlandesi e metà italiani, e questo grazie agli immigrati, immigrati dall’Italia, immigrati dall’Irlanda che si sono conosciuti negli Stati Uniti ed ecco che io ho 3 figli. Il punto è che l’Italia può facilmente, molto facilmente integrare queste 30mila persone. Compassione per le persone che veramente soffrono che scappano dalla guerra, nessuno vuole lasciare la propria casa”.

Alla domanda su cosa ne pensasse sulla decisione del Presidente degli Stati Uniti di schierare l’esercito a protezione dei confini per fermare le migliaia di persone in marcia dal Messico ha risposto: “Io penso che c’è una elezione in un paio di settimane, che i sondaggi tra la base dei Repubblicani dicono che supportano l’odio che Donald Trump sente contro i migranti e che sta usando e abusando questo argomento per guadagno politico per aumentare il suo stesso potere. Questo è cinico, è orribile per il nostro paese, è terribile per il nostro mondo, ma più di tutto fa del male alle genti che sono le più disperate. Persone che sono povere, persone che scappano dalla violenza e persone che hanno bisogno del nostro aiuto e compassione e non del razzismo, delle bugie e dell’odio”.

Alla domanda sull’esito delle Midterm elections negli Stati Uniti che si terranno il 6 novembre, Kerry Kennedy ha così risposto: “I sondaggi prevedono che ci riusciremo, ma i sondaggi avevano previsto che Hillary Clinton avrebbe vinto nell’ultima elezione, quindi noi tutti dobbiamo votare, questa è la cosa più importante, se tutti andranno a votare avremo un paese diverso e migliore. Abbiamo bisogno di una democrazia vera, dove tutti esercitano il proprio diritto al voto, allora avremo il tipo di governo che meritiamo”.

Gimmy Tranquillo ha intervistato Kerry Kennedy:

In English:

Con traduzione in italiano:

 

 

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Omicidio Desirée: noi più deboli delle sue debolezze

Omicidio Desirée: noi più deboli delle sue debolezze

C’è chi denuncia il silenzio dei media, chi sottolinea l’assenza di manifestazioni di condanna, chi motiva tutto questo col fatto che i presunti aggressori e assassini possano essere degli immigrati. Sui social lo sdegno, le accuse e gli sfoghi corrono sul filo della questione ‘straniero’. Mentre nei Palazzi il duello è politico con Salvini che porta la ruspa mediatica davanti ai cancelli dell’immobile abbandonato dove è stata uccisa Desirée e la Raggi che convoca il vertice in Prefettura.

In strada intanto sono degrado, abbandono, insicurezza, ancora una volta, le parole che emergono dalle voci di chi abita in quella zona di Roma e che da tempo denuncia una quotidianità fatta di paura e illegalità.

Personalmente provo un grande squallore. La morte barbara di una giovane. Sola, sbandata, non cosciente dei pericoli a cui poteva andare in contro o del valore della sua stessa esistenza. Questo dovrebbe essere uno degli aspetti che più di ogni altro andrebbero analizzati invece di ‘socializzare’ il proprio disprezzo verso “questi che vengono qui solo a spacciare e violentare”. Come se gli italiani nelle loro linde mura di casa o dai loro commercialisti di fiducia fossero tutti brava gente.

Che vi sia una sacca di marginalità e criminalità nel luogo dove Desirée è stata ammazzata non v’è dubbio. Che la politica, l’amministrazione, debba intervenire e mettere i cittadini nelle condizioni di vivere in sicurezza è altrettanto sacrosanto.

Ma sicurezza significa anche creare quei presupposti per cui una minorenne che già risultava in cura con psicofarmaci non debba trovarsi nella condizione di essere condizionabile, manipolabile, influenzabile e vittima oltre che di se stessa anche di altre persone. Leggere che sarebbe uscita di casa, di sera, a sedici anni dicendo ‘vado a dormire da un’amica’. Non è a mio avviso una situazione concepibile né nel contesto innanzitutto domestico (mi domando come abbiano potuto lasciarla andare con una generica affermazione del genere) né nel contesto sociale. E qui tornano in ballo quei servizi sanitari e non, che troppo spesso non forniscono una continuità adeguata nell’affrontare il disagio psicologico, le dipendenze in cui sempre più giovanissimi cadono finendo per essere doppiamente vulnerabili e bisognosi di protezione dagli altri e da se stessi.

Non importa se con lei vi fossero altre ragazze, non importa se i suoi carnefici fossero italiani o stranieri, se fosse uno o un branco, se il testimone fosse italiano o senegalese, se fosse drogata o meno, se fosse andata a riprendere il suo tablet o altro.

Desirée era sola con se stessa. Sola nel mondo delle sue debolezze e la società tutta è stata più debole di lei. Un lassismo della coscienza civica, una latitanza della cosa pubblica. Perché Desirée era un patrimonio pubblico. Un bene da tutelare e a cui fornire strumenti per recuperare il proprio valore umano. Universale.

Poi ognuno punterà il dito, sul computer, in strada oppure al microfono, fomenterà odio e rabbia, ma le strade sicure le fanno non solo le donne che le attraversano, ma anche le donne che non sono sole, con se stesse e nel mondo.

Chiara Brilli

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Baryshnikov: Usa dipinge migranti criminali

Baryshnikov: Usa dipinge migranti criminali

Baryshnikov,a Firenze per laure ad honorem, attacca governo Usa sulla questione migranti: dipinti “come criminali dei quali aver paura”.

Baryshnikov interviene sulla questione migranti in Usa: “sembriamo scivolare via dall’abbraccio umanitario dei nostri valori democratici. E questo mi crea sofferenza. Recentemente, migliaia di persone hanno manifestato contro alcune politiche del governo. Una in particolare è alimentata da sentimenti anti-immigrati e dipinge persone che cercano rifugio da guerra, repressione e problemi economici come criminali dei quali avere paura. Questo è vergognoso e non rappresenta il volto del paese che accettò me e molti altri come richiedenti asilo decenni fa”. Così si è espresso contro l’amministrazione Trump il celebre ballerino e coreografo, naturalizzato statunitense, Mikhail Baryshnikov, oggi a Firenze.

Il ballerino ha parlato nell’aula magna dell’Ateneo fiorentino, durante la cerimonia introdotta dal rettore Luigi Dei, per la consegna della laurea magistrale ad honorem che l’Università gli ha conferito in scienze dello spettacolo.

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Seconda Giornata di ‘The State of the Union’

Seconda Giornata di ‘The State of the Union’

🔈Firenze, si è svolta nel salone dei 500 di Palazzo Vecchio, la seconda giornata della conferenza europea ‘The State of the Union’.

I protagonisti dell’evento, con i loro interventi, sono stati fra gli altri, il presidente di The European University, Renaud Dehousse; il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani; il presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker; il governatore della Bce Mario Draghi; il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, ma anche amministratori locali come ad esempio il sindaco di Firenze Dario Nardella ed il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.

“Le città hanno ruolo di accrescere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, sono energia per la vita, per il futuro, per l’Europa – ha affermato il sindaco di Firenze, Dario Nardella, nel suo intervento di saluto – Firenze interpreta il proprio ruolo di attore, non di spettatore dell’integrazione europea”.

“Uscire dall’Europa non ha alcun senso come non ha alcun senso uscire dalla moneta unica: sarebbe anacronistico – ha detto il presidente del parlamento Europeo Antonio Tajani – Non siamo perfetti ma cambiare significa migliorare, andare avanti e non tornare indietro, e la prima cosa da fare è avere un’Europa sempre più politica. La prima riforma da fare è quella della primazia della politica che significa primazia dei cittadini”.

“Alzando i muri non si generano investimenti, crescita e occupazione, non si riduce l’esclusione sociale, né diminuiscono le disparità territoriali – ha detto Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana – Alzando i muri si rischia invece di mandare in rovina il grande monumento all’unità spirituale dell’Europa, come ieri ci ha ricordato il presidente Mattarella – ha aggiunto – A un anno dalle elezioni europee  il nostro continente, l’Europa, è in affanno per una miscela di sovranismo, di intolleranza e di chiusura. I partiti europeisti tradizionali sembrano non riuscire a dare risposte concrete ai nostri cittadini, che patiscono differenze sociali sempre più marcate. L’Europa appare spaventata, schiacciata dalla globalizzazione, sopraffatta dagli egoismi nazionali, dalle crisi politiche, dai tentennamenti nel governare il dialogo sociale e la sfida democratica”.

“Populisti e nazionalisti hanno avuto materia per alimentare loro sentimenti e aumentare distacco dagli altri a causa della crisi migratoria – ha detto il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker – Così la solidarietà si sfilaccia e si perde a poco a poco, così i Paesi del Nord Europa hanno riscoperto un’espressione, che detesto, per indicare il Sud Europa che affronta il flusso profughi: “il club del Mediterraneo”, espressione che si deve usare solo per il turismo. Invece Europa e solidarietà vanno insieme. La solidarietà fa parte del patto fondatore dell’Europa”

Tutti guardano con grande attenzione a quello che succede in Italia – ha poi detto Tajani rispondendo ad una domanda, ai margini della conferenza, sulla formazione del nuovo governo – L’Italia è un paese fondamentale in Europa ma che ha problemi di un altissimo debito pubblico e di un’altissima disoccupazione giovanile, e, dopo la Brexit servirà un ruolo più importante per Italia e Spagna, e questa sarà la sfida per il nuovo governo”.

Gimmy Tranquillo ha intervistato ai margini della manifestazione, Renaud Dehousse, Dario Nardella, Enrico Rossi e Antonio Tajani:

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Comuni: si dimette assessore alla cultura di Cascina

Comuni: si dimette assessore alla cultura di Cascina

“Purtroppo il contesto nazionale della mia attività di critico d’arte – spiega Nannipieri – non si concilia più con le doverose esigenze territoriali di un comune come Cascina”.

Si è dimesso Luca Nannipieri, assessore alla cultura del Comune di Cascina, il primo in Toscana governato da un sindaco della Ln, Susanna Ceccardi. La decisione era nell’aria da tempo. Nel suo comunicato Nannipieri, critico d’arte, non fa alcun cenno alle ultime polemiche che hanno interessato ultimamente la giunta al suo interno dopo la vicenda dei presunti abusi edilizi nell’abitazione del primo cittadino.
“Purtroppo il contesto nazionale della mia attività di critico d’arte – spiega Nannipieri – non si concilia più con le doverose esigenze territoriali di un comune come Cascina. Spero che il prossimo assessore sappia disgiungere le necessità della cultura e dell’istruzione da interessi, conflitti o rivendicazioni partitiche o di parte, giacché l’istruzione, l’educazione e la cultura non hanno colori politici né bandiere di appartenenza”. L’amministrazione ha ringraziato Nannipieri “per il prezioso e appassionato lavoro svolto durante il suo mandato da assessore, sia in relazione alla delega alla cultura, seguita con passione, che a quella dell’istruzione, vissuta con scrupolo e dedizione”.

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