Gioco d’azzardo, diplomazia ‘blocca’ inchiesta della Procura di Firenze tra Italia e Malta

Gioco d’azzardo, diplomazia ‘blocca’ inchiesta della Procura di Firenze tra Italia e Malta

 

La procura di Firenze avrebbe cercato, senza riuscirci, di sequestrare conti correnti, sale da gioco e il server con cui venivano gestite le sale clandestine tra l’Isola e l’Italia

C’era una piattaforma telematica clandestina che collegava 24 sale da gioco abusive in Italia con un server centralizzato e altre sale da gioco situate sull’isola di Malta. E’ quanto ha scoperto la guardia di finanza di Firenze nell’operazione ‘doppio Jack’ che stamani ha portato a sette arresti per associazione a delinquere finalizzata al gioco d’azzardo abusivo e alla truffa. La piattaforma era gestita da un tecnico informatico che la curava per conto di un imprenditore veneto, considerato il dominus dell’organizzazione. Le vincite? Non venivano rendicontate al fisco italiano e le giocate ‘viaggiavano’ sulla piattaforma illegale finendo in conti correnti a Malta. Secondo una stima calibrata su tre sale da gioco abusive, delle 24 scoperte, ci sarebbero state giocate mensili per oltre 10 milioni di euro e un’evasione di imposte per circa 6 milioni di euro. Complessivamente gli indagati sono 37 persone e tre società. L’indagine è partita circa 2 anni fa da un controllo a una associazione sportiva dilettantistica della provincia di Firenze dove era allestita una sala da gioco sconosciuta ai Monopoli di Stato.

La procura di Firenze voleva sequestrare sull’isola di Malta conti correnti, sale da gioco e
anche il server informatico da cui dipendeva il giro di giocate d’azzardo clandestine stroncato con l’operazione della Guardia di finanza. Ma ciò non è stato possibile per questioni relative agli accordi internazionali esistenti. Lo ha evidenziato il procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo insieme ai vertici provinciali delle fiamme gialle nel corso della conferenza stampa.

“Purtroppo non è stato possibile fare dei sequestri a Malta -ha spiegato Creazzo – per questioni relative a rapporti internazionali. Volevamo interrompere questo giro criminoso, e quindi abbiamo agito intanto in Italia. Se in futuro riusciremo a superare queste questioni, e saremo ancora in tempo, daremo esecuzione anche ai sequestri sull’isola maltese”.

In Italia in totale sono state sequestrate 14 sale da gioco, 10 immobili, 7 auto, quote di 8
società, 30 conti correnti, patrimoni relativi ai 40 indagati. Gli investigatori delle fiamme gialle hanno riferito che solo la notte scorsa hanno anche sequestrato denaro in contanti fra 10 e 15 mila euro detenuto nella abitazioni di sette arrestati, mentre in una sala da gioco clandestina perquisita in una cassetta di sicurezza sono stati trovati 64 mila euro in
contanti.

Il sistema trojan usato nelle intercettazioni telematiche per infiltrare computer e apparati
mobili ‘è stato decisivo per scoprire la piattaforma informatica clandestina’ con cui veniva gestito dall’isola di Malta il gioco d’azzardo abusivo in 24 sale giochi di Toscana, Marche, Lazio, Veneto ed Emilia Romagna, un giro per cui sono stati arrestati ai domiciliari sette indagati nell’inchiesta ‘Doppio jack’ della guardia di finanza di Firneze. Lo ha sottolineato il procuratore capo di Firenze, Giuseppe Creazzo, oggi in conferenza stampa.

“La nuova legge sulle intercettazioni impedisce di usarlo per reati di associazione semplice come quello di oggi, anche quando potrebbe essere essenziale per le indagini”, ha detto Creazzo aggiungendo che “il trojan potrà essere usato in intercettazioni su mafie e terrorismo e per reati di associazione finalizzati a contrabbando e contraffazione. Ma per tutti gli altri reati, no. Questa è l’ultima volta in cui l’abbiamo potuto utilizzare”. I 7 arresti sono per associazione a delinquere finalizzata al gioco d’azzardo abusivo e truffa.

Sono arrestati tutti ai domiciliari i sette indagati rintracciati nella notte dalle Fiamme gialle per l’inchiesta ‘Doppio jack’ sul gioco d’azzardo on line abusivo, secondo quanto stabilito dall’ordinanza del gip Angelo Pezzuti eseguita la notte scorsa dalla guardia di finanza.

Gli arrestati sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata al gioco d’azzardo abusivo e alla truffa, e sono: Massimo Casabona, 43 anni di Montemurlo (Prato);
Leonardo Luca Chiappelli, 52 anni di Pistoia; Massimiliano Fullin, 50 anni, originario di Treviso e abitante a Mestre (Venezia); Adalberto Gori, 45 anni di Pistoia; Emanuele Gori, 44 anni di Pistoia; Gazmir Imeraj, detto Claudio, albanese, 43 anni, residente a Empoli (Firenze); Fabio Veglianetti, 43 anni di Firenze ma domiciliato a Camponogara (Venezia).

Secondo le indagini della guardia di finanza la piattaforma clandestina diretta da Malta era
gestita da una società sull’isola di cui risulta socio l’imprenditore veneto che figura tra gli arrestati. La società era autorizzata dalle autorità locali a esercitare il gioco d’azzardo on line, ma a fianco dell’attività lecita, l’organizzazione colpita oggi aveva allestito anche una
piattaforma di gioco clandestina che i gestori gestivano da remoto, attraverso alcuni sofisticati accorgimenti informatici.

Uno di questi, è stato spiegato dagli investigatori, garantiva il controllo puntuale delle macchine – computer e slot machine – addirittura bloccando in tempo reale, con un tasto rosso, le vincite: di qui l’accusa di truffa, perchè ai giocatori d’azzardo, pur consapevoli di fare attività abusiva, poteva capitare di fare le puntate proprio nel momento in cui i gestori
delle sale, per aumentare gli introiti, impedivano che le macchine erogassero vincite, quindi perdevano di sicuro il denaro puntato.

“Con questo sistema tecnico, che permetteva un controllo minuto per minuto di ogni singola macchina, i primi ‘polli’ erano proprio i giocatori di azzardo che si trovavano a giocare, senza saperlo, quando i gestori avevano deciso di bloccare le vincite”, ha detto il procuratore capo Giuseppe Creazzo nella conferenza stampa in cui è intervenuto anche il comandante provinciale della guardia di finanza a Firenze, Benedetto Lipari con gli investigatori della compagnia di Empoli. L’altro accorgimento informatico era affidato a un tasto nero che, premuto, permetteva, sempre da una sede remota, di cancellare immediatamente nelle sale le tracce di qualsiasi operazione di gioco on line, qualora ci fossero stati controlli delle autorità. In realtà, ai Monopoli di Stato erano del tutto sconosciute queste bische poichè le sale scoperte dalla Gdf non sono concessionarie dello Stato ma clandestine.

Le sale gioco erano camuffate da enti associativi non commerciali, formalmente non aventi scopo di lucro, tipo associazioni sportive dilettantistiche, circoli culturali o internet point, posti telefonici, paravento dell’attività illecita.

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Vettura treno Av svia: procura disporrà incidente probatorio

Vettura treno Av svia: procura disporrà incidente probatorio

Svio potrebbe essere dipeso da guasto ai binari o cedimento del carrello del vagone dopo surriscaldamento boccola.

La procura di Firenze dovrebbe disporre un incidente probatorio per stabilire le cause che giovedì scorso, nei pressi della stazione Firenze Castello, hanno causato lo svio dai binari di un vagone del treno Frecciargento Roma-Bergamo. L’incidente non provocò feriti ma gravi disagi al traffico ferroviario fino alla mattinata di venerdì.

Il pm Beatrice Giunti, titolare dell’inchiesta, dovrebbe nominare un consulente cui affidare la perizia che dovrà stabilire se lo svio del vagone è dipeso da un guasto ai binari, che erano stati controllati da poco, o se a cedere sia stato il carrello del vagone magari dopo il surriscaldamento di una boccola.

Al momento l’inchiesta è ancora senza indagati.

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Concorsi truccati: ex ministro Fantozzi parlava di “nuova cupola”

Concorsi truccati: ex ministro Fantozzi parlava di “nuova cupola”

I colloqui registrati dal candidato Laroma e denunciati: “Fai ricorso? Ti giochi la carriera”.

In una cena tra docenti di diritto tributario, avvenuta nel giugno del 2014 in un ristorante di Roma, l’ex ministro Augusto Fantozzi sottolineò la necessità “di trovare persone di buona volontà”, che “ricostituiscano un gruppo di garanzia che riesca a gestire la materia dei futuri concorsi”. L’ex ministro, che figura tra gli indagati, definisce questo gruppo, seppur scherzosamente, “la nuova cupola”. É quanto emerge dalle carte dell’inchiesta della guardia di finanza di Firenze che oggi ha portato all’arresto di sette professori universitari per reati di corruzione.
In base alle carte, nel corso della cena coi colleghi Fantozzi contestava il criterio secondo cui vengono abilitati i candidati che appartengono all’associazione che ha la maggioranza dei commissari in commissione, invocando una “regola”, che doveva essere creata da un gruppo di persone, “uomini di buona volontà”. Secondo gli inquirenti, con queste affermazioni Fantozzi avrebbe inteso sottolineare la necessità che le future abilitazioni fossero gestite non di volta in volta dai singoli commissari, ma da un “gruppo di garanzia”,  “la nuova cupola”.
Sette sono gli arrestati nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Firenze e della Guardia di Finanza su concorsi truccati all’università: sono Guglielmo Fransoni, tributarista dello studio Russo di Firenze e professore a Foggia, Fabrizio Amatucci, professore di Napoli, Giuseppe Zizzo, dell’università Carlo Cattaneo di Castellanza (Varese), Alessandro Giovannini, dell’università di Siena, Giuseppe Maria Cipolla, dell’università di Cassino, Adriano Di Pietro, dell’università di Bologna, Valerio Ficari, ordinario a Sassari e supplente a Tor Vergata a Roma.

I docenti interdetti sono invece: Massimo Basilavecchia dell’Università Luiss di Roma, Mauro Beghin dell’Università di Padova, Pietro Boria della Sapienza di Roma, Andrea Carinci dell’Università di Bologna, Andrea Colli Vignarelli dell’Università di Messina, Roberto Cordeiro Guerra, ordinario di diritto tributario a Firenze e nel cda di Starhotels, Giangiacomo D’Angelo dell’Università di Bologna, Lorenzo Del Federico dell’Università di Chiati, Eugenio Della Valle dell’Università Sapienza di Roma, Maria Cecilia Fregni dell’Università di Modena e Reggio Emilia, Marco Greggi dell’Università di Ferrara e consulente ufficiale della commissione tributaria regionale dell’Emilia Romagna nonché docente presso la Scuola superiore della Magistratura, Giuseppe Marino dell’Università di Milano, delegato di Confindustria presso l’Ocse, Daniela Mazzagreco dell’Università di Palermo, Francesco Padovani dell’Università di Pisa, Maria Concetta Parlato dell’Università di Palermo, Paolo Puri dell’Università del Sannio, Livia Salvini della Luiss Guido Carli di Roma, Salvatore Sammartino dell’Università di Palermo, Pietro Selicato della Sapienza di Roma, Thomas Tassani dell’Università di Bologna, Loris Tosi dell’Università di Venezia Ca’ Foscari, Francesco Tundo dell’Università di Bologna.

I docenti per i quali il gip si è riservato la valutazione dell’interdizione all’esito dell’interrogatorio: Augusto Fantozzi, ex ministro e dal 2009 rettore dell’Università Giustino Fortunato di Benevento. Andrea Fedele, Giovanni Eugenio Marongiu ex sottosegretario del primo governo Prodi, Andrea Parlato, Pasquale Russo, Francesco Tesauro, Carlos Maria Lopez Espadafor.

I docenti indagati per i quali il gip ha rigettato la richiesta di misure cautelari: Roberta Giuseppina Antonietta Alfano, Angelo Contrino, Manlio Ingrosso, Giuseppe Marini, Andrea Mondini, Maria Pia Nastri, Giovanan Petrillo, Claudio Sacchetto.
“La notizia è uscita stamani e naturalmente andrà tutto verificato e visto che seguito avrà. Le accuse sono gravi, danno una cattive immagine del mondo dell’università e ne minano la reputazione. Però si parla di università solo quando c’è da dare scandalo mentre i tanti bei progetti che gli atenei realizzano raramente interessano. Come in tutti i settori ci possono essere dei problemi ma ci sono anche delle fortissime positivita”. Lo ha detto il
vicepresidente della Regione Toscana, e assessore alla cultura e
all’università, Monica Barni.
“Non siamo sul piano del merito, non siamo sul piano del merito, Philip”, “Smetti di fare
l’inglese e fai l’italiano”, “tu non puoi non accettare”, e “che fai? fai ricorso? … pero’ ti giochi la carriera cosi’…”: queste alcune frasi registrate col telefono cellulare in un colloquio da Jezzi Philip Laroma, il candidato all’abilitazione alla docenza di diritto tributario cui era stato chiesto di ritirarsi da un concorso e che invece non rinunciò. Laroma, che allegò le conversazioni da lui registrate alla denuncia alla guardia di finanza, si sentì rispondere in questo modo dal professor Pasquale Russo, luminare tributarista, già ordinario all’ateneo di Firenze. Laroma era andato a chiedere spiegazioni a Russo sul perché si dovesse ritirare e a favore di chi, scoprendo che nella lista c’era un associato dello studio di Russo, Francesco
Padovani.
“C’è una priorità che veniva da… tante cose”, spiego’ Russo a Laroma e quindi “la scuola”, ossia la cerchia di allievi di Russo, aveva “deciso di portare avanti Francesco”. Alle insistenze di Laroma di non voler ritirare la domanda, il professor Russo gli spiega che ciò serve “per mantenerti integra la possibilità di farlo in un secondo momento”, e quindi poter ripresentarla alla tornata successiva. Laroma invece segnalò al professore che “se le
commissioni giudicatrici gestiscono la cosa pubblica in questa maniera.. penso che sia una cosa che interessi l’autorità giudiziaria”. E così il ricercatore si determinò a fare denuncia alle Fiamme Gialle.
“Anche io mi son piegato… a certi baratti per poter mandare avanti i miei allievi…”, “ero
ingenuo all’inizio” ma “la logica universitaria è questa… è un mondo di m… è un mondo di m… quindi purtroppo è un do ut des, tu mi fai questi a Napoli e io ti do…”, “mi sono
piegato al sistema per poter tutelare i suoi allievi” continuano le registrazioni fatte con telefonino da Laroma a Russo. “Non è che si dice – è bravo o non è bravo – no, si fa’ così…questo è mio, questo è tuo, questo è tuo, questo è coso, questo deve anda’ avanti per cui…” Al colloquio, risalente al 14 gennaio 2014 e durato un’ora e 19 minuti, era presente un associato allo studio di Russo, Guglielmo Fransoni, commissario e anche lui indagato e messo agli arresti domiciliari, misura eseguita stamani.
La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha detto di voler andare fino in fondo su questo caso. “Entro ottobre arriverà una sorta di codice di comportamento sull’università sul quale il Miur da mesi sta lavorando insieme all’anas nell’ambito delle iniziative anticorruzione” ha aggiunto la ministra.

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Atti corruttivi tra docenti per concorso Abilitazione Scientifica, 7 arresti e 22 interdizioni

Atti corruttivi tra docenti per concorso Abilitazione Scientifica, 7 arresti e 22 interdizioni

Firenze – Nella mattinata, oltre 500 militari della Guardia di Finanza hanno dato esecuzione ad una vasta operazione di polizia giudiziaria su tutto il territorio nazionale, nell’ambito della quale sono stati eseguiti 29 provvedimenti cautelari personali nei confronti di docenti universitari (7 agli arresti domiciliari e 22 interdetti allo svolgimento delle funzioni di professore universitario e di quelle connesse ad ogni altro incarico assegnato in ambito accademico per la durata di 12 mesi) per reati di corruzione e più di 150 perquisizioni domiciliari presso Uffici pubblici, abitazioni private e studi professionali.

Nei confronti di altri 7 docenti universitari, il Giudice per le Indagini Preliminari di Firenze si è riservata la valutazione circa l’applicazione della misura interdittiva all’esito dell’interrogatorio degli stessi.

Le misure coercitive sono state disposte dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Firenze – Dott. Angelo Antonio Pezzuti – su richiesta della locale Procura della Repubblica diretta dal Procuratore Capo, Dott. Giuseppe Creazzo, a seguito di articolate investigazioni svolte dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Firenze coordinate dal Proc. Agg. Dott. Luca Turco e dal Sost. Proc. Dott. Paolo Barlucchi.

Il contesto investigativo ha preso le mosse dal tentativo di alcuni professori universitari di indurre un ricercatore universitario, candidato al concorso per l’Abilitazione Scientifica Nazionale all’insegnamento nel settore del “diritto tributario”, a “ritirare” la propria domanda, allo scopo di favorire un terzo soggetto in possesso di un profilo curriculare notevolmente inferiore, promettendogli che si sarebbero adoperati con la competente Commissione giudicatrice per la sua abilitazione in una successiva tornata.

Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di accertare sistematici accordi corruttivi tra numerosi professori di diritto tributario – alcuni dei quali pubblici ufficiali in quanto componenti di diverse Commissioni nazionali (nominate dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) per le procedure di Abilitazione Scientifica Nazionale all’insegnamento nel settore scientifico diritto tributario – finalizzati a rilasciare le citate abilitazioni secondo logiche di spartizione territoriale e di reciproci scambi di favori, con valutazioni non basate su criteri meritocratici bensì orientate a soddisfare interessi personali, professionali o associativi.

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Denuncia carabinieri per stupro: pm sente coinquiline casa ragazze Usa

Denuncia carabinieri per stupro: pm sente coinquiline casa ragazze Usa

Sono state sentite negli uffici della procura di Firenze le coinquiline delle due ragazze americane che una settimana fa hanno denunciato un caso di violenza sessuale accusando i carabinieri Marco Camuffo e Pietro Costa, dopo che le avevano riaccompagnate nel palazzo dove soggiornano.

Esame del Dna sui reperti biologici così da stabilire in modo inequivocabile chi era effettivamente coinvolto e raccolta delle testimonianze delle coinquiline dell’appartamento dove soggiornano le due studentesse Usa che, giusto una settimana fa, hanno denunciato i carabinieri Marco Camuffo e Pietro Costa per violenza sessuale: queste le attività in corso ieri della procura di Firenze.

L’orientamento della procura è di completare le indagini prima possibile ed eventualmente andare a processo in tempi rapidi, forse anche tramite una richiesta di giudizio immediato. Ieri la pm Ornella Galeotti ha sentito le altre ragazze che vivono nello stesso appartamento, una casa del centro storico affittata da più studentesse per il loro periodo di studio a Firenze. Tali testimonianze riguardano la fase del rientro nell’appartamento delle due studentesse dopo la violenza, quando riferirono alle amiche l’accaduto e scattarono le richieste di soccorso alla polizia, quindi i controlli medici. Furono avvertiti anche il consolato americano a Firenze e la scuola per stranieri Lorenzo de’ Medici. Racconti che attengono alla fase finale dell’episodio di violenza, quando i militari si apprestavano a lasciare il palazzo e le giovani Usa aggredite, frastornate, cercavano soccorso.

La violenza sessuale avvenne fuori dall’appartamento, tra scale e parti comuni del palazzo. Testimonianze che chiudono il filo della nottata per chi fu teste parziale. Già interrogati nei primi giorni, per esempio, i carabinieri delle altre due pattuglie intervenute alla discoteca Flo per una rissa e che potrebbero aver notato i contatti fra Camuffo e Costa e le due studentesse. Intanto, all’ufficio gip sono al vaglio le richieste dei pm per due incidenti probatori, uno per l”esame di genetica forense, cioè per il Dna.

L’altro per acquisire come prova i racconti delle due studentesse. Dalla ricerca del Dna ci si aspetta di tracciare la presenza esatta di chi c’era, per stabilire con esattezza chi fosse effettivamente presente nel luogo dove avvennero i rapporti sessuali e ad ottenere una ricostruzione della vicenda più esatta possibile.

Riguardo all’incidente probatorio per le due studentesse vittime della violenza, il legale della 21enne originaria del New Jersey, avvocato Gabriele Zanobini, ha chiesto ai magistrati che l”incidente probatorio per la sua assistita si svolga in ”audizione protetta” così come avviene quando vengono ascoltati i minori nei processi. Nell’audizione protetta il giudice sente la persona offesa dietro una parete di vetro dove ci sono solo loro e l’interprete.

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